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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 80 – Germani Brescia 84 Parziali: 18-22, 21-22, 15-17, 26-23. Progressivi: 18-22, 39-44, 54-61, 80-84.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 3, Ross 18, Deangeli 3, Ruzzier 0, Sissoko 8, Candussi 7, Iannuzzi n.e., Brown 18, Brooks n.e., Moretti n.e., Bannan 17, Ramsey 6. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Germani Brescia: Bilan 20, Ferrero n.e., Santinon n.e., Della Valle n.e., Ndour 12, Burnell 14, Toure n.e., Ivanovic 10, Mobio 5, Rivers 10, Cournooh 8, Nunn 5.
Coach: M. Cotelli. Assistenti: G. Alberti, A. Lotesoriere.
Arbitri: T. Sahin, A. Perciavalle, D. Quarta.
TRIESTE – Nuovo capitolo di questa serie più equilibrata di quanto ci si potesse aspettare, ma con la Germani certamente più cinica e decisamente dotata di più stoccatori letali quando le azioni si fanno decisive ed il pallone pesa una tonnellata.
La squadra di Cotelli, anche in Gara 3 come in quella precedente, rimane avanti praticamente per tutto l’incontro, però non riesce mai a scrollarsi definitivamente di dosso gli avversari in modo da potersi concedere il lusso di limitarsi ad amministrare il cronometro.
Però, in ogni singola occasione nella quale Trieste avrebbe potuto ricucire lo svantaggio ad un singolo possesso, commette qualche ingenuità: una schiacciata sbagliata, un’infrazione di passi, un paio di sanguinose palle perse, alcuni tiri liberi falliti, qualche tripla sbagliata di troppo.
Dall’altra parte, il pertugio non diviene mai una porta aperta: ogni qualvolta Trieste manca l’aggancio c’è Burnell, Bilan, Ndour, Cournooh, Ivanovic a ricacciare in gola l’urlo ai 3700 spettatori entrati al PalaTrieste per spingere la squadra ad un traguardo storico.
L’impressione è quella di un’occasione sprecata: Taccetti decide di far rientrare Mady Sissoko escludendo Jarrod Uthoff per dare maggiore fisicità al pitturato nel tentativo di arginare il clinic perenne di Miro Bilan.
Dall’altra parte, Cotelli deve rinunciare ad Amedeo Della Valle, e negli ultimi tre minuti anche a Bilan e Ndour usciti per cinque falli.
La scelta del coach triestino paga solo in parte, e solo quando in campo a ruotare ci sono insieme il maliano e Josh Bannan.
Ogni altro quintetto concede qualcosa al centro croato, che infatti chiude con 20 punti, l’80% dal campo ed il 100% dalla lunetta per un eloquente 29 di valutazione. E’ il giocatore con il quale, in assoluto, la squadra triestina si accoppia peggio in tutto il campionato.
L’assenza di Della Valle rende, se possibile, la squadra ospite di gran lunga più imprevedibile: la regia di Ivanovic è instancabile ed intelligente, capace di approfittare di ognuno degli innumerevoli piccoli difetti difensivi triestini pescando costantemente libero il compagno meglio posizionato, e le responsabilità offensive sono di gran lunga più distribuite.
Trieste può rispondere pareggiando i conti in regia con la versione di Colbey Ross più ispirata della stagione, capace di dettare ritmi vorticosi e di cercare e trovare soluzioni talvolta rocambolesche, altre volte indispensabili. Ross, con un motivatissimo Brown ed il solito Josh Bannan (giocatore di una intelligenza cestistica clamorosa, capace di svolgere, oltre ai compiti che gli vengono richiesti, anche quello di vero allenatore in campo e di equilibratore mentale quando nota che qualche compagno è sul punto di deragliare dal punto di vista emotivo) costituiscono da soli tutta la risposta di Trieste all’organizzazione di una squadra tornata ad essere profondamente consapevole della sua forza, capace di ritrovare energie che in Gara 1 e nel finale della stagione regolare parevano in chiaro declino.
Non demerita anche Sissoko, al rientro dopo settimane di fermo forzato, senza minuti nelle gambe e con l’intesa con Bannan tutta da perfezionare, sfortunato in un paio di episodi decisivi nel finale ma capace di catturare 11 rimbalzi.
Davvero troppo modesto l’apporto di tutti gli altri, specialmente di una second unit che in questa fase decisiva della stagione si sta dimostrando poco affidabile e produttiva. Dai tre italiani arriva un apporto in attacco nuovamente quasi nullo, con il solo Candussi che capitalizza un minuto e mezzo di fiammata offensiva ma non riesce in alcun modo ad arginare Bilan ed in generale fa enorme fatica sotto canestro.
Anche JTA si rimette a commettere quegli errori di troppa leggerezza che perlomeno aveva smesso di commettere nel finale di stagione, e comunque in attacco non si sblocca, pur dannandosi l’anima in difesa sugli esterni della Germani.
Chi pare la copia sbiadita del miglior marcatore della Serie A, quello che è stato (frettolosamente) definito il miglior talento offensivo mai giunto a Trieste, ma che fallisce anche Gara 3: che Ramsey soffrisse a dismisura “cagnacci” difensivi come Paiola o Burnell era chiaro, che non ne trovi contromisure e non sia mai capace di guizzi che ne elevino l’applicazione almeno in attacco contro giocatori con queste caratteristiche, almeno nei playoff, però, non ce lo si sarebbe potuto aspettare.
Ed invece il texano languisce in una sonnolenta apatia nella metà campo della Germani, prendendosi oltretutto anche molte meno conclusioni del solito, rimanendo spesso semi immobile come un casello autostradale in difesa: se Trieste vuole avere anche la minima chance di spuntarla alla distanza non potrà prescindere dal ritorno del vincitore dell’Antonello Riva Trophy, perlomeno come produzione di punti.
Due giorni e si scende nuovamente in campo per una partita che diventa decisiva: se Brescia vince raggiunge Milano, autrice dello sweep su una Reggio Emilia che si rivela per l’Olimpia un ostacolo meno ostico di quanto pronosticato alla vigilia alla luce del suo stato di forma.
Se vince Trieste, invece, si giocherà tutto lunedì sera in Gara 5, un risultato che già allungherebbe la serie rispetto a quella dell’anno scorso ma che comunque costituirebbe una delusione rispetto alle aspettative della scorsa estate.
Cosa dovrà fare la squadra di Taccetti per allungare la serie? Ormai non c’è più spazio per inventarsi nulla, probabilmente nemmeno nella scelta dei 12 che andranno a referto. Dovrà aumentare la cattiveria agonistica cercando di mantenere quella mostrata negli ultimi 5 minuti di Gara 3 per tutti i 40 minuti.
E dovrà ricominciare a giocare di squadra condividendo il pallone come magistralmente fatto in Gara 1, ma con un margine di errore ora davvero sottilissimo.
A rendere particolare l’atmosfera in questa Gara 3 è però il contorno.
Intanto, sebbene rumorosissima, l’arena non presenta di certo il colpo d’occhio delle grandi occasioni. Anzi, 3700 spettatori costituiscono il minimo storico nei playoff per Trieste da sempre (A2 compresa), e non c’è situazione societaria che tenga per dare una spiegazione a tale defezione di massa.
Ci sono piazze come Livorno ma anche Gorizia in Serie B, Pesaro, per non parlare di Bologna in A2, che per affluenza fanno impallidire quella che si autodefinisce una città di pallacanestro, ma che invece è capace soprattutto di celebrare sé stessa senza ritenere di dover mai dimostrare qualcosa.
Perlomeno la Curva Nord, non si sa in seguito a quali rassicurazioni ricevute, ha desistito dal suo intento scioperante ed ha tenuto alti i decibel.
Tutto questo non può finire… già, ma cosa?
Il peggiore in campo è…. il campo stesso: esattamente come un anno fa, contro la stessa avversaria nei playoff, l’impianto di illuminazione decide di dimostrare la propria inadeguatezza in diretta TV, spegnendosi prima di un “and one” di Candussi (che sbaglia il tiro libero supplementare al rientro in campo) e spegnendo di conseguenza l’abbrivio con il quale Trieste si era ripresa l’inerzia in apertura di quarta frazione.
Impianto oggettivamente ormai inadeguato ai tempi, datato ed oltretutto costosissimo: il nuovo corso triestino, se ce ne sarà uno, dovrà iniziare proprio da un profondo ripensamento dell’impianto.
Ed infine lui, il protagonista invisibile ma presente, il villain designato della vicenda, l’uomo le cui parole sono le più attese dopo l’annuncio in diretta dei cantanti di Sanremo. Paul Matiasic c’è ma non si vede, annunciato da un tam tam mediatico rigorosamente underground, visto che la visita di un presidente che viene a vedere la sua squadra battersi nei playoff, che sarebbe normale ad ogni latitudine, qui da noi viene trattata nello stile da lui voluto da sei mesi a questa parte: il più totale ed ostinato mutismo.
Poco male, in un paesone come Trieste tutti sanno tutto di tutti, e la sua misteriosa presenza, accompagnata da uno stuolo di pretoriani fra addetti alla sicurezza, Digos, guardie del corpo, steward, Secret Service e Delta Force era stata ampiamente annunciata.
Presenza perlopiù ignorata da tutti, se si eccettua un ironico striscione della curva evidentemente realizzato durante la partita, l’invito a pagare le bollette durante il black out e qualche fotografia rubata a rischio della propria incolumità dai fotoreporter presenti in campo (neanche si volesse abolire la vista oltre che l’udito): nessuna contestazione, nessun insulto, nessuna protesta diretta a lui.
Cosa il suo entourage temesse, in un palazzetto che sarà pure spazientito e semivuoto, ma rimane fra i più civili in Italia, non è dato sapere.
Dopo un pomeriggio passato a far visita al Presidente della Regione ed al Sindaco, incontri il cui contenuto viene raccontato da Club ed istituzioni come lo racconterebbe il monoscopio notturno di TeleCapodistria, Matiasic (che a quanto si sa ha scelto di alloggiare nell’amata terra delle origini della sua famiglia) assiste alla partita ben nascosto all’interno del tunnel degli spogliatoi, probabilmente più per scelta della sicurezza che sua.
Cosa sia venuto a fare di persona a Trieste si saprà, forse, fra qualche giorno a playoff conclusi. Se non sarà di troppo disturbo.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna