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19-10-2026 21:28 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
PALLACANESTRO TRIESTE-S.BERNARDO CANTU’ 92-72 (20-18; 24-20; 23-15; 25-19)
PALLACANESTRO TRIESTE: Ross 6, Canka, Deangeli 10, Galloway 19, Ruzzier 5, Martucci, Candussi 10, Paiano, Bregant, Brajkovic 12, Jones 21, McDermott 9. All. Taccetti.
S.BERNARDO CANTÙ’: Christon 11, Flagg 21, Gravett 6, Okeke, Moraschini 2, Parravicini, Brown 3, Grazulis 6, Moretti 3, Udom, Olisevicius 20, Bagordo. All. Vitucci.
ARBITRI: Noce, Bartolomeo, Lanzarini
TRIESTE – Non che ci fossero dubbi sulla vitalità di questa squadra dopo le prime tre vittorie sfiorate nelle prime tre giornate di campionato.
Ma, per l’appunto, di “vittorie sfiorate” si trattava. Se vogliamo per forza vedere il bicchiere mezzo vuoto, possiamo addirittura parlare di occasioni perdute, tanto vicina era andata Trieste a cogliere una, o anche tre, vittorie che alla fine non avrebbero sorpreso nessuno, tranne forse l’intero scibile dell’establishment precostituito della pallacanestro italiana.
Al tempo stesso, i sorrisi, l’ottimismo, le pacche sulle spalle, finanche i complimenti piovuti sulla squadra e sul coaching team non avevano portato punti in classifica, di conseguenza il margine di errore al momento della palla a due contro Cantù si era fatto sottile quanto la lama di un rasoio, ed una eventuale sconfitta altrettanto pericolosa per le ricadute su morale ed ambiente che un nuovo stop avrebbe inevitabilmente generato.
In altre parole, il risultato accettabile in questo quarto turno di LBA era solo uno.
Ebbene, questa versione triestina, costruita tardi ma con intelletto infinito ed allevata a pane e Taccetti, non si scompone affatto.
Non viene schiacciata dalla pressione e dall’ansia, non si cura di aspettative e di eventuali conseguenze, anzi assorbe l’energia della sua gente metabolizzandola in positività e determinazione.
È forse l’aspetto che più piace di questo gruppo: il focus ferocemente mantenuto in qualunque situazione, la fame, la voglia di far bene e di dimostrare, anche da parte di giocatori che da dimostrare nella loro lunga carriera, ormai, non hanno più nulla.
C’è poco da girarci attorno, tanto ormai l’hanno capito anche i gradoni di cemento del PalaTrieste: le “raccolte di figurine”, le collezioni di talenti di plastica poco propensi a donarsi alla causa, alla maglia, al gruppo ed ai compagni, e di gran lunga più portati a specchiarsi nelle loro supposte (e spesso auto attribuite) capacità, non portano mai da nessuna parte, a nessuna latitudine.
L’operazione sfoltimento perseguita, talvolta in modo spietato, dal General Manager durante l’estate, pur portando al completamento della squadra poche ore prima dell’esordio al Forum, ha sfrondato il roster da elementi che in questa stagione votata all’assalto all’arma bianca non avrebbero oggettivamente avuto diritto di cittadinanza, né dal punto di vista tecnico né tantomeno, umano.
Ne risulta un roster asciutto, se vogliamo quasi ridotto ai minimi termini, ma nel quale tutti all’interno dello spogliatoio perseguono con la stessa, feroce determinazione lo stesso fine.
Oltretutto, è spiazzante la velocità con la quale il gruppo si sia cementato, abbia oliato meccanismi difensivi complessi (che peraltro mantengono ampi margini di miglioramento sui quali il coaching team sta sicuramente lavorando) ed un flow offensivo che pare nato, come avrebbe dovuto, a metà agosto anziché a fine settembre. Ma, a ben vedere, motivazione e chimica di gruppo sono due facce della stessa medaglia.
Dopo una stagione partita con mire di grandezza ma ben presto naufragata soprattutto a livello di immagine, dopo la grande paura durata ben oltre l’uscita di scena di Paul Matiasic, dopo le beghe di mercato strumentalizzate da chi voleva trarne profitto (nel senso strettamente pecuniario del termine), dopo le incertezze sul budget e le difficoltà nel reperire le persone, prima che i giocatori giusti, Trieste sembra ora una Fenice rinata dalle proprie ceneri.
Il pubblico, forse meno numeroso rispetto alle passate stagioni ma ancora ben al di sopra delle medie nazionali sia come affluenza che come abbonamenti venduti, adora l’atteggiamento arrembante che vede in campo: alla gente piace vedere giocatori che lottano, sudano, si incazzano, litigano, si tuffano, esultano, giocano assieme uno per l’altro.
Trieste, oggi, ha due soli punti in classifica con un record del 25% di vittorie, ma dai social e nel mood dei tifosi è totalmente sparita la negatività, la tristezza, il pessimismo che avevano caratterizzato l’età plumbea che ha portato il club a questo punto della sua storia.
Del resto, alla luce di quanto visto in ogni campo nelle 32 partite finora giocate, la distanza tutto sommato ridotta fra le ormai ex “corazzate” ed il gran gruppo delle pretendenti (forse, oggi, solo Bologna pare di un’altra categoria) anche i risultati non potranno che seguire, con una consequenzialità quasi ovvia: anche Trieste può annoverarsi a buon diritto fra le squadre che possono ambire a piazzare più di qualche colpo, che ormai di sorprendente non avrebbe più nulla.
Ma non c’è solo rabbia e determinazione in questa squadra, anzi. La conferma arriva anche (e soprattutto) dalla second unit, quella che aveva fatto storcere il naso a molti per la sua supposta scarsa competitività e per la brevità delle rotazioni, ed è una conferma molto più tecnica che umana.
L’apporto sotto canestro di Francesco Candussi, oggi, è quello di un centro italiano di lusso che in molte altre squadre non riesce a dare, per un motivo o per l’altro, nemmeno un centro straniero.
Rimangono le sue caratteristiche fisiche, rimane la sua lentezza sulle gambe nel difendere soprattutto nei rapidi cambi difensivi, ma ormai il centro friulano triestino acquisito può essere annoverato fra quei rarissimi casi di italiani che fanno davvero la differenza nel pitturato.
Quest’anno ha oltretutto compreso che la sua dimensione offensiva va ben oltre la pericolosità da tre punti: ha aggiunto il tiretto da quattro metri (clamoroso il buzzer beater in fade away dal pettine con la mano di Grazulis in faccia), ha cattiveria a rimbalzo, è credibile come terminale nel pick and roll.
In una situazione nella quale è ancora necessario attendere il miglior Brajkovic, avere Candussi a questi livelli è una manna dal cielo per Taccetti.
Michele Ruzzier, dal canto suo, rimane ancora poco amico del ferro, ma è il solito geometra con il metronomo in testa: la sua affidabilità in regia deriva anche dalla inestimabile esperienza accumulata, e lo rende uno degli allenatori in campo.
Ed infine Lodo Deangeli, che da tempo si è spogliato dell’odioso mantello monotematico che ne aveva accompagnato anche troppo a lungo la carriera, dimostrandosi anche un attaccante credibile e pericoloso da sotto come da fuori: il bello è che più segna, più riesce in quello che prova, più acquisisce autostima e confidenza, generando un circolo virtuoso che al momento lo rende uno fra gli italiani più incisivi del campionato.
Dal momento che può giocare indifferentemente in due ruoli (e non si tira certo indietro se si tratta di andare a sportellate nel pitturato se nelle rotazioni difensive si trova in isolamento contro il centro americano avversario) è al momento il vero coltellino svizzero del coaching team.
Il quintetto base, dal canto suo, appare estremamente affidabile nelle sue gerarchie. La squadra è saldamente in mano ad un Colbey Ross che, spogliato dal fardello psicologico del dualismo (vero) con l’ex “gemello del gol” dei tempi di Varese, è tornato a poter competere per la palma di miglior giocatore del campionato.
Ross è capace di fiutare la partita e di dosare le proprie accelerazioni in funzione delle necessità, mettendo i compagni in condizione di esaltarsi se capisce che sono in giornata buona. Ad esempio, contro Cantù, gestisce il proprio sforzo con intelligenza, senza forzare il polpaccio malconcio dopo i crampi sofferti nel finale a Varese, guarda poco il canestro (tira “solo” 9 volte in 20 minuti) ma piazza 9 assist.
Nessuna sorpresa, invece, dalla prestazione di Galloway, tornato su livelli standard dopo una partenza di campionato a singhiozzo. Del resto, un giocatore di 35 anni che inizia una stagione in un posto nuovo arrivando neanche due settimane prima dell’esordio, senza adeguata preparazione atletica, è piuttosto prevedibile che abbia tempi mediamente lunghi per entrare in ritmo.
La sensazione è che i 19 punti, i 5 rimbalzi, il 24 di valutazione in 32 (!) minuti siano solo l’inizio.
Sean McDermott, ora possiamo dirlo, è arrivato a pochi secondi dal morire sul campo a Varese una settimana fa.
È stato letteralmente salvato dal pronto intervento della dottoressa Chiara Rosin, che gli ha permesso di tornare sulle sue gambe (tremanti) in spogliatoio.
Ebbene, il marine sosia di Tim Dillon, da martedì scorso, è quello che ha spinto più degli altri in allenamento, quello che si è preparato con più impegno, anche fisico, all’appuntamento con Cantù.
31 minuti in campo nei quali litiga con l’unico fondamentale di cui dovrebbe essere padrone, il tiro da fuori.
Per il resto, è un incubo in difesa per ogni avversario, si getta su ogni pallone, è scaltro a rimbalzo. Imprescindibile.
Brajkovic è nel pieno del suo percorso di recupero fisico e di intesa con la squadra, ma già ora, quando innescato con i tempi giusti, dimostra ciò che di buono si dice su di lui: senso della posizione nello spazio, ottima tecnica con entrambe le mani, tempismo a rimbalzo (aiutato anche da una apertura alare inarrivabile per quasi tutti).
Gli serve tempo, anche se l’intesa nei giochi a due con Ross e Ruzzier cresce a vista d’occhio.
Certo, fosse affiancato da un 4 straniero di ruolo dinamico e fisicamente debordante, la squadra smusserebbe anche l’ultimo spigolo.
Spigoli che, per quanto riguarda Lajae Jones, riguardano soprattutto i diretti avversari. Lajae rischia davvero di rivelarsi la miglior presa straniera dell’intera LBA di questa stagione, già ora è l’americano che produce i migliori numeri in funzione all’età negli ultimi vent’anni di campionato.
Che sia un predestinato lo dice direttamente Golden State, che ne detiene tuttora i diritti e che se lo riprenderà al termine della stagione.
Contro Cantù sfodera una doppia doppia autoritaria e sfrontata, fatta di fisico, tecnica, precisione, cattiveria, personalità.
Del resto la posta in palio per lui è di un livello tale che aspettarsi questa determinazione, questo impegno, sapendo che su di lui sono accesi per davvero i riflettori dell’NBA, è oggettivamente un’operazione scontata.
Infine, le avversarie. Davvero non si può sentire che Trieste finora abbia affrontato una Milano svogliata ed inguardabile, una Venezia incompleta, una Varese che sembra la Trieste dell’anno scorso e la peggiore Cantù degli ultimi 90 anni (tanti sono quelli della storia del club lombardo).
La verità “vera” è che mentre tutti, noi compresi, guardavamo al primo mese di campionato come a una sorta di pre season senza speranze (anzi, con l’unica speranza, almeno, di limitare i passivi), indipendentemente dall’avversaria coach Taccetti ed i suoi assistenti ne hanno studiato punti deboli e caratteristiche, preparando ogni incontro in modo certosino, con la convinzione di poter conquistare i due punti, altro che “questo sarà il nostro precampionato”.
Se è vero che per tre partite la squadra ha fallito le prestazioni da tre punti, è anche vero che le sconfitte siano arrivate esclusivamente a causa di episodi o circostanze esterne negative.
Si vince anche perché si fa in modo che gli avversari giochino male, e quindi il merito delle mediocri prestazioni di Milano, Venezia e Varese va in gran parte a Trieste. Poi, messa di fronte ad una squadra con potenzialità fisiche e tecniche più che discrete, ben lungi dall’essere dominante o partire favorita al Palatrieste (dove porta a referto il triestino classe 2009 prodotto Azzurra Federico Bagordo), ma pur sempre, in teoria, una diretta contendente alla salvezza, finisce 121 a 61 di valutazione complessiva.
Sintesi perentoria che non lascia spazio a ulteriori discussioni.
Forse è ora che Trieste – intesa come ambiente, dal momento che la squadra non sa cosa sia – si spogli una volta per tutte dalla sindrome di Cenerentola.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
19-10-2026 8:38
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In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
La telecronaca della partita andrà in onda lunedì 19/10 dalle ore 14 su RADIO CITY TRIESTE TV (link https://www.radiocitytrieste.it/ o https://www.twitch.tv/radiocitytriestetv )
ORLANDO HAENNA – PALLAMANO TRIESTE 1970 23 – 34 (primo tempo 10-17)
ORLANDO HAENNA: Durdevic 1, Caruso, Cocco 4, Lo Cicero 5, Mizzoni 1, Coppola, Calzetta, Scollo, Ristic 1, Dieguez, Bandini 1, Rosso, Corrias 3, Pignataro 5, Orlovskis 2, Merlo. All. Di Vincenzo
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Mazzarol, Midtun 3, Urbaz 5, Parisato 3, Lo Duca, Andreotta, Pauloni 8, Ceccardi 7, Cirilo 5, Sandrin 2, Gadek 1, Udavenia. All. Lisica
Arbitri: Cardone e Cardone
ENNA – Trieste c’è a Enna e manda un segnale importante: la formazione di Boris Lisica, ancora priva di Matsvei Udavenia fermo per un problema muscolare, si impone nettamente contro l’Orlando per 23-34 e abbandona finalmente il fondo classifica dopo una partita consistente sia in attacco che in difesa, indirizzata nel migliore dei modi già nel primo tempo e messa poi in cassaforte nei secondi trenta minuti.
Garcia dice subito no in apertura agli attacchi dei padroni di casa, all’interno dei primi minuti in cui entrambe le squadre fanno fatica in proiezione offensiva.
Ci vogliono 180’’ per vedere il primo gol del match a opera di Pignataro, è poi Mizzoni a fare 2-0 al 5’ con Trieste a pagare i due minuti di esclusione a Gadek.
I biancorossi si sbloccano finalmente un minuto dopo con il sette metri di Pauloni, quando poi l’Haenna finisce con due uomini fuori per due minuti i giuliani ne approfittano segnando prima il 2-2 con Cirilo, poi mettendo la freccia ancora con Pauloni su rigore (2-3 al 10’).
Garcia continua a parare, Pauloni continua a segnare dai sette metri la sua terza realizzazione di fila (3-5): a metà periodo Trieste corre sul +4 con Urbaz, Sandrin e Cirilo a “doppiare” l’Orlando nel punteggio (4-8) perdendo però quasi simultaneamente Sandrin e Midtun per due minuti.
L’Haenna ringrazia col mini-break di 2-0, bloccato dal quarto rigore imbucato da Pauloni (6-9).
Nuovamente sul +4 qualche istante più tardi e con le respinte preziosissime di Garcia, i biancorossi allargano poi ulteriormente il gap con un indemoniato Pauloni, ben assistito da Ceccardi e Cirilo entrambi in contropiede (6-13 al 22’).
Nel momento migliore, i padroni di casa trovano il break di 4-1 per limare parzialmente il passivo, ma Trieste è attenta nel finale e con un’ulteriore doppietta di Pauloni (già sette i suoi gol in 30’) viene ristabilito il massimo vantaggio del primo tempo sul 10-17.
A Corrias risponde Ceccardi in apertura di ripresa, poi la parata di Postogna sul tiro dai sette metri di Orlovskis ispira un nuovo parziale triestino firmato da Ceccardi e Urbaz (11-21), con i biancorossi che al 36’ provano ad andare in controllo dell’inerzia.
Nuovamente Corrias, poi Lo Cicero, ridanno fiato all’Orlando (14-22), c’è ancora Postogna a disinnescare un ulteriore rigore dei padroni di casa mentre la palombella in pivot di Midtun e il gol in ala di Pauloni riportano nuovamente in doppia cifra di gap i biancorossi, che si spingono a undici reti di vantaggio a 16’ dal termine. L’Haenna continua a sbagliare e a sbattere sulle manone di Garcia, finendo anche sul -13 (14-27), pian piano Trieste prende definitivamente il controllo della partita non voltandosi più.
L’uno-due di Midtun, assieme al gol di Parisato, fa ulteriormente volare gli ospiti (17-32 a 8’ dalla fine), l’Orlando rintuzza parzialmente il gap con i gol di Lo Cicero ma la partita è ormai in ghiaccio in favore dei giuliani, sino al 23-24 finale.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
Pallamano Trieste 1970
6-02-2026 0:44 VENEZIA – La grande musica d’autore arriva al Palmariva Live Club. Forse qualcuno, incredulo, stenterà a realizzare che una leggenda come Francesco De Gregori, possa portare i suoi brani sul palco di una discoteca.
Ed invece sarà proprio così domenica 8 febbraio, quando il suo tour celebrativo, per il mezzo secolo di Rimmel, farà tappa presso lo storico locale notturno, con inizio previsto alle ore 21, local promoter Azalea.
Uscito nel gennaio del 1975, Rimmel è uno dei dischi più importanti della musica italiana, una produzione contenente alcuni dei successi più amati del cantautore romano, entrati sin da subito nella lista delle canzoni che ogni novizio musicista impara a suonare.
Da sempre accompagnato da musicisti di tutto rispetto, anche in questa occasione De Gregori salirà sul palco assieme ad una rodata formazione, una piccola, ma preparata orchestrina, pronta a riproporre in maniera impeccabile questi “evergreen”.
Tanto è stato il successo di questa celebrazione negli scorsi mesi, che “il Principe” ha dovuto aggiungere altre date per soddisfare i fan di tutto il Paese, ed anche a Nord-Est la sua carovana ha dovuto, ovviamente, programmare una nuova tappa per domenica prossima.
Cristiano Pellizzaro per Radio City Trieste
6-01-2026 23:38 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
NHSZ-Szolnoki Olajbányász 62 – Pallacanestro Trieste 82 Progressivi: 22-17 / 37-38 // 50-63 / 62-82 Parziali: 22-17, 15-21, 13-25, 12-19
NHSZ-Szolnoki Olajbányász: Darthard 11, Barnes 9, Holt 7, Molnar 2, Rudner 0, Krnjajski 4, Skeens 11, Horvath n.e., Somogyi 12, Vrabac 6.
Coach: V. Bosnic, Assistenti: T. Mandoki, A. Pasalic.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 9, Deangeli 2, Uthoff 10, Ruzzier 0, Sissoko n.e., Candussi 11, Iannuzzi 0, Brown 14, Brooks 10, Moretti 9, Ramsey 17.
Coach. I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Arbitri: A. Zurapovic, M. Horozov, J. Jurcevic.
MISKOLC (Ungheria) – Ci voleva una complicata trasferta nella innevata puszta ungherese in cui rischiava tantissimo, con le rotazioni cortissime per l’assenza perdurante dell’asse play-pivot titolare, dopo soli due giorni dall’inopinata, terrificante sconfitta a Trento ancora da metabolizzare e resettare, con energie fisiche e mentali tutte da recuperare ed il morale sotto le scarpe, per rivedere inaspettatamente la Pallacanestro Trieste formato Istanbul, quella spregiudicata e sicura di sé, salda nei propri principi cestistici, capace di distribuire responsabilità fra tutti i giocatori scesi in campo, capace anche di amministrare il vantaggio accumulato con un po’ di acume e tanta personalità.
E, soprattutto, aspetto inedito da inizio ottobre, lo fa dando continuità alla qualità della propria prestazione per tutti e 40 i minuti, quanto basta ad abbattere le poche certezze tecniche e fisiche su cui può contare la squadra campione di Ungheria, crollata verticalmente alla distanza.
Alla seconda uscita nella settimana-bivio della stagione, dopo aver clamorosamente steccato la prima, la squadra di Gonzalez raschia in fondo al barile e vi trova ciò che serve per porsi nelle migliori condizioni per sperare di proseguire la fondamentale avventura continentale, conquistando lontano da casa il primo dei due punti necessari.
Certo, vincere di uno o di venti non fa tantissima differenza in una serie al meglio delle tre partite, ma il vantaggio accumulato, dilatato e conservato fino alla sirena finale costituisce un segnale forte e chiaro agli avversari: Trieste non è morta, è anzi determinata ad inseguire il sogno europeo e non lascerà nulla di intentato per riuscire a ricavarsi un posto nelle top 16.
Non un tuffo per recuperare una palla vagante, non una goccia di sudore, non l’intensità, la concentrazione e la motivazione.
Per questo, non aver alzato il piede dall’acceleratore nemmeno a partita vinta (ad un certo punto, sul +17 a due minuti dalla fine nemmeno la sciagurata versione trentina sarebbe più riuscita a perderla), pur senza cambiare di un centimetro le possibilità di qualificazione, non può che instillare nelle teste dei giocatori ungheresi la certezza che per venire a vincere in via Flavia la loro prima partita in trasferta in BCL quest’anno dovranno realizzare una vera e propria impresa.
Certo anche nella bellissima e semideserta arena di Miskolc (a 150 km da Szolnok per motivi di omologazione dell’arena di casa) non tutto va per il verso giusto. Trieste, come ovvio che sia, inizia contratta e preoccupata, sciogliendosi progressivamente a mano a mano che il primo tempo dimostrava che, nonostante qualche palla persa di troppo ed una percentuale da tre sotto il 30%, lo Szolnoki, pur buttando in campo un’intensità clamorosa, aggredendo sistematicamente gli avversari mani addosso (approfittando della consueta permissività degli arbitri in Europa, ma fino ad un certo punto…), tentando di approfittare in modo consapevole ed evidentemente programmato dell’assenza pesantissima di Mady Sissoko sui due lati del campo, non riusciva in alcun modo a scrollarsi di dosso una Trieste appiccicata alla partita come una zecca fastidiosa.
In un modo o nell’altro, affidandosi a rotazione alle invenzioni di Markel Brown e di Jahmi’us Ramsey ed all’utilità all around di un JTA capace di costruire quanto di distruggere con la stessa facilità, la squadra di Gonzalez non si abbatte affatto davanti al timido tentativo di fuga degli ungheresi, che peraltro non superano mai i 7 punti di vantaggio.
Anzi, concede tanto a rimbalzo, specie in attacco, ai lunghi avversari (in particolare a Skeens), talvolta si distrae nel difendere sui pick and roll, gioca un’infinità di possessi meno dell’avversaria, che pur fallendo in modo sostanziale la prestazione da oltre l’arco, continua a martellare con le continue penetrazioni di Somogyi che trova sempre il modo di arrivare al ferro o scaricare per i compagni liberi o subire fallo.
Alla fine del primo tempo Szolnok registrava 25 tentativi da due, Trieste solo 9 (ma con 8 canestri).
Però, nonostante tutto, la partita non si scosta mai da binari di equilibrio, grazie anche alla marea di castronerie da una parte e dall’altra del campo, un caos tecnico dal quale, però emergono i giocatori triestini, dotati di maggior talento e qualità tecniche che permettono di tornare a fare il gioco prediletto: tanta corsa, conclusioni entro i primi dieci secondi di azione, tantissimi tiri dai 6,75.
Il rimbalzo appoggiato a canestro da Deangeli sulla sirena del primo tempo sancisce il primo vantaggio biancorosso nel secondo quarto, ma è anche un segno premonitore di quanto avverrà nella ripresa.
Una ripresa che dopo qualche minuto di alternanza nel punteggio mostra da subito che l’inerzia è ormai nelle mani di una Trieste che minuto dopo minuto riacquista certezze e coraggio, consapevolezza e qualità.
La spallata arriva con un fulmineo 10-0 che porta il vantaggio degli ospiti in doppia cifra, generato anche dall’evidente esaurimento di idee da parte dei magiari sui due lati del campo.
In difesa lo Szolnoki si arrende all’evidenza che gli ospiti siano in grado di condividere pallone e responsabilità, rendendo imprevedibile ogni azione offensiva prescindendo dai go-to man designati: se non è Brown è Ramsey, se non è Brooks è Moretti, se non è Uthoff è Candussi.
Tutti ci provano, molti centrano il bersaglio, specie da oltre l’arco. Trieste, quando capisce che l’attacco ungherese, in una serata disastrosa da tre, si basa in pratica solo sulle penetrazioni di Somogyi, sui tentativi da sotto di Skeens e sui tiri da fuori del miglior marcatore della squadra Barnes, ha vita facile a trovare le contromisure, per una volta difendendo con intensità e, soprattutto, ragionando.
L’ottima difesa permette anche di prendersi il vantaggio a rimbalzo (situazione niente affatto scontata, anche dopo il primo tempo) e di continuare a martellare in transizione.
La testa viene usata anche nella gestione finale del cospicuo vantaggio accumulato, con un’ottima gestione del ritmo che permette a Trieste di tenere fino alla fine gli avversari in un angolo.
In ultima analisi, una vittoria meritata e convincente, non priva di impurità ma di per sé in grado di ridonare una riserva di morale e di consapevolezza che sarà fondamentale in una gara di ritorno, fra due giorni, niente affatto scontata.
Morale e consapevolezza che devono assolutamente ricontagiare un ambiente deluso e brontolone: giovedì sera sarà indispensabile la miglior versione del PalaTrieste, dal punto di vista numerico e da quello sonoro.
Continuare l’esperienza europea, conquistarsi il diritto di confrontarsi con squadre di elevatissimo profilo come Tenerife e Gran Canaria (ed una fra la ceca Nimburk e la tedesca Heidelberg, con la prima capace di ribaltare il fattore campo in G1 andando a vincere in Germania), entrare nelle migliori 16 squadre della più importante competizione continentale della FIBA è fondamentale, finanche vitale, per la crescita, ed il proseguimento stesso, del progetto americano a Trieste: ci sarà tempo per ragionare, analizzare, tracciare bilanci ed eventualmente lamentarsi fra qualche mese. Ora, è solo il tempo di sostenere questi ragazzi.
Nelle altre partite di play-in, perlomeno quelle che in un modo o nell’altro riguardano Trieste, detto della sconfitta casalinga di Heidelberg, anche l’altra tedesca Würzburg -che neanche un mese aveva travolto i triestini in via Flavia- perde in casa Gara 1 con il Levice, mentre è incredibile e vergognoso quanto avvenuto a Samokov, in Bulgaria, dove va in scena una prevedibile farsa fra Holon e Trapani: i siciliani affrontano la lunga trasferta in 5 (fra cui due under 19) e senza allenatore, dopo sette minuti i tre professionisti fingono infortuni rientrando in panchina, lasciando in campo i due ragazzini contro i 5 avversari.
Quando da due i siciliani scendono ad un solo giocatore in campo per il quinto fallo volontario commesso da uno dei due poveri esordienti, la partita finisce sul 38-5. E’ vero che la squadra di Antonini ha deciso di andare in Bulgaria solo per evitare i 300 mila euro di ammenda che la FIBA le avrebbe comminato in caso di forfait, ma la credibilità del movimento cestistico nazionale, oggetto in queste ore di scherno ed indignazione da ogni parte d’Europa, ne viene irrimediabilmente compromesso. Forse, non ce ne vogliano i sostenitori siciliani, una veloce eutanasia sarebbe il modo più dignitoso di uscire di scena.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
20-06-2022 22:53 TRIESTE – In concomitanza con l’inizio della stagione estiva parte anche il nuovo palinsesto di RADIO CITY TRIESTE. Molte le conferme, qualche novità ma, come sempre, un’altissima qualità musicale e professionale in tutte le fasce d’ascolto sia del giorno che nelle ore notturne.

I link per ascoltare la radio, ma anche per seguire l’emissione in radiovisione su RADIO CITY TRIESTE TV, sono i seguenti:
Buon ascolto e buona visione!
19-05-2021 19:12
11-04-2021 15:41
24-06-2020 9:00 💥💥💥 NOVITA’ – NEWS – NOVITA’ – NEWS 💥💥💥
è disponibile la nuovissima applicazione di RADIO CITY TRIESTE sviluppata da ROCKOPERA ed usabile su tutti i device Android come smartphone e tablet !!!
Un’altro modo per poter seguire, anche in mobilità, tutta la musica, le notizie e le voci della nostra emittente, ma non solo.
Infatti nella app sono presenti dei tasti funzionali che mettono in collegamento diretto l’ascoltatore con i vari social della radio, a partire dalla pagina e dal gruppo Facebook,
ai profili Twitter ed Instagram, per finire con il contatto WhatsApp dove si potrà interagire sia con messaggi vocali che di testo.
Un’applicazione che verrà ulteriormente migliorata ed implementata, rendendo Radio City Trieste sempre più ascoltata e seguita in tutto il mondo.
3-09-2018 1:29
E a mezzanotte in punto è partita la NUOVA stagione di RCT !!! 👏👏👏
Al ricco palinsesto musicale ed informativo in onda 24 ore su 24, ogni giorno, in streaming, sono state aggiunte due nuove produzioni.
CITY FILES, contenitore dove ritroveremo voci e musica provenienti dai nostri archivi, più o meno recenti, e TOP SELECTION, il disco novità della settimana.
Il tutto a completare un’offerta a 360 gradi con moltissimi generi musicali, novità, speciali e dirette con la qualità che ci contraddistingue da quasi oramai 7 anni di trasmissioni.
Buon ascolto!
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