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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

Pallacanestro Trieste – Vanoli Cremona   89 – 94           Parziali: 22-29, 44-53, 64-74, 89-94       Progressivi: 22-29, 44-53, 64-74, 89-94

Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 4, Martucci n.e., Ross 19, Deangeli 1, Uthoff 6, Ruzzier 5, Candussi 7, Iannuzzi n.e., Brown 7, Moretti 0, Bannan 10, Ramsey 30. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Vanoli Basket Cremona: Anigbogu 19, Willis 18, Casarin 8, Grant 15, Galli 6, Udom n.e., Battle 18, Burns 10, De Gregori 0, Durham n.e., Ndiaye n.e.
Coach: P. Brotto. Assistenti: C. Campigotto, M. Giubertoni, L. Vitali.

Arbitri: D. Borgioni, A. Bongiorni, M. Catani.

Spettatori: 5436

TRIESTE – Finisce la stagione regolare per la Pallacanestro Trieste, che infila la quarta sconfitta consecutive in un preoccupante declino di qualità del gioco e di organizzazione, specialmente in difesa.
Una squadra sfiduciata e poco convinta, capace di infilare solo un paio di fiammate che le permettono di ricucire quasi completamente il gap comodamente accumulato da una Cremona per niente demoralizzata e tantomeno demotivata dal fatto che questa sarebbe stata la sua ultima partita prima di “migrare” nella capitale.
Nonostante ciò Trieste beneficia ancora una volta dei risultati dagli altri campi e finisce comunque settima pur rimanendo incollata a quota 26 in classifica (ed un record W/L negativo), con cinque vittorie in meno rispetto alla passata stagione. Di conseguenza, come pronosticato, affronterà nuovamente Brescia nei quarti di finale dei playoff.
L’unico altro dato certo ed incontrovertibile oltre al settimo posto è, però, che una esibizione di questo livello, specie (ma non solo) in difesa contro Della Valle, Ivanovic, Ndour e Burnell spalancherebbe le porte ad uno sweep senza attenuanti.
Ciò che sorprende è l’involuzione della squadra specie in aspetti che parevano definitivamente messi a posto dopo che avevano fatto penare per due terzi di stagione: la lentezza dei cambi difensivi, la “pigrizia” nel seguire il rollante negli elementari pick and roll proposti a ripetizione da Cremona con nessun giocatore biancorosso esente da colpe (ma con Uthoff e Ramsey particolarmente molli), la disattenzione nell’accorgersi del taglio dal lato debole, puntualmente e ripetutamente pescato con elementari penetra e scarica e lasciato libero di concludere senza alcuna opposizione, la poca determinazione nel lanciarsi a rimbalzo sui due lati del campo, con palloni che rischiano di essere persi anche dopo essere stati catturati.
E poi, le palle perse in modo banale, i layup mancati da mezzo centimetro, la percentuale nel tiro da tre abbondantemente sotto il 30%, il flow offensivo macchinoso ed incerto. Ed infine l’atteggiamento tornato ad essere frustrato per lunghi tratti, con un preoccupante appiattimento mentale che al quarantesimo lascia uno spiacevole retrogusto da ultimo giorno di scuola.
Peccato che la scuola sia sì finita, ma manchino ancora gli esami di maturità, e se gli esami di maturità vengono affrontati con sufficienza ed approssimazione, allora la bocciatura è dietro l’angolo, specie alla luce di un punteggio di ammissione certamente non da primi della classe.
Arrivati alla trentesima giornata, ce ne sarebbe in abbondanza per tracciare un primo bilancio di una stagione lunghissima e logorante, con moltissimi bassi e rari alti, di certo abbondantemente sotto le altissime attese della vigilia.
