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4-05-2026 23:38 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
EA7 Emporio Armani Milano 86 – Pallacanestro Trieste 78 Parziali: 18-16, 28-22, 21-8, 19-32 Progressivi: 18-16, 46-38, 67-46, 86-78
EA7 Emporio Armani Milano: Mannion 3, Ellis 10, Tonut n.e., Bolmaro 15, Brooks 8, Leday 4, Ricci 2, Flaccadori n.e., Guduric 7, Diop 8, Shields 20, Nebo 9.
Coach: G. Poeta. Assistenti: A. Seravalli, E. Kovacic.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 3, Ross 14, Cinquepalmi n.e., Deangeli 0, Uthoff 12, Ruzzier 2, Candussi 10, Iannuzzi n.e., Brown 6, Moretti 0, Bannan 11, Ramsey 10. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Arbitri: E. Gonella, G. Bettini, M. Attard.
MILANO – La Pallacanestro Trieste conclude con un eloquente 0-3 (che si allunga a 0-4 se includiamo la partita con Venezia di qualche settimana fa) il trittico che l’ha vista opposta, in tre confronti consecutivi, alle prime della classe.
Se queste partite dovevano dare una risposta sul livello di miglioramento raggiunto dalla squadra nel tentare di ricucire il gap che l’ha costantemente separata dall’eccellenza in questa stagione, tale risposta è arrivata piuttosto chiara, sebbene queste siano necessariamente considerazioni parziali che potranno magari subire un fine tuning da qui all’inizio della post season.
Ciò che è oggettivo è comunque il fatto che, fatta eccezione dell’exploit del novembre scorso proprio contro Milano, la squadra di coach Taccetti abbia perso due volte con Bologna, due con Brescia, due con Venezia, due con Milano (considerando il quarto di finale di Coppa Italia), una con Tortona ed una, in modo pesantissimo, con Reggio Emilia, senza tornare a Trieste nemmeno una volta con i due punti da una trasferta.
Considerando che per superare almeno il primo turno dei playoff sarà obbligatoriamente necessario vincere almeno una partita lontano dal PalaTrieste, è evidente come sia ancora necessario un deciso salto di qualità, a cominciare da una mentalità che è tornata ad essere quella di un pulcino spaurito davanti a lupi famelici, soprattutto nei momenti decisivi delle partite specialmente in trasferta.
Anche contro Milano, stavolta nel terzo quarto, davanti ad una accelerazione nemmeno irresistibile degli uomini di Poeta, che continuano a sparacchiare un po’ a salve ma alzano l’intensità difensiva e si affidano alle invenzioni di un inarrestabile Bolmaro, i giocatori triestini si inceppano, smettono di costruire in attacco, rimangono vittime del solito circolo vizioso fatto di errori e frustrazione, che genera altri errori ed infine altra frustrazione che assomiglia ad una resa.
In ultima analisi, ad una giornata dalla fine della stagione regolare, pare innegabile che la squadra abbia performato di gran lunga sotto le attese, anche rispetto a pronostici che la vedevano unanimemente in grado di poter lottare, se non per il titolo, almeno per un ingresso nelle final four di LBA.
La ventinovesima è una giornata che fornisce già le prime sentenze: la Virtus Bologna è infatti già matematicamente prima. Sassari, con la sconfitta casalinga proprio contro Bologna, retrocede in A2.
Udine e Cremona sono matematicamente escluse dai playoff, mentre l’ottavo posto è ancora possibile per Trento.
Ed inoltre, Trieste non potrà più arrivare quinta o sesta, però con una vittoria su Cremona blinderebbe il settimo posto che con ogni probabilità le metterebbe di fronte nuovamente Brescia nei quarti di finale dei playoff, avversaria che oggettivamente costituirebbe il male minore se l’alternativa fosse costituita da Bologna o Milano.
La partita di Milano ricalca nella sostanza quella persa una settimana prima a Bologna. Trieste ci prova, tiene botta per qualche minuto, riesce anche rimanere per qualche possesso avanti nel primo quarto in un confronto che non regala particolari virtuosismi, con entrambe le squadre ad esibirsi in una prestazione inguardabile da fuori.
Ma se per Milano le percentuali agghiaccianti da tre (ben sotto il 20%) sono un problema relativo, dal momento che la soluzione da oltre l’arco è marginale in un piano partita che prevede di violentare il pitturato triestino orfano di Madi Sissoko (unico che per stazza sarebbe in teoria in grado di arginare l’esuberanza, i chili ed i centimetri di Nebo e Diop), per la squadra di Taccetti non performare da tre è un rebus irrisolvibile.
Trieste prova a costruire anche conclusioni credibili, ma davvero al Forum non è serata. E se Trieste non riesce a sviluppare un gioco veloce in transizione e non riesce a sboccarsi da lontano, la luce inesorabilmente si spegne, perché quando prova velleitariamente ad attaccare il ferro viene inesorabilmente brutalizzata. Milano, senza la necessità di strafare, con semplicissimi giochi dentro fuori, con penetrazioni inarginabili da una difesa troppo disorganizzata, con servizi sotto canestro a uomini che a causa delle rotazioni difensive troppo lente si trovano a fronteggiare avversari a cui rendono 20 centimetri e 30 chili, ha così modo di allungare allontanandosi nel punteggio con gap che accarezzano la doppia cifra, distacco che però a metà partita, in un mondo normale, sarebbe del tutto irrilevante. Ma i terzi quarti triestini in questa stagione non sono un mondo normale: i biancorossi -oggi all white- sono troppo poco cattivi, troppo poco scaltri, sbagliano a ripetizione, perdono palloni, assistono impotenti all’ennesima esibizione sconclusionata di Ramsey sui ventotto metri ed a quella offensivamente ininfluente di JTA. Il break arriva inevitabile, quasi per inerzia, e pone fine ad ogni discorso sul risultato con una quindicina di minuti ancora sul cronometro.
Che poi nel quarto quarto si risvegli Uthoff anche da tre o che Ramsey torni in corsa per l’Antonello Riva Trophy nel garbage time, serve tutto sommato a poco se non a mettere a punto meccanismi ed automatismi.
Trieste prova anche ad aumentare la pressione difensiva, ma sarebbe necessaria più intensità, più cattiveria, magari facendo sentire maggiormente gomiti e mani sui corpi degli avversari, spendendo qualche fallo in più quando insperabilmente lo svantaggio si dimezza tornando teoricamente colmabile.
Ma non accade nulla di tutto ciò: la prestazione triestina rimane sostanzialmente piatta, senza fiammate, prevedibile e facilmente controllabile per gente che, invece, di cattiveria ce ne mette pure troppa come Leandro Bolmaro.
La bomba finale da otto metri di Ross serve solo per riportare lo svantaggio sotto la doppia cifra, consolazione davvero magrissima.
A salvarsi nella trasferta ad Assago sono il solito Bannan (che però sul pullman del ritorno probabilmente si sognerà la schiena di Bolmaro e Shields o i timbri di Leday da mezzo metro sopra la sua testa).
L’australiano ci mette la solita voglia, combatte come un leone sotto canestro sui due lati del campo, tendenzialmente si fa trovare pronto a ricevere l’assist quando taglia dritto per dritto oppure riceve il pallone da rollante. E’ preciso dalla lunetta e prende il tempo agli avversari a rimbalzo, è uno dei pochi elementi di ottimismo in vista di playoff che, a questo punto, difficilmente vedranno nuovamente all’opera Madi Sissoko, o almeno la miglior versione del maliano.
Buone anche le prestazioni Colbey Ross, unico a dare una scossa in regia donando imprevedibilità in attacco ad una squadra altrimenti troppo prevedibile, e, almeno per atteggiamento se non per efficienza statistica, un Markel Brown apparso più stanco del solito.
Il finale di partita di Uthoff, sebbene ininfluente per il risultato, potrebbe restituirgli un po’ di fiducia nei propri mezzi: due o tre conclusioni delle sue dalla media distanza, un paio di triple, tanti minuti in campo, una difesa con ampi margini di miglioramento ma al limite della decenza.
Disastroso per tre quarti Jahmi’us Ramsey, il cui bottino finale di punti non deve ingannare. Primo tempo da cancellare, con difesa da film horror e litigio perenne con il ferro. Secondo tempo in crescita in attacco, ma trascorso da spettatore non pagante delle scorribande di Bolmaro, Shields ed Ellis.
Ininfluente la prestazione di tutti gli altri, eccettuata qualche fiammata in attacco di Francesco Candussi.
Non è giudicabile il minuto in campo di Moretti, che se non altro ha riassaggiato il parquet dopo mesi in una partita ufficiale. Da lui sarà necessario un apporto ben diverso. Inspiegabile, invece lo scarsissimo impiego di un fighter come Lodo Deangeli, nel momento migliore della sua stagione, che come arma tattica avrebbe potuto costituire un game changer.
Ora è indispensabile cogliere l’ultima vittoria nel derby fra le due squadre più chiacchierate negli ultimi tre mesi per vicende ben diverse dalle prestazioni sul campo. Una vittoria che blinderebbe il settimo posto riportando in pareggio il bilancio W/L e che darebbe il giusto abbrivio alla post season.
Sperando che, magari, in settimana possano arrivare da oltre oceano notizie che diradino almeno un po’ la fitta nebbia calata sul mondo del basket triestino.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
28-04-2026 0:13 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Olidata Virtus Bologna 95 – Pallacanestro Trieste 81 (27-16, 26-27, 22-21- 20-17)
Olidata Virtus Bologna: Edwards 19, Pajola 2, Niang 8, Smailagic 15, Alston 12, Hackett 5, Ferrari n.e., Diarra 15, Jallow 0, Diouf 13, Akele n.e., Dos Santos 6.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 6, Martucci n.e., Ross 13, Deangeli 12, Uthoff 5, Ruzzier 5, Candussi 1, Iannuzzi n.e., Brown 15, Moretti n.e., Bannan 16, Ramsey 8.
Arbitri: V. Grigioni, G. Capotorto, F. Cassina.
BOLOGNA – Davvero troppo forte questa nuova Virtus di Nenad Jakovljevic, una Virtus che oltretutto riabbraccia dopo tre mesi il suo capitano Alessandro Pajola. Un talento, una fisicità, una lunghezza del roster, una second unit inesorabilmente irraggiungibili per una Pallacanestro Trieste che conferma di rimanere un gradino abbondante lontana da quanto le servirebbe per riuscire davvero a costituire un pericolo reale nella stagione regolare o, in prospettiva, nei playoff per una qualsiasi delle prime quattro in classifica.
Trieste porta a referto gli stessi dodici giocatori delle ultime tre partite, rinunciando così (pare per una persistente fascite plantare) al suo centro maliano, l’unico uomo che almeno per fisicità sarebbe stato in grado di occupare lo spazio sotto canestro, uno spazio inevitabile terreno di conquista, a rotazione, per Diouf, Diarra, Smailagic e Alston.
E’ evidente che la presenza del pur ottimo Josh Bannan non sia in grado, da sola, di arginare la prepotenza fisica di roster che nel pitturato possono permettersi di schierare soluzioni devastanti: l’australiano è un quattro di ruolo, può fare la differenza da centro contro formazioni meno attrezzate, non lo può fare a lungo contro i top teams.
Trieste con lui e senza centro di ruolo può sviluppare il suo gioco prediletto, fatto di velocità di esecuzione, contropiede, pick and roll alti, ma quando si collide contro una difesa che pare un manuale nel non permetterti di imporre i tuoi ritmi, allora la scarsa fisicità di questa versione triestina diventa un gap tecnico incolmabile.
Oltretutto, anche se dopo tanti mesi pare divenuta normale, pesa in modo evidente l’assenza di Jeff Brooks e Davide Moretti, che in ruoli diversi sarebbero stati fondamentali nel dare credibilità e qualità alla second unit, un secondo quintetto che contro squadre di questo livello non è in alcun modo in grado di pareggiarne la qualità: quando Jakovljevic fa entrare Pajola, Alston, Jallow, Dos Santos mantenendo pressoché costante pressione difensiva e produzione offensiva, Trieste non è in grado di opporre rotazioni che possano realmente pensare di reggerne l’urto.
Se poi la Segafredo può godersi anche la prestazione fuori logica di un Alen Smailagic a tratti somigliante in modo preoccupante alla docenza cestistica di Miro Bilan -e contro squadre di questo livello puoi aspettarti l’exploit di uno qualsiasi dei suoi giocatori di rincalzo- è evidente come l’arsenale a disposizione del coaching staff triestino si riveli desolatamente sguarnito.
Ciò nonostante, e nonostante i sette minuti finali del primo quarto durante i quali Trieste subisce la terrificante pressione difensiva felsinea piantandosi letteralmente in attacco (ma fallendo anche tiri aperti e ben costruiti) e rivelandosi prima incapace, poi frustrata nel subire triple a ripetizione praticamente da tutti gli esterni avversari, la squadra di Taccetti gioca pressoché alla pari i rimanenti tre quarti di partita, ribattendo colpo su colpo, approfittando di un comprensibile -ma ingiustificabile- calo di tensione di Bologna che si mette a scherzare troppo presto per ricucire fino al -4 del terzo quarto, salvo poi crollare nel finale quando comprende che ai padroni di casa sia sufficiente pigiare un po’ sull’acceleratore per ricacciare inesorabilmente indietro una squadra generosa ma che non dà mai l’impressione di poter veramente illudersi di tornare a casa con i due punti.
Quella di Bologna è una partita che scorre via veloce senza particolari sussulti, eccettuata la fiammata biancorossa di inizio ripresa che perlomeno dona un po’ di pepe ad un match altrimenti a senso unico.
Sentenza che diventa inappellabile anche per la seconda prestazione nettamente insufficiente di Jahmi’us Ramsey, che dopo aver seminato il panico in Italia ed in mezza Europa grazie ad un primo passo inarrestabile e discrete medie da oltre l’arco, opposto a Jason Burnell la settimana scorsa ed Alessandro Pajola a Bologna acquisisce la consapevolezza che anche da questa parte dell’oceano esistano difensori in grado di metterlo in un angolo a leccarsi le ferite.
Il texano viene letteralmente cancellato dal campo nel primo tempo, cade addirittura nella trappola psicologica di voler strafare per reazione e frustrazione, riuscendo però solo a deragliare di testa prima che di gambe per il resto della partita.
L’inesorabile -8 di valutazione condito da un -17 di plus/minus sono dati che riassumono con impressionante precisione la sua serata e che devono immediatamente invertire la rotta se Trieste vuole avere qualche chance di cavarsela nei playoff.
Con lui fanno un passo indietro rispetto alle ultime due partite anche JTA e Jarrod Uthoff (addirittura -18 di plus/minus per l’uomo di Iowa), giocatori chiave chiaramente troppo importanti per incidere in modo così marginale.
Le note più liete arrivano invece dal consueto fighter Markel Brown, che si getta nell’incontro con la consueta cattiveria ed una ritrovata precisione al tiro, da Colbey Ross, unico fra i suoi a riuscire a tenere alto il ritmo e seminare il panico anche nel cuore del pitturato (pur con un errore su un tiro apertissimo da tre che avrebbe riportato il gap a soli 4 punti nel momento chiave della partita) e soprattutto Josh Bannan, presa pasquale del GM davvero azzeccata: doppia doppia da 16 punti (con una bomba) e 12 rimbalzi per 21 di valutazione, tanta intensità, ed un’intesa con i compagni che cresce di azione in azione.
Giocatore di rara intelligenza cestistica, che però pecca spesso di timidezza nella fase finale delle conclusioni da sotto canestro.
Contro Diarra e Diouf non ti puoi permettere di tentare l’appoggio al vetro magari senza finte, anche se pensi di essere da solo: hai il fisico, hai i centimetri, o tenti di schiacciare di prepotenza, o mandi fuori tempo l’avversario con l’astuzia, oppure vieni brutalizzato.
Discorso a parte lo merita l’uomo mascherato. Lodovico Deangeli sta vivendo la sua miglior stagione da professionista, quella nella quale dimostra una crescita non solo tecnica, ma anche, anzi soprattutto, nella presa di consapevolezza delle proprie qualità tecniche e dei propri mezzi fisici.
Consapevolezza che si traduce in intraprendenza e fiducia, e quindi in efficienza: in 18 minuti in campo produce 12 punti frutto di di un 3 su 3 da due punti, 1 su 1 da tre punti, 3 su 3 dalla linea dei tiri liberi e 2 palle recuperate. Partita monumentale.
Sconfitta che in classifica risulta abbastanza indolore. Reggio Emilia, probabilmente la squadra di gran lunga più in forma del campionato, prende il volo e dà l’assalto al quinto posto di Tortona staccando di due punti Trieste (che per tornare sesta dovrebbe vincere le ultime due partite sperando in una improbabile doppia sconfitta emiliana).
Varese vince e si porta a soli due punti dai biancorossi giuliani. Posto che appare al momento difficilmente interpretabile la convenienza o meno nell’incontrare nei quarti di finale dei playoff una fra Bologna, Brescia, Milano o Venezia (impegni per Trieste in ogni caso realisticamente proibitivi) è inutile fare calcoli o preoccuparsi di arrivare sesti piuttosto che quinti od ottavi.
La squadra di Taccetti deve sfruttare queste ultime due occasioni per cercare in extremis di giungere quanto più lontano possibile sul percorso di miglioramento intrapreso un mese fa.
Tutto quello che verrà dopo, e dopo ancora fuori dal campo, sarà argomento da affrontare al momento opportuno.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
26-04-2026 12:23 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
PALLAMANO TRIESTE 1970 27 – MACAGI CINGOLI 23 (primo tempo 12-8)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono 3, Ganz 1, Mazzarol 1, Scorzato, Parisato 2, Lo Duca 2, Postogna, Urbaz 2, Pauloni 1, Vanoli 3, Hubert 3, Bendjilali 2, Sandrin 3, Esparon 2. All. Lisica
MACAGI CINGOLI: Martini, Mangoni 1, Lezaun 3, Latini, Strappini 3, Rossi 3, Giambartolomei 5, Compagnucci 1, Stevovic 3, Nocelli 1, Albanesi, Makhlouf 1.
All. Laera
TRIESTE – Una bella vittoria a chiudere una stagione brillante, ma anche un risultato pieno per festeggiare l’ultima da giocatore e capitano biancorosso di Alex Pernic, sommerso di applausi e di abbracci al termine di una carriera fatta da 25 anni di maglia giuliana.
La Pallamano Trieste 1970 regala al proprio pubblico la “W” conclusiva di fine stagione, battendo per 27-23 il Macagi Cingoli che vale il settimo posto conclusivo in A Gold.
Starting-five biancorosso con Hubert centrale, Sandrin e Vanoli terzini, Urbaz e Pauloni in ala e Pernic pivot.
Avvio contratto tra due formazioni che tra errori al tiro e palle perse non riescono a sbloccare il match.
Lo 0-0 permane fino al 5′ quando Lezaun intercetta il giro palla biancorosso e in contropiede firma il vantaggio marchigiano.
Trieste risponde con la penetrazione di Vanoli e la seconda fase di Urbaz ma non riesce a trovare solidità difensiva subendo il parziale di 4-0 che porta il Macagi avanti 2-5 al decimo minuto.
Pauloni prova a dare la scossa dall’ala, 3-6 al 14′ con Lisica a chiamare timeout per cercare di mettere ordine nella manovra biancorossa.
Le parate di Garcia tengono in corsa Trieste e prima Bono e poi Urbaz accorciano sensibilmente il distacco riportanso i padroni di casa a meno uno sul 5-6.
Pareggio firmato dal sette metri di Esparon al 18′, primo vantaggio dei padroni di casa al 20′ con Bono.
È Pernic a completare il parziale di 6-0 che al 21′ porta Trieste avanti 8-6.

Cingoli pareggia con Nocelli e Giambartolomei, Parisato, Bono prima e Hubert e Pernic poi a segno per il massimo vantaggio, 12-8 all’intervallo.
Inizio di ripresa con tre ottimi interventi di Postogna che consentono a Trieste di allungare grazie a Hubert sul 14-9 del 34′.
Vantaggio biancorosso che cresce con il passare dei minuti. Prima Sandrin e Bendjilali firmano il 18-11 al 38′ poi Parisato ed Esparon dai sette metri per il 21-13 del 44′.Mini-break marchigiano per il 22-16 del 50′.
Trieste controlla ritmo e partita e con un Postogna ispirato trova grazie a Ganz e la doppietta di Lo Duca le reti del 26-20.
Ultimi cinque minuti in cui Cingoli, con Stevovic, lima lo scarto, si chiude 27-23 (ultimo gol di stagione siglato da Mazzarol) tra gli applausi di Chiarbola e i festeggiamenti a fine partita ad Alex Pernic, che chiude con questo match la propria carriera agonistica.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
20-04-2026 16:02 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 82 – Germani Brescia 86 Parziali: 17-17, 27-22 / 19-21, 19-26 Progressivi: 17-17, 44-39 / 63-60, 82-86
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 15, Martucci n.e., Ross 8, Deangeli 7, Uthoff 6, Ruzzier 0, Candussi 11, Iannuzzi n.e., Brown 8, Moretti n.e., Bannan 15, Ramsey 15. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Germani Brescia: Bilan 14, Ferrero n.e., Doneda n.e., Santinon n.e., Della Valle 18, Ndour 2, Burnell 22, Ivanovic 11, Mobio 2, RIvers 9, Cournooh 5, Nunn 3.
Coach: M. Cotelli. Assistenti: G. Alberti, A. Lotesoriere.
Arbitri: T. Sahin, E. Gonnella, D. Valleriani
TRIESTE – E’ passato un anno dall’ultima sfida casalinga con Brescia, una sfida che decretò al termine di una combattutissima Gara 4 la fine della strepitosa stagione di cui fu protagonista la matricola terribile biancorossa.
E’ solo un anno ma, per tutto quello che squadra, pubblico e società hanno vissuto e stanno vivendo in questi ultimi mesi sembra trascorsa un’era geologica.
Al tempo stesso, sembra non sia passata che una settimana: stesso pathos, senza atmosfera da grande evento, stessi 6000 spettatori, stesso calore.
Stesso clima da playoff in campo, con due squadre che si battono senza risparmiarsi, dando fondo al loro talento che, purtroppo per Trieste, Brescia oggi possiede ancora in misura decisamente maggiore, specialmente quando le giocate diventano decisive sul finire della partita: Burnell, Ivanovic, Della Valle sono delle vere e proprie sentenze, e risolvono una partita equilibrata e complicata da interpretare, eseguendo con glaciale precisione le consuete giocate che permettono alla Germani di uscire vincente da ogni situazione, anche la più complicata come domenica scorsa contro Venezia, mantenendo la vetta della classifica per il secondo anno consecutivo con impressionante continuità.
Trieste stavolta quelle giocate le fallisce tutte: arriva agli ultimi minuti a ridosso dell’avversaria con gap che non superano il singolo possesso, ma fallisce conclusioni anche comode ed in campo aperto che avrebbero potuto riconsegnarle definitivamente l’inerzia della partita, venendone chirurgicamente punita.
I tiri di Ramsey (insolitamente avulso dall’azione offensiva ben oltre l’attenta guardia che gli è stata dedicata), Ross, Candussi e JTA si spengono cocciutamente sul ferro nonostante siano costruiti con pazienza ed organizzazione, rendendo l’estremo tentativo di riacciuffare la vittoria un’impresa ben oltre i limiti del miracolo, un miracolo che la classe cristallina degli uomini di coach Cotelli si guardano bene dal concedere.
E’ una sconfitta che naturalmente è difficile non considerare frustrante per una squadra che ha messo in campo davvero tutto ciò che aveva: l’uscita fra i convinti applausi del pubblico è meritata, ma anche amara perché costituisce l’ennesima riprova che, almeno in quanto a risultati, questa squadra rimanga una incompiuta ad altissimi livelli.
In effetti, soprattutto in prospettiva playoff, non si può non constatare come ancora una volta, in casa o in trasferta, Trieste non riesca ad imporsi contro le squadre che la precedono, ed in particolare con almeno una fra le prime quattro in classifica (con l’eccezione della vittoria su Milano nel novembre scorso).
C’è però anche da osservare come il gap con Venezia e Brescia, peraltro entrambe uscite con due punti da Via Flavia nelle ultime due settimane, sembra essersi decisamente ridotto in termini di qualità ed efficacia.
Se, come affermato da coach Taccetti a fine partita, la squadra si trova ancora su un percorso di metamorfosi e di crescita, allora vi sono ancora margini per ridurre ulteriormente quel gap, che potrebbe divenire davvero risicato in una post season che a quel punto proporrebbe sfide molto equilibrate ed incerte ed in cui Trieste potrebbe proporsi come mina vagante.
Quello evocato da Francesco Taccetti è un percorso di crescita che, nonostante il risultato, rimane del tutto evidente. Intanto la squadra da un po’ di tempo ha iniziato a condividere il pallone, a smettere di affidarsi in larga misura all’estro ed al talento dei singoli con invenzioni estemporanee ma piuttosto a cercare di mettere giocatori sempre diversi nelle condizioni di far male, di trovare la soluzione a più alta percentuale di realizzazione coinvolgendoli in situazioni sempre diverse: ad esempio Bannan che riceve da rollante ed attacca il ferro ma con uguale frequenza destinatario dell’extrapass per il tiro da tre.
JTA sempre meno protagonista di sterili istrionismi fine a sé stessi e sempre più dedicato a dare energia e giocare per la squadra spendendosi soprattutto in difesa, Ross a far collassare la difesa avversaria regalando metri di vantaggio ai compagni tiratori, Deangeli pescato nel taglio dal backdoor o nell’angolo per la conclusione da fuori, capace però anche di astuzie e cattiverie inedite fino alla passata stagione.
Trieste oggi è una squadra di difficilissima interpretazione per il coach avversario perché distribuisce chirurgicamente le responsabilità, non dà punti di riferimento precisi e costanti nei quaranta minuti, si può addirittura permettere di giocare senza centro perché finalmente ha capito come sfruttare la sua velocità di esecuzione e l’amato contropiede. L’assenza (forzata?) di Madi Sissoko contemporaneamente all’integrazione nei giochi e nella chimica di squadra che migliora di minuto in minuto da parte di Josh Bannan conferisce paradossalmente a Taccetti un’arma in più.
Bannan sarà anche tecnicamente ruvido, ma è estremamente intelligente sui due lati del campo, ha senso della posizione a rimbalzo, può giocare qualche minuto da cinque ma convive benissimo con Candussi quando il centro di Palmanova viene schierato nei quintetti alti.
Ma in alcuni frangenti, ad esempio quando Brescia nel secondo tempo rinuncia ad un Bilan più spento rispetto alla prima parte di match, Taccetti può ricorrere anche a quintetti small ball privandosi di entrambi i lunghi senza per questo crollare neanche nella sfida a rimbalzo.
Al di là dei particolari tecnici, però, ad impressionare positivamente è l’intensità difensiva, l’attenzione nella propria metà campo apportata anche da giocatori che fino a febbraio parevano tristemente monodimensionali (uno su tutti Ramsey).
Il focus, l’approccio da subito concentrato e determinato impedisce inoltre di subire i tramortenti break che ad un certo punto erano divenuti una triste quanto inesorabile consuetudine.
Conforta anche constatare il carattere della squadra, costantemente incitata e condotta da un coach che vive la partita praticamente con due piedi all’interno del campo: anche quando capita di subire qualche punto consecutivo, quando l’inerzia sembra scivolare inesorabilmente dalle mani, la squadra reagisce con veemenza, si ribella alla situazione, tendenzialmente risponde colpo su colpo e si rimette in carreggiata prima che possa essere troppo tardi.
Sono tutte tappe di una inesorabile tendenza ad avvicinarsi al tipo di squadra che era stata pensata in estate: arrivarci lentamente e con numerosi quanto fragorosi inciampi ha generato molte perplessità ed alcune fasi di stagione decisamente inguardabili.
Per contro, arrivarci quando più conta potrebbe far svoltare la stagione.
Una stagione che, constatata la netta sconfitta casalinga di Trento, quella nel derby lombardo di Varese ed il turno di riposo di Cremona, si concluderà con ogni probabilità con i quarti di finale playoff (che saranno matematicamente raggiunti vincendo ancora una partita).
I calendari di chi precede e chi segue i biancorossi in classifica sono talmente variegati da impedire di stilare tabelle di marcia e tantomeno prevedere probabili piazzamenti ed accoppiamenti.
Parlando di probabilità, è possibile che per allora la verità, o almeno parte di essa, sul futuro di questa squadra a Trieste venga chiarito, rendendo la post season, alternativamente, il canto del cigno oppure l’ennesimo assalto all’arma bianca al migliore risultato di sempre.
Ciò che pare non essere intaccato è, invece, lo smisurato amore della gente per la sua squadra di pallacanestro. Contro Brescia il supporto è costante e rumoroso, forse più di sempre in questa stagione, anche se pazienza e sangue freddo iniziano inesorabilmente ad accendere la spia della riserva: le bordate a carico della Federazione e del suo gongolante presidente romano, forti e chiare ma ancora garbate, ne sono la prima avvisaglia.
Le quasi 6000 presenze al PalaTrieste contro Brescia costituiscono anch’esse un messaggio di positività che deve arrivare altrettanto forte e chiaro sulle sponde dell’Oceano Pacifico.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
19-04-2026 21:33
18-04-2026 22:52 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
ALPERIA BLACK DEVILS 34 – PALLAMANO TRIESTE 1970 33 (p.t. 16-19)
ALPERIA BLACK DEVILS: Gonzalez, Borgato, Ribic, Conte 7, Visentin 3, Samuel Gerstgrasser 4, Stricker, Starcevic 1, Ernst 8, Olguin, Malandrin 2, Haj Frej, Nunez 4, Fedila 4, Urban 1. All. Prantner
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Ganz, Mazzarol, Srdoc, Pernic 4, Urbaz 1, Scorzato, Parisato 4, Lo Duca, Pauloni 3, Vanoli 2, Hubert 4, Sandrin 6, Esparon 9. All. Lisica
Arbitri: Cardone e Cardone
MERANO – Si esauriscono a Merano le residue speranze biancorosse di conquista dei playoff scudetto: contro i Black Devils arriva una sconfitta di misura per 34-33, in un match che ha visto innumerevoli cambi di vantaggio da una parte e dall’altra, con l’Alperia abile a portarsi a casa i due punti in un finale dove la Pallamano Trieste 1970 è risultata essere poco lucida nel momento più importante.
Non c’è Bendjilali nella lista dei sedici di Lisica, con il 2006 Srdoc ad unirsi alla truppa biancorossa per quella che è la sua prima presenza assoluta in prima squadra. Massimo equilibrio nei primi minuti di sfida, col 2-2 targato Conte-De Oliveira da un lato e la coppia francese Esparon-Hubert dall’altra.
Trieste mette la freccia al 3’ con il gol in pivot di Pernic, a pareggiare provvisoriamente i conti è Ernst ma l’uno-due di Hubert ai sette metri consente ai giuliani di rimanere per un attimo avanti sul 5-6, prima del pari firmato Simon Gerstgrasser dell’8’.
Il botta e risposta prosegue: a Sandrin risponde Fedila, ancora Sandrin sigla l’8-9 del 12’ con Conte che successivamente fa pari e patta a metà frazione.
Garcia tra i pali respinge un paio di occasioni dei padroni di casa, gli errori gratuiti in attacco del Trieste consentono il momentaneo sorpasso dei Black Devils con Starcevic (11-10) ma al 22’ arriva il primo vero break del match degli ospiti: 4-0 a opera di Pauloni, Parisato e Sandrin (11-14).
Nonostante il ritorno di fiamma altoatesino con Malandrin e Conte (16-16), l’ultimo acuto di primo tempo è ancora biancorosso: Sandrin e Parisato, oltre alle parate di Garcia,fissano il punteggio sul 16-19 di metà gara.
Restano tre i gol di vantaggio al 34’ (18-21, reti di Pauloni e Vanoli), Conte con due sette metri consecutivi tiene viva Merano mentre capitan Pernic finisce per ben due volte fuori per due minuti in rapida successione.
Trieste perde un po’ di ritmo e i Black Devils tornano nuovamente in perfetta linea di galleggiamento, mettendo il break di 4-0 con il solito Conte a regalare il sorpasso altoatesino (24-23 al 42’, timeout Lisica).
L’Alperia mette anche due reti di margine tra sé e gli ospiti, poi Esparon si mette in proprio per un nuovo cambio di vantaggio del match (27-29), rimane comunque tutto aperto a 10’ dalla fine sul 30-30 imbucato su lato Black Devils da Fedila.
Esparon dai sette metri riporta in vantaggio il Trieste, Merano per due minuti resta senza Starcevic ma trova il modo di rimettere la testa avanti con Nunez prima del gol in ala di Parisato (32-32).
Sono poi i biancorossi a trovarsi con l’uomo in meno (fuori Bono), Postogna disinnesca un rigore di Conte ed Esparon fa +1 a 2’30’’ dalla fine.
La volante di Ernst pareggia per l’ennesima volta i conti, Esparon colpisce la traversa nell’azione successiva e nell’ultimo minuto è 33-33: Ernst trova il gol in penetrazione centrale a 20’’ da giocare, l’ultimo tiro di Esparon finisce alto per il definitivo 34-33 Merano.
Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
APU Udine 70 – Pallacanestro Trieste 89 Parziali: 27-19, 14-25, 15-20, 14-25 Progressivi: 27-19, 41-44, 56-64, 70-89
APU Udine: Christon 13, Alibegovic 9, Spencer 4, Hickey 3, Pavan n.e., Mekowulu 11, Da Ros 5, Bendzius 4, Dawkins 1, Calzavara 12, Mizerniuk n.e., Ikangi 8.
Coach: A. Vertemati.
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 4, Martucci n.e., Ross 11, Deangeli 7, Uthoff 6, Ruzzier 11, Candussi 12, Iannuzzi n.e., Brown 8, Moretti n.e., Bannan 10, Ramsey 20. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Arbitri: M. Rossi, A. Bartolomeo, M. Catani.
UDINE – E’ una Trieste da vero sballo quella che per 30 minuti domina letteralmente il derby al Carnera. Prova anche la sottile soddisfazione di aver illuso l’APU ed il suo pubblico di essersi presentata in Friuli indossando il solito vestito da trasferta, quello costato imbarcate epocali anche nel recentissimo passato, quello che non permette ai biancorossi di imporsi lontano dal PalaTrieste da un’era geologica.
In effetti, l’approccio triestino alla gara più importante dell’anno non lascia presagire nulla di buono: difesa molle e distratta, attacco troppo basato sugli esterni (e quando non entra il tiro da tre la fase offensiva si inceppa inesorabilmente), avversari in totale fiducia spinti da un pubblico entusiasta.
Alibegovic a fare pentole e coperchi, Christon a penetrare come una lama calda nella neve di primavera seminando i marcatori di turno, rotazioni difensive che portano sistematicamente i piccoli a dover affrontare le torri bianconere nel pitturato, con la conseguente consueta vendemmia avversaria a rimbalzo.
In altre parole, la tavola al decimo minuto pare davvero apparecchiata per la gran festa friulana: l’APU vola sul +14 rifilando (quasi) il solito trentello da primo quarto ad una Trieste che sembra paralizzata.
Ciò che accade nel breve intervallo fra il primo e secondo quarto cambia radicalmente le sorti della partita.
Il derby, però, era già iniziato giovedì mattina: l’assurda decisione dell’ONMS, le regole draconiane imposte a tifosi trattati come terroristi in partenza per Guantanamo, la conseguente decisione del tifo organizzato di rinunciare alla trasferta, hanno di fatto sottratto uno spettacolo unico nel suo genere, raro e sentitissimo, tanto al pubblico triestino quanto a quello friulano, anch’esso privato dello stimolo, del mood, dell’atmosfera che aggiunge il pepe ad una partita altrimenti anonima.
E’ l’unico vero rimpianto: quello di aver rubato alle centinaia di innocui sostenitori giuliani la possibilità di spingere la squadra alla vittoria e di gioire assieme ad essa al termine della partita.
Ci sarebbe stato rumore, qualche reciproco scambio di offese, qualche coro creativo e qualche altro ormai obsoleto. Sarebbe però finito tutto lì.
Certo, la carica era comunque arrivata a destinazione bella forte già all’ora di pranzo, con i giocatori catechizzati a dovere prima di salire sul pullman.
Se qualche straniero, specie fra quelli alla prima esperienza da queste parti, avesse ancora avuto qualche minimo dubbio sull’importanza del confronto per la città, la verità sarebbe calata su di lui come la luce su Jake Blues. Ma una curva colorata di biancorosso al Carnera sarebbe stata indubbiamente un’altra cosa.
C’era curiosità sulla decisione da parte del coaching staff sullo straniero da lasciare a riposo per far posto al rientrante Markel Brown: decine di pro e contro per ognuna delle possibili scelte, risolte alla base dall’indisponibilità di Madi Sissoko, apparso piuttosto zoppicante a bordo campo.
Bannan e Candussi a fare a sportellate con Mekowulu e Spencer, attori protagonisti della spettacolare stagione udinese a rimbalzo.
Per contro, una squadra molto più agile, più veloce e dinamica, adatta ad un gioco dal ritmo vorticoso, alle transizioni, a conclusioni prese nei primi sei-sette secondi di azione. Questo, tutto in teoria: la versione biancorossa di inizio partita non lascia presagire nulla di buono.
70-43: è il risultato del match iniziato all’undicesimo minuto. Un risultato di per sé eloquente, conseguenza di tutto ciò che deve essere, per l’appunto, accaduto durante quel breve intervallo di tempo.
Trieste rientra in campo totalmente rinata. Intanto registra la difesa: ciò permette di interrompere la vendemmia bianconera da tre punti (perchè Udine non ha letteralmente più a disposizione nemmeno un tiro aperto da oltre l’arco) e, soprattutto, di costringere Christon a doversi conquistare ogni singolo canestro solo grazie al suo enorme talento, limitato già sul primo passo da un Jahmi’us Ramsey che forse finalmente capisce che vincere l’Antonello Riva Trophy contemporaneamente al Telepass Award per il peggior difensore del campionato non sarebbe di certo un buon viatico per il suo altrimenti luminoso futuro.
Ramsey, con l’aggiunta di Markel Brown, diventa invalicabile per gli esterni udinesi, che improvvisamente non trovano più nemmeno un pertugio per tentare tiri aperti. E se non tirano comodi, i vari Alibegovic, Calzavara e Ikangi non la mettono più.
Cominciano a rivelarsi efficaci con continuità anche i famigerati show dei lunghi sul perimetro: che ci riesca Bannan, giocatore veloce e dinamico, ce lo si può anche aspettare, che lo faccia Candussi, in stagione sorpreso spesso a metà strada fra la linea da tre punti ed il ferro con conseguente autostrada per il servizio sotto canestro al lungo avversario di turno, è già meno scontato.
Trieste costruisce tutto il suo capolavoro partendo proprio dalla difesa: costringe gli uomini di Vertemati ad un lungo passaggio a vuoto in termini di realizzazioni, rimette a posto la lotta a rimbalzo, e soprattutto riesce ad imporre il suo ritmo, che l’APU commette il letale errore di accettare e tentare di replicare.
Udine per talento e caratteristiche fisiche non è in grado di reggere il gioco triestino quando il gioco triestino riesce per come è pensato, ed infatti il sorpasso arriva puntuale (e definitivo) prima di metà gara grazie ad una tripla di Brown.
Il +3 triestino all’intervallo lascia però aperti i soliti interrogativi dettati dalla consolidata difficoltà triestina ad affrontare i terzi quarti, ma sono interrogativi destinati a sciogliersi quasi subito: Ramsey avrà pure aggiunto dimensione difensiva, ma in attacco in questa stagione ha davvero pochissimi avversari che possano anche solo paragonarsi a lui.
Udine non ha letteralmente armi per arginarlo: il texano colpisce in entrata (la sua capacità di assorbire i contatti è fenomenale), dalla media distanza, da ogni angolo oltre l’arco. Abbassa la mannaia sulla testa degli avversari con 12 punti in un quarto: Udine finisce sotto con gap in doppia cifra rimanendoci pressoché fino alla fine. Trieste si mette anche a giocare d’astuzia, con Ross a subire due falli in difesa che evidenziano l’ingenuità di Ikangi e Spencer, Toscano che ruba la palla dalle mani di Calzavara, Bannan che in un modo o nell’altro si getta su ogni pallone sputato dal ferro rendendo un’impresa ogni rimbalzo avversario.
E’ anche il momento degli italiani a disposizione di Taccetti: Ruzzier sviluppa una pallacanestro meno ritmata e più ragionata rispetto a Colbey Ross, la sua motivazione su questo campo, i sette tiri tentati con un solo errore, le tre bombe realizzate lo rendono un probabile MVP della partita.
Francesco Candussi lo affianca nei 23 minuti trascorsi sul parquet, passati a far valere il suo fisico contro avversari che ne hanno sofferto la pericolosità da fuori e la precisione da sotto canestro (4/5 da due, 12 punti e 6 rimbalzi).
Uthoff e Deangeli sigillano con due bombe siderali una vittoria che con il passare dei minuti assume dimensioni clamorose, e che Trieste ha la capacità di gestire abbassando il ritmo e controllando il finale a suo piacimento.
Vertemati ottiene pochissimo dall’agognato ed applauditissimo rientro di Hickey dopo i mesi di squalifica per doping (l’ex Cantù ha il solo effetto di sottrarre minuti di qualità a Christon), mentre ad ottenere di più da Bendzius è forse Taccetti più che il suo coach: il lituano si esibisce con un poco esaltante 2/15 al tiro che per uno specialista non è esattamente il bottino che ci si possa aspettare. -4 di valutazione conseguenza non solo della guardia difensiva triestina ma anche, anzi soprattutto, della serataccia del giocatore.
Markel Brown dimostra quanto sia mancato il suo apporto in quest’ultimo mese: è quel tipo di giocatore che può anche litigare con il ferro ma non si scompone mai, è capace di una concentrazione e di una determinazione granitiche, difende sempre piegato sulle ginocchia, sporca ogni linea di passaggio.
E’ un giocatore fastidioso per gli avversari, cattivo e scaltro. Finisce la partita con 8 punti, ma il suo apporto viene misurato in gran parte da tutto ciò che non si può leggere sul tabellino.
Utilissimo anche Josh Bannan, il cui minutaggio (30 minuti) è chiaramente figlio anche dell’assenza di Sissoko, ma che, una volta rimessa a posto la mira (4/6 da due punti) dona al quintetto grande dinamicità, grande pressione difensiva, gran senso della posizione sotto canestro, discreta capacità di ball handling.
Sarà fondamentale nel finale di stagione se l’infortunio al maliano si dovesse rivelare più grave del previsto.
Francesco Taccetti, dal canto suo, dopo i dubbi sollevati dalle decisioni nel finale della partita contro Varese, torna a non sbagliarne neanche una: rotazioni gestite con il misurino, 30 minuti amministrati con ritmi imposti agli avversari, capitalizzazione di una possibile difficoltà come l’assenza del centro titolare.
E soprattutto grande, grandissima capacità motivazionale.
I numeri finali descrivono in modo schiacciante la superiorità triestina: +19 nel punteggio, 116-62 la valutazione.
Persa di poco la sfida a rimbalzo (18 rimbalzi offensivi concessi ad Udine, però, sono davvero tanti), ma 10 giocatori su 10 schierati ad aver segnato più di un canestro con distribuzione costante delle responsabilità offensive che toglie ogni punto di riferimento a Vertemati.
Coralità confermata anche dai 25 assist piazzati dai biancorossi contro i 16 dei bianconeri.
Trieste, accolta dall’entusiasmo della sua gente in via Miani al ritorno da Udine, ricaccia così indietro Reggio Emilia che l’aveva affiancata (e superata) al sesto posto, ed approfitta della sconfitta di Trento e Cremona per mettere 6 punti sul nono posto.
Udine ora non può più matematicamente raggiungere Trieste in classifica, vede allontanarsi la quota playoff ma è rinfrancata anche dalla sconfitta di Treviso che mantiene inalterate le distanze dall’ultimo posto in vista della trasferta al PalaVerde di domenica prossima.
A Trieste c’è ancora tanta voglia di godersi questo basket, il basket che la città si merita. Vada come vada, ed ormai l’attesa e le incertezze stanno necessariamente per finire, domenica prossima contro Brescia dovrà essere una festa: arriva la capolista, c’è la riedizione della sfida playoff della passata stagione, il PalaTrieste può diventare il teatro del passo decisivo verso i playoff. Sembra tutto apparecchiato per un sold out che avrebbe mille significati.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
11-04-2026 22:12 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
 PALLAMANO TRIESTE 1970 28 – CASSANO MAGNAGO 33 (p.t. 17-15)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Mazzarol, Antonutti, Pernic 1, Urbaz 4, Scorzato, Parisato 1, Lo Duca 3, Pauloni 2, Vanoli, Hubert 5, Bendjilali, Sandrin 4, Esparon 8. All. Lisica
CASSANO MAGNAGO: Fantinato 3, Dapiran 6, Savini 7, Moretti 8, Ostling 4, Monciardini, Salvati, Dorio, Prevosti 2, Branca 3, Adamo, Kabeer, Riva. All. Bellotti
Arbitri: Riello e Panetta
TRIESTE – La Pallamano Trieste non riesce nell’intento di battere la capolista della Serie A Gold: Cassano Magnago – già sicura del primo posto in regular season – non fa sconti a Chiarbola, imponendosi per 28-33 dopo un match con tanto equilibrio, in cui gli effettivi di Boris Lisica erano riusciti a chiudere bene la prima metà gara finendo poi per pagare di imprecisione nella ripresa, quando il team di Bellotti ha fatto valere la maggior solidità su ambo i lati del campo.
È botta e risposta tra Hubert e l’ex Dapiran in apertura di partita, è poi 2-2
ancora con Hubert e con il gol dai sette metri di Moretti al 4’ prima del sorpasso ospite firmato da Branca in ala.
Garcia trova il modo di sigillare la propria porta in un paio di occasioni, Esparon su rigore riporta poi i giuliani avanti all’8’ (4-3) col successivo +2 targato Urbaz e nuovamente Esparon a infiammare Chiarbola.
Il Cassano trova tuttavia il modo di tornare subito in parità con Savini e Ostling (7-7 al 15’), con Trieste che perde Antonutti per un infortunio al ginocchio ma ritrova il modo nuovamente di rimettere la testa avanti con la doppietta di Sandrin, non sufficienti però per rimanere in vantaggio al 20’ (9-9, gol di Savini).
Si procede testa a testa anche nei minuti finali di primo tempo: Esparon si porta sulle spalle i biancorossi, è sempre il duo Moretti-Savini a ergersi invece protagonista per gli ospiti (12-13 al 26’).
Gli istanti finali di periodo premiano Trieste, con Lo Duca a fare tre gol e Parisato a firmare l’ennesimo sorpasso della prima parte del match, col 17-15 di metà gara.
Cassano Magnago ricuce rapidamente lo strappo in apertura di ripresa: i
padroni di casa commettono qualche errore di troppo in proiezione offensiva e le reti di Dapiran consentono il sorpasso al 34’ (18-19).
I lombardi vanno poi sul +3 con Ostling e lo stesso Dapiran, prima di un ritorno di fiamma giuliano: Esparon regala lo svantaggio minimo sul 20-21, è poi il solito Moretti (coadiuvato da Prevosti e Fantinato) a ricacciare indietro Trieste (21-25 a un quarto d’ora dalla fine).
L’inerzia del match cambia in questo momento, anche perché la difesa ospite è attenta a non lasciare spazio e la seconda fase del Cassano è micidiale a colpire sul lato opposto del campo.
Il -6 a dieci dal termine (23-29) è un fardello pesante per i biancorossi, che tentano il tutto per tutto tornando a quattro
gol di scarto prima con Pauloni (26-30 al 56’) e poi con Parisato nell’ultimo minuto.
“Sono sicuramente amareggiato per il risultato finale” è il commento del ds Giorgio Oveglia, “ma ancora più amareggiato per il fatto che Trieste, con il suo movimento e il suo pubblico che anche stasera ci ha seguiti con affetto e calore, non merita un arbitraggio del genere come quello che abbiamo visto stasera. Pretendiamo correttezza, ma tutto questo sembra non essere previsto”.

Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
8-04-2026 23:47 seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970
 PALLAMANO TRIESTE 1970 35 – SPARER EPPAN 32 (p.t. 17-15)
PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Bono, Ganz, Mazzarol, Antonutti 1, Pernic 5, Urbaz 4, Scorzato, Parisato 7, Lo Duca, Pauloni 4, Vanoli 2, Hubert 5, Sandrin 3, Esparon 4. All. Lisica
SPARER EPPAN: Bortolot 2, Oberrauch 5, Singer 4, Marquez Cunha 4, Lemayr, Soelva, Wiedenhofer 3, Bendini 6, Bernard, Zanutto 5, Dusan Glisic-Gliorijevic, Lollo 1, Dragan Glisic-Gliorijevic, Vinicius 2, Rainer. All. Oberrauch
TRIESTE – Il turno infrasettimanale sorride alla Pallamano Trieste 1970: con la vittoria sull’Eppan (35-32, altoatesini matematicamente retrocessi in A Silver) prosegue la caccia al quarto posto da parte della formazione allenata da Boris Lisica, che contro lo Sparer allunga quanto basta nella seconda parte del match e raggiunge in classifica al quinto posto il Fasano, sconfitto in casa dal Conversano, mantenendosi a -2 dal Bolzano attuale quarta forza del torneo.
 – Costretta a rinunciare a Bendjilali in pivot per infortunio sin dal primo minuto, Trieste trova il primo vantaggio del match al 3’ con la seconda fase vincente di Urbaz (3-2) a replicare a un buon inizio dell’Eppan, in gol in avvio con Bendini e Oberrauch.
Rimane il +1 tre minuti più tardi con la rete di Pernic, i biancorossi trovano poi una buona realizzazione di Antonutti per il momentaneo 6-4 ma gli altoatesini sono abili a pareggiare i conti prima sul 7-7 grazie a Marquez Cunha, mettendo poi la freccia sull’8-9 con lo stesso numero 10.
Con lo Sparer a fare l’andatura e Trieste ad accontentarsi dei ritmi lenti imposti dagli ospiti, i giuliani vengono più volte stoppati dalle parate del giovane Soelva, finendo sul -3 al 20’ di Bendini (11-14) e non brillando in molte soluzioni offensive.
Postogna si supera in un paio di circostanze per evitare un passivo maggiore, in un amen i padroni di casa trovano la quadra e infilano il break di 6-1 che li riporta avanti nel punteggio nel finale di tempo (17-15) con grande protagonista Urbaz, autore di due reti in contropiede.
 – Trieste tenta un principio di strappo in apertura di ripresa: Parisato e Vanoli, oltre alle parate di Postogna, regalano il 22-18 del 36’, Eppan perde per espulsione diretta di Bendini dopo un fallo da dietro su Pauloni e si ritrova con due uomini in meno al 39’ con i due minuti sanzionati a Lollo.
È di fatto il momento che indirizza il match, con i biancorossi a firmare un piccolo allungo con Parisato, Esparon e Pernic (26-21 al 44’), volando poi sul +6 con Pauloni (28-22) e più in generale lavorando bene ancora in ala e ancora con Parisato.
Lo Sparer prova l’acuto riportandosi sino al -3 a 11’ dalla fine, ma poi è Trieste a chiudere anticipatamente i conti: Parisato continua a essere una furia in attacco, il +7 a 8’ dal termine (33-26) consente alla formazione di casa di amministrare il gap, nonostante un ultimo disperato e orgoglioso tentativo dell’Eppan di riportarsi sotto nel finale (-2 nell’ultimo minuto e mezzo, con gol conclusivo di Sandrin per il definitivo 35-32). Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)
6-04-2026 13:25 Clicca sul link e seguici su www.radiocitytrieste.it – Radio City Trieste – Official Page – Radio City Trieste – Facebook Group
In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni
Pallacanestro Trieste 90 – Openjobmetis Varese 89 Parziali: 25-20, 23-33, 22-18, 20-18 Progressivi: 25-20, 48-53, 70-71, 90-89
Pallacanestro Trieste: Toscano-Anderson 8, Martucci n.e., Ross 14, Cinquepalmi n.e., Deangeli 3, Uthoff 9, Ruzzier 2, Sissoko 18, Candussi 6, Iannuzzi 0, Bannan 6, Ramsey 24. Coach: F. Taccetti. Assistenti: F. Nanni, N. Schlitzer.
Openjobmetis Varese: Stewart Jr 18, Alviti 19, Moore 10, Villa n.e., Assui 0, Nkamhoua 23, Iroegbu 10, Librizzi 0, Renfro 4, Bergamin n.e., Ladurner 2, Freeman 3.
Coach: I. Kastritis. Assistenti: M. Jemoli, F. Renzetti.
Arbitri: D. Borgioni, C. Borgo, S. Noce.
TRIESTE – Trieste sembra resuscitare dall’abisso di negatività nel quale era precipitata a Desio (senza voler essere involontariamente blasfemi nel giorno di Pasqua) e, nonostante un finale in cui le tenta tutte per riperdere una partita che aveva già perso e poi quasi vinto, ha la meglio su una Varese generosa e determinata ma ingenua proprio quando la palla inizia a pesare di più.
Certamente uno spettatore neutrale si sarebbe divertito sotto le volte del PalaTrieste, con numerosi capovolgimenti di punteggio, schiacciate, contropiede, stoppate, break improvvisi alternati a momenti di caos totale.
Chi invece, da una parte e dall’altra, era ben consapevole del peso specifico incalcolabile dei due punti in palio a sei giornate dalla fine della stagione regolare, è letteralmente salito su un rollercoaster di emozioni di segno opposto nel breve volgere di pochi minuti. Già, perchè di emozione dobbiamo parlare.
L’atmosfera nel palazzetto triestino è quella di sempre, con spalti forse meno gremiti del solito (comunque ben sopra la media italiana considerato il weekend festivo) ma come sempre supportivi, con spettatori a spingere la squadra nella consueta rimonta dopo che era precipitata come sempre sul -11 nel terzo quarto, ed a difendere letteralmente come un sesto uomo nelle fasi finali.
Un’atmosfera che sembra quella di sempre, ma non lo è di certo: nessuna contestazione, nessun riferimento collettivo alla situazione kafkiana che pesa su teste e morale dell’ambiente da un mese e mezzo a questa parte, solo il tifo di un popolo che potrebbe apparire come l’orchestra del Titanic che non smette di suonare con la poppa della nave già ben sollevata verso l’abisso.
Peccato che nessuno, proprio nessuno, voglia arrendersi fino al verificarsi effettivo del disastro: al momento non è nemmeno certo che il Titanic abbia ufficialmente urtato un iceberg, dunque tanto vale accompagnare la squadra con il consueto (e sacrosanto) entusiasmo -appena velato di malinconia- verso una vittoria spartiacque, che mantiene a distanza quella che stava diventando una legittima pretendente a sostituirla nella griglia playoff, rimettendo quattro punti fra sé ed il nono posto di Trento, Cremona e la stessa Varese, tornando sesti da soli in attesa della sfida pasquale che vedrà Reggio Emilia far visita all’Olimpia Milano.
E’ una prestazione, quella degli uomini di Taccetti, che per voglia ed intensità (di qualità parleremo più tardi) in pochi si sarebbero aspettati: la squadra, soprattutto nei suoi uomini chiave, solo una settimana fa sembrava letteralmente essersi dissolta, con giocatori come Sissoko, Uthoff, Ramsey e JTA che parevano aver definitivamente deposto le armi.
Sfiduciati in attacco, non pervenuti in difesa. Deconcentrati, frustrati, stanchi e distaccati ben oltre i limiti dell’irritante.
Evidentemente la settimana di allenamenti deve aver riportato un po’ di sereno in spogliatoio, se non altro tutti hanno interiorizzato l’ovvietà (che però non pareva tanto ovvia contro Cantù) che, ammesso e non concesso che Trieste non abbia un futuro nella pallacanestro di Serie A, avrebbero comunque la necessità di proporsi al meglio altrove magari massimizzando gli ingaggi, e dunque prestazioni incommentabili come quelle delle due ultime trasferte danneggiano prima di tutto i loro interessi ed il lavoro dei loro agenti.
La squadra, al contrario, inaspettatamente reagisce, sembra compatta e gioca condividendo la palla: Sissoko sembra il fratello maggiore e più incazzato del pulcinone che aveva chiesto il cambio a testa bassa nel finale contro Cantù.
Juan Toscano Anderson ha la schiena che sembra più frantumata del setto nasale di Deangeli, ma stringe i denti rimanendo in campo 27 minuti talvolta piegato in due dal dolore, difende, si danna a rimbalzo (6 per lui), non segna molto ma infila un tap in schiacciato a due mani ed una tripla scagliata girandosi in un fazzoletto di cinque centimetri quadrati dall’angolo che vale il completamento della rimonta. E, soprattutto, difende con ferocia, e lo deve fare contro i piccoli così come contro i lunghi lombardi.
Dopo una settimana di vacanza torna a produrre in attacco anche Jahmi’us Ramsey (che ad un secondo dalla fine infila i tiri liberi che portano in dote i due punti della vittoria), e lo fa distribuendo in modo costante l’efficienza della sua prestazione nel corso di tutta la partita.
Ma, sorpresa delle sorprese, lo fa difendendo in modo credibile per quasi tutti i 34 minuti in cui deve rimanere in campo, seguendo l’uomo nel cuore dell’area per impedirne la ricezione nel pick ad roll, aiutando sul perimetro, arrivando puntuale sui cambi. Volere, evidentemente, è potere…
Anche Uthoff, pur rimanendo una copia ancora sbiadita del giocatore glaciale e determinante che abbiamo ammirato nella scorsa stagione, dà il meglio nella metà campo difensiva soprattutto nel secondo tempo.
Anche lui cattura 6 rimbalzi, ed aggiunge anche 3 triple dall’importanza clamorosa quando più serve nel momento del poderoso recupero che riporta il match ad essere deciso dai piccoli particolari.
La speranza è che il 50% nelle conclusioni da oltre l’arco gli ridoni la fiducia indispensabile per evitare di continuare a rifiutare tiri aperti per timore o frustrazione.
Passo indietro in attacco, invece, per Josh Bannan, che naufraga al tiro con un 1 su 10 complessivo ed alcuni errori clamorosi da pochissimi centimetri dal ferro.
L’australiano, però, nonostante la scarsa vena in attacco, rimane un elemento fondamentale in difesa su due ruoli: è credibile anche quando deve andare a sostituire Sissoko da numero cinque, anche perché spesso Kastritis gioca senza centro titolare per i problemi di falli che pesano sulla testa di Renfro.
Taccetti lo tiene in campo per ben 28 minuti, durante i quali conquista anche 9 dei 44 rimbalzi (13 in attacco!) con i quali Trieste stravince la sfida sotto le plance.
Ed infine, Colbey Ross, tornato ancora una volta a dimostrare quanto pesasse la sua assenza nell’economia del gioco della squadra. 31 minuti in campo, 21 di valutazione frutto di 6 assist e 4 rimbalzi, 14 punti frutto soprattutto di un 4 su 5 da due che compensa un paio di pesantissimi errori da tre che avrebbero potuto costare carissimi, soprattutto quello a 11 secondi dalla fine, un tiro apertissimo che avrà probabilmente messo dentro 10.000 volte nello stesso canestro dalla stessa posizione in allenamento.
Alla centesima partita in serie A, il playmaker pupillo di Mike Arcieri, che in sala stampa se lo coccola come un figlio aggiunto, rimane croce e delizia per gli spettatori a causa del suo gioco apparentemente poco ordinato e spesso poco condiviso con i compagni, però poi si vanno a leggere le statistiche e si comprende come la sua efficienza sia un apporto indispensabile per una squadra che con il solo Michele Ruzzier (più qualche indispensabile surrogato) in cabina di regia ha naturalmente sofferto dal punto di vista numerico ma ha anche spesso peccato per la prevedibilità che Ross non ha certo come caratteristica distintiva.
Capitolo a parte per il coaching staff guidato da Francesco Taccetti. Posto che quando vinci passa un po’ tutto in secondo piano, stavolta le scelte del nuovo coach triestino sollevano qualche perplessità.
Sembra, onestamente, che Trieste soprattutto nelle battute conclusive, in particolare nella seconda metà dell’ultimo quarto, abbia beneficiato con gli interessi più dei clamorosi errori di Varese che della propria qualità nello scegliere l’opzione più adeguata situazione per situazione: i lombardi infilano una sequenza clamorosa di errori, soprattutto da sotto, che con ogni probabilità costa loro la partita.
Posto che già il fatto di essere riuscito a motivare un gruppo che pareva una medusa spiaggiata sotto il sole d’agosto costituisce un capolavoro di empatia e di comunicazione su livelli jamionchristiani, alcune rotazioni lasciano un po’ perplessi: ad esempio, quando Kastritis è a lungo costretto a giocare senza cinque, il coach triestino insiste con un quintetto pesante con Sissoko in campo rinunciando alla pericolosità ed alla dinamicità di un quintetto small ball che in quei frangenti avrebbe potuto svoltare l’inerzia.
E poi, ovviamente, convince pochissimo la scelta (apparsa un errore a quasi tutti, ma da lui rivendicata) di uscire dal time out a 25 secondi dalla fine sul +2 e palla in mano, ripartendo dalla metà campo offensiva e dunque rinunciando di fatto a 10 secondi di potenziale possesso.
Varese si può così permettere di non commettere necessariamente fallo, e la tripla di Ross si infrange sul ferro.
Il resto è storia, con la successiva tripla del vantaggio di Alviti e l’ingenuo fallo di Stewart su Ramsey che mette la parola fine all’incontro.
O meglio, ad un secondo e due dalla sirena e tutto il tempo per dare disposizioni ai propri uomini e schierare la difesa per evitare lanci lunghi e conclusioni da sotto, avviene esattamente questo: lancio lungo, ricezione e tiro fallito da Moore da ottima posizione.
Taccetti dirà in sala stampa che ha scelto di evitare il rischio di non riuscire a rimettere la palla in campo, o peggio di perderla sotto il proprio canestro, alla luce dell’evidente difficoltà triestina ad evitare l’infrazione di cinque secondi (anche contro Varese sono ben tre i possessi gettati in questo modo).
La realtà lo ha premiato, il discorso può finire lì.
In ogni caso è tutta esperienza accumulata, specie nella gestione di finali convulsi punto a punto in cui il minimo particolare -e scelte da prendere in una frazione di secondo- possono separare la sconfitta dalla vittoria. E’ andata bene, questo dà fiducia per il futuro.
Un futuro che prevede il derby a Udine, partita che fa storia a sé come anche tutti i giocatori -anche quelli più sopiti- hanno imparato a capire.
Fa storia a sé soprattutto perché l’orchestra del Titanic ha ancora bisogno di crederci, ha ancora bisogno di un po’ di tempo per completare il proprio repertorio. Magari si andrà a fondo, ma lo si farà mettendo 8 punti fra sé e l’APU, oggi nettamente sconfitta a Cremona, eliminando di fatto una pericolosa concorrente per la conquista della post season.
Trieste ha ancora voglia, e bisogno, di cantare.
(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna
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