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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
GERMANI BRESCIA 98 – PALLACANESTRO TRIESTE 75 Parziali: 32-25 / 21-19 // 18-16 / 27-15 Progressivi: 32-25 / 53-44 // 71-60 / 98-75
Germani Brescia: Bilan 6, Ferrero 0, Doneda 0, Santinon 0, Della Valle 25, Ndour 16, Burnell 12, Ivanovic 17, Mobio 2, Rivers 20, Cournooh 0.
Coach: M. Cotelli. Assistenti: G. Alberti, A. Lotesoriere
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 5, Ross 19, Deangeli 0, Uthoff 11, Ruzzier 2, Sissoko 5, Candussi 4, Iannuzzi n.e., Brown 6, Brooks n.e., Moretti 3, Ramsey 20. Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer
Arbitri: V. Grigioni, S. Noce, F. Cassina
BRESCIA – Tre vittorie consecutive, una valanga di punti segnati, un atteggiamento finalmente positivo ed una organizzazione di gioco che, sebbene poco più che embrionale, cominciava a mostrare i primi segni di personalità, hanno evidentemente drogato le aspettative per una squadra che, invece, si dimostra ancora una volta lontanissima da quella immaginata (e sognata) in estate.I soliti 32 punti incassati nei primi dieci minuti, le solite rotazioni che a noi profani appaiono poco meno che cervellotiche, l’incapacità di reggere lo sforzo mentale e fisico per recuperare un gap ancora recuperabile per più di tre-quattro azioni consecutive e, soprattutto, una gestione difensiva risibile in ogni suo singolo aspetto, dimostrano come la Trieste di inizio novembre, ad un mese dall’inizio del campionato, non abbia ancora nemmeno lontanamente le caratteristiche per poter competere a livelli che superino la mediocrità.
Dopo Trapani (che perlomeno si era imposta di poco al termine di una partita comunque giocata male) e Venezia, il team di Gonzalez incappa in un’altra serata-incubo contro una delle eccellenze del campionato, ognuna delle quali è abile nel mettere a nudo quelli che sono i difetti strutturali, ed ormai cronici, di questo roster. Mettiamoci anche l’atteggiamento, quello che porta Jason Burnell, sul +20, a gettarsi a terra a muso duro per recuperare un pallone dalle mani di Colbey Ross e protestare per la rimessa assegnata a Trieste, mentre sulla panchina opposta il trio del coaching staff biancorosso se ne sta semi disteso sulle poltrone a disquisire sconsolato apparentemente disinteressato al garbage time nel quale la sua squadra si dimostra perfettamente a proprio agio gettando palloni al vento a ripetizione, e si comprende come, oggi, la differenza finale sul tabellone del Pala Leonessa descriva con la precisione di una foto a 24 megapixel la differenza tout court fra le due squadre in campo.
E dire che la serata a Brescia inizia pure con il piede giusto, con Trieste che perlomeno ci mette determinazione e concentrazione, trovando con il suo quintetto base soluzioni semplici con continuità e riuscendo nella propria metà campo a contenere sia Bilan (sistematicamente raddoppiato lontano dal ferro) che Della Valle.
Poi, dopo essere stati in vantaggio anche di 9 punti, a metà primo quarto accade quello che nessuno si aspetta. O, perlomeno, si aspetta perché già accaduto, ma si augura che non accada necessariamente di nuovo: il coach non inizia a ruotare il quintetto “annacquandolo” un giocatore alla volta, ma decide di ripetere l’esperimento che con l’Igokea aveva anche retto, quello di stravolgere completamente il roster inserendo tutti gli italiani con Uthoff.
Ma, come anche le scalinate del PalaTrieste avevano compreso, Brescia non è l’Igokea. Coach Cotelli ringrazia, e la Germani con Burnell, Ndour e Ivanovic penetra nel pitturato come una lama calda nel burro, trovandosi ripetutamente libera di pescare l’uomo completamente libero sotto canestro, dimenticato come sempre nel pick and roll oppure ogni singola volta che taglia dal lato debole.
Difetti difensivi, peraltro, evidenziati dal primo minuto della prima partita di pre season, e che non accenna nemmeno minimamente ad andare verso una soluzione. L’inevitabile break consente agli uomini di casa di ribaltare completamente l’inerzia e di prendersi il vantaggio in doppia cifra che poi difenderanno con una facilità disarmante nei restanti trenta minuti.
Trieste ha un rigurgito di qualità solo in apertura di ripresa, quando dal -9, approfittando di un paio di minuti di svagatezza bresciana, ricuciono fino al -3, senza dare però praticamente mai l’impressione di poter veramente ribaltare l’incontro.
Ed infatti, senza scomporsi particolarmente, gli uomini di Cotelli smorzano sul nascere ogni velleità ospite rimettendo i biancorossi nell’angolo nel quale li avevano relagati nel primo tempo.
Sono sufficienti tre azioni per scavallare nuovamente la doppia cifra e mettere la parola fine ad ogni discorso quando il cronometro recita ancora -16 minuti alla fine. Non che non ci fosse più il tempo, non che il divario fosse incolmabile (lo diventerà solo nel garbage time finale), semplicemente Brescia si rimette a giocare come sa, trovando soluzioni semplici ad altissima percentuale, ferendo sanguinosamente Trieste anche lì dove Trieste aveva dimostrato uno dei suoi pochi punti di forza, quello di andarsi a cercare, trovandoli, una caterva di falli a favore e di conseguenza di tiri liberi concessi.
Stavolta, invece, è proprio la Leonessa a graffiare: 18 su 18 dalla linea della carità, contro il 61% su 13 tentativi concessi a Trieste.
In queste ultime due settimane era il dubbio più ricorrente ed anche quello dalla risposta più semplice: d’accordo, questa squadra ha tantissimi punti nelle mani ed è capace con facilità e continuità di andare vicina, ed anche oltre, i 100 punti a partita.
Ma cosa succederà quando, per un motivo o per l’altro, il meccanismo offensivo si incepperà o sarà limitato dagli avversari? La risposta è ovvia: è indispensabile reggere l’urto in difesa. E questo, la squadra triestina non è letteralmente mai riuscita a farlo, nemmeno contro Udine, Treviso e Igokea.
La serataccia in Lombardia non fa che confermare ciò che pareva lapalissiano già alla vigilia.
L’attacco biancorosso, contro Brescia, smette infatti di correre, smette di ragionare, smette di costruire tiri sensati ed in ritmo.
Viceversa, torna ad affidarsi alle invenzioni estemporanee di giocatori che perlopiù litigano ostinatamente con il canestro.
Quasi niente arriva da Markel Brown, quasi niente più un po’ di irritanti palle perse da Toscano Anderson.
Colbey Ross, perlomeno, pur giocando alla Colbey Ross delle ultime settimane, pur cercando assistenze con cervellotici lob sotto canestro inevitabilmente preda della selva di mani dei difensori, segna una ventina di punti con ottime percentuali, limita il numero di palle perse e, soprattutto, è l’ultimo ad arrendersi.
Ramsey è il solito caterpillar da venti punti con il 70% da due, anche se il suo primo passo rimane devastante quando punta Della Valle, ma trova pane per i suoi denti quando tenta di penetrare saltando Jason Burnell.
Jahmi’us colleziona comunque un buon 22 di valutazione che lo pone ben al di sopra della sufficienza.
Poco, pochissimo, da tutti gli altri. Nell’atteso confronto con Bilan, Mady Sissoko ne esce con le ossa rotte, non tanto per il confronto diretto, quanto per l’efficacia dei due nell’economia della squadra: il gap di esperienza è al momento abissale e non può essere certo colmato solo dalla strabordante esuberanza atletica del maliano.
Ma è tutta scuola, il buon Mady non potrà che fare tesoro di questa serata in aula.
Qualcosa arriva da Jarrod Uthoff, che però naufraga con il quintetto di rincalzo nel primo quarto, nel quale prevale impotenza e frustrazione più che leadership e guida della squadra: del resto il compito che gli viene assegnato a fianco di Deangeli, Ruzzier, Moretti e Candussi esposto per metà quarto ad una squadra che sì, ruota i propri uomini, ma non rinuncia mai a uno o due fra Ivanovic, Della Valle, Burnell, Revers e Ndour è di quelli da impresa epocale.
Pesante, in un ruolo nel quale Brescia è oggettivamente debordante, l’assenza perdurante di Jeff Brooks, lontano dal campo ormai da un mese.
Da comprendere, invece, il mancato rientro in campo di un Davide Moretti che nei soli cinque minuti trascorsi sul parquet si è perlomeno dimostrato l’unica guardia con la propensione a guardare il canestro.
Nel caso in cui il suo mancato impiego nella ripresa derivasse da un riacutizzarsi del malanno alla caviglia, sarebbe un altra pesante tegola in vista dell’imminente sfida con Tortona di mercoledì prossimo.
Non resta che affidarsi alle parole di Israel Gonzalez al termine dell’incontro, il quale evidenzia come ogni processo di crescita, compreso quello dimostrato da Trieste nelle ultime settimane, non segua un percorso in linea retta ma sia caratterizzato da alti e bassi, e quello con Brescia è indubbiamente un basso (che pare più un abisso, ndr).
Un suggerimento a coach Gonzalez, già che lo citiamo, ci sentiamo -molto umilmente- di darlo: non è certo necessario arrivare agli eccessi verbali e fisici di allenatori sul genere di Željko Obradovic, anche perché sappiamo bene che certi comportamenti non sono nelle corde del coach basco, e comunque sono tagliati su misura solo per personaggi come Željko Obradovic.
Ma quando appare evidente che, pur a partita ampiamente persa ed irrecuperabile, la tua squadra ha bisogno di una scossa, anzi di una vera scarica di defibrillatore che le impedisca di naufragare in passiva attesa della doccia, è necessario mettere entrambi i piedi in campo, magari prendere un tecnico o finire la partita afoni per ciò che si è urlato durante l’ultimo time out.
Senza necessariamente assumere un colore rosso pompeiano, senza ricorrere al turpiloquio, senza farsi esplodere la carotide, senza manate sul parquet, senza calci alla panchina, ma un sonoro e chiaro richiamo di orgoglio e di amor proprio, quando ci vuole, ci vuole.
Non è il momento, però, di abbandonarsi a pessimismo o, peggio, ricalarsi nel pessimo clima da caccia alle streghe che ha caratterizzato il mese di ottobre: per dimostrare che ad un basso segue un alto c’è già un’ottima occasione, l’imminente sfida con Tortona di mercoledì 12 novembre.
Si torna al PalaTrieste che mai come stavolta è chiamato al suo ruolo di sesto uomo.
A proposito… chissà se l’ineffabile Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive catalogherà come pericolosa la trasferta della temibile orda di violentissimi tifosi piemontesi impedendo loro di seguire la squadra in riva all’Adriatico… non sia mai che fra famiglie e pensionati si annidi qualche becero ultrà del Derthona Football Club….
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna