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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
APU Udine 70 – Pallacanestro Trieste 89 Parziali: 27-19, 14-25, 15-20, 14-25 Progressivi: 27-19, 41-44, 56-64, 70-89
APU Udine: Christon 13, Alibegovic 9, Spencer 4, Hickey 3, Pavan n.e., Mekowulu 11, Da Ros 5, Bendzius 4, Dawkins 1, Calzavara 12, Mizerniuk n.e., Ikangi 8.
Coach: A. Vertemati.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 4, Martucci n.e., Ross 11, Deangeli 7, Uthoff 6, Ruzzier 11, Candussi 12, Iannuzzi n.e., Brown 8, Moretti n.e., Bannan 10, Ramsey 20. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Arbitri: M. Rossi, A. Bartolomeo, M. Catani.
UDINE – E’ una Trieste da vero sballo quella che per 30 minuti domina letteralmente il derby al Carnera. Prova anche la sottile soddisfazione di aver illuso l’APU ed il suo pubblico di essersi presentata in Friuli indossando il solito vestito da trasferta, quello costato imbarcate epocali anche nel recentissimo passato, quello che non permette ai biancorossi di imporsi lontano dal PalaTrieste da un’era geologica.
In effetti, l’approccio triestino alla gara più importante dell’anno non lascia presagire nulla di buono: difesa molle e distratta, attacco troppo basato sugli esterni (e quando non entra il tiro da tre la fase offensiva si inceppa inesorabilmente), avversari in totale fiducia spinti da un pubblico entusiasta.
Alibegovic a fare pentole e coperchi, Christon a penetrare come una lama calda nella neve di primavera seminando i marcatori di turno, rotazioni difensive che portano sistematicamente i piccoli a dover affrontare le torri bianconere nel pitturato, con la conseguente consueta vendemmia avversaria a rimbalzo.
In altre parole, la tavola al decimo minuto pare davvero apparecchiata per la gran festa friulana: l’APU vola sul +14 rifilando (quasi) il solito trentello da primo quarto ad una Trieste che sembra paralizzata.
Ciò che accade nel breve intervallo fra il primo e secondo quarto cambia radicalmente le sorti della partita.
Il derby, però, era già iniziato giovedì mattina: l’assurda decisione dell’ONMS, le regole draconiane imposte a tifosi trattati come terroristi in partenza per Guantanamo, la conseguente decisione del tifo organizzato di rinunciare alla trasferta, hanno di fatto sottratto uno spettacolo unico nel suo genere, raro e sentitissimo, tanto al pubblico triestino quanto a quello friulano, anch’esso privato dello stimolo, del mood, dell’atmosfera che aggiunge il pepe ad una partita altrimenti anonima.
E’ l’unico vero rimpianto: quello di aver rubato alle centinaia di innocui sostenitori giuliani la possibilità di spingere la squadra alla vittoria e di gioire assieme ad essa al termine della partita.
Ci sarebbe stato rumore, qualche reciproco scambio di offese, qualche coro creativo e qualche altro ormai obsoleto. Sarebbe però finito tutto lì.
Certo, la carica era comunque arrivata a destinazione bella forte già all’ora di pranzo, con i giocatori catechizzati a dovere prima di salire sul pullman.
Se qualche straniero, specie fra quelli alla prima esperienza da queste parti, avesse ancora avuto qualche minimo dubbio sull’importanza del confronto per la città, la verità sarebbe calata su di lui come la luce su Jake Blues. Ma una curva colorata di biancorosso al Carnera sarebbe stata indubbiamente un’altra cosa.
C’era curiosità sulla decisione da parte del coaching staff sullo straniero da lasciare a riposo per far posto al rientrante Markel Brown: decine di pro e contro per ognuna delle possibili scelte, risolte alla base dall’indisponibilità di Madi Sissoko, apparso piuttosto zoppicante a bordo campo.
Bannan e Candussi a fare a sportellate con Mekowulu e Spencer, attori protagonisti della spettacolare stagione udinese a rimbalzo.
Per contro, una squadra molto più agile, più veloce e dinamica, adatta ad un gioco dal ritmo vorticoso, alle transizioni, a conclusioni prese nei primi sei-sette secondi di azione. Questo, tutto in teoria: la versione biancorossa di inizio partita non lascia presagire nulla di buono.
70-43: è il risultato del match iniziato all’undicesimo minuto. Un risultato di per sé eloquente, conseguenza di tutto ciò che deve essere, per l’appunto, accaduto durante quel breve intervallo di tempo.
Trieste rientra in campo totalmente rinata. Intanto registra la difesa: ciò permette di interrompere la vendemmia bianconera da tre punti (perchè Udine non ha letteralmente più a disposizione nemmeno un tiro aperto da oltre l’arco) e, soprattutto, di costringere Christon a doversi conquistare ogni singolo canestro solo grazie al suo enorme talento, limitato già sul primo passo da un Jahmi’us Ramsey che forse finalmente capisce che vincere l’Antonello Riva Trophy contemporaneamente al Telepass Award per il peggior difensore del campionato non sarebbe di certo un buon viatico per il suo altrimenti luminoso futuro.
Ramsey, con l’aggiunta di Markel Brown, diventa invalicabile per gli esterni udinesi, che improvvisamente non trovano più nemmeno un pertugio per tentare tiri aperti. E se non tirano comodi, i vari Alibegovic, Calzavara e Ikangi non la mettono più.
Cominciano a rivelarsi efficaci con continuità anche i famigerati show dei lunghi sul perimetro: che ci riesca Bannan, giocatore veloce e dinamico, ce lo si può anche aspettare, che lo faccia Candussi, in stagione sorpreso spesso a metà strada fra la linea da tre punti ed il ferro con conseguente autostrada per il servizio sotto canestro al lungo avversario di turno, è già meno scontato.
Trieste costruisce tutto il suo capolavoro partendo proprio dalla difesa: costringe gli uomini di Vertemati ad un lungo passaggio a vuoto in termini di realizzazioni, rimette a posto la lotta a rimbalzo, e soprattutto riesce ad imporre il suo ritmo, che l’APU commette il letale errore di accettare e tentare di replicare.
Udine per talento e caratteristiche fisiche non è in grado di reggere il gioco triestino quando il gioco triestino riesce per come è pensato, ed infatti il sorpasso arriva puntuale (e definitivo) prima di metà gara grazie ad una tripla di Brown.
Il +3 triestino all’intervallo lascia però aperti i soliti interrogativi dettati dalla consolidata difficoltà triestina ad affrontare i terzi quarti, ma sono interrogativi destinati a sciogliersi quasi subito: Ramsey avrà pure aggiunto dimensione difensiva, ma in attacco in questa stagione ha davvero pochissimi avversari che possano anche solo paragonarsi a lui.
Udine non ha letteralmente armi per arginarlo: il texano colpisce in entrata (la sua capacità di assorbire i contatti è fenomenale), dalla media distanza, da ogni angolo oltre l’arco. Abbassa la mannaia sulla testa degli avversari con 12 punti in un quarto: Udine finisce sotto con gap in doppia cifra rimanendoci pressoché fino alla fine.
Trieste si mette anche a giocare d’astuzia, con Ross a subire due falli in difesa che evidenziano l’ingenuità di Ikangi e Spencer, Toscano che ruba la palla dalle mani di Calzavara, Bannan che in un modo o nell’altro si getta su ogni pallone sputato dal ferro rendendo un’impresa ogni rimbalzo avversario.
E’ anche il momento degli italiani a disposizione di Taccetti: Ruzzier sviluppa una pallacanestro meno ritmata e più ragionata rispetto a Colbey Ross, la sua motivazione su questo campo, i sette tiri tentati con un solo errore, le tre bombe realizzate lo rendono un probabile MVP della partita.
Francesco Candussi lo affianca nei 23 minuti trascorsi sul parquet, passati a far valere il suo fisico contro avversari che ne hanno sofferto la pericolosità da fuori e la precisione da sotto canestro (4/5 da due, 12 punti e 6 rimbalzi).
Uthoff e Deangeli sigillano con due bombe siderali una vittoria che con il passare dei minuti assume dimensioni clamorose, e che Trieste ha la capacità di gestire abbassando il ritmo e controllando il finale a suo piacimento.
Vertemati ottiene pochissimo dall’agognato ed applauditissimo rientro di Hickey dopo i mesi di squalifica per doping (l’ex Cantù ha il solo effetto di sottrarre minuti di qualità a Christon), mentre ad ottenere di più da Bendzius è forse Taccetti più che il suo coach: il lituano si esibisce con un poco esaltante 2/15 al tiro che per uno specialista non è esattamente il bottino che ci si possa aspettare. -4 di valutazione conseguenza non solo della guardia difensiva triestina ma anche, anzi soprattutto, della serataccia del giocatore.
Markel Brown dimostra quanto sia mancato il suo apporto in quest’ultimo mese: è quel tipo di giocatore che può anche litigare con il ferro ma non si scompone mai, è capace di una concentrazione e di una determinazione granitiche, difende sempre piegato sulle ginocchia, sporca ogni linea di passaggio.
E’ un giocatore fastidioso per gli avversari, cattivo e scaltro. Finisce la partita con 8 punti, ma il suo apporto viene misurato in gran parte da tutto ciò che non si può leggere sul tabellino.
Utilissimo anche Josh Bannan, il cui minutaggio (30 minuti) è chiaramente figlio anche dell’assenza di Sissoko, ma che, una volta rimessa a posto la mira (4/6 da due punti) dona al quintetto grande dinamicità, grande pressione difensiva, gran senso della posizione sotto canestro, discreta capacità di ball handling.
Sarà fondamentale nel finale di stagione se l’infortunio al maliano si dovesse rivelare più grave del previsto.
Francesco Taccetti, dal canto suo, dopo i dubbi sollevati dalle decisioni nel finale della partita contro Varese, torna a non sbagliarne neanche una: rotazioni gestite con il misurino, 30 minuti amministrati con ritmi imposti agli avversari, capitalizzazione di una possibile difficoltà come l’assenza del centro titolare.
E soprattutto grande, grandissima capacità motivazionale.
I numeri finali descrivono in modo schiacciante la superiorità triestina: +19 nel punteggio, 116-62 la valutazione.
Persa di poco la sfida a rimbalzo (18 rimbalzi offensivi concessi ad Udine, però, sono davvero tanti), ma 10 giocatori su 10 schierati ad aver segnato più di un canestro con distribuzione costante delle responsabilità offensive che toglie ogni punto di riferimento a Vertemati.
Coralità confermata anche dai 25 assist piazzati dai biancorossi contro i 16 dei bianconeri.
Trieste, accolta dall’entusiasmo della sua gente in via Miani al ritorno da Udine, ricaccia così indietro Reggio Emilia che l’aveva affiancata (e superata) al sesto posto, ed approfitta della sconfitta di Trento e Cremona per mettere 6 punti sul nono posto.
Udine ora non può più matematicamente raggiungere Trieste in classifica, vede allontanarsi la quota playoff ma è rinfrancata anche dalla sconfitta di Treviso che mantiene inalterate le distanze dall’ultimo posto in vista della trasferta al PalaVerde di domenica prossima.
A Trieste c’è ancora tanta voglia di godersi questo basket, il basket che la città si merita. Vada come vada, ed ormai l’attesa e le incertezze stanno necessariamente per finire, domenica prossima contro Brescia dovrà essere una festa: arriva la capolista, c’è la riedizione della sfida playoff della passata stagione, il PalaTrieste può diventare il teatro del passo decisivo verso i playoff. Sembra tutto apparecchiato per un sold out che avrebbe mille significati.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna