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PORDENONE – Mi sono sempre chiesto quale sia l’elemento che provoca la reazione per cui una certa musica smuove qualcosa nell’ascoltatore. Nell’autunno di tre anni fa per una pura coincidenza, nemmeno ricordo cosa stessi cercando, su Youtube mi saltò fuori il canale della KEXP, una stazione radiofonica di Seattle che proponeva un’interminabile lista di interviste con esibizioni di innumerevoli artisti.
In quel momento mi si è aperto un mondo. Un giardino pieno di fiori, colori e profumi che in un batter d’occhio mi hanno fatto perdere il senso dell’orientamento talmente vasta era la scelta.
Trovai di tutto lì dentro, da nomi noti come Bonobo, Stromae, Thievery Corporation e il nostro Jovanotti, ad altri per nulla conosciuti come i Vök, una giovanissima band islandese di Reykjavik che si muoveva tra elettronica, atmosfere al limite del Trip-Hop e gustose sonorità Indie.
Si rivelò nitidamente sin da subito una ovvia matrice di provenienza della terra dei ghiacci, la stessa che ha dato i natali alla nota Bjork e ai suoi Sugarcubes, ai Sigur Ròs e ai fantastici ma meno noti Samaris.Chi l’avrebbe mai detto che da un’isola come l’Islanda potevano venir fuori tutti questi nomi? Probabilmente a giocare un ruolo determinante dev’essere la posizione geografica, identificata nella prolifica triangolazione i cui vertici sono Danimarca, Scandinavia e Islanda appunto.
Da quest’isola lontana i Vök arrivano inaspettatamente fin nella nostra zona e sinceramente non so quando potrà capitare un’altra occasione di rivederli da queste parti.
Attivi da ormai sei anni, con un leggero cambio nella line up rispetto alla partenza, due Ep e un disco dal titolo Figure pubblicato nella primavera del 2017, i Vök per la terza volta, e quasi in sordina, sono arrivati in Italia a presentare il raffinato Dream Pop di loro creazione e composto da elementi di spicco che si confermano essere inconfondibili connotati di riconoscimento.
Il set eseguito è limitato nella durata (non è possibile pretendere un’interminabile cavalcata), ma quanto andato in scena ha regalato una piacevole e divertente serata da gustarsi preferibilmente nei club.
Forse ancora un po’ acerbi per certi versi, e vista la giovane età non può essere diversamente, hanno dato comunque prova di talento e consapevolezza. Nessuna spavalderia o gesto eccessivo sulla scena che hanno dimostrato di saper affrontare.
Penso sia da ritenersi fortunati a vedere adesso i Vök. Le platee potrebbero diventare molto più grandi e affollate in un domani non tanto lontano.
Dire di averli visti ad un palmo dal naso potrebbe essere un bellissimo ricordo.

 

 

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste

Foto di Cristiano Pellizzaro

 

 

 

TRIESTE – Il Teatro Stabile Sloveno ha scelto quest’anno di sorprendere ad ogni debutto con una serie di proposte inedite: dopo l’Amleto rock di inizio stagione e Il Re di Betajnova affidato ad un professionista del cinema horror, febbraio porterà al teatro di via Petronio una produzione veramente inedita anche per il genere affrontato, ovvero il musical off Broadway The last five years di Jason Robert Brown.
Produrre un musical, seppure in versione da camera, è un’avventura nuova per il TSS che nella sua storia ha collaborato diverse volte alla realizzazione di spettacoli di teatro musicale, ma mai in un musical americano.
Lo spettacolo è stato realizzato in coproduzione con il centro musicale sloveno Glasbena matica e il Teatro nazionale di Nova GoricaThe last five years è una storia d’amore raccontata in modo inconsueto, che prevede due prospettive temporali opposte: il racconto di lui, lo scrittore Jamie, si svolge secondo la cronologia tradizionale, quello di Cathy, una giovane attrice di musical, arrivata a New York dalla provincia, ha un andamento inverso.
L’incontro, il matrimonio, la separazione sono le tre tappe vissute prima della stesura del libretto anche dall’autore Brown, che ha scritto questo musical dopo la separazione dalla moglie.
La prima è andata in scena a Chicago nel 2001, seguita l’anno dopo dal debutto a Broadway.
Inizia così la storia del successo internazionale del pluripremiato musical per due cantanti-attori e un gruppo strumentale, che ha fatto il giro del mondo e nel 2015 è diventato anche un film.
Al Teatro Stabile Sloveno verrà messo in scena con i sovratitoli in italiano e nella traduzione slovena di Janez Usenik, una novità assoluta che conquisterà anche grazie alla regia di Jasmin Kovic, artista goriziana dalle esperienze televisive e cinematografiche, alla quale la particolarità di questo musical (che non punta su un impatto visivo spettacolare o su coreografie di massa) ha permesso di concentrarsi sull’intimismo del racconto di un amore.
Si parla dell’ascesa di un giovane scrittore di successo e di una donna che aspira a diventare un’apprezzata attrice: le ambizioni di entrambi, in particolar modo i successi di lui e le loro conseguenze, non aiutano però questo rapporto, che termina dopo cinque anni.
»Questa non è una storia d’amore che poteva essere narrata dai grandi poeti passato. (…) Ma è la storia di un amore vero, per quanto l’amore possa esserlo, un amore fragile, insicuro e vulnerabile. Ed è una storia d’amore infinitamente bella, come possono esserlo solo le storie semplici.« – scrive a proposito del libretto il traduttore Usenik, che aggiunge: «Solo chi ha vissuto un amore simile può dare alla musica tanto sentimento: nei momenti in cui il violino piange per i troppi ricordi, in cui la chitarra lascia passare attraverso le proprie corde tutta la rabbia di un cuore spezzato e il basso abbraccia l’impotenza di un’anima divisa in due che sta perdendo la propria metà, emerge tutto il talento del compositore.«
Nei ruoli dei protagonisti reciteranno e canteranno due attori dall’indubbio talento musicale, i triestini Danijel Malalan e Patrizia Jurinčič, e arriva da Trieste anche la direttrice musicale del progetto, la polistrumentista Andrejka Možina, che coordina anche il gruppo strumentale sul palco, formato da Sebastiano Frattini, Irene Ferro-Casagrande, Andrejka Možina, Matteo Bognolo, Luca Emanuele Amatruda e Mariano Bulligan. Scene e costumi sono della giovane Giulia Bellè.
La prima in abbonamento andrà in scena venerdì 8 febbraio alle 20.30 al Ridotto del Kulturni dom di Trieste, con anteprima per giornalisti e ospiti giovedì 7 febbraio alla stessa ora. Le repliche triestine seguiranno fino al 24 febbraio, mentre il 18 febbraio lo spettacolo sarà in tournée al Kulturni center Lojze Bratuž di Gorizia nell’ambito della stagione in abbonamento per Gorizia del TSS.
Per la replica in programma il giorno di San Valentino è prevista un’offerta speciale dedicata alle coppie, con due biglietti al prezzo di uno per festeggiare in modo originale il giorno degli innamorati. Tutti gli spettacoli saranno sovratitolati in italiano e per le repliche della domenica pomeriggio è previsto un servizio di autobus navetta gratuito in partenza da Sistiana, Muggia e Opicina.
Coproduttore: SLOVENSKO STALNO GLEDALIŠČE/ TEATRO STABILE SLOVENO , TEATRO NAZIONALE DI NOVA GORICA, GLASBENA MATICA
Regia: Jasmin Kovic
Con: Patrizia Jurinčič Finžgar – Cathy
Danijel Malalan – Jamie

Traduzione: Janez Usenik
Consulenza linguistica: Srečko Fišer
Direzione musicale: Andrejka Možina
Scene e costumi: Giulia Bellè
Musicisti: Sebastiano Frattini, Irene Ferro-Casagrande, Andrejka Možina, Matteo Bognolo, Luca Emanuele Amatruda, Mariano Bulligan
Scene realizzate nei laboratori del Teatro nazionale di Nova Gorica
Foto: Luca Quaia

TRIESTE – Un sogno che prosegue già da 7 anni!
Un grazie di cuore a tutti quelli che ci ascoltano, che ci supportano e che interagiscono con noi anche tramite i social media, siete voi ad aiutarci a proseguire e a migliorare, e siamo pronti, anche quest’anno, ad accompagnarvi con la nostra musica e la nostra simpatia nelle vostre giornate.
Ancora grazie e ….. VIVA RADIO CITY TRIESTE!

Un augurio di cuore da tutti noi a TUTTI voi!

SABATO 1 DICEMBRE, ore 21.00, MASSIMO PRIVIERO presenta al TEATRO MIELA di Trieste il suo ultimo lavoro ALL’ITALIA con un concerto acustico, accompagnato dalla sua band, al cui interno trovano spazio anche due musicisti triestini, Fiodor Cicogna alla batteria e Alessandro Castorina al basso.
Aprirà la serata la cantautrice triestina MIRIAM BARUZZA accompagnata in acustico da alcuni musicisti del suo gruppo “ILLIRYA” ( Stefano Bembi: fisarmonica – Diego Vigini: chitarra – Mauro Berardi: percussioni)
VENERDI’ 30 NOVEMBRE, ore 18.30, incontro con l’artista presso SCUOLA DI MUSICA 55, Via Capitelli 3, Trieste – ingresso libero

RADIOCITYTRIESTE sarà partner unico ed ufficiale dell’evento

www.miela.it/massimo-priviero-livewww.priviero.com – illiryamusic@gmail.com

“ALL’ITALIA” È’ IL NUOVO DISCO di Massimo Priviero. “LA PIU’ BELLA VOCE DEL ROCK D’AUTORE IN ITALIA” (BUSCADERO), un vero e proprio concept album che omaggia storie e vite di Italiani di ieri e di oggi.
Un album che celebra la forza, il coraggio e il cambiamento di vita dei protagonisti di queste storie, lontano dalla scontata e stanca retorica degli Italiani di ieri partiti più o meno con la valigia di cartone e da discussioni o polemiche.
Parla anche di Italiani di oggi, partiti ed in partenza, per poche opportunità o per scelta di vita. Italiani e contemporaneamente cittadini del Mondo, di cui siamo nipoti, figli, fratelli e sorelle e di cui oggi siamo sovente padri e madri.
In “All’Italia” Priviero fotografa storie scandite lungo la nostra strada comune dal Novecento fino ai giorni nostri. Un viaggio italiano vissuto fino in fondo, a volte con commozione ed altre con dolcezza, attraverso linguaggi ed approcci musicali diversi che tuttavia conservano una precisa ed uniforme sonorità acustica a sostegno di un’importante cifra letteraria.
Si partirà da un pezzo d’Italia per dipanarsi in altri angoli di mondo o del nostro stesso paese e si conserverà sempre il tratto che accomuna tutte le storie che è nel grande amore verso gente sentita più cara proprio quando decide di mettere in gioco la propria esistenza. Cambiamento dunque. Con forza e con coraggio. Canzoni con dentro una speciale epica di fondo, che scavano tra ieri e oggi.
Nato all’inizio dei ’60 sul litorale veneziano, MASSIMO PRIVIERO vive e cresce a Jesolo.
Da adolescente fonda band di rock, di folk e di blues. Ama Dylan, Young e Springsteen e talvolta condisce i vagabondaggi giovanili in città d’Europa con veri e propri show da busker.
In questi anni nascono le prime canzoni in cerca di quella fusione tra rock d’autore e poesia che in seguito caratterizzerà la sua produzione.
Trasferitosi a Milano dopo aver firmato per Warner Music, alla fine del 1988 pubblica con successo l’esordio di “San Valentino”.
Nel 1990 esce “Nessuna Resa Mai”, album magico la cui titletrack diventa una sorta di manifesto esistenziale e che viene pubblicato in numerosi paesi europei avvalendosi della prestigiosa produzione di “Little” Steven Van Zandt, leggendario chitarrista e coproduttore dei grandi album di Springsteen.
Nei successivi trent’anni di carriera sino ad oggi Priviero pubblica numerosi album, sino all’ultimo “All’Italia”.
E’ stato spesso impegnato  su vari fronti “sociali”. L’impegno nella scrittura, nella musica e nella vita lo conducono, sovente, a schierarsi e a spendersi con la parte debole del mondo, con brani carichi di impegno civile, di poesia unita alla forza e all’energia vocale.

“Credo che la cosa che la gente che mi segue avverta di più in quel che faccio è che quel che scrivo e suono è allo stesso modo quel che sono… e che la mia  “libertà senza compromessi” riesce spesso a tradursi in forza da dare a loro… puoi chiamarlo sangue, sudore, lacrime o sorrisi… oppure umana resistenza che diventa musica d’autore e a volte poesia… ma sono alla fine un’unica emozione… “ M. Priviero

Il Teatro Rossetti di Trieste ha il piacere di iniziare la stagione dei grandi concerti proponendo lo spettacolo del cantautore napoletano Edoardo Bennato che sceglie di partire dalla nostra città con questa nuova avventura live che lo vedrà poi proseguire per ulteriori quattordici date in programma nei più rinomati teatri del nostro paese.
Dopo una breve pausa a seguito della conclusione del tour estivo, Bennato ritorna con Pinocchio & Company 2018, uno spettacolo chiaramente ispirato al più famoso burattino di sempre e al quale ha legato buona parte del suo successo, proponendo live ovviamente anche altri successi della sua rispettabile carriera.
Inizio previsto alle ore 21.00 di martedì 6 novembre per uno spettacolo particolare che riscatterà la lunga assenza da Trieste dell’artista partenopeo. Lo show messo a punto per questo nuovo tour prevede di andare ben oltre a quello che potrebbe essere un semplice concerto. Quanto andrà in scena sarà una vera esperienza emozionale dove ci saranno musica e video per un completo coinvolgimento del pubblico, e questo per confermare ulteriormente la creatività di Edoardo Bennato la cui carriera è iniziata nel 1973 con Non farti cadere le braccia e proseguita con venti dischi in studio fino all’ultimo Burattino senza fili 2017 che rivisitava i famosi successi nel quarantennale della prima pubblicazione.

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste

TRIESTE – La curiosità era già tanta dallo scorso dicembre quando il concerto era stato annunciato poi, quando è partito il tour, recensioni e commenti on line ne parlavano in modo davvero soddisfacente.
Lo ammetto, dopo i primi video che sono circolati in rete, mi sono lanciato a vedere cosa David Byrne ci avrebbe servito per questa sua nuova avventura.
Una bestemmia per molti questo modo di soddisfare la mia curiosità, così come il poter scoprire in anticipo i brani suonati nei concerti già eseguiti consultando le scalette on line. Ma questi sono pregi e difetti della rete.
Da allora, ogni giorno la voglia di partecipare al concerto è cresciuta, anche se sapevo cosa avrei trovato in quella umida serata di luglio, ma l’entusiasmo non è venuto meno.
David Byrne è un artista a 360°, oltre che musicista è anche scrittore ed espositore. Forse non ci si ricorda della collaborazione con Ryuiki Sakamoto per la realizzazione della colonna sonora de L’Ultimo Imperatore di Bertolucci, e molti non sanno che ha scritto diversi libri (cito Diari della bicicletta e il saggio Come funziona la musica), inoltre non tutti sono a conoscenza che nel 1998 presentò lui stesso a Trieste la mostra Your Action World, da lui stesso realizzata ed esposta al museo Revoltella.
Quell’installazione esponeva, tra le altre cose, dei manichini che trovavamo riportati anche sulla copertina del disco Feelings del 1997 e, in occasione di questo concerto in Piazza Unità d’Italia, un rivenditore locale di arredi artistici, ha voluto rendere omaggio all’artista esponendo in vetrina due stampe che riproducevano un paio di questi soggetti.
Per il tour di Feelings, Byrne fece tappa in Regione per la prima volta con un concerto in Friuli per la rassegna Folkest. Poi ritornò una seconda volta nel 2009 a Grado per il festival Ospiti d’autore, per quello che era il tour Songs of David Byrne e Brian Eno (l’anno prima i due avevano pubblicato Everything that happens will happen today, dopo la prima collaborazione di My life in the bush of ghosts del 1981). Questa volta invece il disco si chiama American Utopia ed è stato pubblicato nel marzo di quest’anno.
Dal disco, per questo tour, verranno estratti sette brani, mente per gli altri si andrà a pescare anche dalla discografia dei Talking Heads.
Spettacolo, e che spettacolo, sabato 21 luglio a Trieste.
L’ultima delle tre date che hanno portato la città alla ribalta internazionale con la rassegna Live in Trieste, organizzata da Zenit srl e Azalea Promotion, in collaborazione con il Comune di Trieste e la Regione Friuli Venezia-Giulia, che hanno saputo scegliere sapientemente tre assi da calare in meno di una settimana.
Dopo Iron Maiden e Steven Tyler ecco un ulteriore spettacolo musicale ma un pò insolito, che offre assieme teatro, musica, ritmica e coreografie, su di un palco allestito in modo del tutto diverso rispetto a quanto siamo abituati.
Un semi perimetro composto da un muro di fitte e fini catene separa la scena dal backstage. Le luci dei palazzi della piazza svelano alla vista le sagome degli artisti, che tra poco appariranno, passando proprio attraverso le catene come fossero una tenda.
I dodici angeli dell’arte, scalzi, che per novanta minuti rapiranno il pubblico, indossano tutti un elegante completo grigio.
Oltre a Byrne sul palco ci sono anche due coristi, un bassista, una chitarrista, un tastierista e sei percussionisti. Tutti, nessuno escluso, con strumenti e microfoni wireless per permettere loro di muoversi e disporsi sul palco in totale libertà e dare forma alle coreografie studiate per ogni brano, rendendo così questo show concettuale più che un concerto, una rappresentazione per stupire.
Byrne in prevalenza canta, suona poco durante il set, e in quelle rare occasioni imbraccia una chitarra bianca fornita da un braccio che spunta attraverso la tenda di catene, mentre i musicisti entrano ed escono di scena a seconda di cosa prevede il copione.
Da dietro alle catene, a seconda dell’illuminazione fornita dalle luci di scena, si riescono a scorgere nel backstage gli espositori delle innumerevoli percussioni usate dai sei fondamentali musicisti ritmici per i quali andrebbe fatto un discorso a parte. Precisi ed essenziali, coreografici e di supporto musicale l’uno dell’altro, che nel corso dello show cambiano svariate volte gli strumenti a seconda delle esigenze musicali.
Sembra di ascoltare un unico batterista quando si tratta di Pop Rock, ma diventano una batteria brasiliana con tanto di berimbau e cuìca, che perfettamente disegna incastri e produce stacchi di tradizione tropicale o di matrice Afro.
In questo fantastico ensemble troviamo Mauro Refosco, storico collaboratore (ultra ventennale) di Byrne (e non solo), percussionista completo e di eccellente formazione (perdonate le lusinghe, ammetto trattarsi di una debolezza dovuta a gusti percussivo-musicali).
I novanta minuti scorrono via veloci, c’è un solo bis composto da due brani e qualcuno spera in Psycho killer che purtroppo per questa volta rimane fuori dalla setlist.
Ma c’è ben poco da lamentarsi, e anche per la durata dello spettacolo, non sento alcuna osservazione al merito.
E ovvio, dopo uno spettacolo così, che cosa vuoi dire?

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste

Foto di Simone Di Luca

Un artista completo, che spazia in diversi campi e con riconoscimenti pregiati che lo hanno confermato come tale. Musicista, compositore, fotografo e regista e attualmente in tour con questo nuovo spettacolo che già sta riscuotendo innumerevoli consensi positivi, David Byrne arriverà a Trieste sabato 21 luglio a concludere la settimana dei concerti triestini svoltasi nella stupenda cornice di Piazza Unità.
Al suo quarto passaggio regionale, il secondo in città (il precedente risale al 1998 per un’esposizione al Museo Revoltella), non poteva esserci una location più adatta per poter assistere alla nuova performance di Byrne che proprio qui si congederà dal pubblico europeo con l’ultima data di questo tour che accompagna American Utopia, nuova pubblicazione dello scorso marzo.
Unica data nel Nord-Est del nostro paese, per certi versi un’esclusiva locale che soddisfa anche il pubblico delle vicine repubbliche.
Non si tratterà del solito concerto ma di qualcosa di raffinato che appagherà ben più del solo udito e non a caso la scelta della sapiente organizzazione a cura di Zenit srl e Azalea Promotion è caduta proprio su Piazza Unità d’Italia.
Una serata che ci darà la possibilità di ascoltare brani delle sue produzioni soliste, brani dei mai dimenticati Talking Heads da lui fondati, e delle sue svariate collaborazioni con incredibili colleghi.
Difficilmente si potrà assistere nuovamente ad uno spettacolo simile. Si consiglia di disdire impegni e appuntamenti ed andare a godersi lo spettacolo.

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste

TRIESTE – Una “due giorni” che ha fatto di Trieste, e la sua splendida Piazza dell’Unità, il centro della musica rock perlomeno a livello europeo.
Zenit srl e Azalea Promotion, in collaborazione con il Comune di Trieste, hanno portato nella nostra città artisti che, alla faccia dell’età anagrafica, hanno incantato le migliaia di fans accorsi da ogni dove per gustare e vivere con il giusto spirito rock’n’roll dei concerti straordinari e, forse, difficilmente rivedibili.
Iron Maiden: quì le parole non basterebbero per descrivere la professionalità, esperienza, mestiere e divertimento che i “ragazzotti” inglesi riescono ancora a portare sul palco.
Probabilmente è corretta la definizione data da un fan al termine della loro performance: “La più grande live band del mondo, punto!”.
Tour, questo “Legacy of the beast”, che propone una scaletta con tutti i classici (a parte Wasted years) che i fan amano e “vivono”, specialmente nel pit, come non ci fosse un domani.
Ma vista la linfa vitale che ancora pervade tutti i membri della band, nessuno escluso, possiamo credere che un ipotetico farewell tour sia ancora lontano.
Trieste ultima data di questo tour estivo ma, nelle parole del frontman Bruce Dickinson e nel tweet della band, un ringraziamento e una “quasi” promessa: “Thank you, Trieste.. what an amazing place to have a show! Until next time!”
Steven Tyler: vero “animale” da palcoscenico, 70 anni e non sentirli, icona rock a livello planetario! Tutto questo, però, forse non basta a giustificare un ritardo sull’inizio della sua performance, che si è avvicinato all’ora. Da dire, a sua discolpa, che girano voci su dei problemi tecnici che hanno fatto slittare l’inizio dello show, anche con suo tangibile disappunto.
Al di là di questi problemi e di un paio di brani per “scaldare” la voce, lo spettacolo portato sul palco da Stefano Tallarico (ha scherzato pure lui sulla sua origine calabrese e sul suo nome) è stato coinvolgente, ricco di brani storici degli Aerosmith, ma anche di versioni “cover” di brani dei Beatles e Led Zeppelin (I’m down, Come together e Whole Lotta Love) o interpretati da miti del passato come Janis Joplin (Mercedes Benz e Piece of my heart).
Band non al suo (ancora altissimo) livello, specialmente sui brani ex-Aerosmith, ma con alcune individualità apprezzabili (batterista e armonicista in primis).
Due eventi che lasciano, quindi, un segnale molto positivo sia sulla potenzialità di Trieste come polo attrattivo per eventi legati al rock, con relative e non disprezzabili ricadute commerciali ed economiche sul territorio che, nuovamente, sul pregiudizio sbagliato che “il popolo del rock” sia formato da persone incivili, rissose, drogate e cattive. La riprova è stata data anche stavolta! Rock On!

Andrea “Mr. Rock” Sivini per Radio City Trieste

Foto Simone Di Luca

TRIESTE – Uno dei migliori rock vocalist di tutti i tempi! Signore e signori Mr. Steven Tyler!
Questa sera a Trieste nella splendida cornice di Piazza dell’Unità d’Italia risuoneranno, ma non solo, le note dei classici degli Aerosmith, band culto alla quale la rock star americana ha saputo dare, con la particolarità della sua voce, fama e gloria a livello mondiale.
Un’altra stella della musica facente parte del trittico, assieme ad Iron Maiden e David Byrne, dell’evento Live in Trieste, organizzato da Zenit srl e Azalea.it con il patrocinio del Comune di Trieste.
Vincitore di numerosi Grammy, American Music e Billboard Music Awards, lo show di Steven Tyler, accompagnato dalla band The Loving Mary, sarà preceduto da The Sisterhood Band,  duo formato da Ruby Stewart, figlia di Rod Stewart, e da Alyssa Bonagura.
Apertura porte ore 18.30, inizio concerti ore 21.