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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

Pallacanestro Trieste   84 – Nutribullet Treviso   76        Parziali: 15–16, 23–19, 20–19, 26–22        Progressivi: 15–16, 38–35, 58–54, 84–76

Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 4, Martucci n.e., Ross 10, Deangeli 0, Uthoff 12, Ruzzier 3, Sissoko 14, Candussi 1, Iannuzzi n.e., Brown 17, Brooks 5, Ramsey 18. Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Nutribullet Treviso: Cappelletti 13, Weber 12, Abdur-Rahkman 2, Guerrini n.e., Torresani 15, Miaschi 6, Pinkins 18, Chillo 1, Guidolin n.e., Radosevic 9, Spinazzè n.e.  Coach: M. Nicola. Assistenti: A. Morea, M. Consoli.

Arbitri: A. Perciavalle, A. Bongiorni, A. Bartolomeo

TRIESTE – Una vittoria brutta, sporca ma molto cattiva quella di una Trieste che stringe i denti per affrontare l’ennesimo impegno di questo intensissimo inizio di 2026, durante il quale le partite (molte delle quali letteralmente da “dentro o fuori”) continuano a succedersi al ritmo di una ogni 72 ore.
In particolare, il secondo volo alle Canarie in una settimana ed il match contro Tenerife affrontato ad armi pari nonostante le rotazioni cortissime, non potevano che lasciare molte scorie dal punto di vista fisico ma anche mentale.
Aggiungiamoci anche una Treviso arrivata in riva all’Adriatico con la fame di chi è sull’orlo del precipizio e si trova senza alternative se non quella di gettare tutto sul parquet per cercare di aggrapparsi alle residue speranze di sopravvivenza nonostante le pesantissime assenze di Pellegrino, Olisevicius e Macura e si ha l’esatta misura di quanto in questo derby valessero esclusivamente i due punti, indipendentemente da tutto il resto, dal bel gioco, dall’organizzazione offensiva, dall’efficienza difensiva, dal predominio a rimbalzo, dalle percentuali al tiro da fuori, quasi tutti aspetti che il tabellino affossa impietosamente.
Non c’è affatto da sorprendersi, pertanto, se una partita che in troppi avevano definito “di pura transizione” in attesa dei match che contano davvero, si trasforma in un confronto serrato ed equilibrato, in cui le squadre ribattono colpo su colpo abbandonandosi però anche a lunghissimi periodi di trash-basket, una sorta di ciapanò sui due lati del campo poco adatto ai palati fini dei molti esteti della pallacanestro nostrana.
Un equilibrio spezzato solo nel finale grazie alle rotazioni ben gestite da coach Gonzalez, sempre attento a preservare i suoi terminali offensivi principali con qualche minuto di riposo, che poi, quando più conta, si rivelano non per caso i match winner piazzando quelle due o tre stoccate più che sufficienti ad abbattere definitivamente le velleità di una Treviso mai doma ma davvero troppo corta a causa delle assenze e dotata di troppo poco talento nelle mani dei giocatori che avrebbero il compito di prendersi le responsabilità nei momenti decisivi dell’incontro.
Trieste ha Ramsey e Brown, Ross e Uthoff, tutti capaci di rivelarsi più velenosi di un cobra quando sentono la partita venire a loro.
Treviso ha solo un Torresani che a Trieste gioca una gran partita ma si dissolve nel finale, Pinkins che ci mette impegno ma poca produzione quando serve, Radosevic che con Sissoko in campo può dare il meglio a sette metri dal ferro e un Briante Weber che si accende solo a brevi sprazzi ma si nasconde nel finale. Cappelletti è vivace in attacco ma è un casello di autostrada con la barriera aperta quando deve difendere sui piccoli triestini, troppo esplosivi per lui, mentre Abdur Rahkman e Chillo sono ininfluenti quando non fanno danni.
Ne consegue che, per la prima volta da quando la squadra triestina, ad inizio gennaio, ha svoltato in quanto a rendimento, organizzazione difensiva e risultati, la coralità che tanto aveva innalzato la qualità del gioco può essere accantonata senza particolari conseguenze.
Il 31% di realizzazione su ben 35 triple tentate, i 17 rimbalzi offensivi concessi nonostante il dominio strategico sotto il ferro, le 12 palle perse, i tre giocatori con valutazione negativa (più uno a zero) sono compensati dai cinque uomini in doppia cifra, bottini conquistati più per talento personale che per condivisione del pallone, con soli 12 assist in 40 minuti. Ma evidentemente contro Treviso, e per conquistare due punti che in classifica valgono oro, è più che sufficiente avere un quintetto di stoccatori che arriva fresco e lucido negli ultimi due minuti.
La possibilità di ruotare così profondamente è naturalmente portata in dote dal tanto atteso rientro di Mady Sissoko, a detta del coach una vera incognita fino alla palla a due: in effetti, mancando la possibilità effettiva di testarne il grado di recupero atletico (oltre che fisico dall’infortunio al ginocchio in senso stretto) durante allenamenti che la squadra non ha potuto disputare a causa delle trasferte così ravvicinate, la sua tenuta in campo fa trattenere il fiato a coach, assistenti e staff medico in pratica fino al primo rimbalzo conquistato mezzo metro sopra il ferro convertito in tap in vincente.
Mady, invece, a mano a mano che entra in ritmo dimostra di essere veramente tornato, con la sua prepotenza fisica, con la sua elevazione, con la sua cattiveria agonistica, con la sua precisione ai liberi, con il suo tempismo a rimbalzo in attacco, con la sua generosità nel buttarsi sulle palle vaganti.
Senza avversari credibili nel pitturato il maliano ha un rientro discretamente soft, ma è bravissimo a capitalizzarlo con gli interessi, andandosi a conquistare anche un paio di and one entrambi convertiti.
Il suo rientro a tempo pieno consente oltretutto a Jeff Brooks di tornare a fare il quattro ed a Jarrod Uthoff di giostrare da tre o da quattro all’occorrenza: entrambi ne beneficiano solo parzialmente in questa prima partita, del resto la squadra deve rimetabolizzare equilibri che aveva automatizzato in settimane di emergenza e che proprio la rediviva abbondanza impone qualche tempo per essere ri-settati per come erano stati pensati in estate.
Ma nel medio periodo è un upgrade che potrà fare letteralmente la differenza nei momenti clou della stagione, a Torino e nei match casalinghi in BCL.
Trieste sale a 18 e ne approfitta per avvicinarsi a due sole lunghezze da Tortona, a sua volta sconfitta in casa da Udine, ma con una partita giocata in meno.
Domenica prossima la sfida in Piemonte assegnerà una bella fetta di quinto posto (con una vittoria Trieste affiancherebbe i Leoni in classifica, sopravanzandoli per gli scontri diretti e potendo beneficiare anche del turno di riposo che Tortona deve ancora rispettare).
Ma la stagione non concede alcuna tregua: ci sarà tempo per pensare al campionato da giovedì prossimo, prima bisognerà impegnarsi a fondo per superare in BCL una Nimburk già arrivata alle partite da dentro o fuori.
I boemi campioni della Repubblica Ceca (che vantano un record di 14W 1L nel non trascendentale campionato in patria) arriveranno a Trieste con la necessità impellente di vincere per potersi giocare fino alla fine la qualificazione, e dunque il discorso è uguale a quello fatto per il derby con Treviso: vale solo conquistare i due punti, con le buone o con le cattive.
Per splendere ed essere meno invisi agli ogniscienti opinionisti del basket italiano -redattori di inutili power rankings in estate ed inesorabili sputasentenze estetiche in inverno- ci sarà tempo più avanti.

(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna