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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 80 – NHSZ-Szolnoki Olajbányász 89 Progressivi: 13-22 / 36-44 // 66-70 / 80-89 Parziali: 13-22, 23-22, 30-16, 14-19.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 10, Ross n.e., Deangeli 9, Uthoff 15, Ruzzier 3, Sissoko n.e., Candussi 3, Iannuzzi n.e., Brown 7, Brooks 4, Moretti 11, Ramsey 18. Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
NHSZ-Szolnoki Olajbányász: Darthdard 33, Barnes 0, Holt 4, Molnar 0, Rudner 9, Krnjajski 8, Skeens 17, Horvath n.e., Somogyi 12, Vrabac 6.
Coach: V. Bosnic. Assistenti: T. Mandoki, A. Pasalic.
Arbitri: G. Salins, P. Pesic, Y. Yilmaz.
TRIESTE – Partiamo dal presupposto più evidente: la serie Trento-Miskolc-Trieste-Cantù-Miskolc (le ultime due in arrivo), preceduta dal dispendioso Monday Night casalingo con la Virtus ad un ritmo di una partita ogni 48 ore, questo roster pesantemente menomato da settimane -e chissà ancora per quanto tempo- composto da Brooks (36 anni), Brown (33), Ruzzier, Toscano Anderson e Uthoff (32), Candussi (31), con le rotazioni ridotte a 9 giocatori -ma con i minuti concessi a Candussi e Moretti che non superano i dieci per partita- non è letteralmente più in grado di reggerlo.
Che il doppio impegno sarebbe stato probante, probabilmente penalizzante su uno o entrambi i fronti, era un rischio piuttosto evidente già da principio, era più che altro una probabilità vicina alla certezza anche con la squadra al completo.
Che gli infortuni facciano parte del gioco, e non risparmino alcuna squadra in nessuna stagione è risaputo. Certo, vedersi privati così a lungo dell’asse play-pivot titolare nel momento clou della stagione pare un accanimento della malasorte, ma l’eventualità -visti anche i precedenti della passata stagione- non è mai da escludere.
Certo, si può adottare una politica attendista, è lecito -anche alla luce della provenienza monodirezionale dei capitali- decretare chiuso o rimandare il mercato alla luce dei cospicui investimenti già effettuati in attesa che gli eventuali obiettivi diventino realmente raggiungibili, si può anche perseguire con talebano accanimento a riporre fiducia nella conduzione tecnica. E’ impossibile ed ingeneroso, però, sorprendersi delle conseguenze.
Non sorprende, di conseguenza, il livello imbarazzante della prestazione della Pallacanestro Trieste nel ritorno dei play-in di BCL, preceduta a dire la verità dall’inaspettato sussulto in trasferta di poche ore prima, pagato evidentemente a carissimo prezzo in termini di energie fisiche e mentali.
La squadra approccia la gara più importante della stagione forse sperando nella resa a priori degli avversari (invece per nulla intimiditi, come prevedibile, dal ventello incassato due giorni prima): del resto, Trieste in campo ci mette poco più di tale speranza, camminando spaesata sia in attacco che in difesa, subendo in modo inverecondo l’attesa furia agonistica da “adesso o mai più” con la quale i modesti ungheresi (che pur potendo contare su un paio di individualità discrete complessivamente valgono forse l’Igokea) approcciano il match dal primo all’ultimo minuto.
Trieste vaga tramortita come un pugile suonato già dalla palla a due, è immobile in difesa, non riesce neanche a guardare il canestro e quando lo fa prende iniziative sconclusionate negli ultimi istanti di azione frutto di sconsiderate iniziative personali, sbagliando anche quei pochi tiri aperti che per demerito degli avversari riesce a costruirsi.
E’ distratta a rimbalzo sia in attacco che in difesa, regala una montagna di seconde e terze chance ad avversari che non si fanno pregare.
E’ il solito primo quarto da opera buffa: lo svantaggio sfiora i venti punti, quota accarezzata per quasi tutto il primo tempo salvo il sussulto dei due minuti finali che permette di ricucirlo sotto la doppia cifra riaccendendo illusorie quanto vane speranze.
L’Igo… Szolnoki rifiata per qualche minuto concedendo ai biancorossi l’unica fiammata del match con protagonisti un Lodo Deangeli commovente per impegno e abnegazione (ed anche qualità) ed un Jarrod Uthoff risvegliato dal torpore.
Con un paio di bombe di Ramsey Trieste riesce ad avvicinarsi a portata di sorpasso, ed addirittura lo centra in un paio di occasioni, senza però dare mai l’impressione di potersi impossessare dell’inerzia della partita.
Lo Szolnoki non si scompone per aver dilapidato un vantaggio cospicuo finendo inaspettatamente sotto, del resto Trieste per completare il recupero ha ormai esaurito ogni singolo joule di energia, non ne ha letteralmente più nonostante le disperate rotazioni disposte da Gonzalez atte più ad evitare l’apparizione dell’Arcangelo Gabriele sorridente sopra il tabellone davanti agli occhi dei suoi giocatori più “esperti” che per reale convinzione tecnica.
Quintetti alti vengono alternati a quelli bassi, lo scettro del playmaker di backup stavolta viene assegnato quasi sempre a JTA, talvolta a Moretti, raramente a Brown, in un paio di occasioni a Brooks ma il vorticoso master mind ha il solo effetto di confondere idee già abbastanza annebbiate.
Lo Szonloki fiuta la difficoltà dei padroni di casa, ne percepisce l’assenza di lucidità e la sua possibilità di proseguire con la sola forza della disperazione.
Tal De’Tre Darthard fa onore al suo nome di battesimo martellando con impressionante continuità dalla mattonella posta nell’angolo destro (alla quarta bomba, forse, una chiusura più lesta si poteva anche organizzare), il play Somogyi si porta a spasso mezza difesa facendosi beffe di ogni singolo avversario nel cuore dell’area andando a concludere o pescando compagni sempre, invariabilmente, desolatamente liberi di andare ad appoggiare o schiacciare a canestro.
Ed infine Skeens, come del resto all’andata, capitalizza l’assenza di opposizione sotto il ferro elevando la sua modestia a strapotere assoluto: che l’assenza di Sissoko potesse pesare si sapeva, che Skeens catturasse 23 rimbalzi in due partite, magari, è qualcosa che va oltre i peggiori presagi.
Gli ungheresi si riprendono il comando delle operazioni ed accumulano un vantaggio via via più dilatato, capitalizzando con gli interessi le 15 palle perse triestine ed i 22 (22!!) rimbalzi offensivi catturati, 42 a 29 l’impietoso confronto contro la 15esima squadra in LBA per rimbalzi complessivi.
Sono 46 le conclusioni da due tentate dai campioni di Ungheria, appena 25 quelle di Trieste.
Piano partita tanto elementare quanto efficace, fotocopia di quello tentato senza successo in Gara 1: sfruttare la superiorità fisica sotto canestro e sporcare mani addosso ogni singolo passaggio sul perimetro. Semplice, prevedibile, previsto e privo di contromisure.
Finisce fra i sonori, convinti e meritatissimi fischi di un PalaTrieste semideserto, che comunque durante la partita non ha mai smesso di sostenere la squadra anche nei momenti più indifendibili.
Nessuna contestazione, solo un civile quanto inevitabile dissenso per uno spettacolo vissuto dai pochi quanto meritevoli presenti: la BCL, in qualunque situazione, meriterebbe senz’altro di più.
La squadra di certo non ha fatto ciò che ci si potesse aspettare, nulla di diverso si può dire dei 4500 abbondanti rimasti a criticare dal divano.
In attesa dell’evitabile appendice in Ungheria con una Gara 3 che imporrà l’ennesima sfacchinata martedì prossimo (e con tutto il fardello di partire sfavoriti in una partita che non ha domani), fra poco più di 48 ore arriverà, volente o nolente, la prima sentenza: si finirà dentro o fuori le F8 di Coppa Italia.
Al Palatrieste arriva una Cantù affamata di punti salvezza, rinnovata nel roster, reduce da una tranquilla settimana di allenamenti, consapevole dei difetti tecnici e del down energetico quasi totale degli avversari.
C’è ovviamente da aspettarsi un inizio arrembante su livelli da corrida. Roba da casco e giubbotto antiproiettile…
Al netto delle disgrazie di Trapani, con una sconfitta a questo punto da prendere in serie considerazione Trieste, si troverebbe alle spalle del gruppone di centro classifica, incalzata da un’APU rinfrancata dal reintegro di Hickey ed inseguita solo dalle ultime della classe in lotta per la sopravvivenza, con davanti un girone di ritorno ricchissimo di insidie ed aggravato oltretutto dalle pesanti imbarcate subite all’andata da ognuna delle diretta avversarie. Senza Sissoko. Senza Ross.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna