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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 77 – Fitness First Würzburg Baskets 90 Progressivi: 16-24, 21-17, 12-27, 28-22
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 0, Ross 17, Cinquepalmi n.e., Deangeli 0, Uthoff 11, Ruzzier 2, Candussi 0, Iannuzzi 1, Brown 16, Brooks 13, Moretti 3, Ramsey 14. Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Fitness First Würzburg Baskets: Herzog 3, Saffer 4, Carr 11, Mintz 15, Ivey 16, Schwieger 2, Skladanowski 2, Stove 9, Edigin 2, Thompson 13, Pjanic 4, Mueknat 9. Coach: S. Filipovski. Assistenti: D. Mihevc, M. Wit, R. Scekic.
Arbitri: M. Vulic, I. Kounelles, B. Zupancic.
TRIESTE – Della serie: non c’è una via di mezzo. In due mesi si è passati da rotazioni vorticose con quintetti diversi ogni due minuti ad una partita nella quale Gonzalez spreme fino all’esaurimento gli stessi cinque uomini (che domenica dovranno andare a provare a vincere una partita fondamentale a Varese) senza peraltro ottenere pressoché nulla dalla second unit nei pochi sprazzi nei quali il coach rivolge lo sguardo alla panchina.
Certo, l’assenza di Sissoko, quella di fatto di Toscano Anderson (volontaria o no, sono sempre solo 2 minuti e mezzo concessi tutti nel primo quarto al giocatore più costoso degli ultimi trent’anni) e quella forzata di un Candussi influenzato costringono a cercare qualcosa soprattutto dagli uomini più affidabili e tutto sommato impongono le scelte.
Ma è evidente che qualcosa nella costruzione di questo roster, alla luce dell’inceppamento del meccanismo alle prime -prevedibilissime- difficoltà fisiche di uno o più giocatori, non è andata per il verso giusto.
Nella partita in cui avrebbe dovuto gettare il cuore oltre l’ostacolo, partire all’arrembaggio, aggredire ogni singolo possesso come negli ultimi cinque minuti e mezzo di sabato scorso contro Reggio Emilia, Trieste torna ad essere quella dal ritmo compassato, dall’approccio morbido ed apparentemente disinteressato, poco reattiva ed incapace di reagire che è stata per gran parte di questo deludente prima metà di stagione.
Trova qualcosa dall’intensità e dalla voglia di Jeff Brooks, dalle iniziative personali di Ramsey e Brown, dal ritmo forsennato di Ross, ma è davvero troppo, troppo poco per compensare la consapevolezza e la supremazia fisica della squadra tedesca, che non per caso è quarta in Bundesliga.
Dopo qualche minuto di equilibrio arriva la prima spallata degli ospiti, che dominano incontrastati nel pitturato sui due lati del campo, i quali si prendono già nella seconda metà del primo quarto quei punti di vantaggio che demoliscono anticipatamente ogni speranza di recuperare lo svantaggio accumulato all’andata e dunque ogni velleità da parte di Trieste di portare a casa una vittoria che di per sé stesso sarebbe inutile: da quel momento la squadra di Gonzalez inseguirà fino alla sirena finale.
Tranne qualche trascurabile e fugace fiammata nel secondo quarto, Würzburg dà sempre, infatti, l’impressione di poter fare quello che vuole, sparacchiando quando capita da fuori ma picchiando in modo preciso, continuo, letale, sotto canestro, mettendo così a nudo l’inconsistenza triestina nel pitturato in assenza di Sissoko.
Sono nuovamente 16 i rimbalzi offensivi concessi in una serata nella quale la squadra avversaria scherza anche sotto il proprio canestro, ma ciò era forse prevedibile. Ciò che forse non ci si poteva aspettare sono gli ennemila falli commessi dai bavaresi, che difendono costantemente mani addosso, durissimi, super fisici ed intensi, talvolta ai limiti dell’antisportivo, contro le letteralmente zero infrazioni commesse dai giocatori triestini, segno di una intensità difensiva pochissimo convinta, sempre in ritardo, poco organizzata.
Nel finale Trieste prova a ripetere il miracolo di quattro giorni prima riavvicinandosi sotto la doppia cifra di svantaggio, ma (anche se manca una settimana) non è sempre Natale: Würzburg chiama time out e ne esce rinfrancata, determinata e durissima.
Trieste viene messa in un angolo, costretta ad affidarsi ad iniziative che rifuggono un gioco di squadra (nelle poche occasioni nelle quali il pallone viene condiviso ne escono tiri ben presi e tendenzialmente realizzati), pasticciato e testardamente poco produttivo.
Uno dei protagonisti del tentativo finale di blitz è Pietro Iannuzzi, finalmente schierato quando la partita ha ancora qualcosa da dire: toglierlo immediatamente quando, grazie anche a lui, si palesa un flebile spiraglio di recupero non contribuisce di certo a valorizzarlo, dargli coraggio e consapevolezza, in ultima analisi investire sul suo futuro e quindi su quello di una squadra che oggi ha bisogno dell’apporto di tutti. Scelta discutibile.
I 13 punti sul groppone, se non altro, migliorano il divario subito in Germania, ma tengono Trieste distante 28 punti dal secondo posto in classifica.
Di certo i 4750 spettatori presenti anche in un pomeriggio feriale pre natalizio avrebbero meritato una ricompensa decisamente migliore.
La fisicità in BCL è decisamente più elevata rispetto alla Serie A, e dunque ci si poteva tutto sommato attendere una enorme sofferenza di Trieste contro una squadra che da questo punto di vista appare attrezzatissima.
Ma le fonti di preoccupazione al termine di questa ennesima debacle, che stavolta provoca fischi un po’ più convinti e sonori del solito, travalicano tale aspetto, si addentrano nella assoluta necessità di intervenire sul mercato per trovare qualche correttivo temporaneo (anche se non necessariamente tale), per tamponare falle che ormai paiono cronicizzate, definitive come quella che provocò l’affondamento del Titanic: interventi che, data l’imminenza di impegni cruciali per poter ancora sperare di perseguire uno o più degli ambiziosi obiettivi sbandierati nella pre season, potrebbero fare la differenza fra una stagione tutto sommato recuperabile ed una del tutto fallimentare.
Sempre, naturalmente, che ciò possa essere sufficiente. Lo screzio fra JTA e Gonzalez quando quest’ultimo decide dei togliere il primo dopo 2:30 di impiego (dopo averlo fatto partire da sesto uomo ma dopo aver assistito a due minuti e mezzo di scelte scriteriate e probabilmente fuori da ogni schema prestabilito da parte del messicano) potrebbe essere un normale incidente di percorso che capita quando la tensione agonistica è elevata, ma potrebbe anche essere il segnale di una frattura ben più profonda fra squadra ed allenatore, una frattura che ormai, al di là di dichiarazioni concilianti (o meglio, della mancanza di dichiarazioni in merito) pare conclamata.
In tal caso una scelta ben più dolorosa dovrebbe essere perlomeno presa in considerazione. Una scelta che, diciamolo chiaramente, sarebbe un salto nel buio a questo punto della stagione, considerata l’attenzione maniacale con la quale vengono analizzati i profili di coach più adatti a questa squadra ed a questo modo di intendere la pallacanestro in rapporto al numero ed alla qualità degli allenatori oggi disponibili.
Ma se si decidesse di proseguire con il progetto tecnico iniziale, sarebbe indispensabile, una volta per tutte, stabilire dei limiti di comportamento invalicabili: un giocatore, specie un professionista, è un giocatore ed esegue, che gli piaccia o meno, quello che il suo allenatore stabilisce, senza esibizioni di intolleranza, reazioni inconsulte, plateali ribellioni o borbottii da spogliatoio.
Una cosa, però, è certa: non far nulla, a questo punto, non porterebbe nulla di buono.
Trieste chiude da terza il girone E di BCL con un poco brillante record 2W4L che le consente di rimanere davanti solo alla modesta Igokea.
I play in, il cui programma deve ancora essere ufficializzato ma che in linea di massima si disputeranno ad inizio gennaio, portano in dote la sfida con gli ostici ungheresi del Szolnoki Olajbanyasz con lo svantaggio dell’eventuale bella da disputarsi in trasferta.
Per vincerne due ed accedere così ai gironi della top 16 vi vorrà ben altro.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
