Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it  –  Radio City Trieste – Official Page  –  Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

Pallacanestro Trieste    76      –      Banco di Sardegna Sassari    70       Progressivi: 20-16, 26-29, 44-49, 76-70       Parziali: 20-16 / 6-13 // 18-20 / 32-21

Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 9, Martucci n.e., Ross 7, Deangeli 2, Uthoff 10, Ruzzier 2, Sissoko n.e., Iannuzzi n.e., Brown 7, Brooks 10, Ramsey 24.
Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Banco di Sardegna Sassari: Pullen 7, Buie 13, Zanelli 3, Seck n.e., Johnson n.e., Ceron 12, Casu n.e., Vincini 8, Mezzanotte 2, Thomas 14, McGlynn 6, Visconti 5.
Coach: V. Mrsic. Assistenti: M. Oldoini, A. Carlini.

Arbitri: G. Pepponi, T.O. Sahin, G. Dori

TRIESTE – Una partita, quella con Sassari, che è la metafora perfetta di questa stranissima stagione: Trieste sbanda, sbaglia 27 tiri da tre, perde 13 palloni, segna 6 punti in un quarto di cui due proprio a fil di sirena, mostra solo sprazzi di bel gioco qua e là, ma alla fine, in un modo o nell’altro (anche infilando un ultimo quarto da 32 punti, c’è da dirlo) raggiunge il duplice obiettivo di conquistare una vittoria che la tiene al sesto posto in classifica in scia a Tortona a sua volta vincente a Napoli, e ribalta la differenza canestri con la squadra sarda mettendo di fatto 4 vittorie fra sé ed il Banco di Sardegna.
Certo, a spiegare una partita in cui soffre più del dovuto contro una squadra per una volta più disastrata di lei in quanto ad assenze (a quella prevista della guardia Carlos Marshall si aggiunge quella di Nate Johnson, a referto ma non impiegato) c’è principalmente la stanchezza per un calendario incalzante con trasferte intercontinentali che si succedono a ritmo forsennato, una stanchezza anche mentale dopo così tante partite da dentro o fuori e l’importanza dell’esordio nel Round of 16.
C’è, ovviamente, anche la perdurante assenza di un Sissoko che se non altro si è rivisto svolgere il riscaldamento prepartita con i compagni e dunque è ormai prossimo al sospirato rientro, e quella misteriosa di Davide Moretti, stavolta neanche in panchina dopo l’N.E. a Gran Canaria.
Rotazioni, dunque, sempre molto asciutte a disposizione di Gonzalez, che se non altro può festeggiare il rientro del suo playmaker titolare: Ross sembra quello di sempre, un po’ in affanno dal punto di vista fisico all’inizio, sempre più sciolto e confidente a mano a mano che si rende conto che il ginocchio infortunato è effettivamente guarito, fino a rivelarsi determinante nelle battute finali.
Dal momento, però, che la Pallacanestro Trieste di quest’anno ha deciso di non farsi mancare niente, suscita qualche brivido l’infortunio a Jeff Brooks, caduto male su una spalla, che per lunghi minuti tiene il tipico atteggiamento di chi si è slogato una clavicola.
Rimane in campo comunque, ma sarà sicuramente da valutare per l’imminente trasferta a Tenerife.
Preoccupazione (rientrata) anche per Juan Toscano Anderson, atterrato da Marco Ceron mentre andava a schiacciare, con un fallo inutilmente violento e potenzialmente pericolosissimo, che lo manda quasi a sbattere contro il supporto del canestro dopo una rovinosa caduta sul parquet, lasciandolo stordito per qualche secondo che pare un’eternità.
Vederlo rialzarsi seppur claudicante, andare a segnare i conseguenti tiri liberi solo un paio di minuti dopo fa tirare un enorme sospiro di sollievo.
A differenza del recente passato, però, nonostante l’enormità di errori da oltre l’arco ed i lunghi periodi di black out offensivo, Trieste dà continuità all’evidenza che qualcosa sia effettivamente scattato a livello di mentalità, di compattezza di squadra, di motivazione, di lucidità.
Anche nei momenti in cui sbanda, litiga con il canestro e pare bloccata in attacco (situazioni che ad ottobre e novembre avrebbero generato frustrazione, ansia e frenesia abbattendo la lucidità in modo letale), la squadra non si scompone, continua a difendere al limite delle proprie possibilità commettendo davvero pochissimi errori, costringendo gli ospiti a segnare canestri di puro talento portandoli spesso al ventiquattresimo secondo e talvolta facendo morire la loro azione con la palla in mano e riuscendo anche a contenere il contropiede ospite con una transizione difensiva che rasenta la perfezione.
I biancorossi hanno il merito di non lasciare mai scappare gli avversari nel punteggio, contenendo sempre lo svantaggio entro i due possessi anche nei momenti di massimo sforzo della squadra di Mrsic, che si affida alla precisione di Thomas da sotto, alla pericolosità di Buie da fuori ed alla vena di un Ceron che dopo aver esultato in faccia alla tribuna dopo una tripla nel terzo quarto riesce a sbagliare proprio tutto fino alla fine.
A mano a mano che la partita scivola verso l’ultima sirena, il fatto di non riuscire in alcun modo a scrollarsi di dosso Trieste abbatte le certezze di Sassari, che come prevedibile, alla lunga, paga le rotazioni accorciate con un crollo verticale di lucidità.
Se poi, come Pennywise in “IT”, nell’ultimo quarto si palesa all’improvviso il solito mortifero, letale, inarrestabile Jahmi’us Ramsey di ogni ultimo quarto dell’ultimo mese, la notte per una Sassari che dimostra di essere ancora più stremata di Trieste cala inesorabilmente nonostante l’infruttuoso sussulto finale.
Per la squadra di Gonzalez è indubbiamente una vittoria “sporca”, peraltro la quarta consecutiva fra campionato e BCL.
Ma è anche una vittoria che cementa nuove certezze, ed è un investimento per il futuro di questa stagione. Conforta, prima di tutto, la crescita esponenziale dell’organizzazione difensiva, che migliora a vista d’occhio partita dopo partita e consente, di conseguenza, di poter finalmente competere anche a rimbalzo sui due lati del campo, storico tallone d’Achille di questa squadra.
Preoccupa relativamente, inoltre, la percentuale fortemente insufficiente dai 6.75 (27% alla fine, ma prima dell’inizio del quarto quarto era sotto il 20%): è altamente probabile che si tratti di qualcosa di episodico, partite del genere talvolta capitano.
E’ da evidenziare, piuttosto, che si tratti di tiri quasi tutti aperti e costruiti correttamente, presi dal giocatore che avrebbe dovuto prenderseli.
Poi puoi anche imbroccare la serata in cui li sbagli lo stesso quasi tutti, ma continuando a costruire conclusioni che potenzialmente sono fra le più efficienti, alzando anche di poco la percentuale di successo coniugandola con la stessa personalità in difesa, la squadra riuscirà finalmente a portare a casa vittorie in modo più perentorio senza dover soffrire fino all’ultimo minuto (risparmiando di conseguenza energie per la partita che arriverà inesorabile dopo 72 ore), specie contro le squadre meno dotate di talento.
Certo, lo squilibrio fra la quantità di conclusioni da tre (37) rispetto a quelle prese da due (26, quasi sempre al ferro e dunque le più efficienti in assoluto, oltretutto a segno nel 65% dei casi) in una serata così storta al tiro da fuori genera inevitabilmente il dubbio sul perché non si sia sfruttata maggiormente la superiorità talvolta schiacciante nell’uno contro uno di Ramsey, JTA, Ross e Brown, ma probabilmente il fatto di riuscire con continuità a costruire tiri aperti ha fatto supporre che, prima o poi, la palla avrebbe iniziato ad entrare: il 6/8 da tre nell’ultimo quarto che di fatto porta in dote i due punti in classifica non può che avvalorare tale tesi.
In altre parole: fino a qualche settimana fa “regalare” un quarto all’avversaria costava inesorabilmente la sconfitta, oggi, grazie alla difesa, giocandone solo uno alla grande si porta a casa la vittoria. E’ una differenza, chiaramente, in grado di svoltare una stagione intera.
Mai come contro Sassari il rendimento è distribuito con qualità simili su tutto il roster.
Tutti prima o poi portano il loro contributo, tutti commettono gli stessi errori in attacco ma tutti -nessuno escluso, nemmeno i “soliti sospetti”- tengono altissima l’attenzione in difesa specialmente sui pericoli pubblici Buie e Pullen, oggetto di una staffetta di controllori che alla fine ne abbatte definitivamente la lucidità. Candussi stavolta è autoritario, pur perseverando con il suo cocciuto litigio con il ferro. Ma non si tira indietro nel pitturato, è lesto a rientrare dopo gli show sul perimetro, ci mette finalmente il fisico a rimbalzo, in generale è il cinque che serve per tentare di tamponare almeno parzialmente l’incolmabile assenza di Sissoko. Viene coadiuvato dal solito monumentale Jeff Brooks, 10 punti, 8 rimbalzi, +11 di plus/minus ed una vagonata di personalità a disposizione della squadra.
Il buon Jeff si rifiuta categoricamente di indulgere nel leggere la data di nascita sulla sua carta d’identità, anche dal punto di vista fisico.
Di conseguenza Jarrod Uthoff può tornare a giostrare da tre, la sua comfort zone, quella che gli permette di giocare la sua pallacanestro in modo più fluido ed efficiente anche in difesa, dove torna ad essere uno dei migliori rimbalzisti della squadra.
Torna un po’ più caotica l’azione di Juan Toscano Anderson, che perde un paio di palloni in modo banale, torna a commettere passi in partenza, ma quando il gioco si fa duro è uno dei match winner, soprattutto grazie alla sua innata capacità di mettere in ritmo i compagni.
E poi, è un vero manuale di all around: ball handling, elevazione, velocità, gli permettono di ricoprire realmente ed in modo credibile tutti e cinque i ruoli sia in attacco che in difesa. Il messicano, al momento attuale, è il giocatore probabilmente più imprescindibile per coach Gonzalez.
Serata in pantofole, invece, per Markel Brown, che ha evidente bisogno di tirare il fiato, ma anche lui, se messo nelle condizioni di farlo da compagni o avversari, è capace di diventare un serpente velenosissimo.
La sua prestazione è impreziosita dalla stoppata su McGlynn lanciato in contropiede, un’azione che per velocità, tempismo ed elevazione vale da sola il prezzo del biglietto.
Infine, il ritorno di Ross dona nuovamente alla squadra un tandem di playmaker titolari (anche se non esclusivi detentori delle chiavi della squadra) dallo stile diametralmente opposto, in grado di generare una pallacanestro sempre diversa, maggiormente imprevedibile e meno arginabile con piani partita predeterminati.
Il ritmo degli impegni, ora, non accenna a diminuire. Verrà concessa qualche ora di riposo alla squadra, che rimarrà alla finestra ad osservare gli impegni delle avversarie. Prima però, altre 12 ore di volo, fra andata e ritorno, attendono i biancorossi per un’altra sfida prestigiosa sul campo di Tenerife (violato solo da Trapani dopo un anno e mezzo di vittorie consecutive), quarta in campionato, super talentuosa e candidata alla vittoria finale nel torneo continentale.
Già il fatto di esserci, per Trieste è di per sé stesso un premio.
Ma questa squadra ha ormai smesso, una buona volta, di considerarsi una vittima sacrificale già prima di scendere dal pullman: crederci è obbligatorio, riuscirci non è impossibile.

(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna