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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste – ERA Basketball Nymburk 85 – 91 Parziali: 25–23, 21–25, 21–23, 18–20. Progressivi: 25–23, 46–48, 67–71, 85–91.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 7, Ross 4, Cinquepalmi n.e., Deangeli 5, Uthoff 13, Ruzzier 4, Sissoko 8, Candussi 5, Iannuzzi n.e., Brown 19, Brooks 8, Ramsey 12. Coach: I. Gonzàlez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
ERA Basketball Nymburk: Santos-Silva 2, Rice 15, Svoboda 15, Perkins 12, Bohacik 6, Sehnal 17, Kriz 13, Shumate 3, Lawrence 6, Rylich 0, Hruban 2.
Coach: O. Amiel. Assistenti: S.H. Grassegger, E. Kotasek.
Arbitri: Y. Rosso, M. Manniste, J. Jurcevic.
TRIESTE – Trieste illude e si illude nei primi minuti di una gara che per una volta, la prima in stagione, pareva poter essere vissuta in relax, con una prestazione capace di mettere da subito in un angolo gli avversari per poi amministrare punteggio e forze in vista dei prossimi fondamentali impegni.
Percentuali bulgare da sotto e da fuori, reattività e tanto ritmo parevano adatte a regalare allo scarsissimo pubblico del PalaTrieste uno spettacolo finalmente godibile, molto simile ai primi trenta minuti vissuti a Tenerife.
Ma la superbia, si sa, è il primo fra i sette peccati capitali, ed i peccati capitali si pagano carissimo: in BCL, specie nel Round of 16, non esistono squadre materasso, non esistono avversari comodi o disposti ad arrendersi senza battersi.
Il fatto di aver perso 4 delle 5 partite giocate in casa nella competizione, del resto, dovrebbe costituire una lezione di per sé istruttiva.
Trieste, invece, si convince di averne uno di questo tipo davanti, ma finisce con consegnargli l’inerzia della gara impiantandosi letteralmente sulle gambe. Improvvisamente, ed inspiegabilmente, la squadra di coach Gonzalez smette di spingere, viene infilata con un numero abnorme di transizioni offensive alle quali non oppone alcuna resistenza (i contropiede di Nymburg 3 contro uno o due contro zero non si contano, addirittura anche partendo dalla rimessa da fondo campo, non solo dopo i turnover, peraltro limitati nel numero), subisce la determinazione a rimbalzo di avversari che cedono in quanto a centimetri e chilogrammi ma non certo in quanto a scaltrezza e cattiveria agonistica, finisce per concedere seconde, terze, anche quarte chances addirittura nella stessa azione ad avversari che al termine del primo tempo contavano quasi il doppio dei possessi rispetto ai triestini.
Esattamente come successo con Szolnok in casa, quando fai intravvedere ad avversari sulla carta inferiori dal punto di vista tecnico e fisico i tuoi punti deboli, quando dimostri che i tuoi punti di forza tendi a sfruttarli poco o ad ignorarli, finisci per dar loro coraggio e convinzione, per metterli in ritmo, per moltiplicare la loro determinazione nel conseguire un risultato forse imprevisto ma assolutamente raggiungibile.
Anche contro Nymburk Trieste commette il medesimo errore: non reagisce al break che porta in vantaggio gli ospiti, forse presumendo che, tanto, sarebbe bastata una fiammata o due, la solita zampata dei suoi assi nel finale, per spuntarla in ogni caso.
Mantiene un ritmo compassato, cade nel tranello di arrivare con la palla in mano fino agli ultimi 4-5 secondi di azione, tradizionalmente il suo peggiore punto debole in questa stagione: quando deve ragionare, infatti, diventa frenetica e tendenzialmente prende sempre la decisione sbagliata o la conclusione a più bassa percentuale. Nonostante tutto ciò, riesce a mantenere aperta la partita, il risultato ed una qualificazione quantomai probabile ricucendo con un improvviso quanto fugace break tutto il pesante passivo accumulato, salvo poi autoconvincersi che gli avversari avrebbero ceduto definitivamente sotto la prepotente spallata finale dell’armata biancorossa.
Nynmburk, invece, come ampiamente prevedibile, sull’80 pari a due minuti dalla fine non si scompone, esce dal time out e piazza un 5-0 spezza gambe e morale.
Se poi Trieste fa 1 su 12 da tre negli ultimi sette minuti, con almeno otto di quei dodici tiri presi in campo aperto, in ritmo, non contrastati e tendenzialmente dalle mattonelle predilette dagli stoccatori di turno, allora la partita diventa una scalata di terzo grado, anche perché nel finale gli avversari, forti della consapevolezza colpevolmente donatale dalla squadra di casa, non sbagliano più nulla conquistando meritatamente la vittoria e pure un discreto bottino di punti da difendere nella partita di ritorno a Praga: particolare da non sottovalutare, ma incredibilmente ignorato da una Trieste che prima subisce l’ultimo canestro da Lawrence, che completamente libero va a schiacciare a un secondo dalla fine, e poi cerca di rimediare tardivamente chiamando time out per cercare di disegnare l’ultimo frettoloso tiro da tre dalle mani di Jeff Brooks (che probabilmente non erano nemmeno quelle prestabilite).
La squadra di Gonzalez stavolta viene tradita dalla sua punta di diamante: Jahmi’us Ramsey non entra mai in ritmo, litiga con il canestro da fuori e, per la prima volta, anche da sotto, prende scelte poco razionali per pura frustrazione, finisce con un cinque di valutazione frutto di un agghiacciante 1 su 10 al tiro da tre punti e 4 palle perse.
Trieste si regge quasi totalmente sulle spalle di Markel Brown, autore di 19 punti e 22 di valutazione, però anche lui sbaglia le due triple che avrebbero, quelle sì, ribaltato completamente l’incontro. Due tiri presi dal suo angolo, in ritmo e completamente aperti, due errori non certo da lui. Capita.
Peraltro, Trieste non avrebbe di certo avuto la forza di riaprire la partita sul -10 nella quarta frazione senza il suo fondamentale apporto, per cui si merita se non altro la sufficienza.
Si fa fatica, invece, a scovare prestazioni da sufficienza piena fra tutte le altre, con punte di indolenza preoccupanti da parte di Toscano Anderson, per la seconda partita consecutiva a zero di valutazione in 21 minuti con un -13 di plus/minus piuttosto eloquente nella sua gravità in una match perso di 6 punti.
A colpire e sorprendere per le proporzioni, naturalmente, è la schiacciante superiorità di Nymburk a rimbalzo, contro una squadra, tra l’altro, tornata al completo anche nel pitturato.
I giocatori cechi, del resto, si gettano in tre o quattro a rimbalzo, sovrastano fisicamente e per senso della posizione i compassati lunghi triestini, che fanno dell’abolizione del tagliafuori difensivo una battaglia di principio da portare cocciutamente fino alle estreme conseguenze. Risultato: 54-35 il computo a favore degli ospiti, che catturano ben 14 rimbalzi in attacco. Incommentabile. O meglio, auto commentante.
Senza che diventi un alibi, del resto nessuno ha costretto la Pallacanestro Trieste a svenarsi fisicamente su due fronti con un roster appena sufficiente dal punto di vista numerico per affrontare la LBA, non si può evitare di notare come la squadra stia attraversando un periodo di estrema stanchezza e di scarico mentale.
Fase di down che può essere considerato fisiologica, non fosse che arriva nel momento peggiore della stagione e che può costare carissima nei prossimi fondamentali appuntamenti, ormai imminenti, sia in campionato che in BCL.
Aggiungiamoci l’uscita di scena potenzialmente definitiva di Davide Moretti e si capisce come non possa che tornare alla ribalta il discorso sulla necessità di donare nuova linfa al roster con qualche innesto mirato, non necessariamente eclatante, ma che riesca perlomeno ad allungare le rotazioni concedendo magari un po’ di tregua ai giocatori più “esperti”.
Intanto Gran Canaria, dopo essere finita sotto anche di 15 punti in casa propria, rialza la testa e fa suo nel finale il derby con Tenerife, complicando ulteriormente il cammino biancorosso verso le Final Eight di BCL: mancano tre partite e Trieste ormai è condannata a cercare di vincerle tutte, a cominciare da una vittoria che ora diventa indispensabile contro Gran Canaria la settimana prossima, per poi giocarsi il tutto per tutto a Praga in marzo.
Può certamente succedere ancora di tutto, il girone è quantomai equilibrato ma sarà indispensabile che Trieste torni ad essere quella squadra sfrontata, senza ansie, precisa e concentrata che ha dimostrato di poter essere nelle due partite disputate alle Canarie.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna