Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
GALATASARAY MCT Technic – PALLACANESTRO TRIESTE: 79-80 Progressivi: 18-18 / 21-21 // 22-18 / 18-23
Parziali 18-18 / 39-39 // 61-57 / 79-80
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 6, Ross n.e., Deangeli 0, Uthoff 12, Ruzzier 5, Sissoko 21, Candussi 7, Iannuzzi 2, Brown 13, Brooks n.e., Moretti 3, Ramsey 11. Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Galatasaray: Robinson 7, McCollum 26, Tekin 0, Gorener n.e., Korkmaz 6, Meeks 7, Oncel 2, Palmer 10, Bishop 8, Tuncer 4, White 9, Yasar 0.
Coach: Y. Sekizkok, G. Turan, C. Guven
Arbitri: KREJIC Boris (SLO), CASTILLO Luis (ESP), MÄNNISTE Mihkel (EST)ISTANBUL – Tre giorni. Sono passati solo tre giorni dalla preoccupante disfatta senza attenuanti né spiegazioni sul campo di Cremona, subita da una squadra senza capo né coda, apparsa allo sbando anche, anzi soprattutto, dal punto di vista mentale.
La stessa squadra che, dopo poche ore, sale su un aereo, entra nel Basketball Developement Centre di Istanbul, uno dei templi della pallacanestro continentale in cui si esibiscono Galatasaray e Anadolu Efes e che nonostante gli spalti non gremitissimi incute di per sé stesso un discreto timore reverenziale, e gioca alla pari contro gli imbattuti vicecampioni di BCL primi per distacco nel power ranking del torneo, portando a casa una vittoria storica al termine di una partita di gran carattere, responsabilità condivise e scelte perfette nei momenti decisivi nonostante le due pesanti assenze di Colbey Ross (misteriosa e non annunciata) e di Jeff Brooks, ormai spettatore da più di un mese.
Una partita che segna un’enorme soluzione di continuità rispetto al resto della stagione: innanzitutto Trieste parte bene, sbanda sotto i colpi di uno scatenato McCollum ma tiene botta, reagisce subito, non lascia mai fuggire la quotata avversaria e chiude il primo quarto sul 18 pari (evitando di incassare il solito trentello in dieci minuti ed anzi rimanendo costantemente appiccicata al Gala).
E poi, anzi soprattutto, la squadra biancorossa difende. Sembra un’affermazione pleonastica: se non difendi non vinci quasi mai, a meno di realizzare una prestazione offensiva pressoché perfetta.
Ma per la versione difensiva della Pallacanestro Trieste di ottobre ed inizio novembre non lo è affatto, e scoprire che questa squadra, tutto sommato, può farlo, può mettere pressione costante sugli avversari, può prestare attenzione ad evitare i soliti tagli solitari dal lato debole, può aiutare sul pick and roll, può trovarsi con l’uomo giusto sulle rotazioni nel pitturato, può tentare di sporcare ogni pallone recuperandone ben 8 innescando altrettanti contropiede, e può pure difendere con intelligenza nell’azione decisiva intuendo le intenzioni dell’avversaria neutralizzandone le velleità di vittoria, è confortante da una parte ed inspiegabile dall’altra, alla luce dell’imbarazzante passeggiata in Lombardia da 113 punti subiti solo 72 ore prima.
Terzo pilastro della prestazione in Turchia, Trieste vince la sfida a rimbalzo, probabilmente per la prima volta da agosto.
Certo, il Galatasaray ne cattura comunque 12 in attacco, peraltro tanti quanti i biancorossi, ma la valanga di palloni tirati giù dai tabelloni regala comunque da un lato una enormità di possessi in più, dall’altro preziosissime seconde chances trasformate quasi sempre in oro colato.
Anche il Galatasaray lamenta due assenze importanti, quelle di Cummings e di Gillespie, due fra i maggiori artefici della vittoria giallorossa all’andata.
Ma non per questo, e nemmeno per il fatto di essere già matematicamente qualificata da prima nel girone, la squadra turca è disposta a lasciare via libera a Trieste, tantomeno scende in campo appagata o demotivata.
Cercare di vincere tutte le partite, anzi, è proprio nel DNA delle squadre turche, lo è in misura ancora maggiore in quello di un club che fa parte da sempre della nobiltà della pallacanestro europea.
Per questo motivo la vittoria triestina, conquistata con la determinazione dei tempi migliori, va davvero catalogata come storica, una di quelle che rimarrà negli annali e nella memoria di chi c’era: a dire la verità c’erano in molti, moltissimi considerando la distanza, a sostenere una squadra ferita e criticata, ma mai abbandonata dal suo pubblico.
Almeno 120 tifosi biancorossi nel settore ospiti, forse altrettanti sparsi nel semideserto Turkcell Basketbol Gelişim Merkezi di Zeytinburnu, sulla sponda europea del Bosforo, ad applaudire la squadra al termine di un’autentica battaglia.
120 più uno: non passa infatti inosservata la presenza del presidente Paul Matiasic, e non è affatto da escludere -a pensar male- che il raid intercontinentale del proprietario finanziatore abbia portato discreto carburante nelle gambe, nella testa e nel cuore di più di qualche giocatore.
L’assenza di Colbey Ross costringe Gonzalez ad alternare Michele Ruzzier e Davide Moretti nel ruolo di costruttore di gioco, con il primo ai limiti della perfezione come sempre quando è chiamato agli straordinari (nelle ultime due stagioni Michele ha sempre dato il meglio, anche come iniziative in attacco -5 tiri tentati ad Istanbul- oltre che come rendimento nei fondamentali nei quali si trova più a suo agio -7 assist consegnati nelle mani dei compagni- in situazioni di rotazioni menomate o addirittura in emergenza), ed il secondo che dimostra la desuetudine al ruolo, incappando in tante ingenuità, tante palle perse in modo banale condite però da un “and one” su un piede solo che è di per sé stesso una gemma.
Senza Colbey Ross e con Jahmi’us Ramsey che si auto limita litigando in modo cocciuto con il canestro specie da fuori (del resto il go-to man per antonomasia è oggetto di raddoppi sistematici, di costanti aiuti difensivi che lo costringono ad agire troppo lontano da canestro) tornano protagonisti Jarrod Uthoff e Markel Brown, entrambi in campo per 28 minuti, autori delle giocate decisive sui due lati del campo e soprattutto infusori di leadership, di coraggio, di capacità di reazione quando più serve, pur senza manie di protagonismo e senza accentrare necessariamente il gioco.
L’uomo di Iowa recupera un pallone di platino nel finale che innesca un clamoroso contropiede concluso con alley up no look dietro la testa di JTA con conseguente bimane di Sissoko, il secondo realizza in entrata il canestro decisivo riuscendo a mettere in pratica quanto probabilmente disegnato nel time out precedente, ed ai 13 punti segnati aggiunge anche 7 assist fondamentali.
Basterebbero queste due giocate per definire la loro prestazione, che però è costellata anche da una miriade di piccole cose sui 28 metri, non sempre raccontate dalle statistiche, che li riportano vicini al rendimento stratosferico quanto rassicurante della passata stagione.
Analizzando lo score di Juan Toscano Anderson, invece, non si comprende il livello anche della sua prestazione, specie nel secondo tempo, ed in particolare quando la squadra subisce il piccolo break che la porta sotto di sette punti, non un abisso ma pur sempre il massimo svantaggio nella partita, per di più subìto nel quarto decisivo.
JTA trascina la squadra nell’invertire la pericolosa inerzia, si mette a difendere in modo feroce, recupera un paio di palloni, vola in contropiede, cattura rimbalzi, innesca i compagni meglio posizionati, cancella dal campo il pericolo pubblico numero uno Palmer negli ultimi sei-sette minuti.
E, infine, devia l’ultimo passaggio del Galatasaray intuendone le intenzioni a cinque secondi dal termine, consegnando di fatto la vittoria a Trieste.
Portano un mattone decisivo anche la consueta difesa granitica di Deangeli ed un Candussi che non sarà un fulmine di guerra quando deve tornare sotto canestro dopo i close out sul perimetro, ma se di fronte non ha Gillespie bensì il totem turco Yasar, fisicamente debordante ma mobile come il Faro della Vittoria, riesce anche a diventare autoritario sotto canestro.
Come all’andata, la sfida contro i turchi è però terreno di caccia per un uomo solo al comando: Mady Sissoko, dopo 40 minuti passati a fare da carne da macello al cospetto di tale Ike Anigbogu, rialza la testa e gioca un match autoritario trascorso costantemente sopra il ferro, risultando inarrestabile per i malcapitati lunghi turchi superstiti, abbattuti da una doppia doppia da 21 punti e 10 rimbalzi frutto di un clamoroso 9/12 da due, 3/3 ai liberi, 5 schiacciate e tre canestri in fade away, 2 stoppate ed una palla recuperata. Prestazione da 30 di valutazione, cui va aggiunta anche la lode per la capacità di reazione dimostrata dopo l’umiliazione di Cremona.
Israel Gonzalez, finalmente partecipe ed agitatissimo a bordo campo, stavolta dirige l’orchestra in modo impeccabile.
I cambi sono pennellati al momento giusto, viene dato spazio agli uomini maggiormente affidabili sul campo e non sulla carta, viene addirittura coraggiosamente tenuto seduto nei momenti topici un Ramsey molto più impreciso del solito.
Viene disegnato l’ultimo attacco in modo intelligente (la penetrazione sul meno uno con gli avversari in bonus, specie nelle mani di un ottimo tiratore di liberi, è vincente nove volte su dieci), viene intuita la soluzione decisa dal Galatasaray sull’ultima rimessa.
E’ lo stesso Gonzalez seduto sulla poltrona a guardarsi le unghie per dieci minuti a Brescia e Cremona? Sembra proprio lui…
Evidentemente l’aria del grande evento, la ribalta internazionale, il respiro della storia fungono da switch per una squadra che, in tutte le sue componenti, ad Istanbul assomiglia molto da vicino a quella immaginata in estate dal GM e dai tifosi, una squadra d’assalto, che aggredisce in difesa per partire di corsa in contropiede, che veleggia sopra il ferro, che sa sempre cosa fare, che valorizza le qualità ed il talento dei giocatori giusti al momento giusto.
Se la sbornia turca sia un fuoco di paglia o possa continuare a far girare la testa lo dirà il prossimo, vicinissimo, impegno casalingo, una partita, quella contro l’Olimpia, che somiglia anch’essa da molto vicino al grande evento, alla ribalta internazionale, al respiro della storia.
In questo difficile inizio di stagione spicca il primo risultato per la Pallacanestro Trieste: la vittoria ad Istanbul, combinata alla pesante sconfitta casalinga dell’Igokea con il Würzburg vale infatti la qualificazione matematica al prossimo turno di Basketball Champions League. Trieste al momento è terza in quanto ormai irraggiungibile dalla squadra bosniaca, ma nell’ultimo turno a metà dicembre ha la possibilità di conquistare il secondo posto a patto di ribaltare il passivo di 15 punti subito in Germania il 7 ottobre scorso.
Il regolamento ora prevede uno spareggio contro la seconda o la terza del girone F, superato il quale si spalancherebbero le porte di un ulteriore girone a quattro squadre.
Indipendentemente da calcoli ancora prematuri e sostanzialmente inutili in questo momento, è un altro mattoncino di storia posto dalla società biancorossa nel suo progetto di crescita.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna