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News dalla radio
12-10-2026 12:05 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Openjobmetis Varese 85 – Pallacanestro Trieste 84 Parziali: 19-15, 21-23, 21-20, 24-26. Progressivi: 19-15, 40-38, 61-58, 85-84.
Openjobmetis Varese: Alviti 10, Duke 15, Villa n.e., Della Valle 11, Nikolic 6, Hale 16, Librizzi 4, Renfro 7, Kamagate 4, Roby 7, Ladurner n.e., Ikangi 5.
Coach: G. Kastritis.
Pallacanestro Trieste: Ross 25, Canka n.e., Deangeli 8, Galloway 15, Ruzzier 4, Martucci n.e., Candussi 8, Paiano 0, Brajkovic 4, Jones 19, McDermott 1.
Coach: F. Taccetti.
Arbitri: D. Borgioni, M. Bartoli, A. Dionisi.
VARESE – Masnago è ancora una volta off limits per i colori triestini. Stavolta, oggettivamente, Trieste ci va davvero vicinissima, al termine di una partita che l’ha vista inseguire dall’inizio alla fine, che pareva persa ed archiviata un paio di volte ma che la banda di Taccetti ha avuto il merito di riacciuffare per la coda fino all’amaro epilogo deciso, come nelle due uscite precedenti, dagli episodi nei momenti decisivi dell’incontro.
È un risultato che suscita qualche rammarico e molte recriminazioni, ed è, purtroppo, un’ulteriore occasione sprecata che difficilmente potrà ripetersi nel corso della stagione, contro l’ennesima squadra sulla carta superiore per talento e caratura ma, per un motivo o per l’altro, performante ampiamente al di sotto del proprio potenziale.
Alla terza partita ancora fermi al palo, i margini di errore in un campionato che, peraltro, rimane ancora lunghissimo, iniziano impercettibilmente ma inesorabilmente ad assottigliarsi, elevando a dismisura l’importanza della posta in palio nelle prossime due partite.
Perché, onestamente, al netto di episodi sui quali è perfettamente inutile rimuginare, tanto la sostanza non muta di una virgola, è nelle mancanze e nei passaggi a vuoto biancorossi che va individuata gran parte delle ragioni della sconfitta.
Un paio di scelte scellerate in attacco nel momento peggiore, una percentuale al tiro da fuori che è inutile commentare (6 su 32 per un 19% che era inferiore al 10% fino a metà quarto quarto), la quantità di rimbalzi concessi, specialmente in attacco, figlia anche dei soli 7 minuti in campo conditi dai 4 falli di Brajkovic, fuori casa significano quasi sempre sconfitta.
Ed infatti una sconfitta, molto logica, è arrivata, ma nuovamente, nonostante tutto, a dispetto di un tabellino con statistiche che giustificherebbero un divario ben maggiore (nonostante il 101-84 di valutazione complessiva a favore di Trieste) ed un andamento che racconterebbe di una partita segnata, costantemente in mano ad una squadra sola, è una sconfitta che non avrebbe sorpreso nessuno se alla fine si fosse tramutata in una vittoria.
Perché Trieste riesce con le unghie e con i denti, con il sudore e la testardaggine, con il coraggio ed il carattere, con un Colbey Ross tornato su rendimenti da MVP, con un Lajae Jones che minuto dopo minuto spegne i sorrisetti altezzosi dei saccenti benpensanti che ne avevano commentato con ironia l’ingaggio, con un Langston Galloway ed un Sean McDermott che potranno anche avere un conto aperto con il ferro litigandoci cocciutamente, ma sputano l’anima in difesa su ogni singolo possesso, riesce a rimanere attaccata alla partita come una zecca sulla pelliccia di un bradipo.
Piace molto il carattere che coach Taccetti è riuscito a trasmettere ai suoi uomini. La squadra appare coesa, già affiatata nonostante le poche ore di conoscenza reciproca, già in movimento verso un obiettivo comune.
Questi ragazzi sembrano in missione, una missione che impedisce loro di arrendersi al primo scossone degli avversari, di avvilirsi dopo una fiammata violenta che li caccia indietro nel punteggio, di abbattersi dopo due o tre azioni consecutive in cui pasticciano clamorosamente in attacco.
In tre partite disputate non vi è stata una situazione nella quale la squadra abbia abbassato la testa ed abbia allungato le braccia sui fianchi attendendo passivamente solo la doccia purificatrice del dopo partita, come troppo spesso avvenuto in passato, specie in trasferta.
Varese, ad esempio, piazza due accelerazioni sviluppando il massimo sforzo spinta dal suo pubblico.
Dapprima recupera cinque punti di svantaggio e si porta avanti di sette. Poi, nell’ultimo quarto, raggiunge addirittura i 12 punti di vantaggio grazie ad un ispirato Hunter Hale quando mancano meno di cinque minuti alla sirena, ma pensare di aver raggiunto l’obiettivo contro questa versione della squadra triestina è il peggiore degli errori da commettere.
Ed è un errore che gli uomini di Kastritis, invece, commettono con sufficienza e superficialità: sottovalutano le qualità di Trieste e le sue capacità di reazione, gettano al vento occasioni su occasioni, commettono atrocità tecniche, subiscono in entrambi i casi il ritorno veemente degli avversari e la seconda volta rischiano anche di rimetterci la partita, perché Trieste non ne vuole sapere di fungere da vittima sacrificale, e questo deve costituire un messaggio chiaro e forte al campionato.
Ma, inutile girarci attorno, per la squadra di Taccetti, specie di fronte ad avversari del calibro di quelli affrontati in queste prime tre settimane, il gap di lunghezza del roster è incolmabile.
A Varese Kastritis ruota otto uomini per più di venti minuti ciascuno, portandone nove in doppia cifra di minuti di impiego.
Taccetti ne deve spremere tre sopra i 30 minuti (Jones 34 ed il trentacinquenne Galloway addirittura 36) e si affida sostanzialmente a 7 giocatori.
Se poi ha anche la sfortuna di non poter utilizzare uno scatenato Ross negli ultimi 2 minuti -solo crampi per lui- e vede uscire un malconcio McDermott proprio prima del concitato finale -solo un duro colpo per il super tatuato ex capitano di Varese, anche per lui nulla di grave- è chiaro che il gap di esperienza ed affidabilità, di lucidità e freschezza atletica quando più conta decida, in ultima analisi, la partita.
Fra i singoli, arriva una confortante conferma da un Colbey Ross mai così vicino al rendimento che proprio sul parquet che lo vide protagonista nella sua prima magica stagione italiana lo portò ad essere nominato MVP del campionato. Ben oltre il cospicuo bottino di punti messo in carniere, il play americano subisce ben 11 falli, andando in lunetta 11 volte senza errori. Gli 8 assist, le 3 palle recuperate (contro le sole 2 perse) fruttano un 38 di valutazione in 31 minuti limitato esclusivamente dal fastidio muscolare finale. Ross mette in ritmo i compagni nei primi 15 secondi di azione, diventa l’unico terminale credibile, a cui tutti si affidano, quando i secondi a disposizione diventano sempre meno e la squadra esce dalla sua comfort zone. La sorte che per la seconda partita consecutiva lo ha tenuto relegato a bordo campo quando più sarebbe servita la sua sfrontata personalità costituisce senza dubbio una fra le principali ragioni della sconfitta.
Ma conforta anche la personalità di un rookie ventiduenne che dimostra, partita dopo partita, di non temere pressioni o difficoltà.
Lajae Jones conosce perfettamente la posta in gioco per la sua carriera in questa stagione: un anno da protagonista in Europa, un rendimento all’altezza anche dal punto di vista statistico, una crescita tecnica in più ruoli lo porterà inesorabilmente a sottoscrivere un contratto garantito con la franchigia NBA azzurro-oro che lo ha scelto, e quindi per lui ogni possesso, ogni giocata difensiva è una questione personale, una questione davvero di vita o di morte.
