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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 110 – Guerri Napoli Basket 84 Parziali: 38-23, 32-22, 20-22, 20-17 Progressivi: 38-23 / 68-50 // 90-67 / 110-84
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 18, Colbey 14, Cinquepalmi 2, Deangeli 4, Uthoff 9, Ruzzier 0, Sissoko 14, Candussi 3, Iannuzzi 5, Brown 17, Brooks n.e., Ramsey 24. Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Guerri Napoli Basket: Flagg 24, Mitrou-Long 11, El-Amin 9, Faggian 0, Gloria n.e., Treier 3, Gentile 0, Simms 4, Esposito n.e., Totè 13, Bolton 20.
Coach: A. Magro. Assistenti: F. Cavaliere, C. Caird.
Arbitri: S. Lanzarini, S. Marziali, M. Catani.
TRIESTE – Le vie di mezzo evidentemente non appartengono alla Pallacanestro Trieste in questa stagione.
Dopo appena tre giorni dalla disfatta senza attenuanti contro Gran Canaria, dalla quale era uscita l’immagine di una squadra scarica, indolente e frustrata ai limiti della demotivazione (senza citare i conseguenti disastri tecnici sui due lati del campo), i biancorossi si concedono una serata da showtime contro Napoli, pareggiando il record ogni tempo di punti segnati in metà partita detenuto da Varese e Trapani, ed in generale dando l’impressione di essere tornati a divertirsi e divertire.
Certo la squadra di Gonzalez è brava nell’approfittare di una prestazione di Napoli che la fa assomigliare da vicino alla versione triestina in troppe trasferte di quest’anno (lenta, prevedibile, svagata, imprecisa), ma oggettivamente ci mette anche tantissimo del suo: ad esempio, torna a condividere la palla, distribuendo le responsabilità offensive, cercando costantemente la soluzione a più alta percentuale, martellando in modo imprevedibile e con continuità da fuori ed in penetrazione, catturando pure una discreta quantità di rimbalzi in attacco ed in generale vincendo nettamente sfida sotto il tabellone.
Sono ben 5 i giocatori che vanno in doppia cifra, con il solo Michele Ruzzier a non sporcare il tabellino (del resto ha sbagliato l’unico tiro tentato in soli 13 minuti sul parquet), 11 i rimbalzi catturati più degli avversari, addirittura 28 gli assist, il tutto impreziosito dalla prepotente doppia doppia da 14+10 realizzata da un Mady Sissoko per nulla impressionato dal confronto con uno spaesato Leonardo Totè, ed anzi sempre più confidente e sicuro di potersi fidare del ginocchio infortunato.
Il tombale 143 a 74 di valutazione finale lascia davvero pochi spazi di discussione su un dominio durato dalla prima palla a due alla sirena finale.
Una partita nella quale la spallata triestina iniziale da 9-0 si rivela, per la prima volta in questa stagione, anche quella definitiva: era necessario attendere 20 partite per assistere ad una prestazione costante per 40 minuti, senza il canonico quarto inesorabilmente regalato agli avversari (con conseguenze spesso letali).
Trieste stavolta si prende subito l’inerzia e non la molla più, nemmeno quando a partita vinta schiera Cinquepalmi e Iannuzzi insieme contro il quintetto base di coach Magro, dal canto suo per nulla intenzionato ad uscire dal Palatrieste con una umiliazione che Napoli e lui stesso non si possono permettere a questo punto della stagione senza indurre provvedimenti da parte della società.
Anzi, i due giovani mostrano personalità e si fanno trovare pronti quando Colbey Ross decide di mandare a canestro anche loro.
Iannuzzi, con una guardia asfissiante su Stefano Gentile ne lede la maestà provocandone una reazione stizzita costata un fallo antisportivo: 7 i minuti concessi al 2006 ex Reyer, finalmente minuti “veri” che donano consapevolezza e fiducia, un reale tesoretto da preservare per il proseguimento della stagione.
Volendo cercare il pelo nell’uovo, o meglio un aspetto che continua a lasciare perplessi soprattutto in vista del quarto di finale contro Milano, è una fase difensiva che soprattutto nel primo tempo mostra i difetti di sempre: enorme difficoltà nel difendere il pick and roll avversario e ripetute distrazioni nell’accorgersi del taglio dal lato debole, che troppo spesso si traduce nella ricezione del pallone sotto canestro da parte dell’avversario che la va a depositare senza opposizione o tirando in testa al difensore che nelle rotazioni è quasi sempre quello sbagliato, anche perché Sissoko si trova spesso lontanissimo dal canestro.
Poi, ovviamente, quando tiri con quasi il 70% da tre e realizzi 11 triple in venti minuti, prendi tutti i rimbalzi e metti a referto 70 punti a metà gara contro avversari che non centrerebbero la Costa Magnifica dal Molo Bersaglieri, puoi anche permetterti di difendere come se fossi all’All Star Game dell’NBA senza subire alcuna conseguenza.
Però Milano costruisce le sue vittorie soprattutto in difesa, e quindi una prestazione del genere nella metà campo offensiva per Trieste non sarà quasi certamente replicabile a Torino giovedì prossimo: quindi, tornare a difendere come questa squadra ha dimostrato di poter fare in molte delle partite disputate a gennaio, sarà vitale se si vorrà cullare la chance di arrivare in semifinale.
Per una volta, la squadra triestina dimostra anche saldezza mentale nel riuscire ad amministrare una gara che pareva finita al ventesimo minuto sul +25, ma che (ricordandosi cos’era successo ad esempio a Tortona non più di due settimane fa) nascondeva ancora qualche insidia in caso di distrazione o di blocco in attacco.
Ed invece Colbey Ross gestisce sapientemente i ritmi, accelerando raramente e solo quando intuisce lo squilibrio della difesa avversaria, con il gap che flirta costantemente con i 20 punti senza dare letteralmente mai l’impressione di poter essere limitato fino a distacchi razionalmente colmabili.
Trieste si blocca da tre punti tornando ad abbassare la propria media da oltre l’arco su livelli consueti, ma trova i canestri che servono da sotto con Sissoko e con le inarrestabili penetrazioni di Ramsey (una sua finta di partenza da un lato e controfinta con partenza dall’altro fa rischiare la scavigliata al malcapitato Mitrou Long), è precisa dalla linea dei tiri iberi (Toscano Anderson è intelligente nell’andarseli a procurare con continuità attaccando sistematicamente uno contro uno avversari che fisicamente contro di lui pagano dazio), trova anche qualche inconsueta conclusione dalla zona “non paint two”, quella fuori dal pitturato ma all’interno della linea dei 6,75, con Uthoff, Brown e lo stesso Ross.
I biancorossi corrono solo quando partono in contropiede, e stavolta lo possono fare spesso considerate le 16 palle perse da Napoli (di cui ben 13 recuperate da Trieste fruttati altrettante transizioni offensive), risultando di conseguenza anche spettacolare per i quasi 5300 spettatori accorsi al Palatrieste anche il giorno di San Valentino in un sabato di pioggia, nonostante tutto e tutti.
In una partita in cui l’apporto arriva letteralmente da tutto il roster, con il non secondario ritorno di Colbey Ross a livelli di intelligenza cestistica più consoni alla sua storia, ad eccellere in tutti gli aspetti sui due lati del campo sono le prestazioni dei due “grandi vecchi”, in realtà due leader di livello assoluto: sia Markel Brown che Juan Toscano Anderson spiegano basket sui 28 metri, difendono mani addosso piegati sulle gambe, sono devastanti in attacco, sono dotati di tempismo e coordinazione, freschezza atletica e cattiveria in quantità tale da essere sufficiente per tutta la squadra.
Ottenere anche da loro un po’ di costanza, magari contemporanea, sarebbe un ottimo primo passo per poter guardare con ottimismo a questo ultimo terzo di stagione regolare.
Serata di grazia, dunque, che lascia il grande dubbio sui motivi di tale andamento imprevedibile del rendimento e dello stato mentale, del focus e dei risultati, tutte curve estremamente volatili durante la stagione oltretutto non necessariamente coincidenti: sono arrivate vittorie giocando male e mostrando poca attitudine, sono arrivate sconfitte dopo partite giocate alla grande, ma non mostrando mai una costanza che duri più di due incontri di seguito.
Di conseguenza, diventa praticamente impossibile capire quale sia il vero volto di questa squadra.
Una costante, in realtà, c’è: ogni qualvolta il nome di Israel Gonzalez finisce alla ribalta prima di partite “da ultima spiaggia” per la tenuta della sua panchina (voci che non sappiamo quale attendibilità possano aver avuto in seno al club, ma che si sono levate potenti anche durante questa settimana), arriva una bella vittoria, una grande prestazione, o anche solo due punti importanti capaci di accantonarle per un po’. Almeno fino alla prossimo desolante schianto…
Quando va oggettivamente tutto bene, anche sotto canestro dove Sissoko e lo stesso Candussi bastano e avanzano per avere la meglio sul solo Totè (assente Caruso), passa quasi inosservata l’ennesima quanto imprevista tegola dell’ultimo minuto: Jeff Brooks in giornata avverte dolore alla caviglia che lo aveva fermato ad inizio stagione, e preferisce essere preservato e tenuto a riposo.
Ovviamente dovrà essere effettuato qualche approfondimento medico, ma è abbastanza probabile che lo stesso Brooks, lo staff medico e la società abbiano convenuto sull’importanza di avere il giocatore a disposizione a Torino piuttosto che rischiare danni peggiori schierandolo contro Napoli.
Blindato il sesto posto e riavvicinato il quinto grazie al turno di riposo che deve ancora osservare Tortona, ora può ufficialmente iniziare l’operazione Coppa Italia. Quale versione della Pallacanestro Trieste scenderà in campo alle 20:45 di giovedì prossimo è probabile che potremo scoprirlo solo quando verrà alzata la prima palla a due.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna