|
News dalla radio
15-03-2026 22:07 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 84 – Aquila Basket Trento 78 Parziali: 24-21, 21-18, 18-20, 21-19 Progressivi: 24-21, 45-39, 63-59, 84-78.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 21, Martucci n.e., Ross n.e., Cinquepalmi n.e., Deangeli 6, Uthoff 6, Ruzzier 8, Sissoko 3, Candussi 15, Iannuzzi 0, Ramsey 25. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Aquila Basket Trento: Steward 21, Jones 7, Niang 2, Jogela 12, Forray n.e., Airhienbuwa n.e., Mawugbe 4, Aldridge 16, Jakimovski 7, Bayehe 4, Hassan 0, Battle 5.Coach: M. Cancellieri. Assistenti: D. Dusmet, F. Bongi.
Arbitri: M. Rossi, G. Dori, S. Noce.
TRIESTE – Una partita da mille flash, dalle mille suggestioni, dai mille significati. Una partita in cui la Pallacanestro Trieste parte con le spalle al muro, afflitta dagli infortuni e da un ambiente depresso da tutto ciò che è stato detto e scritto in queste settimane, abbattuta da due sconfitte diverse per come sono maturate ma entrambe pesantissime per le conseguenze che hanno generato.
Un allenatore che, al quarto tentativo, è ancora alla ricerca della prima vittoria in carriera da head coach.
Inutile negarlo: alle 20:29 di sabato sera lo scetticismo, se non l’aperto pessimismo, regnava sovrano sulle reali possibilità che mezza Pallacanestro Trieste avrebbe avuto di imporsi su una Trento dal canto suo lanciatissima, con il morale e la consapevolezza a palla dopo la clamorosa quanto meritata vittoria in Eurocup a Venezia di mercoledì scorso.
Una atmosfera irreale al PalaTrieste, creata dal ricordo di Tommaso e Matteo, strappati troppo presto dal destino alla vita ed alla passione per la pallacanestro, ma presenti con lo spirito attraverso i loro genitori, parenti ed amici in tribuna nonostante tutto, presenti perché la passione che condividono con i loro ragazzi può avere un effetto almeno lenitivo per un dolore inimmaginabile.
Una atmosfera per la quale tutto il resto, risultato, difesa, tiri da tre, rimbalzi, classifica, vengono relegati davvero sullo sfondo di serata dai significati ben più profondi.
Ed invece dalla prima palla a due, nonostante tutto, nonostante tutti, la squadra torna improvvisamente ed inaspettatamente ad essere la squadra della gente, quella che piace per l’atteggiamento arrembante e la motivazione, la capacità di reazione e la qualità del gioco, la voglia di tornare a vincere e quella di riconquistare la comunione con i propri tifosi.
Le cassandre che già incidevano l’epitaffio sulla stagione e sulla storia del club, prevedendo spalti vuoti e silenzio di protesta, sono servite: ad occhio gli spettatori sono più dei 5300 dichiarati, i soliti, quelli che fanno del PalaTrieste il secondo -forse oggi il primo- più frequentato in Italia.
5300 che non ne vogliono sapere di arrendersi alle difficoltà, che non arrivano in via Flavia intimiditi dal -36 di Reggio Emilia, che non volano con il pensiero a maggio o giugno. C’è ancora -adesso- un campionato da giocare, ci sono ancora partite da vincere, c’è ancora da mostrare all’Italia intera, quella che vorrebbe scippare a questo estremo lembo di terra la sua creatura illudendosi che altrove possa diventare una gallina dalle uova d’oro, che per farlo bisogna essere dotati del cinismo ed del coraggio dei peggiori rapinatori della storia.
Ed invece, c’è ancora chi quella maglia rossa con i suoi simboli non li considera semplici capi di abbigliamento da indossare di passaggio per una stagione.
C’è chi, come il giovane capitano triestino di questa squadra, pur consapevole di essersi appena procurato una frattura scomposta al setto nasale, rassicura in settimana il suo coach sul fatto che tre giorni dopo sarebbe stato regolarmente in campo a sputare sangue e gettarsi su ogni palla vagante ignorando il dolore e le limitazioni di una maschera rigida a tenergli insieme il viso.
Anche solo per i 26 minuti passati sul parquet contro Trento, indipendentemente dal rendimento, dalle statistiche, dalle percentuali, dalla valutazione (in ogni caso più che lusinghiere) anche solo per questo Lodo Deangeli si meriterebbe una statua davanti al PalaTrieste delle dimensioni di quelle dedicate a Pyongyang al Caro Leader.
Ed invece, c’è una squadra che punisce severamente una Trento troppo sicura di sé, troppo imprudente nel considerare finita la contesa dopo pochi minuti quando, sul +9, pareva avviata ad una fotocopia del disastro in Emilia.
