In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

TRIESTE – Vernissage casalingo per la Pallacanestro Trieste, opposta nella seconda amichevole di questa pre season all’Ilirija Lubiana, squadra della capitale slovena neopromossa in massima serie.
C’è naturalmente tanta curiosità per iniziare a vedere dal vivo soprattutto i nuovi arrivati in biancorosso, ed il pubblico risponde come forse mai accaduto per una amichevole nella fase iniziale della preparazione: bel colpo d’occhio al Palatrieste nonostante il tempaccio, il giorno feriale e l’orario non propriamente attrattivo, con tanto entusiasmo ed ovazioni di benvenuto a coach Gonzalez, Mady Sissoko e Jamy’us Ramsey.
Per Juan Toscano Anderson, invece, l’applauso di benvenuto si trasforma ben presto nella prima standing ovation per un giocatore oggettivamente fuori scala rispetto a tutti quelli visti in biancorosso in epoca moderna.
Un paio di assenze importanti per la volonterosa formazione slovena infarcita di giovani e giovanissimi ma, come da tradizione per le squadre d’oltre confine, di grande carattere e dotati di eccellenti fondamentali che permettono loro di eseguire con diligenza e grande efficacia le direttive del loro coach.
Per Trieste è ancora assente Davide Moretti a cui si aggiunge l’ex compagno di squadra a Venezia Pietro Iannuzzi.Trieste si impone con un punteggio curiosamente molto simile a quello con cui aveva superato Trento (94-81), frutto soprattutto di una violenta accelerazione nel terzo quarto, quando, smesse per qualche minuto le pantofole, i ragazzi di Gonzalez decidono di ingranare la marcia più alta imponendo un parziale di una ventina di punti che alla fine determina il risultato nonostante le vorticose rotazioni negli ultimi dieci minuti.
Risultato che naturalmente non ha alcun significato, alla luce anche del fatto che, una volta terminata la fase di rodaggio, oggettivamente fra queste due squadre, considerata la lunghezza e la qualità dei due roster, il gap ad occhio non potrebbe essere inferiore ai 30 punti.
I biancorossi appaiono un po’ imballati a causa dell’intensa preparazione atletica che li sta impegnando in questi giorni, e dunque pretendere più di 10-15 minuti di intensità ad inizio settembre è impossibile.
Piuttosto embrionali anche i meccanismi sui due lati del campo, specie quando sono coinvolti i nuovi arrivati.
Il talento offensivo di cui Trieste è ampiamente dotata fa comunque inevitabilmente il suo lavoro, mentre in difesa (nonostante accenni di inedita zona sulle rimesse) l’intesa deve ancora visivamente essere registrata ed automatizzata.
Troppe entrate dal backdoor concesse, tantissime penetrazioni al ferro incontrastate, troppi rimbalzi in attacco conquistati dagli sloveni, ma sono tutti particolari che con il passare dei giorni e degli allenamenti verranno curati, smussati e perfezionati.
Sul versante offensivo si intravvede già la mano del nuovo coach: la squadra continua a prediligere la corsa ed il tiro da fuori, la ricerca della conclusione a più alta efficienza esattamente come nelle ultime due stagioni, ma nel momento in cui non è possibile concludere in transizione primaria, il gioco si fa più manovrato, ragionato ed apparentemente più razionale, al netto della caterva di palle perse causate, specie nel finale, dalla condizione approssimativa e dalla stanchezza.
La prima osservazione sul roster non può che essere dedicata ai giocatori riconfermati. Ross, Brown, Uthoff, Brooks, Ruzzier e Deangeli si intendono ormai a memoria: essere riusciti a mantenere l’ossatura base della squadra non era affatto scontato, non è un’impresa troppo comune in Serie A e costituirà un enorme vantaggio competitivo soprattutto nella prima fase della stagione con gran parte delle avversarie ancora alla ricerca della miglior chimica di squadra.
Oltretutto appaiono tutti già sufficientemente tirati atleticamente, sebbene decidano di amministrare le forze per gran parte della partita.
I quattro americani si sentono visivamente a casa loro sul grigio parquet triestino, sono a loro agio, si divertono e godono nel far divertire la gente.
Discorso a parte per Francesco Candussi, che alla luce della sua imponente stazza ha evidentemente bisogno di qualche giorno in più per entrare a regime dal punto di vista fisico: il lungo di Palmanova ha le gambe ancora imballate, di conseguenza ha qualche difficoltà nei close out difensivi ma anche banalmente nel salto per la conquista dei rimbalzi.
Sono note a tutti le sue doti da gladiatore e la sua determinazione, non vi sono dubbi che una volta riconquistata la migliore forma fisica ne conseguirà il rendimento che gli è valso la riconferma, fugando ogni perplessità sulla sua capacità di costituire un backup credibile per Mady Sissoko.
Grande attesa per vedere all’opera i nuovi giocatori. Ramsey, però, non è ancora giudicabile, gli viene concessa una passerella di qualche minuto, ma la guardia arrivata a Trieste solo da un paio di giorni appare ancora spaesata, affaticata dal fuso orario, forse anche disorientata dal dover metabolizzare in fretta un mondo di novità dentro e fuori dal campo.
Mady Sissoko fa già intravvedere le qualità che hanno spinto Mike Arcieri a puntare decisamente su un rookie per il ruolo fondamentale sotto canestro. Il ragazzo è estremamente intelligente, si limita ad eseguire ciò che gli viene richiesto: intimidire nel pitturato (le forzature degli avversari per evitarne le stoppate non entrano nelle statistiche ma sono determinanti), catturare rimbalzi sui due lati del campo, concludere da sotto possibilmente schiacciando.
Al momento questo è ciò che deve fare, ed interpreta il suo ruolo in modo chiurgico, stavolta, oltretutto, evitando di commettere falli ingenui che lo escluderebbero troppo presto dalla partita togliendo una rotazione fondamentale e forse l’unica chance per schierare un quintetto “pesante”.
Juan Toscano Anderson, infine, mostra già lampi di una classe diamantina. Si erge per esperienza e consapevolezza nei propri mezzi una spanna sopra tutti gli altri, esibisce una tecnica di base da lustrarsi gli occhi per pulizia e fluidità, predilige la corsa in contropiede ma ama anche innescare i compagni, cattura rimbalzi, ruba palloni, fa il duro quando è necessario farlo. E, soprattutto, dimostra doti di leadership dentro e fuori dal campo, ergendosi a punto di riferimento per i compagni, anche per i ragazzini schierati per qualche minuto dal coach. Al momento, è un alieno calato sul Palatrieste.
In ultima analisi, una passerella che ha divertito il pubblico, ma poco più di un utile allenamento con contenuti tecnici embrionali e suscettibili di evoluzione, perfezionamento, ulteriore sperimentazione sulla strada ancora abbastanza lunga che porterà all’esordio in campionato il 4 ottobre.
Ora l’asticella si alza in modo piuttosto deciso: domenica prossima al Taliercio (a porte chiuse) la Reyer costituirà il primo di tre test di livello elevato che potranno dare indicazioni un po’ più precise sul livello qualitativo reale di questo roster.
Poi, dopo il Fan Appreciation Day di mercoledì prossimo, venerdì 19 settembre alle 19.00 la seconda partita casalinga contro una squadra di Lubiana, ma stavolta toccherà alla ben più quotata Olimpia.
Per finire, il 23 settembre, Trieste volerà a Vitoria per una sfida in profumo di Eurolega, la riedizione dell’amichevole con il Baskonia.

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Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna