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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
NHSZ-Szolnoki Olajbányász 86 – Pallacanestro Trieste 87 Progressivi: 21-28 / 38-43 // 64-64 / 86-87 Parziali: 21-28, 17-15, 25-21, 23-23.
NHSZ-Szolnoki Olajbányász: Darthdard 6, Barnes 12, Holt 8, Molnar 0, Rudner 6, Krnjajski 20, Skeens 9, Horvath n.e., Somogyi 25, Vrabac 0.
Coach: V. Bosnic. Assistenti: T. Mandoki, A. Pasalic.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 12, Deangeli 2, Uthoff 8, Ruzzier 8, Candussi 14, Iannuzzi n.e., Brown 10, Brooks 14, Moretti 0, Ramsey 19.
Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Arbitri: W. Liszka, M. Vulic, P. Marques.
MISKOLC (Ungheria) – Si conclude nel migliore dei modi la settimana più lunga della stagione triestina.
Problemi, infortuni, nervosismo, pubblico spazientito, giocatori sottoperformanti, critiche talvolta ingenerose, spesso centratissime.
Tutto (forse) vero, ma i biancorossi si ritrovano alla grande proprio nel momento cruciale, quando hanno le spalle al muro in LBA e in BCL, quando devono disputare in apnea, stremati da un assurdo tour de force da cinque partite in dieci giorni, due finali che ne decidono senza appello il destino su due dei tre fronti in cui sono impegnati (con il pesante fardello delle grandissime ambizioni della vigilia) e che, fino a sabato scorso, rischiavano concretamente di dover mestamente abbandonare.
Vittorie imperfette, potremmo star qui a trovare il pelo nell’uovo nelle prestazioni contro Cantù ed in Ungheria, ma mai come oggi è il risultato a prevalere su tutto il resto. Un risultato che sta lì a sancire in modo incontrovertibile, reso tale dall’evidenza dei fatti, che il club aveva ancora una volta ragione.
Ragione nel resistere agli attacchi del mondo intero, a resistere alla tentazione di arrendersi a dover sacrificare un coach su cui aveva puntato tanto della sua credibilità, ad evitare di andare sul mercato per assecondare 6000 persone che sempre più insistentemente facevano notare come l’assenza infinita dell’asse playmaker-centro titolare, se non tamponata, avrebbe rischiato di minare l’intera stagione.
Comprare per comprare non è mai stato nelle corde del GM, ma stavolta arrivare sesti a metà campionato (sarebbe stato comunque un settimo posto anche senza la radiazione di Trapani) e ricavarsi un posto al sole nella maggiore competizione della FIBA con le rotazioni minate alla base dal forfait di Ross e Sissoko -peraltro precedute dalla lungodegenza di Brooks e dalle tre partite giocate senza lo stesso Ross- non era un’operazione scontata.
Anzi, diciamolo francamente: alzi la mano chi onestamente avrebbe scommesso solo due settimane fa, o anche al termine della mazzata di Trento, sulle possibilità di rimanere vivi senza cambiare allenatore e senza nuovi arrivi. Noi, onestamente, non l’avremmo fatto.
Che poi la doppietta arrivi (anche) grazie ad un tiro di Bortolani finito sul secondo ferro ed una stoppata che rimedia ad una difesa rivedibile sull’ultima rimessa ungherese, è il segno di come nello sport, oltre che nella vita, sia necessaria anche una discreta dose di buona sorte.
Alla DVTK Arena di Miskolc, davanti a sette commoventi tifosi triestini avventuratisi nell’innevata puszta ungherese in un qualsiasi giorno feriale di metà gennaio, Trieste gioca la partita che doveva giocare per pensare di uscirne indenne.
Posto che dal punto di vista fisico Trieste avrebbe inesorabilmente pagato dazio, con con lo Szolnok capolista in patria che sapientemente si fa rimandare la partita di campionato di domenica per arrivare fresca e riposata allo spareggio, posto anche che dal punto di vista tecnico, al terzo confronto in pochi giorni, Gonzalez e Bosnic non avrebbero potuto inventarsi nulla di nuovo, l’unica via per portarla a casa sarebbe stata quella di reggere meglio possibile l’impatto iniziale per poi giocarsela sul filo dei nervi e dell’esperienza.
Trieste, infatti, dimentica il 4-22 di giovedì scorso (o meglio, se ne ricorda perfettamente provando ancora fitte di frustrazione) e mena da subito le danze, smettendo di sparacchiare da tre ben consapevole che gli ungheresi non hanno gambe, fisico e tecnica per contenere gli uno contro uno di JTA, Ramsey e Brown ma anche di un Ruzzier maestro nel “penetra e scarica”.
Il computo delle conclusioni si ribalta su una inedita prevalenza di quelle da sotto canestro, condite da un imprevisto dominio a rimbalzo (specie dopo la quadrupla doppia che aveva visto protagonista Skeens in G1 e G2).
L’importanza di iniziare bene la partita impossessandosi da subito dell’inerzia si rivela determinante: costringe uno Szolnoki come sempre arrembante, intenso, che aggredisce ogni possesso sui due lati del campo rimanendo comunque sempre ad inseguire, a rendersi conto che il solo atteggiamento stavolta non sarebbe bastato, minandone le sicurezze.
Il messaggio è forte e chiaro: Szolnok alla fine potrà anche avanzare nel Round of Sixteen, ma per farlo dovrà sudare fino all’ultima goccia di sudore.
Trieste, a dire il vero, ci mette anche tanta inedita qualità, specie per un quarto e mezzo, finché gambe e conseguente lucidità reggono.
JTA si esibisce in un paio di Eurostep da antologia, brutalizzando i troppo flemmatici lunghi avversari anche nel backcourt con un paio di stoppate stordenti.
Ma in generale la palla gira che è una meraviglia, veloce e precisa, in attacchi organizzati e razionali, finendo quasi sempre nelle mani del giocatore meglio posizionato per andare a concludere in sicurezza.
I magiari rispondono con un monumentale Somogyi (incensato alla fine con un endorsement quasi blasfemo da Toscano Anderson) e con un precisissimo Krnjajski, infallibile nel tiro dalla media distanza e nei micidiali floater da due metri, ma soffrono per la serataccia al tiro di Darthard (giustiziere a Trieste) e per le inattese difficoltà sotto canestro sui due lati del campo di Skeens.
Trieste conduce sempre le danze, ma lo fa “ad elastico” perchè i padroni di casa, sospinti dallo sparuto pubblico, barcollano ma non cadono mai veramente.
La partita si fa equilibrata ed emozionante a mano a mano che ci si avvicina alla fine, ogni tentativo di fuga di Trieste viene rintuzzato, anche quello che parrebbe definitivo a cinque minuti dalla sirena, un 45-54 dissolto dal 10-0 in poco più di un minuto generato dall’arrembaggio dello Szolnik coniugato alla stanchezza dei giocatori triestini che iniziano ad intravvedere San Filippo Martire sorridere in cima al tabellone invece del traguardo che speravano di poter già toccare.
La partita si trasforma in una corrida, ma i biancorossi hanno l’enorme merito di non deragliare come avvenuto troppo spesso in passato, specie fuori casa, quando gli avversari piazzano la violenta spallata finale.
Anzi, trovano le giocate giuste in attacco pur inframezzate da alcune fisiologiche assurdità tecniche.
Le rotazioni vengono centellinate con il contagocce, per Gonzalez è troppo importante ritrovarsi con i giocatori giusti lucidi e “cattivi” nei possessi decisivi.
Un Gonzalez che dimostra, oltretutto, di avere le idee chiare e di riuscire a trasferirle ai suoi uomini durante time out nei quali si dimostra inaspettatamente determinato. Markel Brown perde però il pallone che può costare la qualificazione a 15 secondi dalla fine, lo Szolnoki mette il naso avanti in contropiede fra il tripudio generale, ma l’ultima azione è una questione per giocatori esperti e tifosi con coronarie salde.
L’air ball da tre di Ruzzier si trasforma nell’assist che Jeff Brooks trasforma in oro zecchino a due decimi dalla vittoria.
Ci sarebbe tempo per un suicidio sportivo che JTA sventa con una inchiodata che viaggia sul confine del fallo (senza superarlo) neutralizzando l’alleyup di Skeens, e Arcieri può accendere lo smartphone in cerca di charter disponibili per portare lui ed i suoi uomini alle Canarie fra una settimana.
Parlare dei singoli sarebbe ingeneroso. Su tutti, le prestazioni di JTA e di Jeff Brooks sono da incorniciare più per intensità e determinazione che per le pur ottime statistiche (che poi proprio loro due realizzino le due giocate decisive è una diretta conseguenza).
Uthoff è tornato, Ruzzier è una sicurezza, e sono ottime notizie. Markel Brown fa la sua onesta partita, però la macchia con un paio di perse ed alcuni errori in entrata non da lui: da un giocatore trentaseienne che tira la carretta anche nei peggiori momenti di down della squadra puoi anche attenderti un fisiologico calo più fisico che mentale. Ma se Trieste esce indenne da Miskolc, permettecelo, un monumento va realizzato a Francesco Candussi.
Dopo una giornata difficile trascorsa contro Ballo, dopo gli ingenerosi, indegni fischi del pubblico “amico” di cui è stato fatto oggetto nel momento in cui avrebbe avuto bisogno, piuttosto, di un incoraggiamento, Francesco reagisce da par suo: tirando fuori gli attributi, risultando determinante in ognuno dei possessi transitati attraverso le sue mani nei 13 minuti scarsi trascorsi sul parquet. 14 punti, 5/7 dal campo , 3 su 4 da tre ed un “and one”, più tanta sostanza nell’annullare con le buone o con le cattive lo “spauracchio” Skeens.
La vittoria arriva materialmente grazie all’inchiodata dell’ex Warrior, ma se Trieste può continuare il suo sogno europeo lo deve anche all’apporto determinante del triestino acquisito, con buona pace dei suoi frettolosi detrattori.
Ora arriva probabilmente qualche giorno di meritatissimo (ed indispensabile) riposo, anche perché il terremoto in LBA permetterà a Trieste di evitare l’estenuante trasferta a Trapani di domenica prossima.
Poi sarà nuovamente tempo di BCL, un esordio che con ogni probabilità vedrà nuovamente a referto Colbey Ross e Mady Sissoko. Sarà un’altra musica.
Ecco il girone L del Round of 16 di BCL:
-La Laguna Tenerife (ESP)
-Dreamland Gran Canaria (ESP)
-Era Nymburk (CSZ)
-Pallacanestro Trieste (ITA)
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna