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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste – Vanoli Cremona 89 – 94 Parziali: 22-29, 44-53, 64-74, 89-94 Progressivi: 22-29, 44-53, 64-74, 89-94
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 4, Martucci n.e., Ross 19, Deangeli 1, Uthoff 6, Ruzzier 5, Candussi 7, Iannuzzi n.e., Brown 7, Moretti 0, Bannan 10, Ramsey 30. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Vanoli Basket Cremona: Anigbogu 19, Willis 18, Casarin 8, Grant 15, Galli 6, Udom n.e., Battle 18, Burns 10, De Gregori 0, Durham n.e., Ndiaye n.e.
Coach: P. Brotto. Assistenti: C. Campigotto, M. Giubertoni, L. Vitali.
Arbitri: D. Borgioni, A. Bongiorni, M. Catani.
Spettatori: 5436
TRIESTE – Finisce la stagione regolare per la Pallacanestro Trieste, che infila la quarta sconfitta consecutive in un preoccupante declino di qualità del gioco e di organizzazione, specialmente in difesa.
Una squadra sfiduciata e poco convinta, capace di infilare solo un paio di fiammate che le permettono di ricucire quasi completamente il gap comodamente accumulato da una Cremona per niente demoralizzata e tantomeno demotivata dal fatto che questa sarebbe stata la sua ultima partita prima di “migrare” nella capitale.
Nonostante ciò Trieste beneficia ancora una volta dei risultati dagli altri campi e finisce comunque settima pur rimanendo incollata a quota 26 in classifica (ed un record W/L negativo), con cinque vittorie in meno rispetto alla passata stagione. Di conseguenza, come pronosticato, affronterà nuovamente Brescia nei quarti di finale dei playoff.
L’unico altro dato certo ed incontrovertibile oltre al settimo posto è, però, che una esibizione di questo livello, specie (ma non solo) in difesa contro Della Valle, Ivanovic, Ndour e Burnell spalancherebbe le porte ad uno sweep senza attenuanti.
Ciò che sorprende è l’involuzione della squadra specie in aspetti che parevano definitivamente messi a posto dopo che avevano fatto penare per due terzi di stagione: la lentezza dei cambi difensivi, la “pigrizia” nel seguire il rollante negli elementari pick and roll proposti a ripetizione da Cremona con nessun giocatore biancorosso esente da colpe (ma con Uthoff e Ramsey particolarmente molli), la disattenzione nell’accorgersi del taglio dal lato debole, puntualmente e ripetutamente pescato con elementari penetra e scarica e lasciato libero di concludere senza alcuna opposizione, la poca determinazione nel lanciarsi a rimbalzo sui due lati del campo, con palloni che rischiano di essere persi anche dopo essere stati catturati.
E poi, le palle perse in modo banale, i layup mancati da mezzo centimetro, la percentuale nel tiro da tre abbondantemente sotto il 30%, il flow offensivo macchinoso ed incerto. Ed infine l’atteggiamento tornato ad essere frustrato per lunghi tratti, con un preoccupante appiattimento mentale che al quarantesimo lascia uno spiacevole retrogusto da ultimo giorno di scuola.
Peccato che la scuola sia sì finita, ma manchino ancora gli esami di maturità, e se gli esami di maturità vengono affrontati con sufficienza ed approssimazione, allora la bocciatura è dietro l’angolo, specie alla luce di un punteggio di ammissione certamente non da primi della classe.
Arrivati alla trentesima giornata, ce ne sarebbe in abbondanza per tracciare un primo bilancio di una stagione lunghissima e logorante, con moltissimi bassi e rari alti, di certo abbondantemente sotto le altissime attese della vigilia.
Le spiegazioni sono molteplici, le giustificazioni un po’ meno numerose, ma un giudizio definitivo su quanto visto in campo lo rimandiamo a playoff conclusi. Oltretutto ora non è più possibile tenere separato quanto avviene sul parquet da quanto sta per succedere (o non succedere) intorno ad esso.
Nessuno può far finta di niente, l’ostinato silenzio del presidente riguardo alle sue intenzioni alimenta ogni genere di supposizione, ogni voce diviene certezza, ma di certezze ad oggi non ce ne sono: più i giorni passano meno la squadra può essere tenuta isolata da una situazione che ora gira ad una velocità vorticosa, con novità e colpi di scena che si susseguono ad un ritmo forsennato.
Giocatori che in questi giorni debbono costruire la loro prossima stagione senza sapere se poter sperare in una riconferma, giocatori che debbono preservarsi fisicamente per potersi offrire al meglio sul mercato, giocatori che non sanno più esattamente per chi e perché stanno ancora competendo.
E non è più nemmeno un mero discorso su quanto un professionista debba pensare esclusivamente all’ingaggio che percepisce e limitarsi a quello come motivazione. I giocatori sono ragazzi come tutti gli altri, il loro umore non può che essere influenzato da una situazione divenuta surreale.
Surreale come l’atmosfera che si respira al PalaTrieste, gremito come sempre, prodigo di sacrosanta acredine nei confronti dei vertici federali ma ancora in bilico fra il sostenere la squadra come se niente fosse ed iniziare a coinvolgere la proprietà ancora clamorosamente assente.
