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21-12-2025 23:16 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
PALLAMANO TRIESTE 1970 32 – LOACKER BOZEN VOLKSBANK 32 (primo tempo 18-15)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Mazzarol 2, Antonutti, Pernic, Urbaz 1, Parisato 1, Lo Duca, Andreotta, Pauloni 3, Lindström 5, Vanoli 4, Bandjilali 5, Sandrin, Esparon 11. All. Carpanese
LOACKER BOZEN VOLKSBANK: Martinati, Matlega, Di Giulio 5, Trevisiol, Milicevic 1, Serafini, Walcher 1, Zanon 2, Zanetti 2, Udovicic 7, Gazzini, Javor 9, Martinati, Memmich 5, Galvan. All. Sporcic
Arbitri: Fato e GuariniTRIESTE – Nell’ultima gara dell’anno solare, la Pallamano Trieste 1970 trova un pareggio contro il Bolzano: è un 32-32 amaro a Chiarbola per la formazione di Andrea Carpanese, in un match costantemente avanti nel punteggio prima di un finale convulso a premiare il team di Sporcic.Pronti, via e al gol di Esparon risponde sul lato opposto l’ex biancorosso Udovicic, il terzino francese di casa trova un’altra rete per il 2-1 al 2’.È massimo equilibrio anche tre minuti più tardi sul 3-3, Trieste rimette la freccia con la doppia rasoiata di Lindström (5-4) e resta avanti al 7’ con Vanoli a colpire dagli otto metri.Bolzano innesta in pivot Memmich (doppietta nei primi dieci minuti), imbuca un sette metri con Udovicic al 9’ e si porta in vantaggio 60’’ più tardi con Walcher.La classe di Esparon, con tripletta annessa, riporta i padroni di casa avanti (10-9 al 14’) e il +2 di Bendjilali a metà tempo rappresenta di fatto il primo vero (e piccolissimo) strappo nel punteggio della prima parte di partita.
Gli altoatesini trovano gol preziosi dalle mani di Javor, Trieste sciupa qualche possesso ma resta comunque con due gol di gap (14-12 al 20’, nuovamente Bendjilali in pivot), approfittando inoltre per qualche istante anche della doppia inferiorità numerica del Bolzano che finisce sotto di tre reti (gol di Pauloni).
Sul più bello anche i biancorossi finiscono per patire due espulsioni temporanee (la seconda della gara di Pernic, oltre a quella di Bono), ma rimane comunque viva in attacco grazie alle due reti di Mazzarol, trovando anche importanti parate da Postogna nel finale di periodo. È 18-15 all’intervallo.
La difesa di casa fa il proprio dovere in avvio di ripresa e gli alabardati si prendono una bella fetta d’inerzia: pur senza Bendjilali fuori per due minuti, i biancorossi recuperano un paio di palloni preziosi, allungando sino al 23-16 del 34’ con Parisato e soprattutto Esparon a essere i protagonisti in contropiede.
Bolzano è costretta ad accelerare, trovando buone risposte in attacco con Di Giulio e Memmich (25-21 al 40’), dopo qualche minuto a bocca asciutta Trieste ritrova la via del gol con Bendjilali e con Esparon (27-22) ma gli ospiti continuano a premere, riportandosi sul -1 con Javor (29-28 a 9’ dalla fine) e riaprendo definitivamente i giochi.
Postogna in porta è fondamentale per tenere il vantaggio interno al 55’ (due parate importanti sul 30-28), Bolzano arriva momentaneamente a una sola rete di gap con Zanetti in contropiede, ricacciata però indietro dall’11° realizzazione di Esparon.
Si arriva in volata: a Udovicic risponde Pauloni (32-30 al 58’), Postogna trova ancora la r
espinta ma non può nulla sulla rasoiata di Udovicic deviata dalla difesa (32-31).
Trieste trova la beffa a fil di sirena: nel convulso finale per trovare la rete del +2, Esparon prende la traversa e finisce a terra sulla linea di fondo ospite, i giuliani recuperano palla ma viene poi sanzionata dagli arbitri una presunta infrazione di passi a Vanoli.
Il successivo lancio lungo di Udovicic per Zanetti, che trova il pari a fil di sirena, porta al pareggio ospite allo scadere: sono vibranti le proteste dei padroni di casa, ma il 32-32 è definitivo.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
18-12-2025 16:30 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

Pallacanestro Trieste 77 – Fitness First Würzburg Baskets 90 Progressivi: 16-24, 21-17, 12-27, 28-22
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 0, Ross 17, Cinquepalmi n.e., Deangeli 0, Uthoff 11, Ruzzier 2, Candussi 0, Iannuzzi 1, Brown 16, Brooks 13, Moretti 3, Ramsey 14. Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Fitness First Würzburg Baskets: Herzog 3, Saffer 4, Carr 11, Mintz 15, Ivey 16, Schwieger 2, Skladanowski 2, Stove 9, Edigin 2, Thompson 13, Pjanic 4, Mueknat 9. Coach: S. Filipovski. Assistenti: D. Mihevc, M. Wit, R. Scekic.
Arbitri: M. Vulic, I. Kounelles, B. Zupancic.
TRIESTE – Della serie: non c’è una via di mezzo. In due mesi si è passati da rotazioni vorticose con quintetti diversi ogni due minuti ad una partita nella quale Gonzalez spreme fino all’esaurimento gli stessi cinque uomini (che domenica dovranno andare a provare a vincere una partita fondamentale a Varese) senza peraltro ottenere pressoché nulla dalla second unit nei pochi sprazzi nei quali il coach rivolge lo sguardo alla panchina.
Certo, l’assenza di Sissoko, quella di fatto di Toscano Anderson (volontaria o no, sono sempre solo 2 minuti e mezzo concessi tutti nel primo quarto al giocatore più costoso degli ultimi trent’anni) e quella forzata di un Candussi influenzato costringono a cercare qualcosa soprattutto dagli uomini più affidabili e tutto sommato impongono le scelte.
Ma è evidente che qualcosa nella costruzione di questo roster, alla luce dell’inceppamento del meccanismo alle prime -prevedibilissime- difficoltà fisiche di uno o più giocatori, non è andata per il verso giusto.
Nella partita in cui avrebbe dovuto gettare il cuore oltre l’ostacolo, partire all’arrembaggio, aggredire ogni singolo possesso come negli ultimi cinque minuti e mezzo di sabato scorso contro Reggio Emilia, Trieste torna ad essere quella dal ritmo compassato, dall’approccio morbido ed apparentemente disinteressato, poco reattiva ed incapace di reagire che è stata per gran parte di questo deludente prima metà di stagione.
