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11-04-2026 22:12 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
 PALLAMANO TRIESTE 1970 28 – CASSANO MAGNAGO 33 (p.t. 17-15)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Mazzarol, Antonutti, Pernic 1, Urbaz 4, Scorzato, Parisato 1, Lo Duca 3, Pauloni 2, Vanoli, Hubert 5, Bendjilali, Sandrin 4, Esparon 8. All. Lisica
CASSANO MAGNAGO: Fantinato 3, Dapiran 6, Savini 7, Moretti 8, Ostling 4, Monciardini, Salvati, Dorio, Prevosti 2, Branca 3, Adamo, Kabeer, Riva. All. Bellotti
Arbitri: Riello e Panetta
TRIESTE – La Pallamano Trieste non riesce nell’intento di battere la capolista della Serie A Gold: Cassano Magnago – già sicura del primo posto in regular season – non fa sconti a Chiarbola, imponendosi per 28-33 dopo un match con tanto equilibrio, in cui gli effettivi di Boris Lisica erano riusciti a chiudere bene la prima metà gara finendo poi per pagare di imprecisione nella ripresa, quando il team di Bellotti ha fatto valere la maggior solidità su ambo i lati del campo.
È botta e risposta tra Hubert e l’ex Dapiran in apertura di partita, è poi 2-2 ancora con Hubert e con il gol dai sette metri di Moretti al 4’ prima del sorpasso ospite firmato da Branca in ala.
Garcia trova il modo di sigillare la propria porta in un paio di occasioni, Esparon su rigore riporta poi i giuliani avanti all’8’ (4-3) col successivo +2 targato Urbaz e nuovamente Esparon a infiammare Chiarbola.
Il Cassano trova tuttavia il modo di tornare subito in parità con Savini e Ostling (7-7 al 15’), con Trieste che perde Antonutti per un infortunio al ginocchio ma ritrova il modo nuovamente di rimettere la testa avanti con la doppietta di Sandrin, non sufficienti però per rimanere in vantaggio al 20’ (9-9, gol di Savini).
Si procede testa a testa anche nei minuti finali di primo tempo: Esparon si porta sulle spalle i biancorossi, è sempre il duo Moretti-Savini a ergersi invece protagonista per gli ospiti (12-13 al 26’).
Gli istanti finali di periodo premiano Trieste, con Lo Duca a fare tre gol e Parisato a firmare l’ennesimo sorpasso della prima parte del match, col 17-15 di metà gara.
Cassano Magnago ricuce rapidamente lo strappo in apertura di ripresa: i padroni di casa commettono qualche errore di troppo in proiezione offensiva e le reti di Dapiran consentono il sorpasso al 34’ (18-19).
I lombardi vanno poi sul +3 con Ostling e lo stesso Dapiran, prima di un ritorno di fiamma giuliano: Esparon regala lo svantaggio minimo sul 20-21, è poi il solito Moretti (coadiuvato da Prevosti e Fantinato) a ricacciare indietro Trieste (21-25 a un quarto d’ora dalla fine).
L’inerzia del match cambia in questo momento, anche perché la difesa ospite è attenta a non lasciare spazio e la seconda fase del Cassano è micidiale a colpire sul lato opposto del campo.
Il -6 a dieci dal termine (23-29) è un fardello pesante per i biancorossi, che tentano il tutto per tutto tornando a quattro gol di scarto prima con Pauloni (26-30 al 56’) e poi con Parisato nell’ultimo minuto.
“Sono sicuramente amareggiato per il risultato finale” è il commento del ds Giorgio Oveglia, “ma ancora più amareggiato per il fatto che Trieste, con il suo movimento e il suo pubblico che anche stasera ci ha seguiti con affetto e calore, non merita un arbitraggio del genere come quello che abbiamo visto stasera. Pretendiamo correttezza, ma tutto questo sembra non essere previsto”.

Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
6-04-2026 13:25 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 90 – Openjobmetis Varese 89 Parziali: 25-20, 23-33, 22-18, 20-18 Progressivi: 25-20, 48-53, 70-71, 90-89
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 8, Martucci n.e., Ross 14, Cinquepalmi n.e., Deangeli 3, Uthoff 9, Ruzzier 2, Sissoko 18, Candussi 6, Iannuzzi 0, Bannan 6, Ramsey 24. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Openjobmetis Varese: Stewart Jr 18, Alviti 19, Moore 10, Villa n.e., Assui 0, Nkamhoua 23, Iroegbu 10, Librizzi 0, Renfro 4, Bergamin n.e., Ladurner 2, Freeman 3.
Coach: I. Kastritis. Assistenti: M. Jemoli, F. Renzetti.
Arbitri: D. Borgioni, C. Borgo, S. Noce.
TRIESTE – Trieste sembra resuscitare dall’abisso di negatività nel quale era precipitata a Desio (senza voler essere involontariamente blasfemi nel giorno di Pasqua) e, nonostante un finale in cui le tenta tutte per riperdere una partita che aveva già perso e poi quasi vinto, ha la meglio su una Varese generosa e determinata ma ingenua proprio quando la palla inizia a pesare di più.
Certamente uno spettatore neutrale si sarebbe divertito sotto le volte del PalaTrieste, con numerosi capovolgimenti di punteggio, schiacciate, contropiede, stoppate, break improvvisi alternati a momenti di caos totale.
Chi invece, da una parte e dall’altra, era ben consapevole del peso specifico incalcolabile dei due punti in palio a sei giornate dalla fine della stagione regolare, è letteralmente salito su un rollercoaster di emozioni di segno opposto nel breve volgere di pochi minuti. Già, perchè di emozione dobbiamo parlare.
L’atmosfera nel palazzetto triestino è quella di sempre, con spalti forse meno gremiti del solito (comunque ben sopra la media italiana considerato il weekend festivo) ma come sempre supportivi, con spettatori a spingere la squadra nella consueta rimonta dopo che era precipitata come sempre sul -11 nel terzo quarto, ed a difendere letteralmente come un sesto uomo nelle fasi finali.
Un’atmosfera che sembra quella di sempre, ma non lo è di certo: nessuna contestazione, nessun riferimento collettivo alla situazione kafkiana che pesa su teste e morale dell’ambiente da un mese e mezzo a questa parte, solo il tifo di un popolo che potrebbe apparire come l’orchestra del Titanic che non smette di suonare con la poppa della nave già ben sollevata verso l’abisso.
Peccato che nessuno, proprio nessuno, voglia arrendersi fino al verificarsi effettivo del disastro: al momento non è nemmeno certo che il Titanic abbia ufficialmente urtato un iceberg, dunque tanto vale accompagnare la squadra con il consueto (e sacrosanto) entusiasmo -appena velato di malinconia- verso una vittoria spartiacque, che mantiene a distanza quella che stava diventando una legittima pretendente a sostituirla nella griglia playoff, rimettendo quattro punti fra sé ed il nono posto di Trento, Cremona e la stessa Varese, tornando sesti da soli in attesa della sfida pasquale che vedrà Reggio Emilia far visita all’Olimpia Milano.
E’ una prestazione, quella degli uomini di Taccetti, che per voglia ed intensità (di qualità parleremo più tardi) in pochi si sarebbero aspettati: la squadra, soprattutto nei suoi uomini chiave, solo una settimana fa sembrava letteralmente essersi dissolta, con giocatori come Sissoko, Uthoff, Ramsey e JTA che parevano aver definitivamente deposto le armi.
Sfiduciati in attacco, non pervenuti in difesa. Deconcentrati, frustrati, stanchi e distaccati ben oltre i limiti dell’irritante.
Evidentemente la settimana di allenamenti deve aver riportato un po’ di sereno in spogliatoio, se non altro tutti hanno interiorizzato l’ovvietà (che però non pareva tanto ovvia contro Cantù) che, ammesso e non concesso che Trieste non abbia un futuro nella pallacanestro di Serie A, avrebbero comunque la necessità di proporsi al meglio altrove magari massimizzando gli ingaggi, e dunque prestazioni incommentabili come quelle delle due ultime trasferte danneggiano prima di tutto i loro interessi ed il lavoro dei loro agenti.
La squadra, al contrario, inaspettatamente reagisce, sembra compatta e gioca condividendo la palla: Sissoko sembra il fratello maggiore e più incazzato del pulcinone che aveva chiesto il cambio a testa bassa nel finale contro Cantù.
Juan Toscano Anderson ha la schiena che sembra più frantumata del setto nasale di Deangeli, ma stringe i denti rimanendo in campo 27 minuti talvolta piegato in due dal dolore, difende, si danna a rimbalzo (6 per lui), non segna molto ma infila un tap in schiacciato a due mani ed una tripla scagliata girandosi in un fazzoletto di cinque centimetri quadrati dall’angolo che vale il completamento della rimonta. E, soprattutto, difende con ferocia, e lo deve fare contro i piccoli così come contro i lunghi lombardi.
Dopo una settimana di vacanza torna a produrre in attacco anche Jahmi’us Ramsey (che ad un secondo dalla fine infila i tiri liberi che portano in dote i due punti della vittoria), e lo fa distribuendo in modo costante l’efficienza della sua prestazione nel corso di tutta la partita.
Ma, sorpresa delle sorprese, lo fa difendendo in modo credibile per quasi tutti i 34 minuti in cui deve rimanere in campo, seguendo l’uomo nel cuore dell’area per impedirne la ricezione nel pick ad roll, aiutando sul perimetro, arrivando puntuale sui cambi. Volere, evidentemente, è potere…
Anche Uthoff, pur rimanendo una copia ancora sbiadita del giocatore glaciale e determinante che abbiamo ammirato nella scorsa stagione, dà il meglio nella metà campo difensiva soprattutto nel secondo tempo.
Anche lui cattura 6 rimbalzi, ed aggiunge anche 3 triple dall’importanza clamorosa quando più serve nel momento del poderoso recupero che riporta il match ad essere deciso dai piccoli particolari.
La speranza è che il 50% nelle conclusioni da oltre l’arco gli ridoni la fiducia indispensabile per evitare di continuare a rifiutare tiri aperti per timore o frustrazione.
Passo indietro in attacco, invece, per Josh Bannan, che naufraga al tiro con un 1 su 10 complessivo ed alcuni errori clamorosi da pochissimi centimetri dal ferro.
L’australiano, però, nonostante la scarsa vena in attacco, rimane un elemento fondamentale in difesa su due ruoli: è credibile anche quando deve andare a sostituire Sissoko da numero cinque, anche perché spesso Kastritis gioca senza centro titolare per i problemi di falli che pesano sulla testa di Renfro.
Taccetti lo tiene in campo per ben 28 minuti, durante i quali conquista anche 9 dei 44 rimbalzi (13 in attacco!) con i quali Trieste stravince la sfida sotto le plance.
Ed infine, Colbey Ross, tornato ancora una volta a dimostrare quanto pesasse la sua assenza nell’economia del gioco della squadra. 31 minuti in campo, 21 di valutazione frutto di 6 assist e 4 rimbalzi, 14 punti frutto soprattutto di un 4 su 5 da due che compensa un paio di pesantissimi errori da tre che avrebbero potuto costare carissimi, soprattutto quello a 11 secondi dalla fine, un tiro apertissimo che avrà probabilmente messo dentro 10.000 volte nello stesso canestro dalla stessa posizione in allenamento.
Alla centesima partita in serie A, il playmaker pupillo di Mike Arcieri, che in sala stampa se lo coccola come un figlio aggiunto, rimane croce e delizia per gli spettatori a causa del suo gioco apparentemente poco ordinato e spesso poco condiviso con i compagni, però poi si vanno a leggere le statistiche e si comprende come la sua efficienza sia un apporto indispensabile per una squadra che con il solo Michele Ruzzier (più qualche indispensabile surrogato) in cabina di regia ha naturalmente sofferto dal punto di vista numerico ma ha anche spesso peccato per la prevedibilità che Ross non ha certo come caratteristica distintiva.
Capitolo a parte per il coaching staff guidato da Francesco Taccetti. Posto che quando vinci passa un po’ tutto in secondo piano, stavolta le scelte del nuovo coach triestino sollevano qualche perplessità.
Sembra, onestamente, che Trieste soprattutto nelle battute conclusive, in particolare nella seconda metà dell’ultimo quarto, abbia beneficiato con gli interessi più dei clamorosi errori di Varese che della propria qualità nello scegliere l’opzione più adeguata situazione per situazione: i lombardi infilano una sequenza clamorosa di errori, soprattutto da sotto, che con ogni probabilità costa loro la partita.
Posto che già il fatto di essere riuscito a motivare un gruppo che pareva una medusa spiaggiata sotto il sole d’agosto costituisce un capolavoro di empatia e di comunicazione su livelli jamionchristiani, alcune rotazioni lasciano un po’ perplessi: ad esempio, quando Kastritis è a lungo costretto a giocare senza cinque, il coach triestino insiste con un quintetto pesante con Sissoko in campo rinunciando alla pericolosità ed alla dinamicità di un quintetto small ball che in quei frangenti avrebbe potuto svoltare l’inerzia.
E poi, ovviamente, convince pochissimo la scelta (apparsa un errore a quasi tutti, ma da lui rivendicata) di uscire dal time out a 25 secondi dalla fine sul +2 e palla in mano, ripartendo dalla metà campo offensiva e dunque rinunciando di fatto a 10 secondi di potenziale possesso.
Varese si può così permettere di non commettere necessariamente fallo, e la tripla di Ross si infrange sul ferro.
Il resto è storia, con la successiva tripla del vantaggio di Alviti e l’ingenuo fallo di Stewart su Ramsey che mette la parola fine all’incontro.
O meglio, ad un secondo e due dalla sirena e tutto il tempo per dare disposizioni ai propri uomini e schierare la difesa per evitare lanci lunghi e conclusioni da sotto, avviene esattamente questo: lancio lungo, ricezione e tiro fallito da Moore da ottima posizione.
Taccetti dirà in sala stampa che ha scelto di evitare il rischio di non riuscire a rimettere la palla in campo, o peggio di perderla sotto il proprio canestro, alla luce dell’evidente difficoltà triestina ad evitare l’infrazione di cinque secondi (anche contro Varese sono ben tre i possessi gettati in questo modo).
La realtà lo ha premiato, il discorso può finire lì.
In ogni caso è tutta esperienza accumulata, specie nella gestione di finali convulsi punto a punto in cui il minimo particolare -e scelte da prendere in una frazione di secondo- possono separare la sconfitta dalla vittoria. E’ andata bene, questo dà fiducia per il futuro.
Un futuro che prevede il derby a Udine, partita che fa storia a sé come anche tutti i giocatori -anche quelli più sopiti- hanno imparato a capire.
Fa storia a sé soprattutto perché l’orchestra del Titanic ha ancora bisogno di crederci, ha ancora bisogno di un po’ di tempo per completare il proprio repertorio. Magari si andrà a fondo, ma lo si farà mettendo 8 punti fra sé e l’APU, oggi nettamente sconfitta a Cremona, eliminando di fatto una pericolosa concorrente per la conquista della post season.
Trieste ha ancora voglia, e bisogno, di cantare.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
6-04-2026 13:03
6-02-2026 0:44 VENEZIA – La grande musica d’autore arriva al Palmariva Live Club. Forse qualcuno, incredulo, stenterà a realizzare che una leggenda come Francesco De Gregori, possa portare i suoi brani sul palco di una discoteca.
Ed invece sarà proprio così domenica 8 febbraio, quando il suo tour celebrativo, per il mezzo secolo di Rimmel, farà tappa presso lo storico locale notturno, con inizio previsto alle ore 21, local promoter Azalea.
Uscito nel gennaio del 1975, Rimmel è uno dei dischi più importanti della musica italiana, una produzione contenente alcuni dei successi più amati del cantautore romano, entrati sin da subito nella lista delle canzoni che ogni novizio musicista impara a suonare.
Da sempre accompagnato da musicisti di tutto rispetto, anche in questa occasione De Gregori salirà sul palco assieme ad una rodata formazione, una piccola, ma preparata orchestrina, pronta a riproporre in maniera impeccabile questi “evergreen”.
Tanto è stato il successo di questa celebrazione negli scorsi mesi, che “il Principe” ha dovuto aggiungere altre date per soddisfare i fan di tutto il Paese, ed anche a Nord-Est la sua carovana ha dovuto, ovviamente, programmare una nuova tappa per domenica prossima.
Cristiano Pellizzaro per Radio City Trieste
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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
NHSZ-Szolnoki Olajbányász 62 – Pallacanestro Trieste 82 Progressivi: 22-17 / 37-38 // 50-63 / 62-82 Parziali: 22-17, 15-21, 13-25, 12-19
NHSZ-Szolnoki Olajbányász: Darthard 11, Barnes 9, Holt 7, Molnar 2, Rudner 0, Krnjajski 4, Skeens 11, Horvath n.e., Somogyi 12, Vrabac 6.
Coach: V. Bosnic, Assistenti: T. Mandoki, A. Pasalic.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 9, Deangeli 2, Uthoff 10, Ruzzier 0, Sissoko n.e., Candussi 11, Iannuzzi 0, Brown 14, Brooks 10, Moretti 9, Ramsey 17.
Coach. I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Arbitri: A. Zurapovic, M. Horozov, J. Jurcevic.
MISKOLC (Ungheria) – Ci voleva una complicata trasferta nella innevata puszta ungherese in cui rischiava tantissimo, con le rotazioni cortissime per l’assenza perdurante dell’asse play-pivot titolare, dopo soli due giorni dall’inopinata, terrificante sconfitta a Trento ancora da metabolizzare e resettare, con energie fisiche e mentali tutte da recuperare ed il morale sotto le scarpe, per rivedere inaspettatamente la Pallacanestro Trieste formato Istanbul, quella spregiudicata e sicura di sé, salda nei propri principi cestistici, capace di distribuire responsabilità fra tutti i giocatori scesi in campo, capace anche di amministrare il vantaggio accumulato con un po’ di acume e tanta personalità.
E, soprattutto, aspetto inedito da inizio ottobre, lo fa dando continuità alla qualità della propria prestazione per tutti e 40 i minuti, quanto basta ad abbattere le poche certezze tecniche e fisiche su cui può contare la squadra campione di Ungheria, crollata verticalmente alla distanza.
Alla seconda uscita nella settimana-bivio della stagione, dopo aver clamorosamente steccato la prima, la squadra di Gonzalez raschia in fondo al barile e vi trova ciò che serve per porsi nelle migliori condizioni per sperare di proseguire la fondamentale avventura continentale, conquistando lontano da casa il primo dei due punti necessari.
Certo, vincere di uno o di venti non fa tantissima differenza in una serie al meglio delle tre partite, ma il vantaggio accumulato, dilatato e conservato fino alla sirena finale costituisce un segnale forte e chiaro agli avversari: Trieste non è morta, è anzi determinata ad inseguire il sogno europeo e non lascerà nulla di intentato per riuscire a ricavarsi un posto nelle top 16.
Non un tuffo per recuperare una palla vagante, non una goccia di sudore, non l’intensità, la concentrazione e la motivazione.
Per questo, non aver alzato il piede dall’acceleratore nemmeno a partita vinta (ad un certo punto, sul +17 a due minuti dalla fine nemmeno la sciagurata versione trentina sarebbe più riuscita a perderla), pur senza cambiare di un centimetro le possibilità di qualificazione, non può che instillare nelle teste dei giocatori ungheresi la certezza che per venire a vincere in via Flavia la loro prima partita in trasferta in BCL quest’anno dovranno realizzare una vera e propria impresa.
Certo anche nella bellissima e semideserta arena di Miskolc (a 150 km da Szolnok per motivi di omologazione dell’arena di casa) non tutto va per il verso giusto. Trieste, come ovvio che sia, inizia contratta e preoccupata, sciogliendosi progressivamente a mano a mano che il primo tempo dimostrava che, nonostante qualche palla persa di troppo ed una percentuale da tre sotto il 30%, lo Szolnoki, pur buttando in campo un’intensità clamorosa, aggredendo sistematicamente gli avversari mani addosso (approfittando della consueta permissività degli arbitri in Europa, ma fino ad un certo punto…), tentando di approfittare in modo consapevole ed evidentemente programmato dell’assenza pesantissima di Mady Sissoko sui due lati del campo, non riusciva in alcun modo a scrollarsi di dosso una Trieste appiccicata alla partita come una zecca fastidiosa.
In un modo o nell’altro, affidandosi a rotazione alle invenzioni di Markel Brown e di Jahmi’us Ramsey ed all’utilità all around di un JTA capace di costruire quanto di distruggere con la stessa facilità, la squadra di Gonzalez non si abbatte affatto davanti al timido tentativo di fuga degli ungheresi, che peraltro non superano mai i 7 punti di vantaggio.
Anzi, concede tanto a rimbalzo, specie in attacco, ai lunghi avversari (in particolare a Skeens), talvolta si distrae nel difendere sui pick and roll, gioca un’infinità di possessi meno dell’avversaria, che pur fallendo in modo sostanziale la prestazione da oltre l’arco, continua a martellare con le continue penetrazioni di Somogyi che trova sempre il modo di arrivare al ferro o scaricare per i compagni liberi o subire fallo.
Alla fine del primo tempo Szolnok registrava 25 tentativi da due, Trieste solo 9 (ma con 8 canestri).
Però, nonostante tutto, la partita non si scosta mai da binari di equilibrio, grazie anche alla marea di castronerie da una parte e dall’altra del campo, un caos tecnico dal quale, però emergono i giocatori triestini, dotati di maggior talento e qualità tecniche che permettono di tornare a fare il gioco prediletto: tanta corsa, conclusioni entro i primi dieci secondi di azione, tantissimi tiri dai 6,75.
Il rimbalzo appoggiato a canestro da Deangeli sulla sirena del primo tempo sancisce il primo vantaggio biancorosso nel secondo quarto, ma è anche un segno premonitore di quanto avverrà nella ripresa.
Una ripresa che dopo qualche minuto di alternanza nel punteggio mostra da subito che l’inerzia è ormai nelle mani di una Trieste che minuto dopo minuto riacquista certezze e coraggio, consapevolezza e qualità.
La spallata arriva con un fulmineo 10-0 che porta il vantaggio degli ospiti in doppia cifra, generato anche dall’evidente esaurimento di idee da parte dei magiari sui due lati del campo.
In difesa lo Szolnoki si arrende all’evidenza che gli ospiti siano in grado di condividere pallone e responsabilità, rendendo imprevedibile ogni azione offensiva prescindendo dai go-to man designati: se non è Brown è Ramsey, se non è Brooks è Moretti, se non è Uthoff è Candussi.
Tutti ci provano, molti centrano il bersaglio, specie da oltre l’arco. Trieste, quando capisce che l’attacco ungherese, in una serata disastrosa da tre, si basa in pratica solo sulle penetrazioni di Somogyi, sui tentativi da sotto di Skeens e sui tiri da fuori del miglior marcatore della squadra Barnes, ha vita facile a trovare le contromisure, per una volta difendendo con intensità e, soprattutto, ragionando.
L’ottima difesa permette anche di prendersi il vantaggio a rimbalzo (situazione niente affatto scontata, anche dopo il primo tempo) e di continuare a martellare in transizione.
La testa viene usata anche nella gestione finale del cospicuo vantaggio accumulato, con un’ottima gestione del ritmo che permette a Trieste di tenere fino alla fine gli avversari in un angolo.
In ultima analisi, una vittoria meritata e convincente, non priva di impurità ma di per sé in grado di ridonare una riserva di morale e di consapevolezza che sarà fondamentale in una gara di ritorno, fra due giorni, niente affatto scontata.
Morale e consapevolezza che devono assolutamente ricontagiare un ambiente deluso e brontolone: giovedì sera sarà indispensabile la miglior versione del PalaTrieste, dal punto di vista numerico e da quello sonoro.
Continuare l’esperienza europea, conquistarsi il diritto di confrontarsi con squadre di elevatissimo profilo come Tenerife e Gran Canaria (ed una fra la ceca Nimburk e la tedesca Heidelberg, con la prima capace di ribaltare il fattore campo in G1 andando a vincere in Germania), entrare nelle migliori 16 squadre della più importante competizione continentale della FIBA è fondamentale, finanche vitale, per la crescita, ed il proseguimento stesso, del progetto americano a Trieste: ci sarà tempo per ragionare, analizzare, tracciare bilanci ed eventualmente lamentarsi fra qualche mese. Ora, è solo il tempo di sostenere questi ragazzi.
Nelle altre partite di play-in, perlomeno quelle che in un modo o nell’altro riguardano Trieste, detto della sconfitta casalinga di Heidelberg, anche l’altra tedesca Würzburg -che neanche un mese aveva travolto i triestini in via Flavia- perde in casa Gara 1 con il Levice, mentre è incredibile e vergognoso quanto avvenuto a Samokov, in Bulgaria, dove va in scena una prevedibile farsa fra Holon e Trapani: i siciliani affrontano la lunga trasferta in 5 (fra cui due under 19) e senza allenatore, dopo sette minuti i tre professionisti fingono infortuni rientrando in panchina, lasciando in campo i due ragazzini contro i 5 avversari.
Quando da due i siciliani scendono ad un solo giocatore in campo per il quinto fallo volontario commesso da uno dei due poveri esordienti, la partita finisce sul 38-5. E’ vero che la squadra di Antonini ha deciso di andare in Bulgaria solo per evitare i 300 mila euro di ammenda che la FIBA le avrebbe comminato in caso di forfait, ma la credibilità del movimento cestistico nazionale, oggetto in queste ore di scherno ed indignazione da ogni parte d’Europa, ne viene irrimediabilmente compromesso. Forse, non ce ne vogliano i sostenitori siciliani, una veloce eutanasia sarebbe il modo più dignitoso di uscire di scena.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
20-06-2022 22:53 TRIESTE – In concomitanza con l’inizio della stagione estiva parte anche il nuovo palinsesto di RADIO CITY TRIESTE. Molte le conferme, qualche novità ma, come sempre, un’altissima qualità musicale e professionale in tutte le fasce d’ascolto sia del giorno che nelle ore notturne.

I link per ascoltare la radio, ma anche per seguire l’emissione in radiovisione su RADIO CITY TRIESTE TV, sono i seguenti:
Buon ascolto e buona visione!
19-05-2021 19:12
11-04-2021 15:41
24-06-2020 9:00 💥💥💥 NOVITA’ – NEWS – NOVITA’ – NEWS 💥💥💥
è disponibile la nuovissima applicazione di RADIO CITY TRIESTE sviluppata da ROCKOPERA ed usabile su tutti i device Android come smartphone e tablet !!!
Un’altro modo per poter seguire, anche in mobilità, tutta la musica, le notizie e le voci della nostra emittente, ma non solo.
Infatti nella app sono presenti dei tasti funzionali che mettono in collegamento diretto l’ascoltatore con i vari social della radio, a partire dalla pagina e dal gruppo Facebook,
ai profili Twitter ed Instagram, per finire con il contatto WhatsApp dove si potrà interagire sia con messaggi vocali che di testo.
Un’applicazione che verrà ulteriormente migliorata ed implementata, rendendo Radio City Trieste sempre più ascoltata e seguita in tutto il mondo.
3-09-2018 1:29
E a mezzanotte in punto è partita la NUOVA stagione di RCT !!! 👏👏👏
Al ricco palinsesto musicale ed informativo in onda 24 ore su 24, ogni giorno, in streaming, sono state aggiunte due nuove produzioni.
CITY FILES, contenitore dove ritroveremo voci e musica provenienti dai nostri archivi, più o meno recenti, e TOP SELECTION, il disco novità della settimana.
Il tutto a completare un’offerta a 360 gradi con moltissimi generi musicali, novità, speciali e dirette con la qualità che ci contraddistingue da quasi oramai 7 anni di trasmissioni.
Buon ascolto!
Link per ascoltare la radio:
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