Un pubblico che applaude convinto la squadra avversaria, accompagnata da un numeroso drappello di tifosi giunto fino in riva all’Adriatico per tributarle l’ultimo saluto: una partita che, almeno nelle intenzioni dei visionari proprietari americani delle due squadre, potrebbe diventare fra pochi mesi il primo inutile, triste, deserto, ingiusto derby capitolino.
Due squadre che nella capitale partirebbero senza un seguito, senza una fan base, osteggiate dalla comunità del tifo organizzato nazionale esattamente come tutti gli altri prodotti artificiali in ogni sport imposti dal capitale in ogni angolo d’Europa. Ma anche di questo potremo parlare a bocce ferme: per il momento è ormai ufficiale, sebbene non ancora annunciato, solo il passaggio della proprietà della Vanoli al gruppo capitanato da Donnie Nelson che ne ha già chiesto il trasferimento a Roma.
Intendiamoci, però: il contorno, da solo, non è in grado di spiegare l’involuzione tecnica della squadra, una squadra che dall’inizio si è dimostrata impotente davanti alle grandi del campionato, ma in grado di sbandare paurosamente ed in modo inatteso con tutti.
In questo hanno di certo influito i numerosi infortuni che hanno snaturato il gioco imponendo il riassetto di equilibri e gerarchie costringendo molti a sacrificarsi in ruoli che possono ricoprire ma nei quali non sono in grado di dare il loro meglio.
Ma al tempo stesso è innegabile che molte componenti abbiano performato di gran lunga al di sotto di attese e potenzialità. Chi si attendeva un apporto importante in termini di minuti e personalità da Davide Moretti, ad esempio, ha davanti un giocatore ormai guarito che entra dalla panchina, gioca due minuti, sbaglia ogni singolo tiro che prova (cominciando anche a rifiutarne di aperti) e si rifiuta categoricamente di difendere.
Ma anche un Jarrod Uthoff che pare la brutta copia del giocatore indispensabile che fu per tutta la scorsa stagione esempio di freddezza e personalità, tempismo a rimbalzo e reattività nell’uno contro uno, tutte caratteristiche che si fa enorme fatica a reperire nello sfiduciato ed a tratti statico gregario di oggi.
Per non parlare di quanto Juan Toscano Anderson si sia messo d’impegno per convincere tutti di essere solo la controfigura del giocatore arrivato in Europa per insegnare pallacanestro: anche contro Cremona JTA mette in scena un campionario di scelleratezze tecniche, cattive scelte in attacco, errori difensivi (va bene tutto, ma venire battuto in tre azioni consecutive da Davide Casarin -peraltro uno dei giocatori più migliorati in Serie A- rende la valutazione della sua prestazione un giudizio a senso unico).
A salvarsi, almeno in attacco, sono i soli Markel Brown, Colbey Ross ed un Jahmi’us Ramsey alla rincorsa del titolo di miglior marcatore del campionato -traguardo conquistato grazie anche al trentello realizzato- con l’apporto di un Francesco Candussi che, nonostante rendesse chili e dinamicità ad Anigbogu, e scendesse in campo acciaccato, ci mette comunque quello che può sui due lati del campo.
Bannan sfiora la consueta doppia doppia con 10 punti e 9 rimbalzi, ma stavolta il 2 su 8 al tiro dal campo con errori talvolta imperdonabili da sotto rende la sua prestazione sotto standard.
Davvero troppo poco da tutti gli altri, una latitanza che, se non invertita velocemente prima di sabato prossimo, sarebbe il preludio ad un inevitabile massacro.
Sarà importantissimo recuperare, almeno per Gara 2 e Gara 3, il miglior Madi Sissoko: i playoff, si sa, richiedono un deciso upgrade di fisicità, ed il maliano in questo senso costituirebbe un indispensabile boost. Il suo rientro comporterebbe delle scelte, scelte che al momento, visto l’apporto irrisorio di molti, non sembrano poter costituire un problema.
Piace, infine, l’atteggiamento sanguigno di coach Francesco Taccetti, che chiama addirittura un time out dopo nove secondi nel secondo quarto per urlare tutta la sua rabbia per l’ennesimo errore difensivo dei suoi giocatori salvo poi scaraventare a terra la lavagnetta ed allontanarsi dalla panchina dopo pochi istanti.
Non piace, però, la sua difficoltà nel riuscire a trovare la chiave per svoltare la prestazione difensiva, soprattutto alla luce del fatto che pick and roll e taglio backdoor erano da un lato il leit motif costante dell’attacco lombardo, dall’altro il costante punto debole della difesa biancorossa, costantemente ed invariabilmente distratta sempre sugli stessi movimenti degli avversari. Non essere riuscito a trovare un piano B e non essere riuscito a trasmettere sicurezza.
Ora arriva un’intera settimana da dedicare al percorso di avvicinamento alla post season (Gara 1 si disputerà a Brescia sabato 16 maggio), ma sarà anche una settimana fondamentale per il futuro della pallacanestro di vertice a Trieste, con l’atteso quanto fantomatico colloquio on line fra il presidente della Regione Fedriga e Paul Matiasic, dal quale non potranno che uscire notizie un po’ più certe anche se, come l’ultimo incontro in municipio fra GM e Sindaco insegna, nulla si possa dare per scontato.
E poi il consiglio federale di mercoledì in cui verrà ratificato il trasferimento di Cremona a Roma e (sebbene già questo sia un avvenimento sufficientemente triste) si spera null’altro.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna