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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

EA7 Emporio Armani Milano 86 – Pallacanestro Trieste 78         Parziali: 18-16, 28-22, 21-8, 19-32     Progressivi: 18-16, 46-38, 67-46, 86-78

EA7 Emporio Armani Milano: Mannion 3, Ellis 10, Tonut n.e., Bolmaro 15, Brooks 8, Leday 4, Ricci 2, Flaccadori n.e., Guduric 7, Diop 8, Shields 20, Nebo 9.
Coach: G. Poeta. Assistenti: A. Seravalli, E. Kovacic.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 3, Ross 14, Cinquepalmi n.e., Deangeli 0, Uthoff 12, Ruzzier 2, Candussi 10, Iannuzzi n.e., Brown 6, Moretti 0, Bannan 11, Ramsey 10. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.

Arbitri: E. Gonella, G. Bettini, M. Attard.

MILANO – La Pallacanestro Trieste conclude con un eloquente 0-3 (che si allunga a 0-4 se includiamo la partita con Venezia di qualche settimana fa) il trittico che l’ha vista opposta, in tre confronti consecutivi, alle prime della classe.
Se queste partite dovevano dare una risposta sul livello di miglioramento raggiunto dalla squadra nel tentare di ricucire il gap che l’ha costantemente separata dall’eccellenza in questa stagione, tale risposta è arrivata piuttosto chiara, sebbene queste siano necessariamente considerazioni parziali che potranno magari subire un fine tuning da qui all’inizio della post season.
Ciò che è oggettivo è comunque il fatto che, fatta eccezione dell’exploit del novembre scorso proprio contro Milano, la squadra di coach Taccetti abbia perso due volte con Bologna, due con Brescia, due con Venezia, due con Milano (considerando il quarto di finale di Coppa Italia), una con Tortona ed una, in modo pesantissimo, con Reggio Emilia, senza tornare a Trieste nemmeno una volta con i due punti da una trasferta.
Considerando che per superare almeno il primo turno dei playoff sarà obbligatoriamente necessario vincere almeno una partita lontano dal PalaTrieste, è evidente come sia ancora necessario un deciso salto di qualità, a cominciare da una mentalità che è tornata ad essere quella di un pulcino spaurito davanti a lupi famelici, soprattutto nei momenti decisivi delle partite specialmente in trasferta.
Anche contro Milano, stavolta nel terzo quarto, davanti ad una accelerazione nemmeno irresistibile degli uomini di Poeta, che continuano a sparacchiare un po’ a salve ma alzano l’intensità difensiva e si affidano alle invenzioni di un inarrestabile Bolmaro, i giocatori triestini si inceppano, smettono di costruire in attacco, rimangono vittime del solito circolo vizioso fatto di errori e frustrazione, che genera altri errori ed infine altra frustrazione che assomiglia ad una resa.
In ultima analisi, ad una giornata dalla fine della stagione regolare, pare innegabile che la squadra abbia performato di gran lunga sotto le attese, anche rispetto a pronostici che la vedevano unanimemente in grado di poter lottare, se non per il titolo, almeno per un ingresso nelle final four di LBA.
La ventinovesima è una giornata che fornisce già le prime sentenze: la Virtus Bologna è infatti già matematicamente prima. Sassari, con la sconfitta casalinga proprio contro Bologna, retrocede in A2.
Udine e Cremona sono matematicamente escluse dai playoff, mentre l’ottavo posto è ancora possibile per Trento.
Ed inoltre, Trieste non potrà più arrivare quinta o sesta, però con una vittoria su Cremona blinderebbe il settimo posto che con ogni probabilità le metterebbe di fronte nuovamente Brescia nei quarti di finale dei playoff, avversaria che oggettivamente costituirebbe il male minore se l’alternativa fosse costituita da Bologna o Milano.
La partita di Milano ricalca nella sostanza quella persa una settimana prima a Bologna. Trieste ci prova, tiene botta per qualche minuto, riesce anche rimanere per qualche possesso avanti nel primo quarto in un confronto che non regala particolari virtuosismi, con entrambe le squadre ad esibirsi in una prestazione inguardabile da fuori.
Ma se per Milano le percentuali agghiaccianti da tre (ben sotto il 20%) sono un problema relativo, dal momento che la soluzione da oltre l’arco è marginale in un piano partita che prevede di violentare il pitturato triestino orfano di Madi Sissoko (unico che per stazza sarebbe in teoria in grado di arginare l’esuberanza, i chili ed i centimetri di Nebo e Diop), per la squadra di Taccetti non performare da tre è un rebus irrisolvibile.
Trieste prova a costruire anche conclusioni credibili, ma davvero al Forum non è serata. E se Trieste non riesce a sviluppare un gioco veloce in transizione e non riesce a sboccarsi da lontano, la luce inesorabilmente si spegne, perché quando prova velleitariamente ad attaccare il ferro viene inesorabilmente brutalizzata. Milano, senza la necessità di strafare, con semplicissimi giochi dentro fuori, con penetrazioni inarginabili da una difesa troppo disorganizzata, con servizi sotto canestro a uomini che a causa delle rotazioni difensive troppo lente si trovano a fronteggiare avversari a cui rendono 20 centimetri e 30 chili, ha così modo di allungare allontanandosi nel punteggio con gap che accarezzano la doppia cifra, distacco che però a metà partita, in un mondo normale, sarebbe del tutto irrilevante. Ma i terzi quarti triestini in questa stagione non sono un mondo normale: i biancorossi -oggi all white- sono troppo poco cattivi, troppo poco scaltri, sbagliano a ripetizione, perdono palloni, assistono impotenti all’ennesima esibizione sconclusionata di Ramsey sui ventotto metri ed a quella offensivamente ininfluente di JTA. Il break arriva inevitabile, quasi per inerzia, e pone fine ad ogni discorso sul risultato con una quindicina di minuti ancora sul cronometro.
Che poi nel quarto quarto si risvegli Uthoff anche da tre o che Ramsey torni in corsa per l’Antonello Riva Trophy nel garbage time, serve tutto sommato a poco se non a mettere a punto meccanismi ed automatismi.
Trieste prova anche ad aumentare la pressione difensiva, ma sarebbe necessaria più intensità, più cattiveria, magari facendo sentire maggiormente gomiti e mani sui corpi degli avversari, spendendo qualche fallo in più quando insperabilmente lo svantaggio si dimezza tornando teoricamente colmabile.
Ma non accade nulla di tutto ciò: la prestazione triestina rimane sostanzialmente piatta, senza fiammate, prevedibile e facilmente controllabile per gente che, invece, di cattiveria ce ne mette pure troppa come Leandro Bolmaro.
La bomba finale da otto metri di Ross serve solo per riportare lo svantaggio sotto la doppia cifra, consolazione davvero magrissima.
A salvarsi nella trasferta ad Assago sono il solito Bannan (che però sul pullman del ritorno probabilmente si sognerà la schiena di Bolmaro e Shields o i timbri di Leday da mezzo metro sopra la sua testa).
L’australiano ci mette la solita voglia, combatte come un leone sotto canestro sui due lati del campo, tendenzialmente si fa trovare pronto a ricevere l’assist quando taglia dritto per dritto oppure riceve il pallone da rollante. E’ preciso dalla lunetta e prende il tempo agli avversari a rimbalzo, è uno dei pochi elementi di ottimismo in vista di playoff che, a questo punto, difficilmente vedranno nuovamente all’opera Madi Sissoko, o almeno la miglior versione del maliano.
Buone anche le prestazioni Colbey Ross, unico a dare una scossa in regia donando imprevedibilità in attacco ad una squadra altrimenti troppo prevedibile, e, almeno per atteggiamento se non per efficienza statistica, un Markel Brown apparso più stanco del solito.
Il finale di partita di Uthoff, sebbene ininfluente per il risultato, potrebbe restituirgli un po’ di fiducia nei propri mezzi: due o tre conclusioni delle sue dalla media distanza, un paio di triple, tanti minuti in campo, una difesa con ampi margini di miglioramento ma al limite della decenza.
Disastroso per tre quarti Jahmi’us Ramsey, il cui bottino finale di punti non deve ingannare. Primo tempo da cancellare, con difesa da film horror e litigio perenne con il ferro. Secondo tempo in crescita in attacco, ma trascorso da spettatore non pagante delle scorribande di Bolmaro, Shields ed Ellis.
Ininfluente la prestazione di tutti gli altri, eccettuata qualche fiammata in attacco di Francesco Candussi.
Non è giudicabile il minuto in campo di Moretti, che se non altro ha riassaggiato il parquet dopo mesi in una partita ufficiale. Da lui sarà necessario un apporto ben diverso. Inspiegabile, invece lo scarsissimo impiego di un fighter come Lodo Deangeli, nel momento migliore della sua stagione, che come arma tattica avrebbe potuto costituire un game changer.
Ora è indispensabile cogliere l’ultima vittoria nel derby fra le due squadre più chiacchierate negli ultimi tre mesi per vicende ben diverse dalle prestazioni sul campo. Una vittoria che blinderebbe il settimo posto riportando in pareggio il bilancio W/L e che darebbe il giusto abbrivio alla post season.
Sperando che, magari, in settimana possano arrivare da oltre oceano notizie che diradino almeno un po’ la fitta nebbia calata sul mondo del basket triestino.

(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna