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In collaborazione con TSportintheCity – articolo di Francesco Freni

PALLACANESTRO TRIESTE-TEZENIS VERONA  108-99    (23-27;28-26; 28-24; 29-22)
PALLACANESTRO TRIESTE: Ross 27, Canka, Deangeli 7, Galloway 16, Ruzzier 6, Martucci, Candussi 9, Paiano, Brajkovic 10, Jones 10, McDermott 23. All. Taccetti.
TEZENIS VERONA: Olivieri, Samuels 18, Poser, Tobey 16, Loro 12, Andrews 19, Ambrosini 9, Mane, Zampini 12, Melendez 8, Barbitch 5. All. Ramagli.
ARBITRI: Gonella, Capotorto, Galasso.

TRIESTE – Che Trieste sia una bella città, una di quelle che valgono davvero una visita, ormai è qualcosa di risaputo.
Da qui a passarci la notte per assistere ad una partita di pallacanestro iniziata alle 18:30, ecco magari risulta un po’ eccessivo.
Ma con sollievo di tutti, il match fra Trieste e Verona, di per sé stesso spettacolare, ricco di pathos, gesti tecnici, intensità, fisicità, sprazzi di elevata qualità cestistica, rimane godibile nonostante le 2 ore e dieci minuti di durata senza tempi supplementari, nonostante il tentativo di sabotaggio da parte di un trio in grigio palesemente inadeguato, incapace di interpretare episodi anche importanti nella quarta frazione di gioco rischiando perciò di influenzarne involontariamente il risultato, fortunatamente senza riuscirci pur provandoci cocciutamente fino alla fine, anche solo alla luce dei 62 falli complessivamente sanzionati.
Considerando che ormai non si contano situazioni di questo genere in giro per lo Stivale, appare evidente che qualcosa nell’interpretazione delle regole, in fase di preparazione collegiale al campionato, deve essere sfuggito di mano.
Trieste, in questo momento, è però una squadra in missione, che non si lascia distrarre, né tantomeno scoraggiare, da fattori esterni.
E’ una squadra che basta a sé stessa, non ha cioè bisogno di approfittare di prestazioni mediocri delle avversarie di turno per portare a casa il risultato: oggi i ragazzi di Taccetti hanno capito come sia sufficiente eseguire diligentemente il piano partita, affidarsi all’organizzazione difensiva, adottare correttivi in corsa quando necessario, mettere i propri terminali più pericolosi nelle condizioni di prendersi tiri a maggiore efficienza, distribuire responsabilità con condivisione corale del gioco, per riuscire a giocare alla pari con tutti, finanche per portare a casa i due punti quando le avversarie cominciano ad appartenere a fasce di merito un tantino più abbordabile.
Certo, dall’esserne consapevoli al riuscirci passa il risultato di un’intera stagione, e Trieste, per riuscirci, ha bisogno ogni volta di metterci tutta la concentrazione, la determinazione, la motivazione, il focus che ha in corpo, aspetti che travalicano talento, lunghezza delle rotazioni, centimetri e chilogrammi di stazza lorda del roster.
La partita contro Verona non fa eccezioni: la squadra di Ramagli arrivava al PalaTrieste con grandissima convinzione, quella derivante da tre meritate vittorie consecutive, per niente preoccupata dalla pesante assenza del lungodegente Brockington e da quella ben più pesante (ma da mettere in preventivo dati i precedenti) di CJ Massinburg, peraltro prontamente sostituito in settimana con il comunitario Milan Barbitich.
La Tezenis, anzi, prepara un piano partita sorprendente ed inizialmente spiazzante, che prevede la limitazione delle conclusioni da fuori, ed anzi il sistematico tentativo di “pulire” il pitturato attirando i lunghi triestini lontano dal canestro, continuando a martellare con attacchi al ferro anche da parte dei piccoli (che in molte occasioni fungono addirittura da terminale del pick and roll) che aprono enormi falle difensive nella metà campo triestina.
La squadra di Taccetti viene sorretta da una prestazione da tre punti finalmente pirotecnica e ben distribuita, con Ross, McDermott e Galloway a martellare a ripetizione per mascherare le difficoltà sotto il proprio canestro, dove inaspettatamente Lajae Jones viene portato a scuola più volte da Samuels.
Ma, come detto, il coaching team è in possesso di una eccezionale capacità di lettura delle situazioni: individuata la falla, durante il riposo lungo vi pone rimedio. Pitturato blindato con continui cambi difensivi sul pick and roll, baricentro veronese allontanato dal ferro.
Risultato: palle recuperate, forzature da fuori di Verona, rimbalzi difensivi quando più conta contro la seconda squadra del campionato per rimbalzi offensivi catturati, tanta transizione primaria e secondaria.
Un secondo tempo nel quale Verona regge dieci minuti soprattutto grazie alle fiammate dei suoi italiani- Samuels torna umano e viene braccato da Jones, Tobey è gravato da quattro falli e si tiene ben lontano dalla “zona calda”, mentre Galloway, McDermott, Deangeli e lo stesso Ross costringono Zampini e Loro a otto metri dal ferro.
Alla lunga, quando più conta, la blindatura difensiva “corretta” genera i suoi frutti.
In quarta frazione arriva il break che porta il vantaggio biancorosso a tre possessi, e tali rimarranno fino al termine.
Nonostante tutto, nonostante un flagrant (!!) comminato a Sean McDermott per aver involontariamente colpito Zampini al volto su una palla vagante (avversario che peraltro si accascia al suolo come un tordo dopo un colpo di carabina calibro 45), nonostante un doppio tecnico che costa ad un incolpevole Jones il quinto fallo a partita non ancora completamente decisa, nonostante i tiri liberi sbagliati dallo stesso McDermott, da Ross, Ruzzier, Deangeli e Brajkovic, Verona viene messa in un angolo, costretta a prendersi conclusioni fuori equilibrio o affidate ad un Tobey che, alla luce della meccanica piuttosto rivedibile, viene giustamente “battezzato” da tre dai difensori triestini.
Il resto lo fa la sapiente gestione del cronometro da parte di tutti, ma in particolare di un Colbey Ross definitivamente padrone delle chiavi di questa squadra.
Trieste dimostra anche di essere in grado di trovare ogni volta protagonisti diversi, specie quando i go-to man designati incappano in momenti di défaillance.
Anche questo particolare deriva dalla sorprendente chimica di squadra già maturata dopo neanche un mese di conoscenza reciproca, dalla distribuzione delle gerarchie, dalla gestione misuratissima delle rotazioni.
Lajae Jones è in difficoltà nel contenere Samuels in difesa ed è un po’ più “timido” del solito in attacco.
Esplode (finalmente) Sean McDermott, che a parte le percentuali al tiro -un irreale 80% sia da due che da tre con dieci conclusioni complessive e 23 punti in 33 minuti- dimostra anche lui il sacro fuoco dell’uomo in missione: autoritario e coraggioso in attacco, privo di timori nel gettarsi a pesce sulle palle vaganti nonostante la memoria del rischio letale corso non più di quindici giorni prima in situazioni simili, decisivo a rimbalzo ed in difesa nelle concitate fasi conclusive.
Chi invece non ha bisogno di “sostituti” è un Colbey Ross in formato MVP: costante nel rendimento, letale sia da fuori che da sotto, i 27 punti segnati con 16 tiri dal campo ed 11 tiri liberi non raccontano di come e con che efficacia abbia gestito ritmi e messo i compagni nelle condizioni di prendersi comode conclusioni: 7 assist ed una conduzione priva di sbavature, che gli frutta un clamoroso 37 di valutazione.
E’ sempre più evidente che “el Chino” aveva solo bisogno di essere rimesso nelle condizioni più umane che tecniche di tornare ad essere quello che è sempre stato: un lusso per qualunque allenatore lo abbia a disposizione.
Mai come in questa partita, però, parlare di singoli ha davvero poco senso.
E’ incontrovertibile come il bottino di punti accumulato da Ross e McDermott, che costituisce più di metà dei punti complessivamente realizzati dalla squadra, sia risultato determinante per la vittoria.
Ma, per contro, Taccetti porta in doppia cifra ben 5 degli 8 uomini impiegati, con il solo Paiano senza canestri nei soli 3 minuti in campo.
E’ il segno di come le responsabilità siano equamente distribuite, di come, in momenti diversi ma ugualmente importanti, siano Deangeli o Galloway, Ruzzier o Candussi a trovare il guizzo, la giocata, il rimbalzo, l’”and one” che ti fa riprendere l’inerzia, la tripla taglia gambe, la pressione feroce in difesa per due o tre azioni consecutive.
In ultima analisi, a togliere punti di riferimento precisi ad avversari che, alla fine, vedono svanire l’efficacia di un piano partita ben congegnato ma troppo concentrato su situazioni o uomini che lo rendono più azzardo che certezza.
E che, di conseguenza, vedono crescere frustrazione e forzature che, infine, costano due punti.
Trieste allunga così a due la striscia vincente, portando al 40% il proprio record di vittorie e mettendosi alle spalle un bel gruppetto di squadre, fra cui qualche sorpresa decisamente negativa di questo avvio di stagione.
E’ una vittoria che porta fiducia e serenità in vista di un tris di partite piuttosto intrigante: la trasferta sul campo della capolista imbattuta, la sfida casalinga con Cre…ehm…BC Roma, e la visita agli ex Ramsey e Brown.
Ci sono innumerevoli piccoli particolari su cui lavorare, specie, ma non solo, in difesa (sono 16 i rimbalzi concessi sotto il proprio ferro, le palle perse, per la prima volta, vanno in doppia cifra, e sono ben 14 su 40 i tiri liberi sbagliati, numero che in condizioni normali costerebbe abbondantemente una partita).
Conoscendo ormai la faccia tosta ed il mindset di Taccetti ed i suoi, c’è da giurare che ognuno di questi impegni verrà preparato con l’incrollabile convinzione di potersi portare a casa i due punti. Come dire, ormai: limit is the sky.

(diritti riservati TSportintheCity)
Crediti: foto Panda Images
Ph. Antonio Barzelogna

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In collaborazione con Pallamano Trieste 1970 – articolo di Alessandro Asta – addetto stampa Pallamano Trieste 1970

La telecronaca della partita andrà in onda lunedì 26/10 dalle ore 14 su RADIO CITY TRIESTE TV (link https://www.radiocitytrieste.it/ o https://www.twitch.tv/radiocitytriestetv )

PALLAMANO TRIESTE 1970 – JUNIOR FASANO   25-33        (primo tempo 10-17)

PALLAMANO TRIESTE 1970: Garcia, Postogna, Giorgi, Mazzarol, Midtun 4, Urbaz 2, Parisato, Lo Duca, Andreotta, Pauloni 5, Ceccardi 6, Giorgi, Cirilo 1, Sandrin 4, Scorzato, Gadek 3, Udavenia. All. Lisica
JUNIOR FASANO: Rossa, G. Somma 3, Neglia 1, Leban, D. Somma 2, Dello Vicario 1, Lupo Timini 1, Capozzoli 1, Yousefinezhad 3, Beorlegui 5, Marrochi 5, Troulos 3, Codina Vivanco 8. All. Fovio

Arbitri: Prandi e Pipitone

TRIESTE – C’è troppa Junior Fasano per il Trieste 1970: i pugliesi trovano una gara perfetta in attacco e in difesa, trovando una netta vittoria per 25-33 a Chiarbola. Tanta difficoltà invece per i biancorossi, costretti costantemente a rincorrere un’avversaria sempre in fiducia.
È Marrochi ad aprire le marcature, a cui segue Gabriele Somma per lo 0-2 di inizio partita.
È invece di Cirilo il primo gol biancorosso al 3’, ma Fasano tiene poi due gol di gap con la conclusione vincente di Codina Vivanco.
Trieste trova un paio di buone difese per impattare sul 3-3 con l’uno-due di Gadek e Urbaz al 6’, Garcia si esalta in una serie di respinte ma nulla può su un altro contropiede della Junior, con Somma ancora a segno (4-5) e il portiere Leban a ispirare un’ulteriore ripartenza vincente, stavolta con Troulos.
L’attacco di casa perde qualche possesso prezioso e Fasano ne approfitta per andare sul +3 a metà tempo (4-7), le parate di Leban e i gol di Beorlegui allargano il gap al 19’ (6-10), Ceccardi prova a bloccare il buon momento pugliese, sono ancora le palle perse offensive a diventare però nocive per Trieste: la Junior allunga ancora al 21’ (7-12, timeout Lisica al 21’), i successivi sette metri imbucati da Codina Vivanco tengono in ritmo Fasano.
Midtun pesca un gol con Sandrin fuori per due minuti, ma l’inerzia resta abbondantemente nelle mani ospiti: è 10-17 a metà partita, massimo vantaggio dopo 30’.
Trieste prova a cambiare registro rientrando dagli spogliatoi: Garcia disinnesca un sette metri e Gadek segna l’11-18 al 33’, ma per la Junior con l’uomo in più per diversi minuti non è difficile mantenere il ritmo.
Codina Vivanco segna a ripetizione ed è 12-21, che diventa 14-23 sul gol di Marrochi.
I padroni di casa tentano di piazzare un break con Pauloni e Ceccardi (17-24 al 44’) che però non è sufficiente per minare le certezze del Fasano.
Il divario rimane importante a 11’ dalla fine (19-27, gol di Midtun in pivot) e i pugliesi restano in controllo praticamente sino alla fine: la doppietta di Sandrin prova a tenere viva un po’ di speranza sul -7, ma le parate di Leban e la seconda fase della Junior finiscono col fare la differenza.
Pochi sussulti sino al 60’, col punteggio finale di 25-33.

Alessandro Asta (Addetto Stampa Pallamano Trieste 1970)
(foto di Ervin Skalamera)

Pallamano Trieste 1970
Junior Fasano

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PALLACANESTRO TRIESTE-S.BERNARDO CANTU’ 92-72 (20-18; 24-20; 23-15; 25-19)
PALLACANESTRO TRIESTE: Ross 6, Canka, Deangeli 10, Galloway 19, Ruzzier 5, Martucci, Candussi 10, Paiano, Bregant, Brajkovic 12, Jones 21, McDermott 9. All. Taccetti.
S.BERNARDO CANTÙ’: Christon 11, Flagg 21, Gravett 6, Okeke, Moraschini 2, Parravicini, Brown 3, Grazulis 6, Moretti 3, Udom, Olisevicius 20, Bagordo. All. Vitucci.
ARBITRI: Noce, Bartolomeo, Lanzarini (altro…)

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