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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

Pallacanestro Trieste   70    –    Dreamland Gran Canaria    94         Parziali: 19–21, 18–28, 13–22, 20–23    Progressivi: 19–21 / 37–49 // 50–71 / 70–94

Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 16, Martucci n.e., Ross 4, Deangeli 0, Uthoff 8, Ruzzier 3, Sissoko 13, Candussi 2, Iannuzzi 3, Brown 16, Brooks 5, Ramsey n.e. Coach: I. Gonzàlez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Dreamland Gran Canaria: Maniema Nzambi 4, Wong 8, Vila 15, Samar 4, Albicy 1, Brussino 15, Salvo 7, Alocen n.e., Pelos 17, Tobey 12, Kuath 6, Robertson 5.
Coach: J. Lakovic. Assistenti: V.G. Garcia, A.G. Setien.

Arbitri: G. Gedvilas, P. Marques, G. Poursanidis.

TRIESTE – “Voia saltime doso” recita un vecchio adagio in dialetto triestino. Un adagio che riassume ed inquadra le espressioni corporali del quintetto triestino sceso in campo in apertura di secondo tempo con davanti la prospettiva di dover recuperare 12 punti.
Visi inespressivi, musi lunghi, l’evidenza di una rassegnazione mista a speranza che il calvario possa finire nel minor tempo possibile. 9-0 in trenta secondi, partita finita.
I 5 falli commessi negli ultimi 30 minuti lo inquadrano con ancora maggiore precisione: Trieste difende in modo pigro e disorganizzato, rassegnato e lento, e viene giustamente brutalizzata da una squadra giunta nel continente ben decisa a chiudere ogni discorso sulla qualificazione, a dimostrare che la sorprendente sconfitta alla prima giornata fu un semplice incidente di percorso, a far valere la propria superiorità tecnica, fisica, di focus, di preparazione, di approccio.
In ultima analisi, di qualità. Una superiorità che, però, non era affatto scontata prima della palla a due: Gran Canaria è attualmente quindicesima (su 18) in ACB Liga, forte di 6 vittorie in 18 partite, aveva faticato enormemente per vincere a Praga sul Nimburk, aveva vinto in volata di rimonta su Tenerife una settimana fa, aveva addirittura perso malamente con Trieste in apertura di girone.
E’, piuttosto, la schiacciante differenza di intensità nell’affrontare un impegno importante a scavare un solco incolmabile fra le due squadre, una differenza accecante come il color giallo-evidenziatore delle divise canarine.
E’ così svanita l’illusione di potersi essere messi definitivamente alle spalle incomprensioni e frustrazione, magari mettendosi a giocare un basket decente se non divertente, che aveva caratterizzato il mese di gennaio.
E’ svanito anche l’effetto delle due trasferte alle Canarie affrontate con uno spirito garibaldino che sorprese le blasonate avversarie spagnole (con alterne fortune) e che aveva portato in dote, se non altro, un po’ di serenità e consapevolezza nei propri mezzi.
Trieste sembra tornata quella di ottobre e novembre, priva di una personalità, incapace di attuare lo straccio di un piano partita (sempre che ne sia stato delineato -o spiegato e compreso- uno), monotona, lenta, imprecisa e prevedibile in attacco, totalmente assente in difesa.
Una squadra che viene ridicolizzata quando ogni avversario tenta sortite nel pitturato, che siano pick and roll, penetrazioni da uno contro uno, tagli dal lato debole: ogni singola volta che un giocatore ospite riceve palla a meno di quattro metri dal ferro sono due punti, dal momento che gli aiuti non arrivano mai.
E se, per ventura, dovesse capitare qualche fugace errore al tiro, è abbastanza probabile che il pallone finisca nelle mani dell’attacco, come peraltro ogni singola palla vagante: il computo dei rimbalzi è nuovamente impietoso, con Gran Canaria che ne cattura 43, di cui 14 sotto il ferro triestino, contro i 30 di Trieste.
Del resto, se non commetti mai fallo, è abbastanza prevedibile che la percentuale da due degli avversari flirti con il 75% per tutti e 40 minuti, e dunque ci siano anche pochi rimbalzi da andare a catturare. In casa, se vuoi vincere, non te lo puoi certo permettere.
La “finestra” di comprensione reciproca fra squadra ed allenatore, un fugace squarcio di buona volontà più che di sospirata unione di intenti, è evidentemente tornato a richiudersi, scaraventando nuovamente sulle spalle dei giocatori tutto il pesante fardello di nervosismo e frustrazione, indolenza e demotivazione che aveva minato alla base la prima parte di stagione.
E’ come se alla sirena del secondo quarto a Tortona la squadra si sia letteralmente liquefatta. Ha smesso di giocare assieme, si affida esclusivamente alle invenzioni dei singoli, che però sono sempre quelli e quindi diventano prevedibili e facilmente neutralizzabili anche perchè non è che siano propriamente dei fuoriclasse, né dal punto di vista fisico né tantomeno sotto quello del QI cestistico.
Juan Toscano Anderson una ne fa e quattro ne disfa, peraltro predica perlopiù nel deserto e di fronte ha gente esperta ed agonisticamente cattiva.
Sissoko viene cercato poco sotto canestro, piazza i blocchi troppo lontano dal ferro e non riesce a ricevere praticamente mai il pallone dopo aver rollato in un’area intasata che lo attende come un branco di lupi in agguato.
Determinazione, come sempre, non gli manca, ma isolato com’è costituisce l’emblema della situazione disastrosa che oggi è Trieste sotto il ferro.
Markel Brown inizia bene, è il solito mastino in difesa, si danna l’anima costantemente piegato sulle gambe e le mani addosso all’avversario, ma ha anche 35 anni ed alla lunga tende a pagare a caro prezzo il fatto di essere l’unico leader in campo.
Tutti gli altri incidono pochissimo, perlopiù evanescenti in difesa e sconclusionati in attacco.
Tutti tranne uno: Colbey Ross disputa probabilmente la peggior partita della sua avventura triestina, riuscendo in extremis a sporcare un tabellino che rimane impietoso, che recita 1/8 dal campo, di cui 0/4 da tre, 4 palle perse ed una valutazione di -2 in 27 minuti che però era -7 fino a due minuti dalla fine.
Una esibizione servita solo ad esacerbare gli animi dei suoi numerosi detrattori, dando loro in pasto tutti i motivi per essere critici nei confronti del suo modo di intendere il ruolo.
Passa quasi inosservata, infine, la pesante assenza di Jahmi’us Ramsey, non tanto perché non possa aver avuto un ruolo fondamentale nel risultato (sebbene anche un’ottima prestazione del texano non sarebbe bastata per vincere alla luce di quella disastrosa di gran parte dei compagni), quanto perché, ormai, le assenze impreviste e non preannunciate, prive di spiegazione esauriente, sono ormai la regola e non fanno più notizia.
E poi è inutile fornire alibi ad una squadra che era riuscita a rialzare la testa pur avendo rotazioni ridottissime, tornata a regredire nel rendimento proprio quando è tornata al completo. Quali siano veramente la natura e l’entità del malanno che affligge Ramsey, e per quanto tempo lo terrà fuori dai campi, lo scopriremo, molto probabilmente, solo vivendo.
Unico squarcio nel buio i secondi di personalità (accolti dall’unica ovazione della serata) trascorsi sul parquet da Pietro Iannuzzi, autore anche di una tripla a risultato ampiamente acquisito: un atteggiamento che meriterebbe forse di essere premiato più spesso e più a lungo in luogo di qualche suo blasonato quanto indolente compagno.
Finisce fra i meritatissimi fischi dello sparuto pubblico triestino questa poco memorabile “partita del riscatto” che avrebbe potuto riaccendere concrete speranze di passaggio del turno.
Ormai le due spagnole prendono il volo in classifica con due vittorie di vantaggio su Trieste e Nymburk e due partite ancora da giocare.
Per accedere alla fase ad eliminazione diretta, la squadra triestina dovrebbe ora vincere almeno di 3 con Tenerife in marzo sperando che i cechi vincano a Gran Canaria, per poi andare a vincere a Praga sperando che Gran Canaria batta di nuovo Tenerife.
Una concatenazione talmente improbabile da far ritenere conclusa anzitempo la prima avventura europea triestina, più che altro perché per realizzarsi non si potrà prescindere da due vittorie larghe e convincenti che questa squadra, con questo atteggiamento, con questa motivazione, con questo focus, con questa qualità, non è nemmeno lontanamente in grado di poter sperare.

(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna

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VENEZIA – Suona strano sentire che Francesco De Gregori fa tappa col suo tour in un club. Ed ancor di più se il locale in questione è una storica discoteca come il Palmariva. Nulla da togliere ad entrambi, per carità, solo che non siamo abituati ad un connubio di questo genere.

Già da un po’ di tempo la storica balera di Fossalta di Portogruaro  per l’occasione, viene trasformata in un Live Club, ospitando eventi di qualità. E questo grazie alla sapiente organizzazione di Azalea, che ha saputo cogliere l’opportunità di gestire i live proprio in questa location. Perchè l’atmosfera che si assapora ad un concerto in un Club, ha qualcosa di familiare. E certe barriere, che solitamente in altri luoghi tengono distanti pubblico ed artisti, in queste circostanze vengono meno. Una vicinanza molto apprezzata sia dal pubblico che dall’alto del palco. (altro…)

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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

Bertram Derthona Tortona   104    –    Pallacanestro Trieste   99        Parziali: 19–23, 22–32, 39–24, 24–20    Progressivi: 19–23 / 41–55 // 80–79 / 104–99

Bertram Derthona Tortona: Vital 21, Hubb 37, Gorham 16, Manjon 2, Pecchia 0, Chapman 2, Tandia n.e., Strautins 11, Baldasso 2, Olejniczak 8, Biligha 5, Riismaa 0. Coach: M. Fioretti. Assistenti: I. Squarcina, A. Vicenzutto.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 12, Martucci n.e., Ross 10, Deangeli 4, Uthoff 13, Ruzzier 7, Sissoko 4, Candussi 10, Iannuzzi n.e., Brown 13, Brooks 4, Ramsey 22. Coach: I. González. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.

Arbitri: V. Grigioni, D. Valleriani, M. Attard. (altro…)

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In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970

METELLI COLOGNE   31    –    PALLAMANO TRIESTE 1970    25      (primo tempo 12-12)

METELLI COLOGNE: Albanini, Manenti, Florio 3, Bozzoli 1, Erovic, De Angelis 7, Trkulja, Krantz, Barbariga 2, Arena 4, Da Cunha 6, Knezevic 6, Perletti, Lancini, Rossi 2, Mombelli. All. Campana
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Mazzarol, Pernic 1, Urbaz 1, Parisato, Andreotta, Pauloni 2, Lindström 3, Vanoli 1, Hubert 5, Bendjilali 2, Sandrin, Esparon 10. All. Carpanese

Arbitri: Cardone e Cardone (altro…)

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