Le spiegazioni sono molteplici, le giustificazioni un po’ meno numerose, ma un giudizio definitivo su quanto visto in campo lo rimandiamo a playoff conclusi. Oltretutto ora non è più possibile tenere separato quanto avviene sul parquet da quanto sta per succedere (o non succedere) intorno ad esso.
Nessuno può far finta di niente, l’ostinato silenzio del presidente riguardo alle sue intenzioni alimenta ogni genere di supposizione, ogni voce diviene certezza, ma di certezze ad oggi non ce ne sono: più i giorni passano meno la squadra può essere tenuta isolata da una situazione che ora gira ad una velocità vorticosa, con novità e colpi di scena che si susseguono ad un ritmo forsennato.
Giocatori che in questi giorni debbono costruire la loro prossima stagione senza sapere se poter sperare in una riconferma, giocatori che debbono preservarsi fisicamente per potersi offrire al meglio sul mercato, giocatori che non sanno più esattamente per chi e perché stanno ancora competendo.
E non è più nemmeno un mero discorso su quanto un professionista debba pensare esclusivamente all’ingaggio che percepisce e limitarsi a quello come motivazione. I giocatori sono ragazzi come tutti gli altri, il loro umore non può che essere influenzato da una situazione divenuta surreale.
Surreale come l’atmosfera che si respira al PalaTrieste, gremito come sempre, prodigo di sacrosanta acredine nei confronti dei vertici federali ma ancora in bilico fra il sostenere la squadra come se niente fosse ed iniziare a coinvolgere la proprietà ancora clamorosamente assente.
Un pubblico che applaude convinto la squadra avversaria, accompagnata da un numeroso drappello di tifosi giunto fino in riva all’Adriatico per tributarle l’ultimo saluto: una partita che, almeno nelle intenzioni dei visionari proprietari americani delle due squadre, potrebbe diventare fra pochi mesi il primo inutile, triste, deserto, ingiusto derby capitolino.
Due squadre che nella capitale partirebbero senza un seguito, senza una fan base, osteggiate dalla comunità del tifo organizzato nazionale esattamente come tutti gli altri prodotti artificiali in ogni sport imposti dal capitale in ogni angolo d’Europa. Ma anche di questo potremo parlare a bocce ferme: per il momento è ormai ufficiale, sebbene non ancora annunciato, solo il passaggio della proprietà della Vanoli al gruppo capitanato da Donnie Nelson che ne ha già chiesto il trasferimento a Roma.
Intendiamoci, però: il contorno, da solo, non è in grado di spiegare l’involuzione tecnica della squadra, una squadra che dall’inizio si è dimostrata impotente davanti alle grandi del campionato, ma in grado di sbandare paurosamente ed in modo inatteso con tutti.
In questo hanno di certo influito i numerosi infortuni che hanno snaturato il gioco imponendo il riassetto di equilibri e gerarchie costringendo molti a sacrificarsi in ruoli che possono ricoprire ma nei quali non sono in grado di dare il loro meglio.
Ma al tempo stesso è innegabile che molte componenti abbiano performato di gran lunga al di sotto di attese e potenzialità. Chi si attendeva un apporto importante in termini di minuti e personalità da Davide Moretti, ad esempio, ha davanti un giocatore ormai guarito che entra dalla panchina, gioca due minuti, sbaglia ogni singolo tiro che prova (cominciando anche a rifiutarne di aperti) e si rifiuta categoricamente di difendere.
Ma anche un Jarrod Uthoff che pare la brutta copia del giocatore indispensabile che fu per tutta la scorsa stagione esempio di freddezza e personalità, tempismo a rimbalzo e reattività nell’uno contro uno, tutte caratteristiche che si fa enorme fatica a reperire nello sfiduciato ed a tratti statico gregario di oggi.
Per non parlare di quanto Juan Toscano Anderson si sia messo d’impegno per convincere tutti di essere solo la controfigura del giocatore arrivato in Europa per insegnare pallacanestro: anche contro Cremona JTA mette in scena un campionario di scelleratezze tecniche, cattive scelte in attacco, errori difensivi (va bene tutto, ma venire battuto in tre azioni consecutive da Davide Casarin -peraltro uno dei giocatori più migliorati in Serie A- rende la valutazione della sua prestazione un giudizio a senso unico).
A salvarsi, almeno in attacco, sono i soli Markel Brown, Colbey Ross ed un Jahmi’us Ramsey alla rincorsa del titolo di miglior marcatore del campionato -traguardo conquistato grazie anche al trentello realizzato- con l’apporto di un Francesco Candussi che, nonostante rendesse chili e dinamicità ad Anigbogu, e scendesse in campo acciaccato, ci mette comunque quello che può sui due lati del campo.
Bannan sfiora la consueta doppia doppia con 10 punti e 9 rimbalzi, ma stavolta il 2 su 8 al tiro dal campo con errori talvolta imperdonabili da sotto rende la sua prestazione sotto standard.
Davvero troppo poco da tutti gli altri, una latitanza che, se non invertita velocemente prima di sabato prossimo, sarebbe il preludio ad un inevitabile massacro.
Sarà importantissimo recuperare, almeno per Gara 2 e Gara 3, il miglior Madi Sissoko: i playoff, si sa, richiedono un deciso upgrade di fisicità, ed il maliano in questo senso costituirebbe un indispensabile boost. Il suo rientro comporterebbe delle scelte, scelte che al momento, visto l’apporto irrisorio di molti, non sembrano poter costituire un problema.
Piace, infine, l’atteggiamento sanguigno di coach Francesco Taccetti, che chiama addirittura un time out dopo nove secondi nel secondo quarto per urlare tutta la sua rabbia per l’ennesimo errore difensivo dei suoi giocatori salvo poi scaraventare a terra la lavagnetta ed allontanarsi dalla panchina dopo pochi istanti.
Non piace, però, la sua difficoltà nel riuscire a trovare la chiave per svoltare la prestazione difensiva, soprattutto alla luce del fatto che pick and roll e taglio backdoor erano da un lato il leit motif costante dell’attacco lombardo, dall’altro il costante punto debole della difesa biancorossa, costantemente ed invariabilmente distratta sempre sugli stessi movimenti degli avversari. Non essere riuscito a trovare un piano B e non essere riuscito a trasmettere sicurezza.
Ora arriva un’intera settimana da dedicare al percorso di avvicinamento alla post season (Gara 1 si disputerà a Brescia sabato 16 maggio), ma sarà anche una settimana fondamentale per il futuro della pallacanestro di vertice a Trieste, con l’atteso quanto fantomatico colloquio on line fra il presidente della Regione Fedriga e Paul Matiasic, dal quale non potranno che uscire notizie un po’ più certe anche se, come l’ultimo incontro in municipio fra GM e Sindaco insegna, nulla si possa dare per scontato.
E poi il consiglio federale di mercoledì in cui verrà ratificato il trasferimento di Cremona a Roma e (sebbene già questo sia un avvenimento sufficientemente triste) si spera null’altro.

(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna

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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Guerrino Bernardis

PALLACANESTRO TRIESTE-VANOLI CREMONA 89-94 (22-29; 22-24; 20-21; 25-20)
PALLACANESTRO TRIESTE: Toscano-Anderson 4, Martucci, Ross 19, Deangeli 1, Uthoff 6, Ruzzier 5, Candussi 7, Iannuzzi, Brown 7, Moretti, Bannan 10, Ramsey 30. All. Taccetti.
VANOLI CREMONA: Anigbogu 19, Willis 18, Casarin 8, Grant 15, Galli 6, Udom, Battle 18, Burns 10, De Gregori, Durham, Ndiaye. All. Brutto.
ARBITRI: Borgioni, Bongiorno, Catani.

TRIESTE – Finita la “regular season”, conclusa con una sconfitta che non interferisce con la posizione play-off, difficile reprimere un po’ di amarezza per la conclusione di una stagione che non lascia intravvedere molta tranquillità per il futuro, complimenti a Cremona che, pur sapendo la propria sorte, ha giocato con cuore e testa.
Adesso la parentesi play-off, come previsto contro Brescia, che, però, giocando in questo modo lascerà davvero ben poche possibilità a Trieste di ribaltare, tanto per poter contare, il fattore campo.
Tant’è, con la non trascurabile presenza degli appassionati che hanno riempito il palazzetto a testimonianza di quanto conti il basket a Trieste.
Per i più cinici ed inclini alla satira, oggi abbiamo assistito all’anteprima del prossimo derby della Capitale, visto che, sia Cremona che Trieste, sembrano destinate a trasferirsi, volenti o nolenti, nell’Urbe: dove, se così sarà, difficilmente avranno altrettanta cornice di pubblico.
Prepartita scandito dai lunghi applausi alla presentazione dei giocatori di Cremona e poi, ancora, per la coreografia della curva che ricorda come “Tutto questo non può finire”, con i battimani che continuano fino alla palla alzata dall’arbitro per iniziare l’incontro.
Partono in velocità le due compagini che, tutto sommato, non hanno particolari pressioni: Ramsey inaugura il tabellone in entrata, risponde Willis, Bannan schiaccia, segna Anigbogu che fa valere la sua stazza ma è ancora Ramsey a spingere Trieste per non farsi staccare.
A metà tempo, ospiti cremonesi avanti di stretta misura ma, complici alcune conclusioni non precise dei triestini, riescono a fuggire con i punti messi dentro da Willis e Battle, alcuni da distanze abissali.
Trieste si scuote: Brown chiude la lunga sequenza ospite e, subito dopo, Toscano-Anderson ruba palla e va a concludere, dimezzando lo svantaggio.
Trieste continua a litigare con il canestro cremonese e gli ospiti ne approfittano per accumulare ancora qualche punto di vantaggio: Ross in acrobazia chiude il tempo sotto di sette, sul 22-29.
Inizio ancora favorevole agli ospiti che tengono stretto il vantaggio finchè Toscano Anderson, Ruzzier dalla distanza, Bannan e Ross con una tripla da ben oltre l’arco colmano il distacco e rientrano ad una sola lunghezza.
Una bomba di Battle riallontana gli ospiti ma Bannan dalla lunetta e poi Ramsey rimettono in equilibrio il tabellone.
Cremona non resta a guardare e con Galli e Anigbogu torna a scappare, replicando il 6-0 triestino, sequenza interrotta da Ramsey dalla lunetta.
Altra tirata di Cremona: Ramsey la limita parzialmente, ma gli ospiti sfruttano bene le solite macroscopiche incertezze difensive triestine e chiudono avanti la prima parte di gara sul 53-44.
Una tripla di Ramsey inaugura la seconda parte di gara ma Cremona è sempre sul pezzo e con Anigbogu sfrutta bene i centimetri sotto canestro per trovare un nuovo allungo che la porta in doppia cifra di vantaggio, 61-49.
Una tripla di Brown ferma l’emorragia, ma la difesa di Ramsey è inconsistente se non assente e Cremona resta sempre ben avanti con il facile appoggio di Grant. Trieste non riesce a combinare niente di buono in attacco mentre arriva il momento di Casarin che, nel confronto con Toscano Anderson, racimola ben tre viaggi in lunetta, tutti portati a casa.
Vanoli è più serena, Trieste è confusionaria e non riesce ad andare sotto i dieci punti di svantaggio: l’ultimo tiro lo prova Ruzzier ma la palla gira sul ferro ed esce.
Si chiude la terza frazione sul 74-64 per gli ospiti.
L’ultima frazione di gioco propone una Trieste più decisa. Inizia Candussi con una tripla e, dopo un facile appoggio di Galli, due prepotenti entrate di Ramsey ed un appoggio di Uthoff rimettono decisamente in partita la squadra di Taccetti che Ruzzier in penetrazione riporta ad una sola lunghezza di svantaggio.
Anigbogu, però, con un canestro e libero rilancia le quotazioni cremonesi che Grant rafforza da sotto.
Buona palla rubata da Trieste e contropiede chiuso da Ramsey in schiacciata che non bastano a demoralizzare gli ospiti che ribattono subito con un tiro sotto misura di Anigbogu.
Ross rilancia le possibilità triestine ma gli ospiti sono più concreti e, malgrado l’impegno della formazione di casa, riescono sempre a rintuzzare i tentativi triestini con Bannan e Ramsey e concludono avanti di cinque l’ultima della “regular season” 94-89.
Mentre Cremona prepara già le valigie per scendere nella capitale, Trieste si prepara a viaggiare, almeno per un po’, nel Nord, sull’asse dell’autostrada A4, la “Serenissima”, aggettivo che sicuramente non si attaglia a chi segue il basket in città.

(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna

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Pallacanestro Trieste
Vanoli Basket Cremona

VENEZIA – La grande musica d’autore arriva al Palmariva Live Club. Forse qualcuno, incredulo, stenterà a realizzare che una leggenda come Francesco De Gregori, possa portare i suoi brani sul palco di una discoteca.
Ed invece sarà proprio così domenica 8 febbraio, quando il suo tour celebrativo, per il mezzo secolo di Rimmel, farà tappa presso lo storico locale notturno, con inizio previsto alle ore 21, local promoter Azalea.
Uscito nel gennaio del 1975, Rimmel è uno dei dischi più importanti della musica italiana, una produzione contenente alcuni dei successi più amati del cantautore romano, entrati sin da subito nella lista delle canzoni che ogni novizio musicista impara a suonare.
Da sempre accompagnato da musicisti di tutto rispetto, anche in questa occasione De Gregori salirà sul palco assieme ad una rodata formazione, una piccola, ma preparata orchestrina, pronta a riproporre in maniera impeccabile questi “evergreen”.
Tanto è stato il successo di questa celebrazione negli scorsi mesi, che “il Principe” ha dovuto aggiungere altre date per soddisfare i fan di tutto il Paese, ed anche a Nord-Est la sua carovana ha dovuto, ovviamente, programmare una nuova tappa per domenica prossima.

Cristiano Pellizzaro per Radio City Trieste

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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

NHSZ-Szolnoki Olajbányász   62   –   Pallacanestro Trieste   82       Progressivi: 22-17 / 37-38 // 50-63 / 62-82    Parziali: 22-17, 15-21, 13-25, 12-19

NHSZ-Szolnoki Olajbányász: Darthard 11, Barnes 9, Holt 7, Molnar 2, Rudner 0, Krnjajski 4, Skeens 11, Horvath n.e., Somogyi 12, Vrabac 6.
Coach: V. Bosnic, Assistenti: T. Mandoki, A. Pasalic.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 9, Deangeli 2, Uthoff 10, Ruzzier 0, Sissoko n.e., Candussi 11, Iannuzzi 0, Brown 14, Brooks 10, Moretti 9, Ramsey 17.
Coach. I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.

Arbitri: A. Zurapovic, M. Horozov, J. Jurcevic.

MISKOLC (Ungheria) – Ci voleva una complicata trasferta nella innevata puszta ungherese in cui rischiava tantissimo, con le rotazioni cortissime per l’assenza perdurante dell’asse play-pivot titolare, dopo soli due giorni dall’inopinata, terrificante sconfitta a Trento ancora da metabolizzare e resettare, con energie fisiche e mentali tutte da recuperare ed il morale sotto le scarpe, per rivedere inaspettatamente la Pallacanestro Trieste formato Istanbul, quella spregiudicata e sicura di sé, salda nei propri principi cestistici, capace di distribuire responsabilità fra tutti i giocatori scesi in campo, capace anche di amministrare il vantaggio accumulato con un po’ di acume e tanta personalità.
E, soprattutto, aspetto inedito da inizio ottobre, lo fa dando continuità alla qualità della propria prestazione per tutti e 40 i minuti, quanto basta ad abbattere le poche certezze tecniche e fisiche su cui può contare la squadra campione di Ungheria, crollata verticalmente alla distanza.
Alla seconda uscita nella settimana-bivio della stagione, dopo aver clamorosamente steccato la prima, la squadra di Gonzalez raschia in fondo al barile e vi trova ciò che serve per porsi nelle migliori condizioni per sperare di proseguire la fondamentale avventura continentale, conquistando lontano da casa il primo dei due punti necessari.
Certo, vincere di uno o di venti non fa tantissima differenza in una serie al meglio delle tre partite, ma il vantaggio accumulato, dilatato e conservato fino alla sirena finale costituisce un segnale forte e chiaro agli avversari: Trieste non è morta, è anzi determinata ad inseguire il sogno europeo e non lascerà nulla di intentato per riuscire a ricavarsi un posto nelle top 16.
Non un tuffo per recuperare una palla vagante, non una goccia di sudore, non l’intensità, la concentrazione e la motivazione.
Per questo, non aver alzato il piede dall’acceleratore nemmeno a partita vinta (ad un certo punto, sul +17 a due minuti dalla fine nemmeno la sciagurata versione trentina sarebbe più riuscita a perderla), pur senza cambiare di un centimetro le possibilità di qualificazione, non può che instillare nelle teste dei giocatori ungheresi la certezza che per venire a vincere in via Flavia la loro prima partita in trasferta in BCL quest’anno dovranno realizzare una vera e propria impresa.
Certo anche nella bellissima e semideserta arena di Miskolc (a 150 km da Szolnok per motivi di omologazione dell’arena di casa) non tutto va per il verso giusto. Trieste, come ovvio che sia, inizia contratta e preoccupata, sciogliendosi progressivamente a mano a mano che il primo tempo dimostrava che, nonostante qualche palla persa di troppo ed una percentuale da tre sotto il 30%, lo Szolnoki, pur buttando in campo un’intensità clamorosa, aggredendo sistematicamente gli avversari mani addosso (approfittando della consueta permissività degli arbitri in Europa, ma fino ad un certo punto…), tentando di approfittare in modo consapevole ed evidentemente programmato dell’assenza pesantissima di Mady Sissoko sui due lati del campo, non riusciva in alcun modo a scrollarsi di dosso una Trieste appiccicata alla partita come una zecca fastidiosa.
In un modo o nell’altro, affidandosi a rotazione alle invenzioni di Markel Brown e di Jahmi’us Ramsey ed all’utilità all around di un JTA capace di costruire quanto di distruggere con la stessa facilità, la squadra di Gonzalez non si abbatte affatto davanti al timido tentativo di fuga degli ungheresi, che peraltro non superano mai i 7 punti di vantaggio.
Anzi, concede tanto a rimbalzo, specie in attacco, ai lunghi avversari (in particolare a Skeens), talvolta si distrae nel difendere sui pick and roll, gioca un’infinità di possessi meno dell’avversaria, che pur fallendo in modo sostanziale la prestazione da oltre l’arco, continua a martellare con le continue penetrazioni di Somogyi che trova sempre il modo di arrivare al ferro o scaricare per i compagni liberi o subire fallo.
Alla fine del primo tempo Szolnok registrava 25 tentativi da due, Trieste solo 9 (ma con 8 canestri).
Però, nonostante tutto, la partita non si scosta mai da binari di equilibrio, grazie anche alla marea di castronerie da una parte e dall’altra del campo, un caos tecnico dal quale, però emergono i giocatori triestini, dotati di maggior talento e qualità tecniche che permettono di tornare a fare il gioco prediletto: tanta corsa, conclusioni entro i primi dieci secondi di azione, tantissimi tiri dai 6,75.
Il rimbalzo appoggiato a canestro da Deangeli sulla sirena del primo tempo sancisce il primo vantaggio biancorosso nel secondo quarto, ma è anche un segno premonitore di quanto avverrà nella ripresa.
Una ripresa che dopo qualche minuto di alternanza nel punteggio mostra da subito che l’inerzia è ormai nelle mani di una Trieste che minuto dopo minuto riacquista certezze e coraggio, consapevolezza e qualità.
La spallata arriva con un fulmineo 10-0 che porta il vantaggio degli ospiti in doppia cifra, generato anche dall’evidente esaurimento di idee da parte dei magiari sui due lati del campo.
In difesa lo Szolnoki si arrende all’evidenza che gli ospiti siano in grado di condividere pallone e responsabilità, rendendo imprevedibile ogni azione offensiva prescindendo dai go-to man designati: se non è Brown è Ramsey, se non è Brooks è Moretti, se non è Uthoff è Candussi.
Tutti ci provano, molti centrano il bersaglio, specie da oltre l’arco. Trieste, quando capisce che l’attacco ungherese, in una serata disastrosa da tre, si basa in pratica solo sulle penetrazioni di Somogyi, sui tentativi da sotto di Skeens e sui tiri da fuori del miglior marcatore della squadra Barnes, ha vita facile a trovare le contromisure, per una volta difendendo con intensità e, soprattutto, ragionando.
L’ottima difesa permette anche di prendersi il vantaggio a rimbalzo (situazione niente affatto scontata, anche dopo il primo tempo) e di continuare a martellare in transizione.
La testa viene usata anche nella gestione finale del cospicuo vantaggio accumulato, con un’ottima gestione del ritmo che permette a Trieste di tenere fino alla fine gli avversari in un angolo.
In ultima analisi, una vittoria meritata e convincente, non priva di impurità ma di per sé in grado di ridonare una riserva di morale e di consapevolezza che sarà fondamentale in una gara di ritorno, fra due giorni, niente affatto scontata.
Morale e consapevolezza che devono assolutamente ricontagiare un ambiente deluso e brontolone: giovedì sera sarà indispensabile la miglior versione del PalaTrieste, dal punto di vista numerico e da quello sonoro.
Continuare l’esperienza europea, conquistarsi il diritto di confrontarsi con squadre di elevatissimo profilo come Tenerife e Gran Canaria (ed una fra la ceca Nimburk e la tedesca Heidelberg, con la prima capace di ribaltare il fattore campo in G1 andando a vincere in Germania), entrare nelle migliori 16 squadre della più importante competizione continentale della FIBA è fondamentale, finanche vitale, per la crescita, ed il proseguimento stesso, del progetto americano a Trieste: ci sarà tempo per ragionare, analizzare, tracciare bilanci ed eventualmente lamentarsi fra qualche mese. Ora, è solo il tempo di sostenere questi ragazzi.
Nelle altre partite di play-in, perlomeno quelle che in un modo o nell’altro riguardano Trieste, detto della sconfitta casalinga di Heidelberg, anche l’altra tedesca Würzburg -che neanche un mese aveva travolto i triestini in via Flavia- perde in casa Gara 1 con il Levice, mentre è incredibile e vergognoso quanto avvenuto a Samokov, in Bulgaria, dove va in scena una prevedibile farsa fra Holon e Trapani: i siciliani affrontano la lunga trasferta in 5 (fra cui due under 19) e senza allenatore, dopo sette minuti i tre professionisti fingono infortuni rientrando in panchina, lasciando in campo i due ragazzini contro i 5 avversari.
Quando da due i siciliani scendono ad un solo giocatore in campo per il quinto fallo volontario commesso da uno dei due poveri esordienti, la partita finisce sul 38-5. E’ vero che la squadra di Antonini ha deciso di andare in Bulgaria solo per evitare i 300 mila euro di ammenda che la FIBA le avrebbe comminato in caso di forfait, ma la credibilità del movimento cestistico nazionale, oggetto in queste ore di scherno ed indignazione da ogni parte d’Europa, ne viene irrimediabilmente compromesso. Forse, non ce ne vogliano i sostenitori siciliani, una veloce eutanasia sarebbe il modo più dignitoso di uscire di scena.

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