Trova qualcosa dall’intensità e dalla voglia di Jeff Brooks, dalle iniziative personali di Ramsey e Brown, dal ritmo forsennato di Ross, ma è davvero troppo, troppo poco per compensare la consapevolezza e la supremazia fisica della squadra tedesca, che non per caso è quarta in Bundesliga.
Dopo qualche minuto di equilibrio arriva la prima spallata degli ospiti, che dominano incontrastati nel pitturato sui due lati del campo, i quali si prendono già nella seconda metà del primo quarto quei punti di vantaggio che demoliscono anticipatamente ogni speranza di recuperare lo svantaggio accumulato all’andata e dunque ogni velleità da parte di Trieste di portare a casa una vittoria che di per sé stesso sarebbe inutile: da quel momento la squadra di Gonzalez inseguirà fino alla sirena finale.
Tranne qualche trascurabile e fugace fiammata nel secondo quarto, Würzburg dà sempre, infatti, l’impressione di poter fare quello che vuole, sparacchiando quando capita da fuori ma picchiando in modo preciso, continuo, letale, sotto canestro, mettendo così a nudo l’inconsistenza triestina nel pitturato in assenza di Sissoko.
Sono nuovamente 16 i rimbalzi offensivi concessi in una serata nella quale la squadra avversaria scherza anche sotto il proprio canestro, ma ciò era forse prevedibile. Ciò che forse non ci si poteva aspettare sono gli ennemila falli commessi dai bavaresi, che difendono costantemente mani addosso, durissimi, super fisici ed intensi, talvolta ai limiti dell’antisportivo, contro le letteralmente zero infrazioni commesse dai giocatori triestini, segno di una intensità difensiva pochissimo convinta, sempre in ritardo, poco organizzata.
Nel finale Trieste prova a ripetere il miracolo di quattro giorni prima riavvicinandosi sotto la doppia cifra di svantaggio, ma (anche se manca una settimana) non è sempre Natale: Würzburg chiama time out e ne esce rinfrancata, determinata e durissima.
Trieste viene messa in un angolo, costretta ad affidarsi ad iniziative che rifuggono un gioco di squadra (nelle poche occasioni nelle quali il pallone viene condiviso ne escono tiri ben presi e tendenzialmente realizzati), pasticciato e testardamente poco produttivo.
Uno dei protagonisti del tentativo finale di blitz è Pietro Iannuzzi, finalmente schierato quando la partita ha ancora qualcosa da dire: toglierlo immediatamente quando, grazie anche a lui, si palesa un flebile spiraglio di recupero non contribuisce di certo a valorizzarlo, dargli coraggio e consapevolezza, in ultima analisi investire sul suo futuro e quindi su quello di una squadra che oggi ha bisogno dell’apporto di tutti. Scelta discutibile.
I 13 punti sul groppone, se non altro, migliorano il divario subito in Germania, ma tengono Trieste distante 28 punti dal secondo posto in classifica.
Di certo i 4750 spettatori presenti anche in un pomeriggio feriale pre natalizio avrebbero meritato una ricompensa decisamente migliore.
La fisicità in BCL è decisamente più elevata rispetto alla Serie A, e dunque ci si poteva tutto sommato attendere una enorme sofferenza di Trieste contro una squadra che da questo punto di vista appare attrezzatissima.
Ma le fonti di preoccupazione al termine di questa ennesima debacle, che stavolta provoca fischi un po’ più convinti e sonori del solito, travalicano tale aspetto, si addentrano nella assoluta necessità di intervenire sul mercato per trovare qualche correttivo temporaneo (anche se non necessariamente tale), per tamponare falle che ormai paiono cronicizzate, definitive come quella che provocò l’affondamento del Titanic: interventi che, data l’imminenza di impegni cruciali per poter ancora sperare di perseguire uno o più degli ambiziosi obiettivi sbandierati nella pre season, potrebbero fare la differenza fra una stagione tutto sommato recuperabile ed una del tutto fallimentare.
Sempre, naturalmente, che ciò possa essere sufficiente. Lo screzio fra JTA e Gonzalez quando quest’ultimo decide dei togliere il primo dopo 2:30 di impiego (dopo averlo fatto partire da sesto uomo ma dopo aver assistito a due minuti e mezzo di scelte scriteriate e probabilmente fuori da ogni schema prestabilito da parte del messicano) potrebbe essere un normale incidente di percorso che capita quando la tensione agonistica è elevata, ma potrebbe anche essere il segnale di una frattura ben più profonda fra squadra ed allenatore, una frattura che ormai, al di là di dichiarazioni concilianti (o meglio, della mancanza di dichiarazioni in merito) pare conclamata.
In tal caso una scelta ben più dolorosa dovrebbe essere perlomeno presa in considerazione. Una scelta che, diciamolo chiaramente, sarebbe un salto nel buio a questo punto della stagione, considerata l’attenzione maniacale con la quale vengono analizzati i profili di coach più adatti a questa squadra ed a questo modo di intendere la pallacanestro in rapporto al numero ed alla qualità degli allenatori oggi disponibili.
Ma se si decidesse di proseguire con il progetto tecnico iniziale, sarebbe indispensabile, una volta per tutte, stabilire dei limiti di comportamento invalicabili: un giocatore, specie un professionista, è un giocatore ed esegue, che gli piaccia o meno, quello che il suo allenatore stabilisce, senza esibizioni di intolleranza, reazioni inconsulte, plateali ribellioni o borbottii da spogliatoio.
Una cosa, però, è certa: non far nulla, a questo punto, non porterebbe nulla di buono.
Trieste chiude da terza il girone E di BCL con un poco brillante record 2W4L che le consente di rimanere davanti solo alla modesta Igokea.
I play in, il cui programma deve ancora essere ufficializzato ma che in linea di massima si disputeranno ad inizio gennaio, portano in dote la sfida con gli ostici ungheresi del Szolnoki Olajbanyasz con lo svantaggio dell’eventuale bella da disputarsi in trasferta.
Per vincerne due ed accedere così ai gironi della top 16 vi vorrà ben altro.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
18-12-2025 13:29
14-12-2025 14:05 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste – UNAHotels Reggio Emilia 92 – 82 Parziali: 16-24 / 21-19 // 20-19/ 18-13 / 17-7
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 16, Ross 14, Deangeli 0, Uthoff 12, Ruzzier 7, Sissoko 5, Candussi 4, Iannuzzi n.e., Brown 5, Brooks 4, Moretti 0, Ramsey 25. Coach: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
UNAHotels Reggio Emilia: Barford 9, Thor 6, Woldetensae 6, Mainini n.e., Caupain 25, Williams 7, Uglietti 7, Carboni n.e., Severini 3, Echenique 7, Vitali 8, Cheatam 4. Coach: D. Priftis. Assistenti: G. Di Paolo, F. Fucà, M. Rossetti.
Arbitri: S. Lanzarini, S. Marziali, G.L. Miniati.
TRIESTE – “Tempo, dicevano. Ci vuole tempo. Trascorse 11 partite di campionato e cinque di BCL, verrebbe da chiedersi, tutto sommato, quanto tempo ancora sia necessario a questa squadra per trovare sé stessa.
Rotazioni ancora sperimentali con quintetti talvolta inediti -perlomeno arricchiti dal sospirato rientro di Ross e Brooks- che però dopo due mesi e mezzo di stagione dovrebbero iniziare a stabilizzarsi, gerarchie solo abbozzate, una difesa che funziona solo a sprazzi e che concede una valanga di rimbalzi offensivi (16!) che fruttano seconde e talvolta terze chance agli avversari, un gioco offensivo impacciato e spesso affidato all’improvvisazione, errori banali a ripetizione nei momenti decisivi (anche quando, come Sassari una settimana prima, nel quarto quarto gli avversari fanno di tutto per non dare la spallata decisiva al risultato), una second unit spenta e poco efficace che costringe ad un impiego probabilmente esagerato oltre quanto programmato per quattro giocatori, il tutto condito da una tegola potenzialmente devastante costituita da un infortunio al ginocchio di Mady Sissoko per il quale servono solo speranza e preghiere, che priva la squadra dell’unica “punta” sotto canestro. “
Quello riportato fedelmente qui sopra è il commento-epitaffio scritto mentre, per la prima volta da tantissimo tempo, qualche decina fra i più di 5300 spettatori presenti stava già guadagnando l’uscita a partita ancora in corso per evitare i consueti ingorghi.
Il punto finale alla severa sentenza su questa Trieste-Reggio Emilia, sconcertante per larghi tratti, era stato apposto dopo 39 minuti e 30 secondi esatti dalla prima palla a due, con Trieste sotto di 5 punti e palla in mano agli emiliani in procinto di effettuare una rimessa in attacco dopo la quale avrebbero dovuto solo giocare con il cronometro.
La UNAHotels, fin lì, pur lontanissima dal brillare di luce propria aveva giocato una partita giudiziosa, tutta volta a mettere in atto l’unico piano partita che avrebbe sicuramente portato frutti: impedire agli avversari di sviluppare la pallacanestro che più amano, imponendo loro ritmi bassissimi e costringendoli a ragionare negli ultimi 4-5 secondi di ogni azione, qualità che notoriamente latita sotto le volte del PalaTrieste.
Con una Trieste lenta, imprecisa ed impacciata i giocatori di coach Priftis hanno anche il tempo di prendere coraggio, di accumulare consapevolezza e motivazione, di ricacciare indietro la squadra di casa ogni qualvolta quest’ultima riesce a riavvicinarsi grazie a fiammate improvvise quanto fugaci, magari mettendo brevemente il naso avanti nel punteggio, con pesanti break nelle ultime battute di ognuno dei primi tre quarti.
Coraggio che permette loro di accumulare vantaggi in doppia cifra anche nell’ultimo quarto: un gap che era ancora di 8 punti a poco più di 3 minuti dal termine, con lo striscione dell’ultimo chilometro già chiaramente visibile.
Poi la pallacanestro fa quello che la rende uno degli sport più belli del mondo: essere imprevedibile ed aperta ad ogni sorpresa anche nel volgere di pochi secondi. Trieste, con in campo il quintetto più affidabile, approfitta di ogni singola indecisione ed errore degli ospiti, prima rubando palla su una rimessa a metà campo che frutta una tripla siderale di Uthoff da otto metri per il -2. E poi ringraziando, sulla rimessa successiva, per il pallone gentilmente messo da Vitali nelle mani del peggior cliente in assoluto a cui metterlo nelle mani: Jahmi-us Ramsey fa ciò che deve fare un MVP di novembre che vuole riconfermarsi anche a dicembre, si getta verso il ferro, subisce fallo e riagguanta con grande freddezza l’insperato pareggio, lasciando però aperto uno spiraglio a Reggio Emilia (che aveva già dimostrato a fine terzo quarto di saper organizzare un tiro credibile anche in pochissimi secondi).
JTA ferma sul vetro il sottomano di Caupain -fin lì il migliore per la sua squadra- completando una delle rimonte triestine più incredibili degli ultimi anni: una rimonta figlia sì del harakiri emiliano -peraltro non certo una novità in questa disgraziata stagione- ma anche di una certa dose di carattere da parte dei go-to men designati a disposizione di Israel Gonzalez.
Perchè se è indubbio che contro una squadra più cinica e lucida nei finali di partita, o semplicemente capace di tramortire gli avversari quando ne ha l’occasione, Trieste questa partita l’avrebbe senza dubbio persa nella totalità dei casi, è anche vero che poi le giocate decisive devi essere anche bravo a realizzarle, ed in quei fatidici trenta secondi Uthoff, Ramsey e Toscano Anderson indossano il mantello dell’infallibilità.
L’overtime non ha storia: stavolta sono i biancorossi di casa ad impadronirsi dell’inerzia dell’incontro, come spesso succede alle squadre che agguantano un supplementare per la coda.
Il risultato passa dal 70-75 quando il cronometro segna 39:30, al 92-82 quando si ferma a 45:00. 22-7 in poco più di cinque minuti, stavolta è Reggio Emilia a fare ciò che Trieste fa normalmente nei primi quarti di ogni partita: si ferma completamente, non difende sotto canestro ed è in ritardo sui close out sul perimetro, non costruisce nulla in attacco, è poco lucida nel non comprendere come l’assenza di Sissoko ed il quintetto small ball d’assalto schierato per disperazione (o lucida quanto inevitabile scelta presa però a giochi pressoché chiusi) da Gonzalez, sebbene assatanato in difesa, sarebbe stato attaccabile solo continuando a penetrare cercando soluzioni da vicino al canestro.
Priftis sceglie invece di affidarsi al bombardamento da fuori, ma con le polveri bagnate ed il morale sotto la para delle sneakers il pallone si rifiuta categoricamente di entrare.
L’epilogo a quel punto è quasi scontato, con Trieste lasciata libera di correre nei momenti decisivi dopo quasi quaranta minuti trascorsi a rallentarne l’azione. “Better to be lucky than good sometime”, meglio essere fortunati che bravi qualche volta, scherza sornione Michael Arcieri in sala stampa: in altre parole, godiamoci questi due punti importantissimi ed insperati, per una volta non badiamo troppo a come siano arrivati.
Attenzione a non venire abbagliati dalla lettura del tabellino finale, drogato dal dominio assoluto triestino nell’overtime: 110-71 la valutazione finale, nonostante l’ennesima sconfitta nel computo dei rimbalzi (41-44, un “quasi pareggio” che era un netto sbilancio a favore degli ospiti per tutto l’incontro) e le 13 palle perse, nonostante anche il 60% ai tiri liberi (poi, quando realizzi i due più importanti, quelli che ti fanno vincere, tendi a dimenticarti gli otto errori su 20 tentativi, metà dei quali prodotti da Ross), ma grazie a percentuali migliori degli emiliani sia da due che da tre punti, e di uno sbilancio nettamente favorevole negli assist, 21 per Trieste, 10 per Reggio Emilia, che racconterebbe di un gioco di gran lunga più corale per i giuliani, che però non era sembrato tale almeno per tre quarti dell’incontro.
Ma sono sufficienti la cronaca ed i numeri di trenta secondi più cinque minuti di follia per cambiare il giudizio sulla partita?
La risposta la affidiamo a quanto onestamente affermato da Jeff Brooks al termine dell’incontro, nonostante il senso di liberazione portato in dote da un rientro in campo atteso per due mesi e mezzo salutato dalla convinta ovazione del pubblico: “Non mi piace vincere grazie a qualche giocata fortunata alla fine della partita. Siamo molto meglio di così, e dobbiamo dimostrarlo. Non possiamo continuare ad entrare in campo poco concentrati, senza giocare di squadra, con così poca energia. Il modo nel quale giochiamo nelle seconde parti di partita si avvicina a quello a cui dovremmo assomigliare. Dobbiamo iniziare ad essere più coerenti nell’arco di tutti i quaranta minuti”.
Quella di Brooks è una sentenza alla quale è difficile aggiungere altro, anche perché viene da chi vive lo spogliatoio, respira il clima, annusa il morale della squadra giorno per giorno.
Ed il cui rientro potrebbe dare quel surplus di energia e di convinzione indispensabili per correggere perlomeno il problema dell’approccio e di tutto ciò che pur non riguardando strettamente aspetti tecnici è comunque in grado di minare qualità e risultati.
Assieme al veterano atteso dall’inizio della stagione (sembra in palla dal punto di vista fisico, evidentemente il certosino quanto lunghissimo lavoro di recupero lo ha mantenuto in forma-partita, considerando anche la sua non verdissima età atletica) si è rivisto in campo anche Colbey Ross: il solito Colbey, quello un po’ accentratore ma letale quando ha tre centimetri di spazio per tirare, quello in grado di elevare i giri soprattutto offensivi della squadra, il giocatore, in ultima analisi, a cui affidare le chiavi quando il gioco vuole essere quello veloce ed imprevedibile per il quale il roster è stato costruito.
Quando è in campo si palesa con evidenza disarmante quanto pesi la sua assenza: Ross è un giocatore imprescindibile per questa squadra, ed i fischi (fiacchi e sporadici, ma udibili) in occasione di qualche palla persa o dopo un tiro sbagliato, che fanno parte del normale bottino di un atleta in campo per più di trenta minuti, sono ingenerosi e pochissimo centrati.
Senza contare il fatto che se un playmaker è costretto a palleggiare per 15-18 secondi per poi provare soluzioni individuali improbabili o velleitarie alzate di alley up per il nulla, magari vi è costretto dalla buona difesa avversaria o, peggio, dalla manovra pressoché immobile dei quattro compagni.
Ma Trieste, quando è in difficoltà, è la squadra di Juan Toscano Anderson. JTA potrà talvolta sbagliare tanto, potrà perdere qualche pallone in modo banale ed imprevedibile. Ma ha una qualità fondamentale: qualunque sia l’avversaria, comunque giochino i compagni, qualunque sia la propria percentuale al tiro, ai giocatori del suo livello perdere secca tantissimo.
La sconfitta non è proprio contemplata come possibilità, fosse per loro vorrebbero vincere sempre anche briscola in pullman con i compagni di trasferta.
La sua non è una stagione memorabile dal punto di vista realizzativo, ma anche contro Reggio Emilia è uno dei pochi a crederci fino in fondo, a difendere con ferocia anche quando la partita sembra andata, ad accumulare una sequenza di grandi e piccole cose che, sommate, fanno tutta la differenza del mondo, continuando a dare un apporto in energia e coraggio che non è misurabile con il tabellino.
Un tabellino che recita comunque 35 minuti in campo, doppia doppia da 16 punti e 10 rimbalzi, 6 assist (fra cui quello no look dietro la testa per l’and one di Brooks nel finale), 5 falli subiti ed una stoppata, quella che fotocopia sul tabellone l’estremo tentativo di Caupain, per 22 di valutazione.
Leader assoluto nella ribellione ad un destino già scritto.
In assenza di Sissoko, l’altro tenore non può che essere uno che punta decisamente alla conquista del premio di miglior giocatore del campionato.
Jami-us Ramsey non si lascia impressionare dall’importanza dei possessi che è chiamato a trasformare in punti, nell’uno contro uno è imprendibile, è addirittura glaciale in occasione dei tiri liberi del pareggio a 12 secondi dalla fine.
25 punti, più di un punto per possesso e 27 di valutazione per il match winner designato.
A contendere ai due la palma di MVP del match c’è un Jarrod Uthoff che infila alcune giocate di importanza incalcolabile con la solita lucida freddezza: 12 punti pesanti per l’uomo di Iowa, fra cui la bomba di stampo “Valentiniano” che apre lo show finale dopo aver recuperato palla sulla rimessa di Reggio Emilia (commette una clamorosa infrazione di passi in partenza nell’occasione? a vedere e rivedere l’azione sembrerebbe proprio di sì, ma ormai poco importa e comunque incredibilmente nessuno ha protestato).
Sebbene Gonzalez ruoti 11 giocatori, è evidente che un po’ per l’assenza forzata di Sissoko nel secondo tempo, un po’ per l’efficacia estremamente limitata dei giocatori di backup, un po’ perché per realizzare l’impresa ha bisogno dei suoi “pretoriani” più affidabili, sia costretto ad aumentare il minutaggio dei giocatori più affidabili: quattro giocatori (JTA, Ross, Uthoff e Ramsey) raggiungono o superano nettamente i 30 minuti di impiego, l’esordiente Brooks vi si avvicina, rimanendo in campo ben 26 minuti.
Come sempre, il rischio è quello di trovarseli spremuti fra tre giorni in BCL per la fondamentale partita contro Würzburg, ma l’importanza di tornare a far punti in campionato per evitare il rischio di venire risucchiati nella bolgia della seconda metà della classifica era talmente elevata da far passare in secondo piano tale possibilità.
Diventa ora fondamentale capire per quanto tempo Mady Sissoko sarà costretto ai box. Il rientro di Brooks dà qualche garanzia sulla tenuta alternativa del reparto lunghi, ed oltretutto il quintetto small ball senza centri produce il maggior fatturato fra tutti quelli sperimentati contro Reggio Emilia, ma è chiaro che le soluzioni tampone non potranno reggere a lungo quando il gioco si farà ancora più duro in Italia ed in Europa.
In classifica cambia poco, in attesa del derby d’Italia fra Milano e Bologna e della trasferta di Cremona a Napoli, ma ciò che conta e tiene altissima l’attenzione è che le inseguitrici non mollano: nell’altro anticipo Trento interrompe la striscia di otto vittorie di Venezia rimanendo in scia a Trieste al nono posto solo due punti più sotto, e potrà essere potenzialmente raggiunta proprio dai partenopei, rendendo di conseguenza fondamentale la vittoria triestina su Reggio Emilia in funzione Final Eight, soprattutto dopo la disastrosa battuta d’arresto in Sardegna.
Ora rimangono le trasferte a Varese e Trento e le sfide interne con Bologna e Cantù: tre vittorie dovrebbero essere sufficienti, a patto che una di queste arrivi sul sempre ostico campo dell’Aquila.
Ma prima, mercoledì pomeriggio, c’è da inseguire il sogno del secondo posto nel girone di Champions League, un +16 da scalare con ogni probabilità senza il giocatore più verticale. “Better lucky than good”… basterà ancora una volta?
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
14-12-2025 12:49 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
JUNIOR FASANO 29 – PALLAMANO TRIESTE 1970 28 (primo tempo 13-13)
JUNIOR FASANO: Rossa, Leban 1, Guarini, Blida 4, Boggia, D. Somma, Notarangelo 3, Dello Vicario 1, Capozzoli, G. Somma 1, Neglia, Marrochi 6, Beorlegui 3, Codina 10. All. Fovio
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Mazzarol, Pernic 3, Urbaz, Parisato 3, Andreotta, Pauloni 4, Lindström 4, Vanoli 1, Bendjilali 1, Sandrin, Esparon 12. All. Carpanese
Arbitri: Dionisi e Maccarone
FASANO – La Pallamano Trieste 1970 lotta fino alla fine sul parquet del Fasano, ma è lo Junior a vincere e a conquistare i due punti: una partita con pochissimi strappi nel punteggio e tantissimo equilibrio premia alla fine il team di Vito Fovio, che vince 29-28 dopo sessanta minuti tesissimi in cui il team di Andrea Carpanese – nonostante una grande partita – ha dovuto issare bandiera bianca.
La partenza di gara è favorevole al Fasano: doppietta di Codina, poi Blida ed è 3-0 pugliese in poco meno di tre minuti.
Biancorossi in difficoltà a subire poi anche la quarta rete pugliese ad opera di Notarangelo, il primo gol ospite arriva al quarto minuto con Esparon, con Pauloni a regalare il -2 in ala al 5’.
Trieste resta in ritmo in attacco grazie al gol di Vanoli, per lo Junior è invece Codina a continuare a percuotere la difesa giuliana.
Il minimo svantaggio esterno è a opera di Parisato sul 5-4, Garcia trova buone respinte tra i pali e la rete di Pernic al 10’ consente ai biancorossi di rimanere sul -1. L’equilibrio permane nei minuti che seguono: il Fasano finisce per due volte consecutive con un giocatore in meno, a Somma risponde Pauloni (8-7 al 15’), i pugliesi rimangono sempre in vantaggio sino al 20’ poi i giuliani pareggiano i conti con la doppietta di Lindström del 10-10.
Il buon momento ospite è certificato dal sette metri di Codina parato da Postogna e dal primo vantaggio esterno del match siglato da Pauloni, Blida riporta in parità il match sull’11-11 prima di un nuovo sorpasso ancora di Lindström.
La difesa triestina continua a reggere, con Garcia che si esalta ancora a bloccare parecchi attacchi di casa, l’ultimo squillo del primo tempo è quello di Notarangelo per il 13-13 di metà gara.
Marrochi da una parte ed Esparon dall’altra salgono sugli scudi a inizio ripresa: due gol per entrambi per il 15-15 al 33’, Parisato rimette la freccia per Trieste ma ancora Marrochi pareggia i conti un minuto dopo.
Fasano finisce per qualche istante a giocare senza due effettivi (due minuti per Notarangelo e per Berloegui), nonostante le parate di Leban tra i pali di casa il Fasano va momentaneamente sul -2 (reti giuliane di Parisato ed Esparon, 16-18) prima dell’espulsione temporanea sul lato opposto di Pernic, per il 3-0 di break targato Marrochi, Leban da porta a porta e Codina dai sette metri (21-20 al 44’).
Trieste riparte con due rigori segnati rispettivamente da Esparon e Pauloni, è ancora parità a 11’ dalla fine con la “virgola” del terzino francese.
I biancorossi devono però pagare altri due minuti di inferiorità numerica (sanzione inflitta a Vanoli), restando agganciati ancora con Esparon dai sette metri e con Garcia a disinnescare un altro rigore.
Anche Urbaz finisce fuori per due minuti, Marrochi infila il 25-24 e a cinque dal termine è nuovamente pari e patta (nuovamente Esparon), con espulsione e cartellino blu per Notarangelo.
Gli ultimi istanti di match premiano i padroni di casa: doppietta di Beorlegui, ancora falcidiata dai due minuti (fuori prima Bendjilali e poi Pernic) Trieste trova comunque la parità con Esparon al 58’ prima di arrendersi sulla rete di Dello Vicario, con Garcia a dire no sul sette metri di Codina a fil di sirena per il definitivo 29-28 che mantiene la differenza-reti a favore dei biancorossi, in caso di arrivo alla pari contro i pugliesi.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
14-12-2025 12:35
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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Dinamo Banco di Sardegna – Pallacanestro Trieste 85-80 Progressivi: 30-17, 44-37, 69-58, 85-80 Parziali: 30-17 / 14-20 // 25-21 / 16-22
Dinamo Banco di Sardegna: Pullen 5, Marshall Jr. 23, Buie 14, Zanelli 0, Seck n.e., Beliauskas 0, Johnson Jr. 17, Casu n.e., Vincini 6, Mezzanotte n.e., McGlynn 14, Visconti 6. Allenatore: Mrsic.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 15, Deangeli 2, Uthoff 6, Ruzzier 2, Sissoko 8, Candussi 10, Iannuzzi n.e., Brown 15, Brooks 0, Moretti 0, Ramsey 22.
Allenatore: I. Gonzalez. Assistenti: F. Nanni, F. Taccetti, N. Schlitzer.
Arbitri: C. Lo Guzzo, A. Bongiorni, A. Dionisi.
SASSARI – Trieste torna a naufragare in trasferta, e lo fa senza attenuanti: con alle spalle due partite consecutive in cui aveva dimostrato di poter essere una squadra dotata di intensità, esperienza, organizzazione difensiva, scaltrezza e precisione, due settimane di pausa in cui ha potuto riposarsi e trascorrere almeno dieci giorni sul proprio parquet ad allenarsi, provare, affinare ed affiatarsi, nessun impegno infrasettimanale a precedere o seguire la trasferta su un campo non certo fra i più temibili della LBA, con la pressante necessità -più una responsabilità- di dare finalmente costanza a rendimento e risultati, si presenta al Palaserradimigni esibendo il tristemente noto atteggiamento sbadato da gita fuori porta, rifiutandosi categoricamente di attuare la benché minima organizzazione difensiva (anzi, rifiutandosi proprio di difendere subendo di conseguenza il solito trentello nel primo quarto) e, stavolta, tirando a salve per tutti e 40 minuti, difetto che le sottrae anche l’unica chance di evitare di uscirne con le ossa rotte.
Ne consegue inevitabilmente una partita nella quale è costantemente costretta ad inseguire, in cui non dà mai l’impressione di potersi realisticamente riappropriare dell’inerzia, nemmeno quando riesce a rientrare sul -3, nemmeno quando Sassari, peccando di superbia quando manca troppo tempo alla fine per poter iniziare a scherzare con gli avversari tentando velleitarie giocate ben lontane dalle corde di giocatori appena discreti, getta al vento una montagna di palloni consentendo ai biancorossi di Gonzalez di giocarsi possessi che con un minimo di raziocinio avrebbero permesso loro di riacciuffare immeritatamente la vittoria per la coda.
Infine, nemmeno quando, sul +5 con un minuto da giocare, Jacob Pullen indossa gli abiti da San Nicolò e sbaglia due tiri liberi di seguito.
Trieste, però, non crede più a San Nicolò, e rifiuta sdegnosamente il regalo: il rimbalzo sul secondo errore viene catturato in mezzo all’area, senza nemmeno saltare, da un giocatore di 180 cm mettendo fine ad ogni discussione.
Aggiungiamoci come condimento le 18 palle perse, di cui un paio nel finale veramente clamorose con passaggi finiti in quarta fila della tribuna, e si completa il racconto di una sconfitta ineluttabile.
Una sconfitta che, sebbene più contenuta nelle proporzioni, fa ancora più male rispetto a quelle di Brescia e Cremona, arrivate al cospetto di squadre in stato di grazia, che avevano disputato partite al limite della perfezione, pur infierendo su una Trieste inguardabile ma vincendo soprattutto grazie ai propri enormi meriti.
A Sassari, invece, Trieste si arrende al cospetto di una squadra che si limita a svolgere il compitino, ad attuare un piano partita tanto semplice quanto efficace nel piazzare una singola spallata che le permette inesorabilmente di arrivare fino in fondo, pur realizzando nel secondo e quarto quarto sommati tanti punti quanti ne aveva segnati solo nel primo.
Incommentabile la fase difensiva triestina nell’arco dell’intero incontro. Una singola fiammata da tre-quattro minuti nel terzo quarto consente un timido riavvicinamento, poi Sassari ricomincia a violentare il backcourt biancorosso in tutti i modi previsti dal manuale della pallacanestro: in contropiede, in penetrazione, con il pick and roll centrale, con lo scarico negli angoli, da sotto dopo un rimbalzo offensivo.
Il tutto, senza apparente resistenza, con un linguaggio del corpo spesso frustrato ed atteggiamento rinunciatario da parte degli uomini di Gonzalez.
Ruzzier non è in grado di contenere l’uno contro uno con il quale è sistematicamente battuto da Buie, che approfitta dei due-tre metri di vantaggio che guadagna con il primo passo per concludere indisturbato dal centro dell’area approfittando anche dell’assenza totale di aiuti.
Se arriva il cambio difensivo con Markel Brown a tentare di contenerlo, il pallone viene scaricato su Marshall, a sua volta -a tratti- inarrestabile.
Ma se alle prevedibili difficoltà sui piccoli, aggravate dall’assenza di Colbey Ross e dalla serataccia del duo Ruzzier-Moretti (il secondo finisce addirittura con un -6 di valutazione che riassume con precisione la sua prestazione), si aggiunge la peggior partita in Italia di Mady Sissoko, nervosissimo ed insolitamente “molle” dal punto di vista agonistico, e di conseguenza si permette al modesto McGlynn di trasformarsi in un clone di Nowitzki, si comprende velocemente come i timori della vigilia, che prudentemente identificavano la trasferta a Sassari come insidiosa soprattutto dal punto di vista mentale, fossero del tutto fondati.
Quando si difende così male, è difficile organizzare attacchi efficaci, specie sviluppando la pallacanestro più congeniale a questa squadra.
Trieste, però, ci mette anche del suo, scegliendo di sbilanciare in modo insolitamente netto le conclusioni incaponendosi nel provare tiri da oltre l’arco in una serata nella quale anche i suoi migliori tiratori non avrebbero centrato nemmeno una vasca da bagno.
37 tiri da tre tentati, solo 11 realizzati, contro 31 conclusioni da due, in una partita nella quale l’unica soluzione che avrebbe potuto portare frutti con una certa costanza sarebbe stata proprio la penetrazione, l’attacco uno contro uno da parte di Ramsey, Brown e JTA.
Un solo dato a riassumere il concetto: Markel Brown chiude la partita senza tentare nemmeno un tiro da due punti.
Poca lucidità nelle scelte offensive, dunque, tanti attacchi arruffati e troppe conclusioni lasciate all’estemporanea iniziativa dei singoli. Sembra inizio ottobre…
Sopra la sufficienza le prestazioni di Toscano Anderson (che, però, quando si fa notare anche dal punto di vista realizzativo dà il segnale di un gioco di squadra piuttosto latente), di Jarrod Uthoff, abbastanza impreciso al tiro da fuori ma autore comunque di una prova difensiva nella quale almeno ci prova, catturando anche 10 rimbalzi, e di Francesco Candussi, che perlomeno non fa rimpiangere i lunghi minuti passati seduto sul pino da un Mady Sissoko insolitamente falloso ai limiti dell’ingenuità.
Sarebbero discrete anche le prestazioni di Markel Brown e Jahmi-us Ramsey, 37 punti in due, ma entrambi sporcano la loro partita con palle perse tanto clamorose quanto sanguinose proprio nel finale, quando, nei due attacchi più importanti per la loro squadra a punteggio ancora non acquisito, mettono il pallone nelle mani degli spettatori in tribuna affossando definitivamente ogni velleità biancorossa.
Poco, pochissimo da caricare, dunque, sull’aereo che riporterà la squadra a Ronchi. Meglio che quello che è accaduto in Sardegna rimanga in Sardegna.
A cominciare dallo sguardo spento e perso nel vuoto e dalle braccia ciondolanti lungo il corpo.
Dicembre non inizia certo sotto i migliori auspici, ma non è il momento di piangersi addosso.
Le prossime partite, anche e soprattutto alla luce di questa evitabilissima sconfitta, rivestono infatti importanza ancora maggiore in funzione del tentativo di conquistare le Final Eight di Coppa Italia.
Una rincorsa che ora potrà ricominciare, finalmente, dalla forza di un roster completo. Forse…
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
8-12-2025 23:11 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
MACAGI CINGOLI 24 – PALLAMANO TRIESTE 1970 23 (p.t. 13-13)
MACAGI CINGOLI: Martini 1, Ciattaglia 1, Naghavialhosseini 1, Morganti, Mangoni 5, Lezaun 2, Latini, Strappini 1, Rossi 1, Giambartolomei 1, Rossetti 1, Compagnucci, Gharbi, Nocelli 5, Makhlouf 5, Albanesi. All. Laera
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono 1, Mazzarol, Antonutti, Pernic 1, Urbaz, Parisato 2, Andreotta, Pauloni 5, Lindström 5, Vanoli 2, Bendjilali 1, Sandrin, Esparon 6. All. Carpanese
Arbitri: Carrino e Pellegrino
CINGOLI (MC) – Un’autentica beffa all’ultimo respiro: la Pallamano Trieste 1970 perde a Cingoli per 24-23 con un gol allo scadere dell’ex Lorenzo Nocelli, chiudendo con una sconfitta il proprio girone d’andata ma con la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia già in tasca.
Si segna pochissimo da ambo le parti a inizio match: Giambartolomei apre le marcature per la squadra di casa al 2’, Esparon si vede respingere un sette metri da Martini sessanta secondi più tardi e Pauloni vede respinto sul palo il tiro in ala.
È 1-0 al 5’, con Garcia a dover già fare gli straordinari con tre parate consecutive e con Lindström a trovare successivamente il pari e il primo gol biancorosso. Trieste mette la freccia all’8’ col rigore di Pauloni e la realizzazione di Vanoli (1-3), ottimo allungo alabardato sul 2-6 con Esparon prima e Parisato in contropiede subito dopo ma soprattutto con una difesa che concede poco al Macagi.
I padroni di casa ripartono con Makhlouf, Mangoni e Strappini (5-7 a metà tempo), ma i giuliani restano comunque con l’inerzia in mano per qualche ulteriore minuto: doppietta di Lindström e ancora qualche prodigiosa parata di Garcia tengono avanti gli ospiti (6-9 al 20’), c’è però ancora Makhlouf su lato cingolano a riportare gli uomini di Laera allo svantaggio minimo (9-10 al 23’) prima della realizzazione dell’ex Nocelli a dare per qualche secondo la perfetta parità, rotta dal pallonetto di Pauloni in ala.
La Macagi porta Trieste sul pari nell’ultimo minuto di frazione, col solito Makhlouf a siglare il momentaneo 13-13.
Cingoli parte di slancio nella ripresa: l’uno-due di Makhlouf e Mangoni porta avanti i marchigiani di due reti, Esparon dimezza subito dopo il gap e Garcia para un sette metri, i biancorossi stringono i denti restando prima sul -1 con Pauloni a superare Martini, trovando poi la parità a quota 16 con la rete di Esparon (35’).
Il buon momento giuliano è certificato dalla difesa, dalla rasoiata di Bono sotto passivo e da un altro gol di Pauloni in ala (16-18).
Garcia continua a esaltarsi tra i pali, la Macagi va in rottura offensiva prolungata ed Esparon spinge ancora di più Trieste sul +3 al 41’.
I padroni di casa tornano a segnare con Naghavialhosseini e Lezaun, sono Lindström e Bendjilali a tenere a distanza di sicurezza il Cingoli (19-22) che sbaglia tanto in fase de passaggio.
Nei due minuti di esclusione a Lindström i biancorossi reggono (gol da porta a porta di Martini, è +2 a 9’ dalla fine), poi però un successivo 2-0 fulmineo marchigiano riporta tutto in perfetta parità.
Trieste si ritrova nuovamente in inferiorità numerica a cinque dal termine, col due minuti sanzionato a Vanoli, Rossetti consegna il sorpasso del Macagi sul 23-22, Esparon pareggia qualche istante dopo sul 23-23 (180’’ alla sirena finale).
Si decide tutto all’ultimo: Garcia para in tre occasioni diverse, è ancora parità con trenta secondi da giocare, Trieste però non concretizza il proprio attacco e l’ultima azione è del Cingoli che trova il gol di Nocelli per il definitivo 24-23.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
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In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
PALLAMANO TRIESTE 1970 33 – ALPERIA BLACK DEVILS 27 (primo tempo 16-11)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Ganz 1, Mazzarol, Antonutti, Pernic 1, Urbaz 1, Parisato 4, Postogna, Andreotta, Pauloni, Lindström 6, Vanoli 6, Bendjilali 3, Sandrin 1, Esparon 10. All. Carpanese
ALPERIA BLACK DEVILS: Parra, Frej, Borgato, Meye 2, Conte 7, Visentin 1, Sa. Gerstgrasser 4, Stricker 2, Si. Gerstgrasser, De Oliveira, Nunez 2, Khouaja 2, Sperandio, Brusic, Fedila 6, Urban 1. All. Panetti
TRIESTE – La Pallamano Trieste 1970 non fallisce l’appuntamento con il ritorno alla vittoria: il ko infrasettimanale contro il Cassano Magnago viene messo rapidamente alle spalle, contro l’Alperia Black Devils a Chiarbola finisce 33-27 dopo sessanta minuti che la squadra di Andrea Carpanese ha praticamente tenuto sempre nelle proprie mani.
Una “W” importante, che consegna di fatto le chiavi delle Final Eight di Coppa Italia a Pernic e soci.
Parte bene Trieste nei primi minuti contrassegnati da ritmi blandi: Parisato e Lindstrômfanno 2-0 dopo tre minuti scarsi, è Meye su lato ospite a dimezzare momentaneamente il gap prima del gol all’incrocio di Vanoli e del sette metri vincente di Esparon (4-1 al 5’).
Fedila evita che i biancorossi scappino già via segnando una tripletta, poi però l’accoppiata Esparon-Lindström tiene i giuliani a distanza di sicurezza (10-6 al 13’, che diventa 12-7 sulla realizzazione di Vanoli).
Merano fa fatica sia in attacco che in difesa, un piccolo break di 2-0 firmato Gerstgrasser e Fedila ridà fiducia agli altoatesini costretti comunque a rincorrere: è 14-10 al 23’, Trieste perde per due minuti Lindström e l’Alperia va sul -3 con Nunez, quando il Merano a sua volta è costretto a giocare con un uomo in meno (Meye fuori per 120’’) subisce l’uno-due di Esparon che porta il risultato a metà partita sul 16-11 interno.
Così come era accaduto a inizio gara, i padroni di casa piazzano un break di 2-0 con Vanoli e Bendjilali per il momentaneo +7 che è il preludio per un ulteriore allungo triestino: Esparon serve un pallone al bacio per Bendjilali, poi due reti di fila di Parisato in ala regalano il 22-13 al 36’.
Merano prova a rimanere in partita con i due rigori siglati da Conte, ma lo show di Esparon (“girella” in ala per il +10) indirizza il match sempre più in mani alabardate a 18’ dalla fine.
Trieste va in gestione del ritmo praticamente sino alla fine della partita, col vantaggio in doppia cifra a tenere lontani gli avversari: gli altoatesini mettono un parzialino con Stricker e Khouaja, arrivando poi sul -5 a cinque dal termine con un altro sette metri di Conte (30-25), Vanoli e Sandrin mettono i gol della staffa sino al 33-27.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
27-11-2025 23:57 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
CASSANO MAGNAGO 29 – PALLAMANO TRIESTE 1970 24 (primo tempo 12-12)
CASSANO MAGNAGO: Adamo 5, Branca 2, Dorio, Fantinato 4, Jezdimirovic 1, Kabeer, La Bruna 1, Lazzari 1, Mazza 6, Monciardini, Moretti 3, Ostling 3, Riva, Salvati, Savini 2, Volarevic 1. All. Bellotti
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono 2, Mazzarol, Antonutti, Pernic 1, Urbaz, Parisato 2, Andreotta, Pauloni 1, Lindström 6, Vanoli 3, Bendjilali 1, Sandrin, Esparon 8. All. Carpanese
Arbitri: Dionisi e Maccarone
CASSANO MAGNAGO (VA) – Si interrompe al Pala Tacca il filotto di vittorie consecutive della Pallamano Trieste 1970: in casa del Cassano Magnago è gara colpo su colpo per 45’ consecutivi, poi la capolista della serie A Gold trova il ritmo giusto e tiene a distanza di sicurezza gli alabardati di Andrea Carpanese.
Finisce 29-24, con i biancorossi a giocarsela a viso aperto e a tener testa ai lombardi per larghi tratti del match.
Trenta minuti di grande pallamano nella prima metà gara: gol di Esparon e grande risposta di Garcia tra i pali nei primi due minuti di partita al Pala Tacca (0-1), è poi Mazza a pareggiare i conti per il Cassano che mette la freccia un minuto dopo con Branca per il 2-1.
I padroni di casa si prendono un briciolo di inerzia andando sul +3 con Moretti dai sette metri e nuovamente con Mazza (4-1 al 6’), Trieste torna a farsi viva dalle parti di un Volarevic già in ritmo a difesa della porta di casa con il gol di Vanoli, ma i lombardi restano praticamente perfetti in attacco, volando sul 6-2 al 9’ con Branca.
I biancorossi fanno fatica a trovare continuità contro la difesa del Cassano, è 7-3 interno al 12’ con la realizzazione di Fantinato che costringe Carpanese a chiamare timeout.
Una rasoiata rasoterra di Esparon, che subito dopo segna anche un sette metri, fa ripartire i biancorossi a metà frazione (8-5), per i lombardi arriva soprattutto una doppia esclusione di due minuti che lascia riavvicinare ancor di più i giuliani (gol a porta vuota di Bono e rete in pivot di Pernic per il -1 sull’8-7 del 16’).
Garcia para un rigore a Moretti, Trieste trova il pareggio a quota 8 con un grande gol di Parisato in ala che poi si ripete al 21’, consegnando il ritorno al vantaggio esterno sul 9-10.
Ancora Garcia è perfetto a neutralizzare un altro sette metri, stavolta di Mazza, altrettanto superlativo è Esparon per il +2 alabardato, con Bellotti a rifugiarsi in timeout a 7’ dalla prima sirena.
E il minuto di sospensione fa bene al Cassano Magnago, con l’uno-due di Savini e Mazza a impattare sull’11-11 prima del gol di Pauloni per un nuovo vantaggio ospite che si esaurisce con la realizzazione di Ostling nel finale di periodo (12-12).
A Lazzari risponde Lindström nei primi 60’’ della ripresa, Ostling in pivot è implacabile così come lo è Esparon sulla linea dei sette metri (14-14).
È un botta e risposta continuo anche nei minuti seguenti (prima Mazza, poi nuovamente Lindström), dopo cinque minuti di secondo tempo l’equilibrio regna sovrano sul 16-16.
Poi il Cassano, grazie alle respinte di Volarevic, abbozza un tentativo di fuga: parziale di 3-0 con Adamo, Mazza e Moretti, resta Lindström il principale terminale offensivo biancorosso a segnare il -2 (19-17 al 39’), ma è la formazione di casa a tenere il ritmo in questa fase di partita.
Garcia evita il potenziale +4 interno disinnescando un nuovo rigore di Moretti, Vanoli rintuzza il gap (21-19) e Bendjilali mantiene il -2 a metà ripresa (22-20).
Ma il Cassano accelera nuovamente, approfittando alla perfezione dell’esclusione temporanea di Lindström: rigore di Jezdimirovic, poi Volarevic e Savini segnano da porta a porta il 25-20 del 47’.
Trieste deve scalare una piccola montagna e prova con Vanoli ed Esparon a rimanere in partita (-3 a dieci dalla fine), ma Fantinato la mette all’incrocio e tiene lontani gli alabardati sul 26-22: a complicare le cose per gli ospiti è l’espulsione per due minuti di Bendjilali, Garcia continua a parare tanto tuttavia sul lato opposto un paio di possessi persi vanificano il tentativo estremo di rimonta, con Adamo a chiudere virtualmente il match a 3’ dal termine (27-22), sino al 29-24 finale.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
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