Trieste si mette a difendere in modo convincente e continuo, limando i difetti che si trascinava dietro da inizio stagione.
Nel pitturato va in scena una spettacolare lotta a sportellate che pare un round di wrestling fra Godzilla e il Kraken in un vecchio film giapponese, con il centro maliano di parte triestina che magari non sarà un manuale di tecnica, ma in campo è capace di gettare una cattiveria ed una fisicità che iniziano a demolire ogni certezza ospite assieme alla presunzione di un Mawugbe sempre più nervoso e meno efficace a mano a mano che la partita scivola verso il suo epilogo.
Trento, con il passare dei minuti, vede anzi prima vacillare, poi crollare ogni sua certezza. Ma come? Di fronte non c’è una squadra privata dei suoi uomini migliori, ultima in Serie A per rimbalzi catturati, ultima per rimbalzi offensivi concessi, ultima per palle perse, fra le peggiori in difesa specie quando deve rientrare in transizione?
Una squadra incapace di impedire i pick and roll, disattenta sui tagli dal lato debole, priva di un piano B in attacco quando non riesce a correre o non le entrano i tiri da fuori?
Una squadra, oltretutto, che da subito deve recuperare affannosamente 9 punti, ed alla terza partita in una settimana giocata ruotando di fatto sette giocatori dovrebbe avere più acido lattico nelle gambe che acqua minerale in panchina?
Trieste sarà anche stata quella roba lì più volte, troppe, in questa stagione. Ma non una volta di più.
Evidentemente il patto fra uomini evocato da Francesco Taccetti, di cui si faticava fino a ieri ad individuare le tracce, con la primavera sta iniziando a far sbocciare i suoi primi frutti: Trieste difende mani addosso piegata sulle gambe dall’inizio alla fine, non ripete mai (mai!) due volte lo stesso errore nella sua metà campo.
Intasa il proprio pitturato annullando la presunta superiorità strategica trentina sotto canestro, rende un inferno ogni singola preparazione dei tiri da parte dei letali finalizzatori bianconeri, da Steward a Jones, da Jogela a Aldrige e Battle.
Ognuno di loro deve andarsi a creare spazio e conclusioni di puro talento più che di sistema: e già questa è una vittoria nella vittoria per il coach triestino.
Gli ospiti cadono mani e piedi nella trappola, non riescono a metabolizzare l’inaspettata reazione triestina, non ne interpretano in tempo l’ottima serata in attacco, forse sopravvalutano la propria qualità, quella che alla lunga, come all’andata, avrebbe permesso loro di riaggiustare a piacimento l’entropia dell’universo.
Ma un assioma della fisica vuole che l’entropia dell’universo tenda sempre al caos, e non al volere di giocatori che peccano un po’ di presunzione, e l’universo e le leggi della fisica non possono che premiare chi, in mezzo al caos, almeno per una serata, galleggia a proprio agio.
Nell’ultimo quarto, quando a prevalere sono nervi e cattiveria agonistica più che talento e scelte razionali, Trieste riesce a trovare i guizzi decisivi: cattura tutti i rimbalzi (alla fine vincerà la sfida raccogliendone addirittura 40, dieci più degli avversari), recupera una infinità di palloni, specie dopo averne persi altrettanti in modo scellerato con inerzia e quantità di possessi saldamente in mano.
Segna i tiri liberi decisivi, approfittando della fallosità esasperante in cui si trasforma l’eccessiva pressione difensiva trentina (Trento al quarantesimo conta due usciti per cinque falli e tre giocatori con quattro: aver subito ben 35 tiri liberi tirandone solo 10 ne è la diretta conseguenza).
Trieste ritrova anche l’apporto di giocatori davvero troppo importanti non solo per produzione di punti o per efficienza difensiva, ma anche per doti di leadership in un momento in cui la squadra si ritrova con un coach alla prima esperienza e due leader naturali fermi ai box.
Juan Toscano Anderson, al netto della nefandezza nel finale che sarebbe potuta costare carissima (sul +6 palla in mano a un minuto dalla fine perde palla palleggiandosi sul piede e commette antisportivo per impedire il contropiede: un disastro con conseguenze fortunatamente limitate), si prende la squadra per mano e la trascina con 27 minuti di pura sostanza: 21 punti con ottime percentuali, 8 rimbalzi, 4 assist, 4 palle perse ma 3 recuperate, 4 falli subiti 25 di valutazione ma soprattutto +21 di plus minus a raccontare di quanto la squadra con lui in campo abbia avuto un volto razionale in attacco e concentrato in difesa.
Vale la pena raccontare la sua prestazione perché dopo Reggio Emilia e Praga JTA era forse il giocatore più criticato e maggiormente atteso ad una giravolta completa nel rendimento una volta raggiunta la consapevolezza che un giocatore dalla sua storia e dalla sue capacità non si sarebbe più potuto concedere il lusso di deragliare in modo così pauroso trascinandosi dietro i compagni.
Si potrebbe raccontare dell’ottima prestazione di Francesco Candussi, che quando trova continuità da oltre l’arco è il giocatore in grado di scardinare il pitturato attirando sul perimetro i lunghi avversari.
O della solita produzione in attacco di un Jahmi’us Ramsey che non ti accorgi mai di quanto costante sia nella metà campo offensiva finché non ne vai a scoprire il bottino alla fine.
Il treccioluto texano stavolta aggiunge però anche una dedizione difensiva inedita, e questo lo rende davvero un’arma totale.
Si potrebbe, infine, rimanere spiazzati davanti alla prestazione difensiva attenta e costante di Ruzzier (che piazza pure 7 assist) e di un Jarrod Uthoff d’altro canto più silente del solito in quanto a conclusioni ma glaciale dalla linea del tiro libero quando il pallone pesa come la Luna.
Ma mai come nella partita contro Trento a dover essere raccontata è la prestazione complessiva di ogni quintetto messo in campo. Una squadra che torna a fare la Squadra. Che torna a divertirsi, il cui spirito infiamma i tifosi in un continuo feedback reciproco che rende il PalaTrieste, nuovamente, un luogo di divertimento da cui uscire con energie sufficienti per affrontare con ottimismo la settimana lavorativa.
Specie se si analizzano anche le conseguenze di questa vittoria: Trieste riesce a consolidare il sesto posto solitario, allungando a +4 sulla settima, prendendosi anche la differenza canestri positiva proprio su Trento, ribaltando la rocambolesca sconfitta di due punti patita all’andata.
Si potrebbe, infine, raccontare la serata di Francesco Taccetti: una serata che nasce difficile, in cui il coach probabilmente si accontenterebbe di un bell’atteggiamento della squadra rimanendo però consapevole, dentro di sé, che una vittoria sarebbe stata un miracolo.
Una partita che continua altrettanto difficile, ma nella quale il barlume di una piccola speranza di rompere il ghiaccio in Serie A si fa via via più luminoso.
Una serata in cui rimane senza voce, in cui rimane costantemente in piedi a dare indicazioni, in cui gestisce le rotazioni alla perfezione, in cui riesce a far uscire la squadra dai time out guidandola a fare la cosa giusta al momento giusto.
Una serata conclusa a lanciare il suo urlo di liberazione verso una curva che gli tributa il giusto applauso, innaffiata dalla rituale pioggia di spumante in spogliatoio.
Una liberazione che ci voleva davvero, per ognuno dei 5300 del PalaTrieste e dei 15 in campo.
Di doman non v’è certezza, l’abbiamo capito. Stasera, però, va così.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
14-03-2026 23:58 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970

PUBLIESSE CHIARAVALLE 23 – PALLAMANO TRIESTE 29 (p.t. 11-13)
PUBLIESSE CHIARAVALLE: Sanchez, Fager 3, D’Benedetto 4, Francelli, Brutti, Hammouda 1, Di Domenico, Capatina 3, Solustri 1, Sampaolo, Cuello 3, Santinelli, Araujo 7, Altomonte 1, Miri. All. Guidotti
PALLAMANO TRIESTE: Garcia, Postogna, Bono 3, Mazzarol, Antonutti, Pernic, Scorzato, Parisato, Lo Duca, Lindström 3, Vanoli, Hubert 13, Bendjilali, Sandrin, Esparon 10. All. Lisica
Arbitri: Simone e Monitillo
CHIARAVALLE – Un ottimo ritorno ai due punti: la Pallamano Trieste 1970 fa sua la sfida in terra marchigiana contro la Publiesse Chiaravalle, vendicando la prova incolore di sabato scorso contro il Conversano.
Un 23-29 fatto da tanti minuti con la testa avanti per gli effettivi di Boris Lisica, abili poi a trovare il break decisivo nel finale.
Trieste si presenta in campo con Garcia tra i pali, Hubert, Esparon e Lindström sulla linea dei terzini, Bendjilali agisce da pivot, in ala la coppia triestina Mazzarol-Parisato. È Lindström a sbloccare il match con una conclusione precisa dai nove metri.
Dopo il pareggio immediato di Cuello, il match entra nel vivo: Hubert realizza dai sette metri e D’Benedetto risponde per i padroni di casa.
È però la doppietta di Esparon a regalare a Trieste il primo strappo importante, portando il punteggio sul 2-4 al 5′.
Sale in cattedra Valerio Sampaolo: le parate dell’estremo difensore rimettono in carreggiata i marchigiani, che grazie alle reti di D’Benedetto e Capatina agguantano il pareggio (4-4) al 7′.
Nonostante il ritorno degli avversari, gli ospiti restano avanti grazie a un eccellente Esparon, trascinatore assoluto con 4 reti che al 12′ valgono il 6-7.
Segue una fase confusa del match: un paio di minuti di digiuno offensivo in cui entrambe le squadre forzano le giocate senza trovare la via del gol.
A rompere l’impasse è ancora il solito Esparon, che dalla distanza firma il 6-8.
Il vantaggio alabardato ha però vita breve: Cuello e una rapida transizione in seconda fase di Capatina ristabiliscono immediatamente le distanze.
Con Trieste che perde il capitano Pernic per un colpo all’occhio, al 16′ il tabellone segna l’8-8.
Uno due Esparon-Lindström, risponde Hammouda per il 9-10 del 22′ sul quale coach Lisica chiama minuto.
Trieste fermata dalla traversa (Lindström) e dal palo (Esparon), Chiaravalle ne approfitta per siglare la parità al 24′ con Sanchez.
Trieste non molla la presa, torna avanti con il gol in doppio appoggio di Hubert poi dopo le ottime parate di Garcia su Araujo, Capatina e Fager, è Lindström a firmare il 10-12. Finale di primo tempo dai sette metri: Araujo accorcia, Hubert a tempo scaduto manda le squadre negli spogliatoi sull’11-13.
Trieste riprende esattamente da dove aveva lasciato: un freddo Hubert trasforma dai sette metri e regala ai giuliani il massimo vantaggio.
Chiaravalle prova a scuotersi con la rete di Araujo per il 12-14, dopo una traversa colpita da Lindström, Trieste si ritrova in inferiorità numerica per l’esclusione di due minuti comminata a Sandrin.
Sale in cattedra Postogna: il portiere biancorosso ipnotizza Sanchez parandogli un rigore.
Nonostante l’uomo in meno Esparon e ancora Hubert colpiscono, portando il punteggio sul 13-16 al 6′ minuto.
Postogna continua a fare la differenza, superandosi con altre due parate decisive sui tiri dai sette metri di Cuello.
Tuttavia, Chiaravalle non molla e, trascinata ancora da un indomabile Araujo, ricuce lo strappo fino al 15-16 intorno al 10′.
Trieste accusa il colpo ma non sbanda. Grazie alle giocate di Bono e alla precisione di Hubert, i biancorossi ritrovano l’allungo: prima sul 16-19 e poi sul 18-20 al 14′ con Lisica che chiama minuto.
Ancora un ottimo Araujo, bravo a riportare sotto i padroni di casa: 20-21 al 19′.
Bono e Cuello, siglano il 21-22 al 21′. È però sempre Esparon l’anima della compagine biancorossa: grazie a un suo recupero e al successivo contropiede, il punteggio sale sul 21-24 al 23′.
In un momento di emergenza, con Permic e Lindstrom fuori per infortunio, Sandrin prima e Hubert poi si ergono a protagonisti difensivi.
Proprio un recupero di Hubert, seguito da una serie di pesanti gol dai nove metri, scava il solco decisivo: il 21-26 al 26′ spiana definitivamente la strada al successo biancorosso. Gli ultimi minuti sono di pura gestione fino al fischio finale.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
14-03-2026 23:43 12-03-2026 0:21 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
ERA Basketball Nymburk 82 – Pallacanestro Trieste 76 Parziali: 18-19, 19-23, 17-10, 22-24 Progressivi: 18-19, 37-42, 54-52, 82-76
ERA Basketball Nymburk: Santos-Silva 0, Filipovic 21, Nejezchleb n.e., Svoboda 4, Perkins 14, Bohacik 11, Kriz 4, Shumate 16, Lawrence 5, Rylich 5, Hruban 2.
Coach: O. Amiel. Assistenti: S.H. Grassegger, E. Kotasek.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 6, Martucci n.e., Cinquepalmi n.e., Deangeli 4, Uthoff 17, Ruzzier 10, Sissoko 12, Candussi 6, Iannuzzi 2, Ramsey 19.
Coach: F.Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Arbitri: M. Kozlovskis, A. Aunkrogers, J. Barkauskas. (altro…)
23-02-2026 22:29 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
BRIXEN 33 – PALLAMANO TRIESTE 1970 36 (primo tempo 20-17)
BRIXEN: Lubinati, Elazhary, Dorschner, Della Vecchia 5, Costa 8, Ceccardi 4, Coppola 9, Mejri, Hopfgartner, Iballi 3, Sader, Declara, Basic 3, Brzic, Muehloegger, Puntainer 1. All. Neuner
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Mazzarol, Antonutti, Pernic 1, Urbaz 4, Parisato, Pauloni 4, Lindström 4, Vanoli 4, Hubert 2, Bendjilali 5, Sandrin, Esparon 12. All. Lisica
Arbitri: Stancu e Pepe (altro…)
|
|
Twitter
|