Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 82 – Germani Brescia 86 Parziali: 17-17, 27-22 / 19-21, 19-26 Progressivi: 17-17, 44-39 / 63-60, 82-86
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 15, Martucci n.e., Ross 8, Deangeli 7, Uthoff 6, Ruzzier 0, Candussi 11, Iannuzzi n.e., Brown 8, Moretti n.e., Bannan 15, Ramsey 15. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Germani Brescia: Bilan 14, Ferrero n.e., Doneda n.e., Santinon n.e., Della Valle 18, Ndour 2, Burnell 22, Ivanovic 11, Mobio 2, RIvers 9, Cournooh 5, Nunn 3.
Coach: M. Cotelli. Assistenti: G. Alberti, A. Lotesoriere.
Arbitri: T. Sahin, E. Gonnella, D. Valleriani
TRIESTE – E’ passato un anno dall’ultima sfida casalinga con Brescia, una sfida che decretò al termine di una combattutissima Gara 4 la fine della strepitosa stagione di cui fu protagonista la matricola terribile biancorossa.
E’ solo un anno ma, per tutto quello che squadra, pubblico e società hanno vissuto e stanno vivendo in questi ultimi mesi sembra trascorsa un’era geologica.
Al tempo stesso, sembra non sia passata che una settimana: stesso pathos, senza atmosfera da grande evento, stessi 6000 spettatori, stesso calore.
Stesso clima da playoff in campo, con due squadre che si battono senza risparmiarsi, dando fondo al loro talento che, purtroppo per Trieste, Brescia oggi possiede ancora in misura decisamente maggiore, specialmente quando le giocate diventano decisive sul finire della partita: Burnell, Ivanovic, Della Valle sono delle vere e proprie sentenze, e risolvono una partita equilibrata e complicata da interpretare, eseguendo con glaciale precisione le consuete giocate che permettono alla Germani di uscire vincente da ogni situazione, anche la più complicata come domenica scorsa contro Venezia, mantenendo la vetta della classifica per il secondo anno consecutivo con impressionante continuità.
Trieste stavolta quelle giocate le fallisce tutte: arriva agli ultimi minuti a ridosso dell’avversaria con gap che non superano il singolo possesso, ma fallisce conclusioni anche comode ed in campo aperto che avrebbero potuto riconsegnarle definitivamente l’inerzia della partita, venendone chirurgicamente punita.
I tiri di Ramsey (insolitamente avulso dall’azione offensiva ben oltre l’attenta guardia che gli è stata dedicata), Ross, Candussi e JTA si spengono cocciutamente sul ferro nonostante siano costruiti con pazienza ed organizzazione, rendendo l’estremo tentativo di riacciuffare la vittoria un’impresa ben oltre i limiti del miracolo, un miracolo che la classe cristallina degli uomini di coach Cotelli si guardano bene dal concedere.
E’ una sconfitta che naturalmente è difficile non considerare frustrante per una squadra che ha messo in campo davvero tutto ciò che aveva: l’uscita fra i convinti applausi del pubblico è meritata, ma anche amara perché costituisce l’ennesima riprova che, almeno in quanto a risultati, questa squadra rimanga una incompiuta ad altissimi livelli.
In effetti, soprattutto in prospettiva playoff, non si può non constatare come ancora una volta, in casa o in trasferta, Trieste non riesca ad imporsi contro le squadre che la precedono, ed in particolare con almeno una fra le prime quattro in classifica (con l’eccezione della vittoria su Milano nel novembre scorso).
C’è però anche da osservare come il gap con Venezia e Brescia, peraltro entrambe uscite con due punti da Via Flavia nelle ultime due settimane, sembra essersi decisamente ridotto in termini di qualità ed efficacia.
Se, come affermato da coach Taccetti a fine partita, la squadra si trova ancora su un percorso di metamorfosi e di crescita, allora vi sono ancora margini per ridurre ulteriormente quel gap, che potrebbe divenire davvero risicato in una post season che a quel punto proporrebbe sfide molto equilibrate ed incerte ed in cui Trieste potrebbe proporsi come mina vagante.
Quello evocato da Francesco Taccetti è un percorso di crescita che, nonostante il risultato, rimane del tutto evidente. Intanto la squadra da un po’ di tempo ha iniziato a condividere il pallone, a smettere di affidarsi in larga misura all’estro ed al talento dei singoli con invenzioni estemporanee ma piuttosto a cercare di mettere giocatori sempre diversi nelle condizioni di far male, di trovare la soluzione a più alta percentuale di realizzazione coinvolgendoli in situazioni sempre diverse: ad esempio Bannan che riceve da rollante ed attacca il ferro ma con uguale frequenza destinatario dell’extrapass per il tiro da tre.
JTA sempre meno protagonista di sterili istrionismi fine a sé stessi e sempre più dedicato a dare energia e giocare per la squadra spendendosi soprattutto in difesa, Ross a far collassare la difesa avversaria regalando metri di vantaggio ai compagni tiratori, Deangeli pescato nel taglio dal backdoor o nell’angolo per la conclusione da fuori, capace però anche di astuzie e cattiverie inedite fino alla passata stagione.
Trieste oggi è una squadra di difficilissima interpretazione per il coach avversario perché distribuisce chirurgicamente le responsabilità, non dà punti di riferimento precisi e costanti nei quaranta minuti, si può addirittura permettere di giocare senza centro perché finalmente ha capito come sfruttare la sua velocità di esecuzione e l’amato contropiede. L’assenza (forzata?) di Madi Sissoko contemporaneamente all’integrazione nei giochi e nella chimica di squadra che migliora di minuto in minuto da parte di Josh Bannan conferisce paradossalmente a Taccetti un’arma in più.
Bannan sarà anche tecnicamente ruvido, ma è estremamente intelligente sui due lati del campo, ha senso della posizione a rimbalzo, può giocare qualche minuto da cinque ma convive benissimo con Candussi quando il centro di Palmanova viene schierato nei quintetti alti.
Ma in alcuni frangenti, ad esempio quando Brescia nel secondo tempo rinuncia ad un Bilan più spento rispetto alla prima parte di match, Taccetti può ricorrere anche a quintetti small ball privandosi di entrambi i lunghi senza per questo crollare neanche nella sfida a rimbalzo.
Al di là dei particolari tecnici, però, ad impressionare positivamente è l’intensità difensiva, l’attenzione nella propria metà campo apportata anche da giocatori che fino a febbraio parevano tristemente monodimensionali (uno su tutti Ramsey).
Il focus, l’approccio da subito concentrato e determinato impedisce inoltre di subire i tramortenti break che ad un certo punto erano divenuti una triste quanto inesorabile consuetudine.
Conforta anche constatare il carattere della squadra, costantemente incitata e condotta da un coach che vive la partita praticamente con due piedi all’interno del campo: anche quando capita di subire qualche punto consecutivo, quando l’inerzia sembra scivolare inesorabilmente dalle mani, la squadra reagisce con veemenza, si ribella alla situazione, tendenzialmente risponde colpo su colpo e si rimette in carreggiata prima che possa essere troppo tardi.
Sono tutte tappe di una inesorabile tendenza ad avvicinarsi al tipo di squadra che era stata pensata in estate: arrivarci lentamente e con numerosi quanto fragorosi inciampi ha generato molte perplessità ed alcune fasi di stagione decisamente inguardabili.
Per contro, arrivarci quando più conta potrebbe far svoltare la stagione.
Una stagione che, constatata la netta sconfitta casalinga di Trento, quella nel derby lombardo di Varese ed il turno di riposo di Cremona, si concluderà con ogni probabilità con i quarti di finale playoff (che saranno matematicamente raggiunti vincendo ancora una partita).
I calendari di chi precede e chi segue i biancorossi in classifica sono talmente variegati da impedire di stilare tabelle di marcia e tantomeno prevedere probabili piazzamenti ed accoppiamenti.
Parlando di probabilità, è possibile che per allora la verità, o almeno parte di essa, sul futuro di questa squadra a Trieste venga chiarito, rendendo la post season, alternativamente, il canto del cigno oppure l’ennesimo assalto all’arma bianca al migliore risultato di sempre.
Ciò che pare non essere intaccato è, invece, lo smisurato amore della gente per la sua squadra di pallacanestro. Contro Brescia il supporto è costante e rumoroso, forse più di sempre in questa stagione, anche se pazienza e sangue freddo iniziano inesorabilmente ad accendere la spia della riserva: le bordate a carico della Federazione e del suo gongolante presidente romano, forti e chiare ma ancora garbate, ne sono la prima avvisaglia.
Le quasi 6000 presenze al PalaTrieste contro Brescia costituiscono anch’esse un messaggio di positività che deve arrivare altrettanto forte e chiaro sulle sponde dell’Oceano Pacifico.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna