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Radio City Trieste
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Radio City Trieste19-5-2026 16:13
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Radio City Trieste - Official Page
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In collaborazione con Sport in the City - articolo di Francesco Freni
RCT Sport - Basket - Trieste si batte a Mirobilandia, ma G2 è di Brescia
Germani Brescia 90 – Pallacanestro Trieste 82 Parziali: 21-19 / 28-23 / 19-21 / 22-19 Progressivi: 21-19 / 49-42 / 68-63 / 90-82
Germani Brescia: Bilan 22, Ferrero n.e., Santinon n.e., Della Valle 4, Ndour 6, Burnell 7, Toure n.e., Ivanovic 6, Mobio 0, Rivers 18, Cournooh 9, Nunn 18.
Coach: M. Cotelli.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 14, Ross 21, Deangeli 1, Uthoff 3, Ruzzier 0, Candussi 0, Iannuzzi n.e., Brown 8, Brooks n.e., Moretti n.e., Bannan 16, Ramsey 19. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Arbitri: C. Lo Guzzo, V. Grigioni, M. Attard.
BRESCIA - Brescia riagguanta la serie conquistando Gara 2, ma Trieste c’è, eccome se c’è: c’è tecnicamente, c’è con la testa, c’è con la motivazione.
E’ un confronto inaspettatamente equilibrato, giocato sui particolari, deciso da fiammate da una parte o dall’altra, con una evidente costante: finora ha vinto chi ha capitalizzato con gli interessi la second unit.
Era successo a Trieste due giorni fa con le prestazioni mostruose di Toscano Anderson e Uthoff, succede alla Germani in Gara 2 con Nunn e Rivers, ed anche con il ritorno del totem croato, quello che se è in serata diventa immarcabile per una Trieste che, semplicemente, non ne possiede l’antidoto.
Antidoto che, intendiamoci, non può essere costituito nemmeno dall’eventuale rientro in Gara 3 di Mady Sissoko, troppo acerbo tatticamente e tecnicamente da costituire un guardiano difensivo credibile per l’evergreen di Sebenico.
Ma per pensare alla prossima partita ci sono ancora tre giorni fondamentali per recuperare energie e tornare a respirare aria di casa.
Gara 2 è una partita da manuale per i playoff: ruvida, cattiva, giocata più sul piano emotivo che su quello tecnico, in cui tendenzialmente a prevalere è chi è capace di rimanere mentalmente saldo, di non cadere nelle provocazioni, nel non lasciarsi influenzare dal trash talking, o perlomeno di non farlo in modo ingenuo.
Rimane, però una partita spettacolare, godibile per lo spettatore neutrale perché mai chiaramente e saldamente in mano di una o dell’altra squadra.
Era piuttosto prevedibile, dopo la sconfitta all’esordio, che la squadra di Cotelli avrebbe tentato di proseguire sulla falsariga del secondo tempo di sabato sera, con aggressione difensiva già a metà campo, difesa super intensa nel pitturato per sporcare le percentuali irreali di Trieste da due punti, ed il tentativo di evitare di concedere ai biancorossi i ritmi forsennati che più amano, specialmente quando a menare le danze è Colbey Ross.
Ciò nonostante, è proprio su questo particolare che gli uomini di Taccetti impostano l’avvio: tanta transizione, tanta velocità, attacco sistematico al ferro ed un primo tentativo di fuga.
Una fuga che però viene stroncata -ed invertita- da un aspetto tanto semplice quanto evidente: anche in Gara 2 l’apporto del drappello italiano biancorosso, una volta subentrato, è pressoché nullo.
Ruzzier, che sostituisce un Colbey Ross indemoniato ma bisognoso di rifiatare, non è tecnicamente, ma soprattutto fisicamente, in grado di replicarne il ritmo e mostra la corda anche in difesa specie contro un Nunn alla migliore prestazione balistica stagionale.
Candussi litiga ostinatamente con il ferro sia da fuori che da sotto e viene portato a scuola da Bilan, Deangeli, anche se non demerita in fase difensiva, non guarda nemmeno il ferro.
Aggiungiamoci un Moretti nemmeno preso in considerazione così come Iannuzzi, e si comprende come, in una serie che si preannuncia ancora lunga, un apporto da 1 punto e -6 di valutazione in 4 è davvero poca cosa. Anzi, troppo poca se si vuole realisticamente pensare di potersi conquistare la semifinale per la seconda volta in 32 anni.
Ciò nonostante, Brescia non riesce praticamente mai -se non nei secondi finali- a prendere definitivamente il controllo della partita, anche perché si trova di fronte un Colbey Ross se possibile ancora più performante di Gara 1, davvero vicinissimo per rendimento all’anno in cui fu nominato MVP del campionato.
El Chino detta i ritmi, penetra, scarica, attacca il ferro, è letale da tre.
Un’arma tattica irrinunciabile ma, purtroppo, con pochissime alternative.
E’ il play titolare di coach Taccetti a tenere il match in bilico, prendendosi responsabilità enormi quando la squadra pare sbandare pericolosamente, prima sotto la striscia di Nunn, poi sotto i colpi di Rivers e Cournoh.
Nel match in cui Amedeo Della Valle, forse acciaccato, forse troppo nervoso, non riesce minimamente ad incidere, nella quale Ivanovic si dimostra ancora una volta troppo nervoso per non cadere ripetutamente nelle trappole tese dai più scaltri giocatori triestini, nella quale lo stesso Ndour realizza solo due canestri, è Bilan l’ago della bilancia: nel quarto decisivo, con Trieste che nonostante fallisca in modo talvolta davvero banale ripetute occasioni per riportarsi in parità o addirittura in vantaggio, riesce comunque in modo o nell’altro (o meglio, con le buone o con le cattive) a rimanere in scia, il centro croato viene cercato con continuità in isolamento, e quando Bilan riceve palla sul pettine spalle a canestro possono succedere tre cose: un quarto d’ora di palleggi e spallate per arrivare a distanza di gancetto (due punti), un quarto d’ora di palleggi e spallate per scivolare sul fondo e passaggio al compagno che taglia (due punti), un quarto d’ora di palleggi e spallate e fallo della difesa (due tiri liberi e, tendenzialmente uno o due punti).
Le triple di Rivers negli ultimi cinque minuti ricacciano indietro definitivamente Trieste, punendo oltremodo le ingenuità e l’incapacità biancorossa di capitalizzare situazioni insperate, come il fallo antisportivo commesso in attacco da Ndour su Brown subito dopo la schiacciata di Bannan che avrebbe potuto riportare Trieste a meno quattro ma che frutta, invece, solo un punto, ma anche le due palle perse di Ramsey nel finale o la stessa schiacciata del -6 sbagliata da Brown all’ultimo momento utile per un eventuale rimonta (una schiacciata che si infrange sul primo ferro da un giocatore che solitamente salta come un ascensore non può che significare esaurimento delle energie: 30 minuti intensissimi sul parquet per il co-capitano dopo la super prestazione di sabato scorso lasciano evidentemente il segno).
Gli arbitri, specie nella fase centrale di Gara 2, fanno davvero fatica ad abbassare i toni della contesa, e sono costretti, ad un certo punto, ad inasprire un metro arbitrale inizialmente piuttosto permissivo (come è giusto che sia nei playoff) ma che oggettivamente rischiava di trasformare l’incontro in una sequenza di provocazioni e reazioni reciproche, colpi proibiti ed eccessiva -quanto inutile- animosità.
Sconfitta che arriva, dunque, dai particolari, ma questi primi ottanta minuti della serie dicono chiaramente che il confronto fra Trieste e Brescia sia estremamente equilibrato, e lo sia molto più di quanto si potesse prevedere alla vigilia.
E’ un confronto nel quale difficilmente i due coach, che si conoscono perfettamente a vicenda dopo gli anni passati a fare da vice a Magro sulla panchina bresciana, potranno ancora inventarsi qualcosa per sorprendere l’avversario.
E’ evidente, e non è certo una sorpresa, che l’aspetto difensivo sia quello determinante: lo era stato per Trieste sabato sera, lo è altrettanto per Brescia nella replica, specialmente nella sua capacità di blindare il pitturato in modo da abbassare -possibilmente abbattere- le irreali percentuali da due tenute dai giocatori triestini all’esordio. Continuerà ad esserlo nelle due partite in via Flavia, con l’unica variabile che potrebbe essere costituita da qualche minuto di zona in più decisa da Taccetti.
Non potrà, invece, essere una sorpresa l’eventuale impiego di Sissoko, perché Cotelli se l’aspetta, sebbene un impiego contemporaneo di Bannan -ennesima partita ai limiti della perfezione per lui- e del maliano potrebbe mettere la Germani in grandissima difficoltà: fisicamente debordante Sissoko, intelligente e velocissimo nei cambi difensivi l’australiano, che oltretutto diventa immarcabile quando viene cercato in mezzo all’area dai piccoli o quando va a concludere da rollante.
Brescia, sotto canestro, si limita a Bilan e si aggrappa a due giocatori che devono adattarsi al ruolo in sua assenza, ma Rivers e Ndour non amano certo il gioco sotto il ferro.
Piuttosto, a destabilizzare la serie potrebbe essere un impiego “serio” di Davide Moretti, n.e. in Gara 2 dopo un minuto e mezzo oggettivamente disastroso in Gara 1. Ma l’ex Reyer è un giocatore esperto anche a questi livelli, e potrebbe essere fondamentale per dare un po’ di fiato ad un esausto Markel Brown o allo stesso Colbey Ross magari condividendo responsabilità e parquet con Michele Ruzzier.
Ha certamente bisogno di riacquistare un po’ di fiducia, ma quella può dargliela solo il campo.
Ora la serie si trasferisce a Trieste per altre due partite.
La Curva Nord non ci sarà, per una decisione che comprendiamo ma non riusciamo a condividere: la squadra, che aveva fatto dubitare molti dopo l’ignominiosa sconfitta contro Cremona che la stagione fosse giunta al termine, ha invece dimostrato di crederci, ha dimostrato di poter giocare letteralmente alla pari con la seconda forza del campionato, di poter seriamente ambire a strappare ai lombardi il pass per il turno successivo.
La Germani è stata accompagnata in Gara 2 da 40 minuti di frastuono, da un ambiente incredibilmente energetico che ha certamente avuto un ruolo determinante per far emergere energie insperate ed evidentemente assenti in molti dei giocatori di casa.
Trieste non può prescindere dal suo pubblico, perché più di ogni altra squadra è capace di capitalizzare l’energia dei suoi tifosi trasformandola in prestazioni straordinarie.
Nessuno (probabilmente nemmeno chi ne ha in mano il destino) sa realmente quale sarà il futuro della Pallacanestro Trieste.
Nulla è deciso, l’unica realtà evidente è quella di un confronto sportivo che, nel peggiore degli scenari, non si riproporrà in via Flavia per molti anni.
Tanto vale goderselo. Tutto questo non può finire…. facciamo tutti in modo che non rimanga un semplice slogan.
(diritti riservati Sport in the City)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
Pallacanestro Trieste
Pallacanestro Brescia
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RCT Sport - Basket - Trieste si batte a Mirobilandia, ma G2 è di Brescia
Germani Brescia 90 – Pallacanestro Trieste 82 Parziali: 21-19 / 28-23 / 19-21 / 22-19 Progressivi: 21-19 / 49-42 / 68-63 / 90-82
Germani Brescia: Bilan 22, Ferrero n.e., Santinon n.e., Della Valle 4, Ndour 6, Burnell 7, Toure n.e., Ivanovic 6, Mobio 0, Rivers 18, Cournooh 9, Nunn 18.
Coach: M. Cotelli.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 14, Ross 21, Deangeli 1, Uthoff 3, Ruzzier 0, Candussi 0, Iannuzzi n.e., Brown 8, Brooks n.e., Moretti n.e., Bannan 16, Ramsey 19. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Arbitri: C. Lo Guzzo, V. Grigioni, M. Attard.
BRESCIA - Brescia riagguanta la serie conquistando Gara 2, ma Trieste c’è, eccome se c’è: c’è tecnicamente, c’è con la testa, c’è con la motivazione.
E’ un confronto inaspettatamente equilibrato, giocato sui particolari, deciso da fiammate da una parte o dall’altra, con una evidente costante: finora ha vinto chi ha capitalizzato con gli interessi la second unit.
Era successo a Trieste due giorni fa con le prestazioni mostruose di Toscano Anderson e Uthoff, succede alla Germani in Gara 2 con Nunn e Rivers, ed anche con il ritorno del totem croato, quello che se è in serata diventa immarcabile per una Trieste che, semplicemente, non ne possiede l’antidoto.
Antidoto che, intendiamoci, non può essere costituito nemmeno dall’eventuale rientro in Gara 3 di Mady Sissoko, troppo acerbo tatticamente e tecnicamente da costituire un guardiano difensivo credibile per l’evergreen di Sebenico.
Ma per pensare alla prossima partita ci sono ancora tre giorni fondamentali per recuperare energie e tornare a respirare aria di casa.
Gara 2 è una partita da manuale per i playoff: ruvida, cattiva, giocata più sul piano emotivo che su quello tecnico, in cui tendenzialmente a prevalere è chi è capace di rimanere mentalmente saldo, di non cadere nelle provocazioni, nel non lasciarsi influenzare dal trash talking, o perlomeno di non farlo in modo ingenuo.
Rimane, però una partita spettacolare, godibile per lo spettatore neutrale perché mai chiaramente e saldamente in mano di una o dell’altra squadra.
Era piuttosto prevedibile, dopo la sconfitta all’esordio, che la squadra di Cotelli avrebbe tentato di proseguire sulla falsariga del secondo tempo di sabato sera, con aggressione difensiva già a metà campo, difesa super intensa nel pitturato per sporcare le percentuali irreali di Trieste da due punti, ed il tentativo di evitare di concedere ai biancorossi i ritmi forsennati che più amano, specialmente quando a menare le danze è Colbey Ross.
Ciò nonostante, è proprio su questo particolare che gli uomini di Taccetti impostano l’avvio: tanta transizione, tanta velocità, attacco sistematico al ferro ed un primo tentativo di fuga.
Una fuga che però viene stroncata -ed invertita- da un aspetto tanto semplice quanto evidente: anche in Gara 2 l’apporto del drappello italiano biancorosso, una volta subentrato, è pressoché nullo.
Ruzzier, che sostituisce un Colbey Ross indemoniato ma bisognoso di rifiatare, non è tecnicamente, ma soprattutto fisicamente, in grado di replicarne il ritmo e mostra la corda anche in difesa specie contro un Nunn alla migliore prestazione balistica stagionale.
Candussi litiga ostinatamente con il ferro sia da fuori che da sotto e viene portato a scuola da Bilan, Deangeli, anche se non demerita in fase difensiva, non guarda nemmeno il ferro.
Aggiungiamoci un Moretti nemmeno preso in considerazione così come Iannuzzi, e si comprende come, in una serie che si preannuncia ancora lunga, un apporto da 1 punto e -6 di valutazione in 4 è davvero poca cosa. Anzi, troppo poca se si vuole realisticamente pensare di potersi conquistare la semifinale per la seconda volta in 32 anni.
Ciò nonostante, Brescia non riesce praticamente mai -se non nei secondi finali- a prendere definitivamente il controllo della partita, anche perché si trova di fronte un Colbey Ross se possibile ancora più performante di Gara 1, davvero vicinissimo per rendimento all’anno in cui fu nominato MVP del campionato.
El Chino detta i ritmi, penetra, scarica, attacca il ferro, è letale da tre.
Un’arma tattica irrinunciabile ma, purtroppo, con pochissime alternative.
E’ il play titolare di coach Taccetti a tenere il match in bilico, prendendosi responsabilità enormi quando la squadra pare sbandare pericolosamente, prima sotto la striscia di Nunn, poi sotto i colpi di Rivers e Cournoh.
Nel match in cui Amedeo Della Valle, forse acciaccato, forse troppo nervoso, non riesce minimamente ad incidere, nella quale Ivanovic si dimostra ancora una volta troppo nervoso per non cadere ripetutamente nelle trappole tese dai più scaltri giocatori triestini, nella quale lo stesso Ndour realizza solo due canestri, è Bilan l’ago della bilancia: nel quarto decisivo, con Trieste che nonostante fallisca in modo talvolta davvero banale ripetute occasioni per riportarsi in parità o addirittura in vantaggio, riesce comunque in modo o nell’altro (o meglio, con le buone o con le cattive) a rimanere in scia, il centro croato viene cercato con continuità in isolamento, e quando Bilan riceve palla sul pettine spalle a canestro possono succedere tre cose: un quarto d’ora di palleggi e spallate per arrivare a distanza di gancetto (due punti), un quarto d’ora di palleggi e spallate per scivolare sul fondo e passaggio al compagno che taglia (due punti), un quarto d’ora di palleggi e spallate e fallo della difesa (due tiri liberi e, tendenzialmente uno o due punti).
Le triple di Rivers negli ultimi cinque minuti ricacciano indietro definitivamente Trieste, punendo oltremodo le ingenuità e l’incapacità biancorossa di capitalizzare situazioni insperate, come il fallo antisportivo commesso in attacco da Ndour su Brown subito dopo la schiacciata di Bannan che avrebbe potuto riportare Trieste a meno quattro ma che frutta, invece, solo un punto, ma anche le due palle perse di Ramsey nel finale o la stessa schiacciata del -6 sbagliata da Brown all’ultimo momento utile per un eventuale rimonta (una schiacciata che si infrange sul primo ferro da un giocatore che solitamente salta come un ascensore non può che significare esaurimento delle energie: 30 minuti intensissimi sul parquet per il co-capitano dopo la super prestazione di sabato scorso lasciano evidentemente il segno).
Gli arbitri, specie nella fase centrale di Gara 2, fanno davvero fatica ad abbassare i toni della contesa, e sono costretti, ad un certo punto, ad inasprire un metro arbitrale inizialmente piuttosto permissivo (come è giusto che sia nei playoff) ma che oggettivamente rischiava di trasformare l’incontro in una sequenza di provocazioni e reazioni reciproche, colpi proibiti ed eccessiva -quanto inutile- animosità.
Sconfitta che arriva, dunque, dai particolari, ma questi primi ottanta minuti della serie dicono chiaramente che il confronto fra Trieste e Brescia sia estremamente equilibrato, e lo sia molto più di quanto si potesse prevedere alla vigilia.
E’ un confronto nel quale difficilmente i due coach, che si conoscono perfettamente a vicenda dopo gli anni passati a fare da vice a Magro sulla panchina bresciana, potranno ancora inventarsi qualcosa per sorprendere l’avversario.
E’ evidente, e non è certo una sorpresa, che l’aspetto difensivo sia quello determinante: lo era stato per Trieste sabato sera, lo è altrettanto per Brescia nella replica, specialmente nella sua capacità di blindare il pitturato in modo da abbassare -possibilmente abbattere- le irreali percentuali da due tenute dai giocatori triestini all’esordio. Continuerà ad esserlo nelle due partite in via Flavia, con l’unica variabile che potrebbe essere costituita da qualche minuto di zona in più decisa da Taccetti.
Non potrà, invece, essere una sorpresa l’eventuale impiego di Sissoko, perché Cotelli se l’aspetta, sebbene un impiego contemporaneo di Bannan -ennesima partita ai limiti della perfezione per lui- e del maliano potrebbe mettere la Germani in grandissima difficoltà: fisicamente debordante Sissoko, intelligente e velocissimo nei cambi difensivi l’australiano, che oltretutto diventa immarcabile quando viene cercato in mezzo all’area dai piccoli o quando va a concludere da rollante.
Brescia, sotto canestro, si limita a Bilan e si aggrappa a due giocatori che devono adattarsi al ruolo in sua assenza, ma Rivers e Ndour non amano certo il gioco sotto il ferro.
Piuttosto, a destabilizzare la serie potrebbe essere un impiego “serio” di Davide Moretti, n.e. in Gara 2 dopo un minuto e mezzo oggettivamente disastroso in Gara 1. Ma l’ex Reyer è un giocatore esperto anche a questi livelli, e potrebbe essere fondamentale per dare un po’ di fiato ad un esausto Markel Brown o allo stesso Colbey Ross magari condividendo responsabilità e parquet con Michele Ruzzier.
Ha certamente bisogno di riacquistare un po’ di fiducia, ma quella può dargliela solo il campo.
Ora la serie si trasferisce a Trieste per altre due partite.
La Curva Nord non ci sarà, per una decisione che comprendiamo ma non riusciamo a condividere: la squadra, che aveva fatto dubitare molti dopo l’ignominiosa sconfitta contro Cremona che la stagione fosse giunta al termine, ha invece dimostrato di crederci, ha dimostrato di poter giocare letteralmente alla pari con la seconda forza del campionato, di poter seriamente ambire a strappare ai lombardi il pass per il turno successivo.
La Germani è stata accompagnata in Gara 2 da 40 minuti di frastuono, da un ambiente incredibilmente energetico che ha certamente avuto un ruolo determinante per far emergere energie insperate ed evidentemente assenti in molti dei giocatori di casa.
Trieste non può prescindere dal suo pubblico, perché più di ogni altra squadra è capace di capitalizzare l’energia dei suoi tifosi trasformandola in prestazioni straordinarie.
Nessuno (probabilmente nemmeno chi ne ha in mano il destino) sa realmente quale sarà il futuro della Pallacanestro Trieste.
Nulla è deciso, l’unica realtà evidente è quella di un confronto sportivo che, nel peggiore degli scenari, non si riproporrà in via Flavia per molti anni.
Tanto vale goderselo. Tutto questo non può finire…. facciamo tutti in modo che non rimanga un semplice slogan.
(diritti riservati Sport in the City)
Crediti: foto Panda Images
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