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11-04-2026 22:12 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
 PALLAMANO TRIESTE 1970 28 – CASSANO MAGNAGO 33 (p.t. 17-15)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Mazzarol, Antonutti, Pernic 1, Urbaz 4, Scorzato, Parisato 1, Lo Duca 3, Pauloni 2, Vanoli, Hubert 5, Bendjilali, Sandrin 4, Esparon 8. All. Lisica
CASSANO MAGNAGO: Fantinato 3, Dapiran 6, Savini 7, Moretti 8, Ostling 4, Monciardini, Salvati, Dorio, Prevosti 2, Branca 3, Adamo, Kabeer, Riva. All. Bellotti
Arbitri: Riello e Panetta
TRIESTE – La Pallamano Trieste non riesce nell’intento di battere la capolista della Serie A Gold: Cassano Magnago – già sicura del primo posto in regular season – non fa sconti a Chiarbola, imponendosi per 28-33 dopo un match con tanto equilibrio, in cui gli effettivi di Boris Lisica erano riusciti a chiudere bene la prima metà gara finendo poi per pagare di imprecisione nella ripresa, quando il team di Bellotti ha fatto valere la maggior solidità su ambo i lati del campo.
È botta e risposta tra Hubert e l’ex Dapiran in apertura di partita, è poi 2-2 ancora con Hubert e con il gol dai sette metri di Moretti al 4’ prima del sorpasso ospite firmato da Branca in ala.
Garcia trova il modo di sigillare la propria porta in un paio di occasioni, Esparon su rigore riporta poi i giuliani avanti all’8’ (4-3) col successivo +2 targato Urbaz e nuovamente Esparon a infiammare Chiarbola.
Il Cassano trova tuttavia il modo di tornare subito in parità con Savini e Ostling (7-7 al 15’), con Trieste che perde Antonutti per un infortunio al ginocchio ma ritrova il modo nuovamente di rimettere la testa avanti con la doppietta di Sandrin, non sufficienti però per rimanere in vantaggio al 20’ (9-9, gol di Savini).
Si procede testa a testa anche nei minuti finali di primo tempo: Esparon si porta sulle spalle i biancorossi, è sempre il duo Moretti-Savini a ergersi invece protagonista per gli ospiti (12-13 al 26’).
Gli istanti finali di periodo premiano Trieste, con Lo Duca a fare tre gol e Parisato a firmare l’ennesimo sorpasso della prima parte del match, col 17-15 di metà gara.
Cassano Magnago ricuce rapidamente lo strappo in apertura di ripresa: i padroni di casa commettono qualche errore di troppo in proiezione offensiva e le reti di Dapiran consentono il sorpasso al 34’ (18-19).
I lombardi vanno poi sul +3 con Ostling e lo stesso Dapiran, prima di un ritorno di fiamma giuliano: Esparon regala lo svantaggio minimo sul 20-21, è poi il solito Moretti (coadiuvato da Prevosti e Fantinato) a ricacciare indietro Trieste (21-25 a un quarto d’ora dalla fine).
L’inerzia del match cambia in questo momento, anche perché la difesa ospite è attenta a non lasciare spazio e la seconda fase del Cassano è micidiale a colpire sul lato opposto del campo.
Il -6 a dieci dal termine (23-29) è un fardello pesante per i biancorossi, che tentano il tutto per tutto tornando a quattro gol di scarto prima con Pauloni (26-30 al 56’) e poi con Parisato nell’ultimo minuto.
“Sono sicuramente amareggiato per il risultato finale” è il commento del ds Giorgio Oveglia, “ma ancora più amareggiato per il fatto che Trieste, con il suo movimento e il suo pubblico che anche stasera ci ha seguiti con affetto e calore, non merita un arbitraggio del genere come quello che abbiamo visto stasera. Pretendiamo correttezza, ma tutto questo sembra non essere previsto”.

Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
8-04-2026 23:47 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
 PALLAMANO TRIESTE 1970 35 – SPARER EPPAN 32 (p.t. 17-15)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Ganz, Mazzarol, Antonutti 1, Pernic 5, Urbaz 4, Scorzato, Parisato 7, Lo Duca, Pauloni 4, Vanoli 2, Hubert 5, Sandrin 3, Esparon 4. All. Lisica
SPARER EPPAN: Bortolot 2, Oberrauch 5, Singer 4, Marquez Cunha 4, Lemayr, Soelva, Wiedenhofer 3, Bendini 6, Bernard, Zanutto 5, Dusan Glisic-Gliorijevic, Lollo 1, Dragan Glisic-Gliorijevic, Vinicius 2, Rainer. All. Oberrauch
TRIESTE – Il turno infrasettimanale sorride alla Pallamano Trieste 1970: con la vittoria sull’Eppan (35-32, altoatesini matematicamente retrocessi in A Silver) prosegue la caccia al quarto posto da parte della formazione allenata da Boris Lisica, che contro lo Sparer allunga quanto basta nella seconda parte del match e raggiunge in classifica al quinto posto il Fasano, sconfitto in casa dal Conversano, mantenendosi a -2 dal Bolzano attuale quarta forza del torneo.
 – Costretta a rinunciare a Bendjilali in pivot per infortunio sin dal primo minuto, Trieste trova il primo vantaggio del match al 3’ con la seconda fase vincente di Urbaz (3-2) a replicare a un buon inizio dell’Eppan, in gol in avvio con Bendini e Oberrauch.
Rimane il +1 tre minuti più tardi con la rete di Pernic, i biancorossi trovano poi una buona realizzazione di Antonutti per il momentaneo 6-4 ma gli altoatesini sono abili a pareggiare i conti prima sul 7-7 grazie a Marquez Cunha, mettendo poi la freccia sull’8-9 con lo stesso numero 10.
Con lo Sparer a fare l’andatura e Trieste ad accontentarsi dei ritmi lenti imposti dagli ospiti, i giuliani vengono più volte stoppati dalle parate del giovane Soelva, finendo sul -3 al 20’ di Bendini (11-14) e non brillando in molte soluzioni offensive.
Postogna si supera in un paio di circostanze per evitare un passivo maggiore, in un amen i padroni di casa trovano la quadra e infilano il break di 6-1 che li riporta avanti nel punteggio nel finale di tempo (17-15) con grande protagonista Urbaz, autore di due reti in contropiede.
 – Trieste tenta un principio di strappo in apertura di ripresa: Parisato e Vanoli, oltre alle parate di Postogna, regalano il 22-18 del 36’, Eppan perde per espulsione diretta di Bendini dopo un fallo da dietro su Pauloni e si ritrova con due uomini in meno al 39’ con i due minuti sanzionati a Lollo.
È di fatto il momento che indirizza il match, con i biancorossi a firmare un piccolo allungo con Parisato, Esparon e Pernic (26-21 al 44’), volando poi sul +6 con Pauloni (28-22) e più in generale lavorando bene ancora in ala e ancora con Parisato.
Lo Sparer prova l’acuto riportandosi sino al -3 a 11’ dalla fine, ma poi è Trieste a chiudere anticipatamente i conti: Parisato continua a essere una furia in attacco, il +7 a 8’ dal termine (33-26) consente alla formazione di casa di amministrare il gap, nonostante un ultimo disperato e orgoglioso tentativo dell’Eppan di riportarsi sotto nel finale (-2 nell’ultimo minuto e mezzo, con gol conclusivo di Sandrin per il definitivo 35-32). Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
6-04-2026 13:25 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 90 – Openjobmetis Varese 89 Parziali: 25-20, 23-33, 22-18, 20-18 Progressivi: 25-20, 48-53, 70-71, 90-89
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 8, Martucci n.e., Ross 14, Cinquepalmi n.e., Deangeli 3, Uthoff 9, Ruzzier 2, Sissoko 18, Candussi 6, Iannuzzi 0, Bannan 6, Ramsey 24. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Openjobmetis Varese: Stewart Jr 18, Alviti 19, Moore 10, Villa n.e., Assui 0, Nkamhoua 23, Iroegbu 10, Librizzi 0, Renfro 4, Bergamin n.e., Ladurner 2, Freeman 3.
Coach: I. Kastritis. Assistenti: M. Jemoli, F. Renzetti.
Arbitri: D. Borgioni, C. Borgo, S. Noce.
TRIESTE – Trieste sembra resuscitare dall’abisso di negatività nel quale era precipitata a Desio (senza voler essere involontariamente blasfemi nel giorno di Pasqua) e, nonostante un finale in cui le tenta tutte per riperdere una partita che aveva già perso e poi quasi vinto, ha la meglio su una Varese generosa e determinata ma ingenua proprio quando la palla inizia a pesare di più.
Certamente uno spettatore neutrale si sarebbe divertito sotto le volte del PalaTrieste, con numerosi capovolgimenti di punteggio, schiacciate, contropiede, stoppate, break improvvisi alternati a momenti di caos totale.
Chi invece, da una parte e dall’altra, era ben consapevole del peso specifico incalcolabile dei due punti in palio a sei giornate dalla fine della stagione regolare, è letteralmente salito su un rollercoaster di emozioni di segno opposto nel breve volgere di pochi minuti. Già, perchè di emozione dobbiamo parlare.
L’atmosfera nel palazzetto triestino è quella di sempre, con spalti forse meno gremiti del solito (comunque ben sopra la media italiana considerato il weekend festivo) ma come sempre supportivi, con spettatori a spingere la squadra nella consueta rimonta dopo che era precipitata come sempre sul -11 nel terzo quarto, ed a difendere letteralmente come un sesto uomo nelle fasi finali.
Un’atmosfera che sembra quella di sempre, ma non lo è di certo: nessuna contestazione, nessun riferimento collettivo alla situazione kafkiana che pesa su teste e morale dell’ambiente da un mese e mezzo a questa parte, solo il tifo di un popolo che potrebbe apparire come l’orchestra del Titanic che non smette di suonare con la poppa della nave già ben sollevata verso l’abisso.
Peccato che nessuno, proprio nessuno, voglia arrendersi fino al verificarsi effettivo del disastro: al momento non è nemmeno certo che il Titanic abbia ufficialmente urtato un iceberg, dunque tanto vale accompagnare la squadra con il consueto (e sacrosanto) entusiasmo -appena velato di malinconia- verso una vittoria spartiacque, che mantiene a distanza quella che stava diventando una legittima pretendente a sostituirla nella griglia playoff, rimettendo quattro punti fra sé ed il nono posto di Trento, Cremona e la stessa Varese, tornando sesti da soli in attesa della sfida pasquale che vedrà Reggio Emilia far visita all’Olimpia Milano.
E’ una prestazione, quella degli uomini di Taccetti, che per voglia ed intensità (di qualità parleremo più tardi) in pochi si sarebbero aspettati: la squadra, soprattutto nei suoi uomini chiave, solo una settimana fa sembrava letteralmente essersi dissolta, con giocatori come Sissoko, Uthoff, Ramsey e JTA che parevano aver definitivamente deposto le armi.
Sfiduciati in attacco, non pervenuti in difesa. Deconcentrati, frustrati, stanchi e distaccati ben oltre i limiti dell’irritante.
Evidentemente la settimana di allenamenti deve aver riportato un po’ di sereno in spogliatoio, se non altro tutti hanno interiorizzato l’ovvietà (che però non pareva tanto ovvia contro Cantù) che, ammesso e non concesso che Trieste non abbia un futuro nella pallacanestro di Serie A, avrebbero comunque la necessità di proporsi al meglio altrove magari massimizzando gli ingaggi, e dunque prestazioni incommentabili come quelle delle due ultime trasferte danneggiano prima di tutto i loro interessi ed il lavoro dei loro agenti.
La squadra, al contrario, inaspettatamente reagisce, sembra compatta e gioca condividendo la palla: Sissoko sembra il fratello maggiore e più incazzato del pulcinone che aveva chiesto il cambio a testa bassa nel finale contro Cantù.
Juan Toscano Anderson ha la schiena che sembra più frantumata del setto nasale di Deangeli, ma stringe i denti rimanendo in campo 27 minuti talvolta piegato in due dal dolore, difende, si danna a rimbalzo (6 per lui), non segna molto ma infila un tap in schiacciato a due mani ed una tripla scagliata girandosi in un fazzoletto di cinque centimetri quadrati dall’angolo che vale il completamento della rimonta. E, soprattutto, difende con ferocia, e lo deve fare contro i piccoli così come contro i lunghi lombardi.
Dopo una settimana di vacanza torna a produrre in attacco anche Jahmi’us Ramsey (che ad un secondo dalla fine infila i tiri liberi che portano in dote i due punti della vittoria), e lo fa distribuendo in modo costante l’efficienza della sua prestazione nel corso di tutta la partita.
Ma, sorpresa delle sorprese, lo fa difendendo in modo credibile per quasi tutti i 34 minuti in cui deve rimanere in campo, seguendo l’uomo nel cuore dell’area per impedirne la ricezione nel pick ad roll, aiutando sul perimetro, arrivando puntuale sui cambi. Volere, evidentemente, è potere…
Anche Uthoff, pur rimanendo una copia ancora sbiadita del giocatore glaciale e determinante che abbiamo ammirato nella scorsa stagione, dà il meglio nella metà campo difensiva soprattutto nel secondo tempo.
Anche lui cattura 6 rimbalzi, ed aggiunge anche 3 triple dall’importanza clamorosa quando più serve nel momento del poderoso recupero che riporta il match ad essere deciso dai piccoli particolari.
La speranza è che il 50% nelle conclusioni da oltre l’arco gli ridoni la fiducia indispensabile per evitare di continuare a rifiutare tiri aperti per timore o frustrazione.
Passo indietro in attacco, invece, per Josh Bannan, che naufraga al tiro con un 1 su 10 complessivo ed alcuni errori clamorosi da pochissimi centimetri dal ferro.
L’australiano, però, nonostante la scarsa vena in attacco, rimane un elemento fondamentale in difesa su due ruoli: è credibile anche quando deve andare a sostituire Sissoko da numero cinque, anche perché spesso Kastritis gioca senza centro titolare per i problemi di falli che pesano sulla testa di Renfro.
Taccetti lo tiene in campo per ben 28 minuti, durante i quali conquista anche 9 dei 44 rimbalzi (13 in attacco!) con i quali Trieste stravince la sfida sotto le plance.
Ed infine, Colbey Ross, tornato ancora una volta a dimostrare quanto pesasse la sua assenza nell’economia del gioco della squadra. 31 minuti in campo, 21 di valutazione frutto di 6 assist e 4 rimbalzi, 14 punti frutto soprattutto di un 4 su 5 da due che compensa un paio di pesantissimi errori da tre che avrebbero potuto costare carissimi, soprattutto quello a 11 secondi dalla fine, un tiro apertissimo che avrà probabilmente messo dentro 10.000 volte nello stesso canestro dalla stessa posizione in allenamento.
Alla centesima partita in serie A, il playmaker pupillo di Mike Arcieri, che in sala stampa se lo coccola come un figlio aggiunto, rimane croce e delizia per gli spettatori a causa del suo gioco apparentemente poco ordinato e spesso poco condiviso con i compagni, però poi si vanno a leggere le statistiche e si comprende come la sua efficienza sia un apporto indispensabile per una squadra che con il solo Michele Ruzzier (più qualche indispensabile surrogato) in cabina di regia ha naturalmente sofferto dal punto di vista numerico ma ha anche spesso peccato per la prevedibilità che Ross non ha certo come caratteristica distintiva.
Capitolo a parte per il coaching staff guidato da Francesco Taccetti. Posto che quando vinci passa un po’ tutto in secondo piano, stavolta le scelte del nuovo coach triestino sollevano qualche perplessità.
Sembra, onestamente, che Trieste soprattutto nelle battute conclusive, in particolare nella seconda metà dell’ultimo quarto, abbia beneficiato con gli interessi più dei clamorosi errori di Varese che della propria qualità nello scegliere l’opzione più adeguata situazione per situazione: i lombardi infilano una sequenza clamorosa di errori, soprattutto da sotto, che con ogni probabilità costa loro la partita.
Posto che già il fatto di essere riuscito a motivare un gruppo che pareva una medusa spiaggiata sotto il sole d’agosto costituisce un capolavoro di empatia e di comunicazione su livelli jamionchristiani, alcune rotazioni lasciano un po’ perplessi: ad esempio, quando Kastritis è a lungo costretto a giocare senza cinque, il coach triestino insiste con un quintetto pesante con Sissoko in campo rinunciando alla pericolosità ed alla dinamicità di un quintetto small ball che in quei frangenti avrebbe potuto svoltare l’inerzia.
E poi, ovviamente, convince pochissimo la scelta (apparsa un errore a quasi tutti, ma da lui rivendicata) di uscire dal time out a 25 secondi dalla fine sul +2 e palla in mano, ripartendo dalla metà campo offensiva e dunque rinunciando di fatto a 10 secondi di potenziale possesso.
Varese si può così permettere di non commettere necessariamente fallo, e la tripla di Ross si infrange sul ferro.
Il resto è storia, con la successiva tripla del vantaggio di Alviti e l’ingenuo fallo di Stewart su Ramsey che mette la parola fine all’incontro.
O meglio, ad un secondo e due dalla sirena e tutto il tempo per dare disposizioni ai propri uomini e schierare la difesa per evitare lanci lunghi e conclusioni da sotto, avviene esattamente questo: lancio lungo, ricezione e tiro fallito da Moore da ottima posizione.
Taccetti dirà in sala stampa che ha scelto di evitare il rischio di non riuscire a rimettere la palla in campo, o peggio di perderla sotto il proprio canestro, alla luce dell’evidente difficoltà triestina ad evitare l’infrazione di cinque secondi (anche contro Varese sono ben tre i possessi gettati in questo modo).
La realtà lo ha premiato, il discorso può finire lì.
In ogni caso è tutta esperienza accumulata, specie nella gestione di finali convulsi punto a punto in cui il minimo particolare -e scelte da prendere in una frazione di secondo- possono separare la sconfitta dalla vittoria. E’ andata bene, questo dà fiducia per il futuro.
Un futuro che prevede il derby a Udine, partita che fa storia a sé come anche tutti i giocatori -anche quelli più sopiti- hanno imparato a capire.
Fa storia a sé soprattutto perché l’orchestra del Titanic ha ancora bisogno di crederci, ha ancora bisogno di un po’ di tempo per completare il proprio repertorio. Magari si andrà a fondo, ma lo si farà mettendo 8 punti fra sé e l’APU, oggi nettamente sconfitta a Cremona, eliminando di fatto una pericolosa concorrente per la conquista della post season.
Trieste ha ancora voglia, e bisogno, di cantare.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
6-04-2026 13:03
6-04-2026 12:50 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
TEAMNETWORK ALBATRO 32 – PALLAMANO TRIESTE 1970 29 (p.t. 16-13)
TEAMNETWORK ALBATRO: Riahi, Santos 3, Marino 3, Zungri 1, Baptista 3, Cavallaro, Vinci 2, Guggino 3, Cirilo 9, Hermones, Mamdhou 8, Schiavone. All. Garralda
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Antonutti 1, Pernic 1, Urbaz 3, Parisato, Lo Duca, Pauloni 4, Vanoli, Hubert 4, Bendjilali 3, Sandrin 5, Esparon 8. All. Lisica
Arbitri: Simone e Monitillo
SIRACUSA – Si interrompe in Sicilia la striscia positiva della Pallamano Trieste 1970: dopo la finale di Coppa Italia, l’Albatro Siracusa si dimostra ancora una volta un boccone indigesto per i biancorossi, fermati per 32-29 alla palestra Akredina dopo una gara intensissima, con tanti break e contro-break a tenere i giuliani in vita praticamente sino alla fine.
Parte subito forte Siracusa, con l’uno-due di Baptista e Mamdhou, Trieste rompe l’impasse al 3’ con la rete in ala di Urbaz (2-1).
Errori da ambo le parti nei minuti che seguono e punteggio che rimane immutato sino al gol di Cirilo, con gli aretusei che rimangono sul +2 al 7’ dopo la risposta giuliana di Hubert e la realizzazione di Marino.
Il botta e risposta prosegue (al gol all’incrocio di Esparon c’è la seconda fase rapida di Santos, quindi una nuova rete di Urbaz per il 5-4) e il pari triestino arriva al 10’, ancora con Esparon.
Le parate di Riahi fanno la differenza in prossimità di metà tempo, l’Albatro va sul +3 con due sette metri di Mamdhou (9-6 al 14’), sfruttando anche i due minuti di esclusione sanzionati a Bendjilali, il Teamnetwork vola sul +4 di Cirilo nonostante le belle respinte di Garcia e Trieste è costretta a inseguire.
Qualche errore di troppo dei biancorossi in attacco, con conseguente ulteriore allungo dell’Albatro sul 14-8 del solito Mamdhou, regala ulteriore inerzia al Siracusa che ha ancora un Riahi a bloccare buona parte delle conclusioni offensive ospiti.
L’acuto alabardato per dimezzare il gap arriva però nel finale di periodo, con Esparon e Hubert a fare 3-0 di parziale e il gol dell’ex Pauloni a fissare il punteggio sul 16-13 del 30’.
Gol rapidissimo di Esparon nei primi secondi di ripresa, con l’uomo in meno Trieste trova comunque il modo di limare ancora di più il passivo con la rubata e il gol in contropiede di Pauloni (16-15).
La risposta dell’Albatro non si fa però attendere: contro-break di 3-0 ad allontanare gli aretusei, che al 35’ si riprendono quattro gol di vantaggio (21-17).
I biancorossi non mollano (reti di Sandrin e Hubert, -1 sul 21-20) ma subito dopo arriva un altro contro-parziale del Siracusa con Santos e Vinci (24-21 al 41’).
Il Teamnetwork perde poi Guggino (cartellino rosso per un colpo al volto di Sandrin), riuscendo tuttavia ad allungare ancora sino al 27-22 a 13’ dal termine.
Trieste tenta il tutto per tutto con l’ennesimo parziale del match: Sandrin e Urbaz danno ancora coraggio agli ospiti, Garcia si esalta in porta e Pauloni realizza il -2 dai sette metri (28-26).
La spallata decisiva dell’Albatro arriva a cinque dal termine, con Hermones a bloccare un ulteriore rigore tirato da Pauloni e con Cirilo, Mamdhou e Zungri ad allontanare definitivamente gli aretusei (31-26).
Per Trieste non bastano le marcature di Bendjilali, Pauloni e Antonutti nel finale per evitare la sconfitta, col -3 che mantiene però la differenza reti a favore dei giuliani.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
29-03-2026 17:01 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
PALLAMANO TRIESTE 1970 33 – PRESSANO 29 (p.t. 16-12)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono 1, Mazzarol, Antonutti, Pernic, Urbaz 2, Scorzato, Parisato, Lo Duca 3, Pauloni 2, Vanoli, Hubert 7, Bendjilali 6, Sandrin 5, Esparon 7. All. Lisica
PRESSANO: Facchinelli, Fadanelli 5, Chistè, M. Moser, Villotti, D’Antino 7, Rossi, Mazzucchi 1, Pilati 2, Lorenzini, Martini 10, N. Moser, Milovic 3, Loizos, Fraj 1. All. Dumnic
Arbitri: C. Cardone e L. Cardone
TRIESTE – La Pallamano Trieste 1970 torna a fare risultato pieno anche a Chiarbola: i biancorossi sfatano il tabu dell’ultima vittoria interna datata 29 novembre contro Merano, trovando due punti preziosissimi contro un Pressano che si è arreso solo all’ultimo.
In un palasport di Chiarbola gremito e pieno zeppo di entusiasmo finisce 33-29 per la squadra di coach Lisica, dopo un match con i giuliani praticamente sempre avanti nel punteggio ma con i trentini di Dumnic abili a dare filo da torcere agli alabardati, bravi poi a risolvere nelle battute conclusive il match e a tenere sempre vivo il sogno di playoff scudetto.
C’è Bono subito in campo per Trieste ad agire da terzino al posto dell’infortunato Lindström, mentre è Hubert a segnare il primo gol biancorosso del match.
I giuliani premono in difesa e vanno poi sul 2-0 con Esparon, prima dell’uno-due ospite con Fadanelli e Mazzucchi a pareggiare i conti al 3’.
Urbaz in ala regala un nuovo vantaggio interno, Esparon e Bendjilali fanno +3 al 7’ (5-2).
Una girella vincente di Hubert tiene in ritmo i padroni di casa, poi i giuliani si ritrovano temporaneamente con due giocatori in meno (Bendjilali e Pernic) non pagando però dazio viste le parate di Garcia.
È 8-5 al 13’, Bendjilali approfitta poi della porta vuota trentina per segnare comodamente il +4 che rimane tale anche nei minuti che seguono, sempre col pivot algerino a ergersi protagonista (10-6).
Pressano esce dal timeout di Dumnic con il gol di Fadanelli e le reti dai sette metri di D’Antino, riavvicinandosi a -2 al 21’ (12-10), Trieste fallisce qualche buona occasione respinta dalle mani di Loizos, ma pesca dal cilindro la doppietta di Sandrin e il gol in ala di Lo Duca (16-11) per il massimo vantaggio che viene rintuzzato da Martini nell’ultimo minuto (16-12 al 30’).
Nuova realizzazione in pivot di Bendjilali e nuove parate di Garcia in apertura di ripresa: ripartono bene i biancorossi, con sei reti di vantaggio dopo il palo-gol di Esparon (18-12), Pressano si affida alla vena realizzativa di D’Antino ai rigori ma l’inerzia resta in mano alla squadra di casa, sul 20-14 del 36’ siglato in ala da Urbaz.
Poi però le cose cambiano con i due gol facili a porta vuota siglati da Pilati con i padroni di casa con l’uomo in meno, a cui fa seguito il -2 imbucato da Martini (22-20).
Dopo un attimo di appannamento offensivo, Trieste riparte dalla doppietta di Lo Duca per tenere i trentini a distanza, che però si muovono tanto e bene in pivot e tengono aperti i giochi a metà tempo (25-22).
Fadanelli e Martini riavvicinano ancora di più il Pressano, sul 26-25 a 10’ dalla fine, ci vuole un bel movimento di Sandrin a ipnotizzare Loizos e a far ripartire i giuliani in attacco.
È un autentico botta e risposta nei minuti che seguono, col +1 che resta a cinque dal termine (30-29), Postogna e Loizos trovano respinte importanti tra i pali ma è di Sandrin il gol più importante dell’incontro con 1’30’’ da giocare, per il +2 interno.
Ancora Postogna trova il modo di sigillare la propria porta, Pauloni chiude la pratica con la doppietta del definitivo 33-29.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
23-03-2026 22:40 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
PALLACANESTRO TRIESTE – UMANA REYER VENEZIA 78 – 84 (14-27; 21-27; 30-12; 12-18)
PALLACANESTRO TRIESTE: Toscano-Anderson 12, Martucci, Ross, Cinquepalmi, Deangeli 4, Uthoff 5, Ruzzier 15, Sissoko 11, Candussi 7, Iannuzzi 2, Bannan, Ramsey 22. All. Taccetti.
UMANA REYER VENEZIA: Tessitori 2, Cole 16, Lever 7, De Nicolao, Candì 6, Bowman 7, Wheatle 13, Nikolic 17, Janelidze, Parks 11, Wiltjer 2, Valentine 3. All. Spahija.
ARBITRI: Sahin, Nicolin i, Miniati.
TRIESTE – Alla fine a Trieste manca veramente pochissimo, davvero qualche piccolo particolare, per completare quello che sarebbe stato un vero e proprio capolavoro rinascimentale: una rimonta dall’inferno del -19 frutto del dominio veneziano senza discussioni nei primi venti minuti, attraverso l’inferno vero in cui si trasforma il PalaTrieste nel terzo quarto per sospingere la sua squadra verso un sorpasso che pareva impossibile, fino al purgatorio agrodolce del quarantesimo minuto, costituito da due punti in classifica che prendono inesorabilmente la via lagunare ma anche dalla consapevolezza che carattere e capacità di reazione, impronta ben definita del #thetaccioeffect, pervadono un roster ancora menomato da pesanti assenze, tuttavia incapace di arrendersi alle difficoltà.
C’è anche da ammettere la superiorità di una squadra lunghissima, un roster in grado di ammortizzare l’assenza di Horton potendosi comunque permettere di ruotare dieci giocatori, portando i cinque più letali ad uccidere la contesa negli ultimi tre minuti facendoli uscire da fondamentali minuti a rifiatare in panchina. Trieste dalla sua ha la generosità, il talento offensivo, l’energia dei tifosi, ma paga pesantemente lo sforzo immane per riaprire il match nel terzo quarto arrivando stremata e poco lucida al momento decisivo, quando freddezza, focus e freschezza atletica permettono di prendere le scelte a più alta percentuale.
La squadra di Taccetti, al contrario, sbaglia possessi fondamentali proprio sul più bello: un paio di tiri liberi di Sissoko, un tagliafuori non eseguito su un airball raccolto da Lever che realizza al ventiquattresimo secondo il canestro della quasi sicurezza.
Sfumature difensive che inducono a spendere falli che vogliono dire tiri liberi dalle mani di giocatori che li mettono in cassaforte.
Ed alcuni fischi perlomeno dubbi, che in occasione di ogni episodio border line vanno sistematicamente a premiare la squadra più blasonata: intendiamoci, Sahin, Nicolini e Miniati probabilmente non determinano il risultato perché Trieste questa partita l’avrebbe quasi certamente persa ugualmente.
Ma la quantità di contatti non sanzionati sotto il canestro della Reyer, una rimessa dal fondo assegnata inizialmente a Trieste (in modo assolutamente corretto), invertita dopo la consultazione di un instant replay che non può aver evidenziato nulla di diverso, un metro non limpidamente equanime soprattutto nei concitati minuti finali che porta ad ignorare un fallo sulla conclusione da tre di Toscano Anderson che pareva piuttosto evidente (e che avrebbe potenzialmente permesso di rendere decisivo l’ultimo possesso), mantengono l’inerzia saldamente nelle mani di Cole & Co, peraltro maestri nel capitalizzare la situazione con grande sicurezza.
Ma arrivare stremati negli ultimi tre minuti, pagandone lo scotto con gli interessi, è naturalmente frutto di tutto ciò che non è funzionato in quelli precedenti, ed in particolare nel corso di un primo tempo nel quale la squadra triestina torna a difendere in un modo che assomiglia pericolosamente a quello delle prime esibizioni autunnali: difficoltà estrema nel pick and roll, disattenzione nell’accorgersi del taglio dal lato debole, ritardo negli aiuti sul perimetro che lascia sistematicamente l’avversario libero di prendersi conclusioni da oltre l’arco piedi a terra con metri di libertà, disattenzioni che permettono la conquista di troppi rimbalzi offensivi con conseguenti seconde chances concesse alla Reyer, lentezza nelle transizioni difensive, rotazioni poco coordinate che portano sistematicamente un piccolo (spesso Ruzzier) a trovarsi da solo sotto il ferro a contrastare i lunghi avversari puntualmente serviti per sfruttare i mismatch.
Tutti difetti ben noti, sui quali il nuovo coach sta lavorando alla clemente, che parevano attenuati se non scomparsi negli ultimi dieci giorni ma che invece fanno di nuovo capolino.
E’ ovvio che siano difetti costosissimi contro una squadra dotata di un pacchetto di esterni letale sia quando tira da fuori che quando decide di attaccare il ferro: il gap accumulato nei primi venti minuti consegue in grandissima parte proprio da questo aspetto, anche perché in attacco i biancorossi tutto sommato tengono botta.
La dispendiosa reazione del terzo quarto deriva soprattutto da una svolta nervosa più che tecnica: Venezia, specie nella prima parte del quarto, continua a godere di praterie per concludere indisturbata da fuori, ma inizia inaspettatamente a farlo con percentuali insufficienti di realizzazione.
Parks, Valentine, Bowman, Cole, Wiltjer sbagliano tiri in campo apertissimo consegnando gradualmente l’inerzia nelle mani di avversari che prendono a mano a mano più coraggio, fino a svoltare, una buona volta, anche nell’intensità difensiva e nella lotta a rimbalzo.
E’ il momento nel quale a pesare è l’enorme tesoretto di talento di cui dispone Trieste nonostante le croniche assenze di Ross e Brown: Ramsey, Toscano Anderson, Uthoff, Ruzzier, lo stesso Candussi mettono in scena un martellamento a cui, per risultare vincente, manca solo la stoccata finale.
Trieste porta quattro uomini su otto in doppia cifra, piazza 12 assist, pareggia con Venezia il computo dei rimbalzi distribuendo il bottino sotto le plance in modo piuttosto omogeneo: la squadra sbaglia, rientra, lotta, perde spalmando responsabilità ed iniziativa su tutto il roster, togliendo dunque punti di riferimento agli avversari.
E’ vero che Ramsey è il terminale prediletto, quello dotato di talento talmente straripante da risultare pressoché immancabile per chiunque.
Ma non è lui il solo protagonista della riscossa, e questo aspetto infonde perlomeno una discreta dose di ottimismo per il finale di stagione.
Un finale che vedrà prestissimo il sospirato rientro di Colbey Ross, un rientro che permetterà a Michele Ruzzier di tornare a fare il back up di lusso, l’uomo d’ordine in grado di uscire dalla panchina quando è necessario un gioco più ragionato, più frutto di fosforo che di esuberanza creativa.
E permetterà anche a Toscano Anderson di tornare a fare la guardia o l’ala piccola, sollevandolo dall’onere di sacrificarsi da point guard, compito che può svolgere ma che lo toglie dalla sua comfort zone.
Se poi, prima o poi, dovesse tornare disponibile anche Markel Brown (quanto sia pesata l’assenza di entrambi contro Venezia è incalcolabile) allora sarebbe il tempo di scelte difficilissime: il nuovo arrivato australiano Josh Bannon, infatti, appare ancora avulso dai meccanismi della squadra, ci mette enorme energia ma risulta ancora impacciato e dunque impreciso.
D’altro canto, ridà un indispensabile spessore per peso, centimetri e reattività al reparto lunghi. Scelta che naturalmente dipenderà dal piano partita in funzione degli avversari di turno, ma che necessariamente toglierà qualcosa negli altri ruoli.
Infine, una nota a margine non legata strettamente alla partita per due avversari.
Uno, Denzel Valentine, più che da avversario viene accolto dal popolo del PalaTrieste come se vestisse ancora la jersey biancorossa.
Il chitarrista non si sottrae all’abbraccio dei suoi ex tifosi, stringe mani, si presta ai selfies, si gode la sua canzone sparata a palla dagli altoparlanti.
Poi spara a salve, tirando 0 su 1 da due e 1 su 5 da tre verso quelli che furono i canestri di casa per nove mesi, al termine va comunque sotto la curva a schitarrare ed a raccogliere l’abbraccio dei fans: un giocatore da prendere o lasciare (il suo coach vista la prestazione lo avrebbe volentieri lasciato), però un personaggio capace di catalizzare un intero popolo. Consigli per gli acquisti.
Il secondo avversario, il monumentale Neven Spahija in sala stampa al termine della partita.
Dopo la consueta analisi del match, senza nemmeno essere stimolato a farlo, si spinge a dichiarare la sua speranza che la Pallacanestro Trieste possa continuare a vivere in questa città, per la sua tradizione, per la sua importanza per la pallacanestro italiana, per il ricordo di ciò che avvenne ai tempi di Tanjevic e Fucka e che non deve più avvenire.
Per la prima volta un coach avversario, oltretutto vincitore, esce fra gli applausi convinti ed unanimi dei giornalisti di marca avversa.
Un segnale significativo di quale sia il sentiment sulla vicenda di chi non ragiona in dollari, marketing, business (o “equidistanza e rispetto delle regole” all’amatriciana) ma in termini di storia e cultura sportiva.
Alla fine, purtroppo, conterà il giusto. Ma, se l’obbrobrio si concretizzerà, sarà un “crimine” legale non certo perpetrato nel nome di chi la pallacanestro europea ce l’ha tatuata sulla pelle.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
22-03-2026 21:14
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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste – La Laguna Tenerife: 82-76 Parziali: 20-27, 17-10, 18-25, 27-14. Progressivi: 20-27, 37-37, 55-62, 82-76.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson n.e., Marucci n.e., Cinquepalmi n.e., Deangeli 12, Uthoff 9, Ruzzier 5, Sissoko 8, Candussi 2, Iannuzzi 9, Bannan 6, Ramsey 31. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
La Laguna Tenerife: Fernandez 7, Van Beck 15, Huertas 5, Scrubb 0, Bordon 0, Abromitis 9, Sangare 2, Giedraitis 14, Alderete 4, Guerra 3, Doornekamp 8, Mills 9. Coach: J. Gomez Vidorreta, J. M. Gatti Abat, J. C. Rivero Cabrera.
Arbitri: A. Zurapovic, G. Jacobs, D. Zapolski.
TRIESTE – Trieste si regala una serata di livello europeo e lascia la sua prima BCL a testa alta andando a conquistare una vittoria, la seconda consecutiva in tre giorni al PalaTrieste, frutto di approccio e voglia, forza di volontà e faccia tosta. Ma, soprattutto, di una attenzione difensiva ai limiti delle proprie possibilità, quasi perfetta quando più conta, in quel momento in cui l’ininfluenza del risultato viene spazzata via dall’evidenza che, a questi livelli, nessuno ci sta a perdere, nemmeno chi sa che comunque vada arriverà prima nel girone (con fattore campo a favore nei quarti di finale).
Neanche il tempo di constatare con sollievo la presenza effettiva di Josh Bannan, seppur avanti di 10 fusi orari, e notare con rassegnazione il parterre de roi in borghese accanto alla panchina ancora una volta composto da Ross, Brown, Brooks e Moretti, che un’altra tegola pare abbattersi su una situazione medica che farebbe quasi ridere se non fosse così realisticamente drammatica: contro Tenerife agli infortunati si aggiunge Juan Toscano Anderson che, seppur in tenuta da gara, non svolge nemmeno il riscaldamento e si avvolge una fascia medica attorno alla vita.
Probabilmente non si tratta di nulla di grave per JTA, reduce forse dalla miglior partita stagionale contro Trento appena tre giorni fa, tenuto a riposo precauzionale a fini conservativi in vista dell’importantissimo rush finale in campionato. Ma ovviamente, sulle sue reali condizioni fisiche rimarrà il mistero.
Resta il fatto che a rimanere ai box sono cinque giocatori che potrebbero costituire il quintetto base di metà delle squadre di LBA.
Ce ne sarebbe in abbondanza, dunque, per prevedere una partita segnata in partenza, controllata dagli espertissimi avversari spagnoli giunti a Trieste anche per testare l’inserimento del prestigioso nuovo innesto Patty Mills ma anche per far valere, quando necessario, la propria superiorità fisica e tecnica.
Ed invece, la nuova Trieste targata coach Taccetti non ne vuole sapere di fungere da vittima sacrificale.
E’ una Trieste operaia, che ha come unica possibilità quella di giocare una pallacanestro semplice e razionale, senza fronzoli, con poco spazio allo spettacolo e tanti minuti sul parquet elargiti a giocatori che nel resto della stagione avevano recitato perlopiù il ruolo del comprimari di complemento.
Il vero spettacolo, del resto, quello che il pubblico adora, quello in cui la gente si identifica, quello che permette di far rifiorire la comunione fra squadra e tifosi dopo mesi di vicendevole studio a distanza, quando non di separazione in casa, consiste piuttosto nell’atteggiamento arrembante, nella incrollabile determinazione nel rifiutarsi sistematicamente di arrendersi, nella capacità di reazione ad ogni tentativo di fuga nel punteggio di una squadra ospite.
Ogni volta che Tenerife alza i colpi in difesa mandando in tilt l’attacco triestino prendendosi due o tre possessi di vantaggio, anche nel terzo ed in parte nel quarto quarto con il valore di ogni possesso in progressivo incremento, vede quasi subito vanificati i propri sforzi dagli sprazzi di trance agonistica in cui cadono a rotazione tutti i giocatori triestini.
Uthoff prende per mano la squadra nel primo tempo con la specialità della casa, il tiro dal pettine cadendo indietro.
Deangeli rimane in campo molto più di quanto i pezzi del suo setto nasale consiglierebbero, ma difende sempre piegato sulle gambe, colpisce da tre, penetra, completa un and one nel finale. Il capitano, senza nemmeno considerare il suo spirito di sacrificio (che già sarebbe sufficiente), si sta ritagliando una credibilità ad alti livelli che gli dona -se ce ne fosse ancora bisogno- il pieno diritto di cittadinanza in Serie A.
Iannuzzi, dal canto suo, sembra un veterano: avesse avuto la possibilità di maturare progressivamente durante la stagione, ora il coach si troverebbe nel roster un giocatore oggettivamente pronto per poter dare minuti di grandissima sostanza anche in momenti decisivi degli incontri. Caratteristica che già così non manca ad un ragazzo di una sfrontatezza e di una personalità non comuni: quando è libero non si tira indietro nel concludere da fuori, però è capace di andare al ferro in modo credibile, è sicuro dalla linea del tiro libero, va anche a schiacciare in contropiede.
E poi difende come un indemoniato, senza risparmiare energie: vederlo piegato in due con le mani sulle ginocchia ad attendere il play avversario cercando di rifiatare, sfinito dopo essere rientrato dall’ennesima scorribanda in attacco, fa comprendere come il campione europeo Under 20 possa diventare un’arma fondamentale in un finale di stagione durante il quale gli spot vacanti fra gli italiani rimarranno due: ha solo bisogno della fiducia del coach e dell’ambiente.
La standing ovation che ne ha meritatamente accompagnato l’uscita dal campo va certamente in questa direzione.
I lunghi tornano a fare la voce grossa sotto canestro. Sissoko e Candussi sbagliano spesso nel trovarsi a metà strada fra tiratore e ferro quando tentano sortite sul perimetro in difesa, ma soprattutto il centro maliano, a mano a mano che si sente più sicuro sul ginocchio convalescente, riesce sempre più spesso a seguire anche le guardie con una velocità sulle gambe che lo rende credibile in difesa sia vicino che lontano dal canestro.
E poi, con il cambio di attitudine dell’intero roster a rimbalzo, atteggiamento che nelle ultime tre partite ha permesso a Trieste di prevalere nettamente nelle voce statistica sia in attacco che in difesa, Sissoko e Candussi con l’innesto di Bannan tornano ad essere i signori degli anelli.
L’australiano inizia timido e spaesato, poi cresce con il passare dei minuti, di pari passo con l’intesa con i compagni. I numeri ci sono, l’intelligenza cestistica pure. Ball handling di livello, tempismo a rimbalzo da lungo di classe (10 per lui all’esordio). Dovrà affrettare i tempi di inserimento, ma dona soluzioni e possibilità di cui il roster finora era privo.
Squadra operaia in paradiso, dicevamo. Ferocia agonistica in difesa. Resilienza, capacità di reazione. Lo sbocciare di talenti ancora in erba. Tutto vero, ma per vincere manca un tassello fondamentale: il go-to man, l’immarcabile, il centravanti. Quello a cui, gira e rigira, deve finire il pallone fra le mani perché sai che qualcosa di buono ne verrà certamente fuori. Trieste ha a disposizione quell’asso nella manica: Jahmi’us Ramsey anche contro Tenerife aspetta che la partita venga a lui, inizia soft, sbaglia qualche tiro, si “dimentica” che esiste la propria metà campo. Poi, però, esattamente come gli aristocratici avversari, a perdere proprio non ci sta. Mette in piedi un campionario di soluzioni in cui si rivela letteralmente inarrestabile. Infila l’unica bomba su sei tentativi quando più conta nei minuti finali.
I canarini non riescono nemmeno a prendergli la targa quando decide di seminarli in uno contro uno. Ingaggia un duello a distanza con Patty Mills, con l’australiano ex NBA che ne esce stritolato. Ed in più, oltre al trentello in attacco, dimostra che quando vuole può diventare una zecca in difesa.
Giocatore totale, probabilmente già pronto per l’Eurolega, forse anche per qualcosa di più performante. Per il momento è l’arma insostituibile di coach Taccetti.
Già, il coach: agguanta meritatamente in extremis anche la prima vittoria in Europa dopo aver rotto il ghiaccio in campionato.
Ma la sua mano comincia a notarsi non solo nei risultati. Sembra sia riuscito a portare la squadra a sé, sembra che il patto di spogliatoio con i suoi uomini inizi ad essere una regola rispettata da tutti.
E’ già passato troppo tempo da quando è subentrato ad Israel Gonzalez per poter attribuire il cambio di rotta nell’atteggiamento della squadra al consueto rimbalzo psicologico che segue ogni avvicendamento in panchina in ogni sport.
Questa squadra non snaturerà i suoi fondamenti tecnici da qui a due mesi. La sua mano non si noterà in stravolgimenti difensivi o nuovi giochi in attacco, tantomeno in un cambio di filosofia cestistica.
La sua impronta, d’altro canto, è già ora reperibile nell’energia che è capace di trasmettere ai suoi uomini nell’arco dei quaranta minuti.
Empatia, ascolto, unione di intenti. Forse Michael Arcieri, senza saperlo, ha sempre avuto la soluzione in casa….
Intanto, oltre a Trieste, a mangiarsi le mani per una qualificazione che tutto sommato non sarebbe stata impossibile da raggiungere è, a sorpresa, Gran Canaria, che va a perdere clamorosamente di dieci in casa con Nimburk: i cechi si qualificano dunque per i quarti di finale, a testimonianza del livello sorprendente di campionati, di squadre, di scuole e di giocatori sconosciuti fino a pochissimi anni fa.
Per Trieste, buona la prima: superato il girone di qualificazione, vinti i play in in un drammatico triplice confronto, battute sia Gran Canaria che Tenerife, senza scordare la vittoria ad Istanbul contro il Galatasaray.
Sarebbe bello non essere ai titoli di coda anche solo per poterci riprovare l’anno prossimo.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
17-03-2026 23:27
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