Il ragazzo, però, non si lascia certo schiacciare dall’ansia da prestazione in un mondo tutto nuovo: anzi, decide di prendersi la squadra sulle spalle nel momento più disperato, sportella con giocatori che pesano trenta chili più di lui, salta in testa ad avversari a cui rende venti centimetri, attacca il ferro, piazza due bombe dal peso specifico incalcolabile negli ultimi due minuti, stoppa inesorabilmente qualunque tiro molle od imprudente, cattura rimbalzi di prepotenza in attacco, ha anche la giusta scaltrezza intimidatoria.
Gli manca ancora un po’ di visione di gioco, tende troppo spesso a prendersi responsabilità che potrebbe delegare a compagni meglio piazzati, ma è qualcosa che migliorerà con il passare delle settimane. Intanto, si riporta a Trieste la sua prima doppia doppia.
C’è ancora da attendere, invece, per assistere al matrimonio di Langston Galloway con questo campionato.
Il giocatore è troppo esperto ed il suo curriculum troppo immacolato per tradursi in numeri che alla fine sono raddrizzati da giocate di enorme importanza, frutto di classe cristallina, nel finale di partita, ma che non rispecchiano nemmeno lontanamente il suo potenziale e quanto ci si possa e debba attendere da un giocatore della sua importanza.
È probabile che le pochissime settimane di preparazione pre season per un atleta “stagionato” come lui pesino sul rendimento nelle prime tre giornate.
A mano a mano che la forma atletica si avvicinerà a quella ideale, è pressoché certo che anche le sue percentuali, specie da tre punti, torneranno in linea con le medie di sempre.
Alti e bassi dal gruppo di italiani: Candussi è chiamato per la terza volta agli straordinari, ma Renfro e Kamagate sono davvero clienti di difficile interpretazione.
8 punti, cinque rimbalzi e 3 su 3 da due sono comunque numeri confortanti, ma l’apporto praticamente nullo di Brajkovic gli addossa responsabilità per le quali non è pensato.
Grandi cose ed errori clamorosi arrivano da Ruzzier e Deangeli, ma conforta vedere entrambi molto intraprendenti anche in attacco: avere alternative a Ross come terminale è indispensabile, le percentuali al tiro miglioreranno e gli episodi potranno tornare a ribaltare la lancetta del destino. L’importante è non perdere la fiducia.
Lasciamo per ultimo l’episodio che, alla fine, ha deciso il match di Masnago.
A Milano le decisioni (o meglio, le “non” decisioni) del trio in grigio erano andate in un’unica direzione. Gli arbitri erano rimasti, invece, sostanzialmente ininfluenti contro Venezia (ed anzi la poca fiscalità nel sanzionare ogni giro d’aria ha reso la partita piacevole da vedere anche per gli spettatori “neutrali”).
Il metro arbitrale scelto a Varese è stato invece di gran lunga più pignolo, ne è conseguito uno spettacolo spezzettato ed a tratti noioso, ma il metro se non altro è risultato equanime, prova ne sia il computo dei tiri liberi, sostanzialmente in equilibrio (29 per Trieste, 28 per Varese).
Fino all’ultima azione, ad un secondo dal termine, il fermo immagine più importante di tutti, quello che decide l’esito finale.
Lì l’esperienza, la scaltrezza, la consapevolezza, hanno avuto la meglio sull’obiettività e la fiscalità.
Lasciamo ad ognuno il tempo di andare a vedere e rivedere il fallo fischiato contro Deangeli sul tiro da tre di Della Valle, ognuno può valutare dove porre il confine fra contatto e simulazione, fra cilindri invasi e flopping, fra obiettività ed interpretazione.
Anche se tale confine fa tutta la differenza del mondo sull’attribuzione dei due punti in classifica, rimuginare e recriminare su una decisione ormai presa e passata in giudicato è del tutto inutile, come inutile è abbandonarsi a depressione o senso di ingiustizia.
Da questo episodio, anzi, bisogna ripartire con più rabbia e voglia di reagire, in vista di due partite in cui serviranno entrambe in grande abbondanza, ed in cui il risultato assume a questo punto un’importanza vitale.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
11-10-2026 22:47 Clicca sul link e seguici su https://www.radiocitytrieste.it/
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In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
La telecronaca della partita andrà in onda lunedì 12/10 dalle ore 14 su RADIO CITY TRIESTE TV (link https://www.radiocitytrieste.it/ o https://www.twitch.tv/radiocitytriestetv )
PALLAMANO TRIESTE 1970 – PROGER CASSANO MAGNAGO 21-23 (primo tempo 9-8)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Giorgi, Mazzarol, Midtun 1, Urbaz 3, Parisato, Lo Duca 1, Andreotta, Pauloni 3, Ceccardi 2, Giorgi, Cirilo 3, Sandrin 1, Scorzato, Gadek 7, Udavenia. All. Lisica
PROGER CASSANO MAGNAGO: Lazzari 1, Fantinato 2, Dapiran 1, Moretti 3, Monciardini, Mazza, Dorio 1, Pedersen, La Bruna, Branca 2, Adamo 7, Kabeer, Prevosti 3, Barbetti, Cadarso 2, Jezdimirovic. All. Dapiran
Arbitri: Simone e Monitillo
TRIESTE – Si spegne all’ultimo respiro la speranza di Trieste di strappare punti al Cassano Magnago campione d’ Italia: la Proger passa per 21-23 a Chiarbola dopo una gara tiratissima, contrassegnata da tanto equilibrio e con gli errori in attacco della formazione di Boris Lisica a essere i peggiori nemici degli ultimi minuti.
Partenza a piccolo trotto per entrambe le formazioni, con due minuti abbondanti di errori da ambo le parti (ma si segnerà molto poco per tutto il corso del primo tempo): è Branca a segnare il primo gol ospite, è poi Sandrin a rispondere per l’1-1 al 3’.
Tra i pali di casa Garcia si mette subito in proprio con un paio di ottime parate, la Proger torna avanti provvisoriamente con Prevosti ma è Pauloni, con due realizzazioni consecutive dai sette metri, a mettere la freccia per Trieste al 7’ (3-2).
Arrivano poi un paio di palloni persi in attacco dai padroni di casa che si traducono in contropiedi facili per Cassano Magnago: break di 3-0 e inerzia che si sposta al 9’ sul 3-5, ma ai giuliani bastano tre minuti per trovare nuovamente la parità (rigore di Cirilo e gol successivo di Gadek).
Nonostante i due minuti sanzionati a Mazzarol, i biancorossi reggono l’urto in difesa (Postogna disinnesca il sette metri di Moretti) e trovano un nuovo vantaggio con Urbaz in ala al 16’ (6-5).
La Proger sbaglia parecchio e Trieste ne approfitta per il +2 di Lo Duca, gap che rimane immutato sulla rasoiata all’incrocio di Cirilo dell’8-6: su lato Proger Adamo fa tripletta per restare in scia, mentre Trieste è costretta per qualche istante a rinunciare sia a Urbaz che a Gadek, entrambi espulsi per due minuti.
Garcia è fenomenale ancora tra i pali, Pauloni segna il rigore del 9-8 al 30’.
La doppietta di Adamo fa ripartire bene Cassano Magnago in apertura di ripresa, che mette la freccia sul 10-11 e allunga di due al 35’ con Fantinato.
Ceccardi accorcia il gap, ma Trieste in un paio di occasioni non trova lo specchio della porta difesa da Monciardini e, seppure di una sola rete, è costretta a inseguire (12-13 al 39’).
Urbaz è ispiratissimo in ala e trova due gol preziosi, Gadek pareggia al 43’ e Midtun effettua il sorpasso un minuto più tardi sul 17-16.
È poi botta e risposta, con Prevosti e Fantinato a rispondere a Gadek, il contro-sorpasso è di Moretti sul 18-19 ma ancora Gadek infila l’ennesimo pari a dieci dal termine.
Si decide in volata: Gadek firma il 21-20, nuovo pari con Cadarso mentre Adamo mette la freccia al 57’ in contropiede dopo l’errore dai sette metri di Ceccardi (21-22). Postogna fa il miracolo su Dorio, ma gli ultimi attacchi triestini non vanno a buon fine: è Cadarso a chiudere i conti negli ultimi secondi per il 21-23 conclusivo.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Renzo Raseni)
Pallamano Trieste 1970
Cassano Magnago Handball
8-10-2026 15:23 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
PALLAMANO TRIESTE 1970 – BOZEN LOACKER VOLKSBANK 33-25 (primo tempo 17-14)
PALLAMANO TRIESTE: Garcia, Postogna, Giorgi, Mazzarol, Midtun 6, Urbaz, Parisato 2, Lo Duca, Andreotta, Pauloni 5, Ceccardi 7, Giorgi, Cirilo 3, Sandrin 2, Scorzato, Gadek 7, Udavenia 1. All. Lisica
BOZEN LOACKER VOLKSBANK: Di Giulio 6, Tamanini, Walcher, Glicic 2, Bortolot, Starcevic 1, Zanetti 2, De Leo, Boev 3, Zanutto 2, Udovicic 3, Rojas 4, Glisic-Gligorijevic 2, Martinati. All. Palazzi
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6-10-2026 18:50 Venerdì 9 ottobre 2026 il Teatro Astra di Schio (VI) aprirà le porte a una delle realtà più autorevoli e acclamate del progressive rock contemporaneo: i Big Big Train.
L’evento è organizzato da Musical Box 2.0 Promotion e Comune di Schio.
La data veneta si inserisce all’interno del suggestivo The Woodcut & Other Stories Tour, organizzato per presentare dal vivo il concept album Woodcut, lavoro discografico che esplora i confini tra creatività, follia e sacrificio.
Formatisi nel Regno Unito e guidati storicamente dal fondatore Gregory Spawton, i Big Big Train si presentano oggi con una formazione internazionale di straordinario spessore tecnico, capitanata dalla potente ed espressiva voce di Alberto Bravin.
L’acustica raccolta e l’eleganza del Teatro Astra faranno da cornice ideale a una performance ricca di sfumature, dove le cavalcate sinfoniche incontrano la tradizione folk pastorale inglese, trovando spazio sia i complessi e ambiziosi estratti dell’ultimo lavoro, sia i grandi classici che hanno consacrato il gruppo tra gli alfieri del nuovo prog europeo.
Un appuntamento imperdibile (il giorno seguente replicheranno presso il Pala Phenomenon, Fontaneto d’Agogna – Novara) per gli amanti della musica progressive, pronti a lasciarsi trasportare da un collettivo artistico ai massimi livelli della propria maturità espressiva!
Luca Tex per Radio City Trieste
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5-10-2026 17:49 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
PALLACANESTRO TRIESTE-REYER VENEZIA 82-87 (15-21; 27-18; 20-20; 20-28)
PALLACANESTRO TRIESTE: Ross 18, Canka, Deangeli 9, Galloway 5, Ruzzier 8, Martucci, Candussi 13, Paiano, Bregant, Brajkovic 1, Jones 16, McDermott 12. All. Taccetti.
REYER VENEZIA: Bowman 4, Tessitori 8, Marett 2, De Nicolao, Candì 15, Boakye, Olinde 11, Watson 17, Green 7, Wiltjer 13, Turconi, Grant 10. All. Spahija.
ARBITRI: Valzani, Attard, Dori. (altro…)
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